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giovedì 16 giugno 2011

Riparte a fine giugno il processo alla psicosetta Arkeon



Rinviati al 20 settembre i testimoni non ancora ascoltati: “Nessun rispetto per chi soffre!”

Riparte il 29 giugno il processo Arkeon, la psicosetta di Carlo Moccia sul banco degli imputati per violenza sessuale ed estorsione. Avanza con ritardo il processo penale; saranno infatti ascoltati il giorno 20 settembre sei degli otto testimoni che avrebbero dovuto esporre davanti ai giudici lo scorso 8 giugno. Il ritardo è dovuto ad un inizio dell'udienza sfalsato di ben tre ore. “Siamo sconcertati dal ritardo della Giustizia italiana – ha commentato una testimone – Non c'è rispetto per chi ha soffre!”. Solo due testi sono stati ascoltati dal collegio giudicante. Emergono, come nella scorsa udienza del 25 maggio, storie che parlano di abusi e violenze, perpetrate dai sedicenti “maestri” di Arkeon, ai danni di persone psicologicamente deboli; ma tra le vittime vi sono anche molti stimati professionisti (addirittura psicologi e psichiatri), a dimostrazione che nessuno è immune al condizionamento psicologico. Il processo, quindi, presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come giudicheranno i giudici gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati durante la prima udienza del 25 maggio. Durante il processo, un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi.I video dei seminari di Arkeon – gli stessi che i giudici hanno esaminato come prove – sono consultabili all'indirizzo internet: http://vimeo.com/arkeon/videos


Mirko Misceo

domenica 9 maggio 2010

Anche io dico la mia

Colgo l’invito di coloro che hanno scritto sul sito di CESAP, per raccontare la mia esperienza col movimento attualmente chiamato Arkeon, conosciuto anche come Sentiero sacro che viene fondato a meta’ degli anni ’90, di cui ho iniziato a fare parte alla fine del ’98. Il volantino che pubblicizzava questo incontro di due giornate, chiamato seminario di Reiki,oltre a descrivere brevemente il Reiki come disciplina nata in oriente ad opera del monaco Usui, pubblicizzava anche un percorso chiamato appunto Sentiero sacro, che lo stesso maestro di Reiki aveva ideato e che gia’ fin dalla presentazione garantiva risultati efficaci. Infatti se il Reiki aveva come obiettivo quello di trasformare l’energia, seguire il Sentiero sacro avrebbe addirittura portato l’adepto a liberarsi di traumi, di legami insani, ad acquisire quella consapevolezza necessaria che ci fa capire cio’ che siamo e cosa vogliamo, a sentirci insomma delle persone finalmente libere. In pieno boom new –age, tutto questo suona bene, fa sicuramente presa su di me , continuamente a caccia di medicine alternative , terapie alternative, guarigioni alternative e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. L’analisi l’avevo gia’ sperimentata, il training autogeno non aveva dato risultati considerevoli,lo yoga manco a parlarne, mentre lo facevo ridevo a crepapelle, per cui lanciarmi nell’avventura del sentiero sacro, tutto sommato poteva essere un ulteriore alibi- passatempo per non stare senza far niente per me stessa.
Una volta dentro, devo dire che mi sono sentita immediatamente a casa (si fa per dire) certo è che molto di quello che veniva presentato, mi suonava familiare. Il concetto dell’obbedienza per esempio, mi riportava al bellissimo libro della psicanalista junghiana americana C. Pinkola Estés e in particolare alla splendida fiaba giapponese L’orso della luna crescente; e così tanti altri concetti che andavano dal potere ancestrale femminile al suo potenziale autodistruttivo se non viene con equilibrio gestito e contenuto. La trasformazione della collera e di tutte le emozioni negative è, sempre per fare un esempio(se ne potrebbero fare a migliaia), un cavallo di battaglia della Psicosintesi del prof. R.Assagioli. Cosa dire delle bellissime parole spese dal leader sulla ricerca del compagno/a della propria vita? Le Elegie di Duino del formidabile R.M.Rilke ne costituiscono una ricca e inesauribile fonte. E poi tutte le citazioni per pubblicizzare gli “intensivi”, da H.Hesse a Krishnamurti a Lao-Tze. Ma non finisce qui, persino il Vangelo (forse Marco, ma non ne sono sicura) viene inserito nel calderone che l’infaticabile maestro Vito Carlo Moccia ,propina con dovizia ai suoi discepoli, in questo caso per convalidare il concetto di opposizione alla madre e di subordinazione alla logica familiare. Ce n’era per tutti i gusti.
Sapete bene che non si trattava comunque di tavole rotonde ne’ di conferenze,dove disquisire di concetti più o meno filosofici o letterari, dentro appunto, ci si prendeva per i capelli senza troppi complimenti, si assisteva implacabilmente e forse crudelmente a veder trattati gli uomini come poveri mentecatti al grido continuo e martellante espresso sia a gesti che a parole di “fallito”, si ascoltavano testimonianze ai limiti dell’immaginazione di uomini che facevano sesso con animali e di altri che lo facevano con le figlie. Per non parlare dell’interminabile casistica degli abusi subiti da
tutti noi che come per magia affioravano all’improvviso, non dormivo la notte per cercare un indizio, un qualcosa insomma (purchè scabroso e morboso) che potessi con orgoglio raccontare al gruppo! Ma soprattutto volevo sentirmi dire che “ l’energia stava lavorando”, che “i trattamenti funzionavano”, “stacci dentro!”( fondamentale quest’ultimo per progredire, dato che il “non starci” equivaleva a non volere andare avanti nel processo di crescita). Il “maestro” è stato sempre onesto sul fatto che era necessario “stare male”prima di…. ,ma che poi si sarebbe raggiunto un tale benessere che anche coloro che ci conoscevano da una vita avrebbero faticato a riconoscerci. Insomma la chiave della felicità era lì a due passi e io ci rinunciavo? In fondo, come molto chiaramente diceva il maestro: “tutto questo, costa solo tot.. più iva”. In un mondo pieno di ciarlatani,millantatori e pessimi venditori di fumo, questo invece è uno che parla chiaro,ti dice persino la cifra che devi spendere per vivere con potere, passione e integrità.Tutto ciò mi sembrava limpido e trasparente, ma qualcosa mi sfuggiva, riguardava in particolare lo “stare male”.Quanto male, poco? Tanto? C’era un limite? Quale? Buio assoluto, il termine era generico e tale restava. Rientrava nella logica dello “stare male” vedere qualcuno( in pieno seminario detto “intensivo”) finire in ospedale e credere che questo succedeva perché il tale rifiutava il processo di trasformazione che stava avvenendo in lui? D’altronde, spiegazioni sempre chiare e efficaci ( non bisogna dimenticare che il leader sbandierava tanto di laurea e di specializzazione), spiegavano che l’ energia lavora anche contro la nostra stessa volontà, quindi che problema c’è, va tutto bene! Qualcosa di vero in questo sicuramente c’è, nel mio caso infatti, la famosa energia agiva sicuramente, sull’offuscamento del sistema nervoso centrale, altrimenti non si spiega come mai vedere una persona quasi collassata mi sembrava una cosa del tutto normale e lecita. Sentir raccontare vissuti scabrosi,per non dire peggio, alla presenza di bambini (nello specifico una bambina di 6 o 7 anni) e accontentarmi della spiegazione che secondo maestro Vito “tutto questo a lei non la tocca minimamente”, significa solo aver fatto prevalere la mia superficialità, il punto non era se la bambina capiva o meno, proteggere i minori è un dovere di tutti gli adulti e maggiormente, in questo caso, dell’organizzatore di questo bel teatrino.
E che dire della mia impassibilità e freddezza nell’assistere a ciò che veniva detto sempre dal maestro a una giovane donna il cui bambino era nato morto, questa “ era la sua reale volontà”, di conseguenza, veniva invitato il compagno ad allontanarla. Potrei continuare ancora per molto, inoltre evito di descrivere episodi ai quali non ho assistito e che mi sono stati raccontati.
I cosiddetti “passaggi”, dal famoso “ritorno al padre”, “smascheramento della madre”, quindi il raggiungimento “dell’integrità”,fondamentali specie per diventare “master”,ho scoperto non essere poi così essenziali e tassativi per alcuni, qualora era necessario eguagliare il partner già master a sua volta.
Se ero al corrente che Vito Moccia non era iscritto in nessun albo nazionale e che per il nostro stato non ha i requisiti per fare lo psicologo? Forse si forse no, non me lo sono chiesta come non mi sono minimamente curata di indagare sul metodo (ma poi perché parlare di metodo, non mi risulta sia stato riconosciuto come tale).
Ho smesso di frequentare “il cerchio” nel 2002, più o meno quando la mia fase “politeista” volgeva alla fine, inoltre ero stufa di assistere alle solite tiritere, ai lamenti, stufa di ascoltare i fatti intimi della gente, insomma non mi divertiva più soddisfare il mio lato voyeuristico, anche se tutto sommato era la cosa più interessante,mi dite che gusto ci sarebbe stato ad assistere a noiose considerazioni su ciò che è bene o male o su ciò che si può o non si può fare? Quel cerchio era finito per diventare un’immagine del mondo, un catalogo di comportamenti umani, un po’ come stare al cinema, infatti non mancavano mai, a seconda dei casi e degli stati d’animo, le musiche a mo’ di colonne sonore, opportunamente scelte. Veniva sempre da chiedersi: e ora cosa succederà? Cosa racconteranno? E immancabilmente c’era sempre qualcosa che teneva desta l’attenzione. Purtroppo il più delle volte, si assisteva a molti episodi e racconti drammaticamente veri, ma non era come al cinema che alla fine ci si vuole tutti bene e si è quasi sempre certi del lieto fine; qualcuno e forse più di qualcuno, in tutta questa storia, ci ha rimesso le penne e in senso non tanto metaforico, ci sono delle persone realmente danneggiate nell’animo ai quali tutta questa roba ha nuociuto in modo grave.
Finzione, verità? Non credo si possa generalizzare, tuttavia non ho riconosciuto il consueto stile del leader Moccia nella richiesta di una cifra( e che cifra!) a titolo di risarcimento per diffamazione. Da quando il “maestro”ritiene che i tribunali siano la sede più adatta per accertare “quella verita’?” Perchè è di questo che si sta parlando no? Lui si ritiene diffamato perché il suo insegnamento ha fallito? Vorrebbe dimostrare, che non è così? E in che modo, con una controprova che in sede giudiziaria qualifichi e accerti che il suo insegnamento abbia validità erga omnes?
Io molto modestamente, consiglierei un bel seminario per riflettere su due principi: quello della Verità e quello della Carità,approfittando della presenza dell’amico sacerdote che sicuramente ne sarà ben felice e entusiasta, vista la solerzia con la quale si è esposto alle telecamere della tv nazionale per solidarietà con l’amico Vito, quale persona più qualificata per ricordare a Vito la sua missione, i suoi principi di “ integrità, umiltà , semplicità”…in fondo a cosa servono gli amici? Se si vacilla ci si sostiene e così anche se “ la rabbia e le frustrazioni ci allontanano dalla gioia e dall’equilibrio….” Che potrebbero non farci capire quando si sta perdendo una buona occasione per non fare pessime figure. Chissà se Vito con così tanti grattacapi e una “scuola” da mandare avanti avrà avuto il tempo per riflettere e meditare, magari al timone del suo veliero,senza macchia e senza paura mentre solca i flutti mediterranei con lo sguardo assorto e concentrato ,quale sarà la prossima missione alla quale si sentirà chiamato? C’è qualcuno da salvare da madre oppressiva o da pedofilo strappamutande?Tranquilli arriva superVito, in fondo basta solo pagare!
Concludendo, il mio pensiero ritorna all’amico sacerdote. Non dimenticate che io sono stata un’allieva del sentiero sacro e ovviamente “sento”l’energia. Bè posso garantirvi che il nostro amico era tentato di approfittare delle telecamere per rivolgersi a tutti gli arkeoniani presenti, passati e futuri e dire più o meno questo: cari chiacchieroni andate a confessarvi, da me, in parrocchia,nella basilica più bella, la chiesa sotto casa, insomma dove più vi aggrada,ricordate che c’è sicuramente qualche sacerdote che sarà ben felice di ascoltarvi, ma vi avverto, non causa traumi, potrebbe provocare un effetto benefico immediato e quindi causare dipendenza , certo ha un’inconveniente ulteriore, è GRATIS !!!
Ma proprio quando avrebbe dovuto pronunciare la parte finale del suo accorato appello, ha pensato (ma solo per una piccolissima frazione di secondi) che non poteva distanziarsi troppo dall’amico Vito pronto a reclamare milioni di eurii solo per amor di verità e giustizia, no, non poteva distanziarsi troppo. E quindi ha rinunciato.
Dal mio canto, non sono poi così certa di aver “sentito” l’energia e appreso le tecniche giuste, pazienza, sarò sicuramente annoverata tra gli allievi peggiori, ma non mi do’ per vinta, spero di trarre più benefici dal confessionale(ovviamente non quello dei reality). Ciao a tutti!

Elia

lunedì 19 aprile 2010

(11) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quinto giorno di intensivo - continua -

Esercizio del fuoco sacro

Questo esercizio comincia verso il tardo pomeriggio. Ci si trova davanti al tempio e si fa il solito cerchio in piedi con il maestro che parla delle varie esperienze ed emozioni che i partecipanti hanno attraversato nei giorni precedenti, spiegando di nuovo l'origine di questi vissuti secondo le teorie arkeoniane, secondo il ben noto principio: "repetita juvant". Lo scopo è, come al solito, imprimere per bene le credenze del gruppo nelle menti dei partecipanti.
Non c'è una condivisione generale con il maestro che la conduce ma vengono fatti i soliti gruppetti che verranno condotti dagli assistenti. Durante i gruppetti, il maestro gira di qua e di là soffermandosi ad ascoltare le condivisioni di questo e quello, ma in genere interviene solo per sottolineare nuovamente le linee guida del pensiero arkeoniano ove ve ne sia necessità. In pratica, interviene per spiegare i motivi psicologici sottostanti ai vari processi ove i suoi assistenti non riescano a farlo da sè. Diciamo che opera una sorta di supervisione dell'operato degli assistenti.
I partecipanti sono stati invitati a portare con loro i vari oggetti che sono intenzionati a "lasciare andare" nel fuoco sacro al fine di "purificarli" dai processi che essi convogliano (ricordiamo la teoria reikiana dell'energia negativa che rimane attaccata alle cose e continua ad agire attraverso esse sulla psiche di chi le possiede, teoria che il gruppo ha fatta sua ed inserita nel caravanserraglio delle "verità arkeoniane"). Ai partecipanti era stato detto in precedenza di portare questi oggetti all'intensivo, durante i seminari di primo o secondo livello.
Prima di purificare gli oggetti attraverso il fuoco, i partecipanti devono condividere al loro gruppetto i motivi per cui li vogliono bruciare e ascoltare i feedback che arrivano loro dagli assistenti e dagli altri membri del gruppetto in cui sono.
Non sottolinerò mai abbastanza che nè gli assistenti nè (se non in rarissimi casi e del tutto casualmente) i partecipanti al gruppetto sono psicologi o psicoterapeuti o comunque hanno un'infarinatura circa i movimenti della psiche umana: le uniche cose che "sanno" sul funzionamento della mente sono quelle propinate dal maestro e le considerano veri e propri dogmi: indiscutibili, inappellabili, eterni e comunque giusti, quasi come se chi le ha propinate loro fosse una divinità esente da umani errori.
Potrei descrivere le assurdità che mi sono sentito dire circa le mie intime motivazioni e il significato delle mie azioni da bocche che a stento avevano raggiunto un titolo di studio pari alla terza media, ma che venivano approvate coralmente in quanto riportavano A PAPPAGALLO (quindi neanche con un minimo di elaborazione a livello di ricerca di termini o struttura della frase) ciò che in precedenza era uscito dalle labbra (sante?) del maestro.
Eventuali deboli obiezioni a quelle assurdità venivano da tutti additate come "resistenze" e guardate con disapprovazione. D'altra parte, era perfettamente inutile controbattere poichè, tutto quello che veniva detto di "non allineato", veniva liquidato come espressione di un "processo" che ancora ci si doveva fare e che era così e basta.
Ogni discussione veniva stroncata sul nascere dagli altri componenti del gruppetto che gridavano "Solo grazie!" in modo incazzato e con toni tali da scoraggiare gli ultimi guizzi di un eventuale animo/cervello che potesse vantare di aver conservato, in sè, una piccola parte ancora indomita (sempre che ve ne fosse rimasta una, dopo il trattamento cui era stato sottoposto nei giorni precedenti).
Per chi non avesse dimestichezza con le arkeoniane tecniche di inibizioni del pensiero critico, mi dilungherò un poco sul significato di quel "Solo grazie!" nominato poc'anzi.

Funzione del GRAZIE in arkeon
In arkeon ci sono precise regole di comunicazione che gli aderenti al gruppo devono seguire. Quando una persona condivide qualcosa al gruppo durante i momenti di condivisione/confessione pubblica, alla fine della sua condivisione, tutto il gruppo dice "grazie". Lo scopo di questo grazie dovrebbe essere quello di convogliare un messaggio in codice, da parte del gruppo, in cui viene espressa l'accettazione delle parole di chi ha parlato, una sorta di modo per dire "ti ho ascoltato, ho lasciato entrare le tue parole, sono stato attento a ciò che hai detto, le tengo dentro per vedere se muovono qualcosa anche in me ecc." Questo codice viene utilizzato anche quando i membri del gruppo parlano fra loro privatamente; soprattutto se sono particolarmente "invasati" lo usano con una certa frequenza anche a casa, col partner ecc. Il grazie può esprimere anche un'emozione di rabbia se viene detto in modo aggressivo.
Il grazie, però, si usa anche per "fermare l'energia automatica" che, nella spiegazione del maestro, è quella della "botta e risposta". Se, x ex, io esprimo un mio giudizio ad un altro su qualcosa che ha fatto o su come penso che egli sia, o sulle motivazioni che penso siano alla base del suo modo di comportarsi, o su quello che ritengo sia il suo "processo" (troppi in arkeon si improvvisano fini conoscitori dei processi altrui, ve lo garantisco, con un'arroganza pari alla loro presunzione, il che corrisponde ad indicarne una quantità notevolissima), l'altro deve bloccare ogni e qualsiasi commento relativo a ciò che io ho detto e rispondere solo "grazie". In questo modo, viene bloccata l'energia automatica della botta-e-risposta e questo dovrebbe servire a chi ascolta per comprendere che tipo di emozione sollevano in lui le parole dell'altro; dovrebbe servire altresì a chi ha parlato per riconoscere un'eventuale proiezione sull'altro di sue personali istanze inconsce che egli ha riversato sul suo interlocutore. In realtà, quasi nessuno in quel gruppo è in grado di riconoscere i fenomeni di transfert e contro-transfert e le cose vengono sempre ricondotte alle dinamiche relazionali spiegate dal maestro senza un effettivo lavoro di introspezione dal momento che nè il maestro stesso nè tantomeno i suoi assistenti hanno la capacità di farlo. Tutto viene sempre ricondotto entro i ristretti parametri interpretativi arkeoniani che in nessun caso contemplano le infinite sfaccettature della psiche ma si limitano a fornire spiegazioni pre-confezionate degli stati psichici e dei movimenti interiori delle persone.
Quando, nel gruppo, qualcuno osa controbattere le parole del maestro o solleva un'obiezione, il maestro espone al malcapitato le arkeoniane ragioni secondo le quali egli ha torto e il maestro ragione. Se il malcapitato continua a "rompere", è il gruppo stesso che lo aggredisce, zittendolo con un bel "Solo grazie!" urlato all'unisono. In questo modo la resistenza è debellata e il malcapitato deve stare zitto o andarsene. Le mezze misure, le sfumature di significato, le finezze interpretative non esistono in arkeon, come molti di noi spero abbiano notato.

Riprendo la descrizione del nostro esercizio. Allorchè tutti i partecipanti hanno finito di condividere le motivazioni che li spingono a bruciare nel fuoco sacro gli oggetti (il più delle volte regali che hanno ricevuto da qualche perverso genitore o parente o dal pedofilo stesso) vengono invitati a disporsi in cerchio intorno al fuoco. Non crediate che sia un fuocherello da campeggio: è una vera e propria pira che arde dall'inizio dell'intensivo e viene continuamente alimentata dagli addetti al fuoco. La distesa di braci e legna ardente misurerà all'incirca 3 o 4 metri di diametro ed è contenuta in un più vasto cerchio di pietre.
I nostri partecipanti si dispongono quindi intorno al fuoco, in cerchio e per mano, e a turno cominciano a buttare gli oggetti tra le fiamme. Mentre li buttano, gli altri osservano un rispettoso silenzio e ognuno precede il "sacrificio" di qualche pezzo del suo passato dicendo più o meno: "Lascio andare nel sacro fuoco ...."
La cerimonia è molto suggestiva: è ormai calata la sera e l'illuminazione del luogo è fornita dal fuoco stesso. Si sta tutti ipnotizzati a fissare gli oggetti che bruciano crepitando o che non crepitano ma scompaiono inghiottiti e disfatti dal calore.
Quando tutto ciò che si doveva bruciare è stato bruciato, un assistente comincia a battere sul tamburone in modo ritmico e le persone, questa volta a turno, cominciano un primo giro di urla rivolte al fuoco: "in questo fuoco lascio andare..."
L'esercizio comincia ad avere un vero e proprio andamento ipnotico con un crescendo di esaltazione in cui i vari partecipanti lasciano andare nel fuoco il loro rapporto con la madre, la relazione col pedofilo, e tutto ciò che sono stati convinti di avere di "perverso" o "non sciolto a livello di processo personale". Poi il maestro passa alla mistica fase successiva in cui non si urla più al fuoco ciò che si sta lasciando andare ma ci si appella direttamente a Dio dicendo "Dio ti offro...." e qui c'è chi mette la propria integrità, vulnerabilità, ecc, finchè, tutti esaltati e con gli occhi grondanti lagrime d'esaltazione cominciano ad urlare "Dio ti offro la mia vita" e giù a singhiozzare in preda all'esperienza mistica.
Se la memoria non mi inganna, è stato proprio durante questa bella cerimonia che esalta l'animo verso i contenuti più alti della sfera spirituale che la moglie del maestro è caduta a terra svenuta perchè duramente provata dai giorni precedenti e con bronchite e 40 di febbre ed è stata lasciata giacere lì dov'era a "farsi il suo processo" perchè, secondo il maestro e quella manica di cialtroni che ha intorno, voleva solo "attirare l'attenzione". Alla faccia dei contenuti spirituali, verrebbe da dire!

Alla fine di questo mistico esercizio, una volta che l'animo dei partecipanti era ben esaltato e in "comunione con Dio e l'universo intero" nonchè sulla via tracciata dallo spirito stesso, il cerchio si scioglie e il maestro dice che chi vuole può rimanere a dormire vicino al fuoco o nel tempio stesso, ovviamente dopo la cena che si terrà verso le 23-24.
Il giorno dopo chi vuole può fare ki-trainig e dopo colazione c'è la "cerimonia di chiusura" dell'intensivo.
Le persone vengono fatte entrare nel tempio dove il maestro ha preparato, all'interno del cerchio delle sedie su cui si siedono i partecipanti, un cerchio di lumini spenti con sotto una figurina degli angeli di Findhorn (maggiori info su queste cartine si ottengono con una breve ricerca con google). In mezzo al cerchi c'è un grosso cero acceso e a turno i partecipanti devono prendere il lumino che "sentono" li stia chiamando e andare ad accenderlo sul grosso cero al centro e poi condividere al gruppo l'angelo che c'è sotto. Se ancora qualcuno si vuol fare qualche processino può prendere spunto dal fatto che non riesce ad accendere bene il suo lumino, o che il lumino si spegne, o che gli cade mentre l'accende ecc.
Se rimangono le ultime condivisioni da fare si possono fare e poi ci si saluta e si va a mangiare e poi si parte per tornare a casa.
Il maestro non manca di ricordare di "portare con sè ciò che si è appreso durante l'intensivo nella vita di tutti i giorni".
Alcuni dei fidati assistenti si fermano per aiutare a smontare la scenografia dell'intensivo e a montare quella del pre-master che comincerà la sera dopo.
Tutti si salutano come saluterebbero dei vecchi e carissimi amici, con parole di incoraggimento e imperituro affetto, salvo restando il fatto che pochissimi si frequenteranno all'infuori dei seminari e praticamente nessuno ti rivolgerà più la parola se decidi di uscire dal gruppo.

Tiresia

(9) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quarto giorno di intensivo - gruppo delle donne

Trascrivo la descrizione che mi ha mandato un'amica.

" Abbiamo passato la notte e la mattina separate dagli uomini. Quando si deve cominciare il gruppo delle donne quelle che lo conducono ci dicono di andare al tempio. Entriamo nel tempio. Io mi sento un po' nervosa perchè una mia amica mi ha accennato a quello che ha fatto lei in questo gruppo e l'idea non mi piace proprio. Mi ha raccontato che si fa un esercizio in cui ci si deve mettere sotto una coperta e toccarsi e ho saputo che qualcuna ha succhiato il seno di quella che era sotto con lei e il pensiero mi fa proprio schifo.
Ci fanno mettere in cerchio sedute per terra, in mezzo c'è la candela accesa. Le conduttrici sono 3 fra cui la moglie del maestro e ci dicono di chiudere gli occhi. La moglie del maestro dice di fare attenzione al respiro e sentire come entra ed esce da noi. Poi dice di fare uscire il canto della nostra anima e tutte cominciano a emettere un suono durante l'espirazione. Prima il suono è basso poi diventa sempre più forte finchè qualcuna comincia a urlare, come se fosse un urlo di rabbia, mentre altre sembrano cantare, finchè tutte emettiamo suoni molto forti. Dopo un po' i suoni si abbassano fino a finire, allora ci viene detto di aprire gli occhi e guardarci. Qualcuna si vede che ha pianto, qualcuna no. Una delle conduttrici dice di andare nelle nostre ferite col maschile, col padre , col partner ecc e di condividere cosa sentiamo. La condivisione non segue un ordine ma parla chi se la sente in quel momento. Non mi ricordo se si prende il pezzo per parlare e neanche se c'è. Ricordo che una comincia a fare una condivisione dicendo che nella sua vita fa fatica, che non prova molta gioia perchè con lavoro e figli non riesce a trovare tempo per la sua relazione col marito. Le conduttrici chiedono se c'è qualcuna che le vuole dare dei feedback e delle donne si mettono davanti a lei in ginocchio dicendole che è lamentosa, che usa il dolore per fare sentire in colpa il compagno e per tenere legati i figli. Sono molto aggressive e quella che ha parlato deve solo ascoltare senza controbattere e dire solo grazie alla fine del giudizio che le viene detto. Dopo un po' comincia a piangere e viene lasciata così a vedersi quel dolore che lei usa per manipolare. Comincia a condividere un'altra e poi un'altra e sempre quello che dicono viene spiegato con le solite teorie di arkeon dalle conduttrici e anche da altre del gruppo. Io devo stare attenta a quello che dico perchè sono troppo stanca per sopportare qualcuno che mi critica negativamente, così non condivido niente e ascolto le altre. Le condivisioni vanno avanti tantissimo senza intervallo. Ad un certo punto viene fuori il discorso dell'omosessualità latente e dell'energia erotica della madre. Allora le conduttrici dicono che chi vuole può fare l'esercizio delle coperte, che è un'esperienza molto importante per andare a fondo nella propria relazione con il femminile. Viene indicato un gruppo di coperte e a due a due ci si deve mettere in coppia e sdraiarsi per terra sotto la coperta ad esplorare il proprio corpo. Io non lo voglio fare e non lo faccio, ma le conduttrici mi fanno pressione perchè lo faccia anch'io. Io dico di no decisamente e prima mi viene detto che perdo un'occasione importantissima, che non voglio andare a vedermi la mia relazione con mia madre, che così continuo a proteggere lo spazio di complicità con lei e che è un peccato se non lo faccio. Poi non mi rivolgono più la parola perchè io dico chiaramente che non lo voglio fare e cominciano a girare fra le coppie sdraiate sotto le coperte. Quando tutte hanno finito, si ricomincia la condivisione.
Ci sono vari pianti di donne che dicono alla madre che le ha abbandonate e alcune urlano con rabbia e poi si mettono a piangere ecc. Qualche volta chi piange viene consolato da tutte o quasi le donne del gruppo che sono invitate a stringersi intorno a lei dalle conduttrici, qualcuna invece viene lasciata a piangere da sola, non so in base a quale differenza, le conduttrici dicono che dipende dal processo individuale.
Poi una dice che le viene da vomitare e le viene detto che è perchè le sta uscendo il processo col pedofilo. Allora le conduttrici si consultano e una di loro va a chiamare uno degli uomini per aiutarla a fare il processo col pedofilo. Mentre quella va a chiamarlo, le altre fanno chiudere gli occhi a quella a cui sta uscendo il processo col pedofilo e una di loro le fa fare una visualizzazione in cui lei deve tornare al tempo in cui era bambina ed era nella sua camera; è notte e sente dei passi che si avvicinano, che salgono le scale. La porta della sua camera si apre ed entra "lui". Intanto l'uomo scelto è arrivato e sottovoce gli dicono di avvicinarsi a lei e di cominciare ad accarezzarla mi sembra sulla testa. Continuano a dire che lui adesso è lì e chiedono se si ricorda chi è che la accarezza. Quella con gli occhi chiusi ha una specie di crisi isterica in cui dice all'uomo di andarsene, di lasciarla in pace, ma le conduttrici dicono a lui di continuare ad accarezzarla, anche in altre parti del corpo, sulle braccia e sulle gambe. Quella si divincola e piange e urla finchè vomita la saliva e tutti dicono che ha vomitato lo sperma del pedofilo. Le conduttrici dicono che chi ha un processo aperto col pedofilo può andare vicino all'uomo e parlargli ad occhi chiusi come se fosse il loro pedofilo. Alcune urlano e piangono e gridano insulti e anche cercano di picchiarlo ma vengono tenute. Poi qualcuna comincia a chiamare suo padre e gli chiede di salvarla, gli chiede dov'era, perchè non c'era per salvarla dal pedofilo ecc. Allora le conduttrici fanno mettere tutte le donne in cerchio intorno all'uomo e fanno chiudere gli occhi e dicono che nel cerchio c'è il loro padre e così si ricomincia a sentire alcune che piangono chiamandolo papà, alcune che urlano perchè non c'è mai stato, alcune piangono e basta ad occhi chiusi, alcune vanno nella rabbia contro la madre che le ha separate dal padre ecc.
Quando finalmente tutte hanno finito di piangere e urlare, l'uomo va via e le conduttrici chiedono se tutte si sentono a posto con le loro ferite perchè per la fossa dei leoni devono essere centrate, facendo capire che se non lo saranno chissà cosa potrà succedere di tremendo. Dicono che gli uomini entreranno in quella stanza e spiegano le regole della fossa dei leoni, cioè come e quando dire grazie insieme o lasciare che lo dica una sola ecc. Alla fine io sono molto stanca e anche le altre, ma non ci si può riposare perchè bisogna preparare le sedie per la fossa dei leoni e si deve subito prendere posizione perchè gli uomini ci devono trovare già al nostro posto quando arrivano. "


Questo il racconto della mia amica.

-continua-

Tiresia

(8) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quarto giorno di intensivo
La mattina sveglia alla solita ora. Ki- training e poi colazione. Il lavoro comincia più tardi, nel pomeriggio verso le 16.30-17.
Uomini e donne rimangono rigorosamente separati sia durante il ki-training, che a colazione e a pranzo. Il maestro dice di non parlare troppo con gli altri prima dell'inizio dei lavori e di "ascoltare quello che si muove dentro" perchè ci sarà tutto il tempo di parlare durante i gruppi che verranno fatti nel corso della giornata.
Quando è il momento, verso le 17, il maestro decreta l'inizio dei "lavori". Le donne si ritirano nel tempio a fare il "gruppo delle donne" mentre gli uomini si riuniscono in un altro spazio ( che può essere la sala chiamata discoteca o il prato vicino al tempio o dove il maestro ritiene meglio, purchè sia lontano dalla vista delle donne).

Il "gruppo degli uomini" è condotto dal maestro mentre quello delle donne è condotto da sua moglie o da qualche assistente femmina "allineata", cioè completamente "affidata al maestro", il che significa, tradotto per chi non è arkeoniano, indottrinata per bene.
Assomiglia ad un gruppo di secondo livello quando si facevano i gruppi degli uomini durante quel tipo di seminari, non so se adesso si fanno ancora. I partecipanti si mettono in cerchio e si comincia un estenuante giro di condivisione durante il quale il maestro ricorda come la madre separa i figli dal padre impedendo loro di realizzarsi come uomini, di come li consegni al pedofilo per suggellare il patto di fedeltà con lei, perversa genitrice, di come ci sia bisogno dell'umiltà per riconoscere la grandezza del padre ed invocare la sua benedizione, di come il mondo abbia bisogno di veri guerrieri centrati nel loro potere personale perchè "lì fuori sono delle belve", di come la discesa del sacro spirito sia possibile solo se ci si stacca dalla madre e si ottiene la benedizione del padre, di come un uomo che è legato alla madre abbia una "falsa identità di uomo" perchè il vero riconoscimento come uomo deriva dal padre e non può venire dalla parte materna, di come la propria madre abbia distrutto, agli occhi di loro bambini la figura del loro padre, di come questo processo di distruzione del maschile sia portato avanti anche dalle proprie compagne, di come bisogna mettere in riga le compagne perchè se non si viene annientati... e via e via in un crescendo di pompamento di questa "valenza maschile" che ha connotati apertamente misogini.
Le condivisioni vanno fatte tenendo in mano il "bastone sacro" (un bastone intagliato dal maestro in persona") che rappresenta il "sacro lingam", in soldoni, è un simbolo fallico.
Processi indotti, urla di dolore, scuse tragicamente urlate al proprio padre per averlo tradito a favore della madre, invettive contro le mogli o fidanzate che cercano di schiacciare il potere maschile o di sottrarre i figli maschi... Le solite storie arkeoniane ma molto pompate per l'occasione.
Inoltre, è anche una sorta di operazione di marketing per il maestro che insiste sul fatto che i padri si prendono tutta la mer... mentre i nonni hanno un altro rapporto con i nipoti più disteso e dove prevale l'affetto e che al pre-master si fa proprio questo lavoro con i nonni dove si sente "scendere la loro energia"... ecc. Anche se uno ha ricordato di avere il nonno pedofilo, in questa occasione l'abuso può venire considerato come una forma d'amore, distorta, ma d'amore (... come si dice... rivoltare la frittata???) e questo è senz'altro un motivo di confusione che viene inserito nelle menti di certuni.
Si può assistere anche alla "benedizione" che il maestro fa con la sua vera catana originale giapponese di non so quale secolo la cui lama ha ucciso non si sa quanti nemici.... mi sembra che una scena simile si possa vedere anche su un video di arkeon.
Ad un certo punto, verso la fine, arrivava una delle assistenti che guidavano il gruppo delle donne e chiedeva al maestro se poteva mandare un uomo a impersonare il padre o il pedofilo nel gruppo delle donne e il maestro ne sceglieva uno e lo spediva di là.

Quando il maestro riteneva che tutti fossero ben indottrinati e centrati nel loro potere personale, ci si doveva preparare "spiritualmente" per affrontare l'esercizio chiamato "LA FOSSA DEI LEONI".
Veniva detto che se non si era centrati come si deve, "quelle" ci avrebbero sbranato e quindi dovevamo stare molto attenti, dire grazie dopo ogni risentimento che ci sarebbe arrivato dal gruppo delle donne e mettere tutto la nostra energia nei nostri risentimenti.
L'esercizio della fossa dei leoni veniva fatto nel tempio. Gli uomini da una parte e le donne dall'altra. A quel punto era notte fonda e spesso io provavo un senso di irrealtà di fronte a quello che stava succedendo. Ci si disponeva in 3 file: quelli in prima fila stavano in seizàn, di3etro c'erano quelli seduti e dietro di loro quelli in piedi. Le donne erano nella stessa posizione, su 3 file (secondo il numero di partecipanti, le file potevano essere anche 2). Tutti, maschi e femmine, avevano una faccia dura e incazzata. Al suono del gong si cominciava il primo round in cui cominciavano le donne, a turno, a urlare i loro risentimenti. Non si doveva assolutamente accavallarsi con i risentimenti all'interno del proprio gruppo perchè questo significava mancanza di centratura; mi spiego meglio: quando uno sentiva che era il momento per fare un risentimento doveva farlo senza urlare contemporaneamente con un altro. Se succedeva che 2 persone cominciassero un risentimento insieme, una delle due si doveva zittire immediatamente (chi, dipendeva dalla quantità di potere personale del singolo). I risentimenti si facevano rispettando solo l'ordine di gruppo: prima un gruppo, mettiamo le donne, facevano i loro risentimenti, poi, al suono del gong, cominciava il turno dell'altro gruppo, quello degli uomini in questo caso.
C'erano 6 round, se non ricordo male: donne - gong - uomini - gong - donne - gong - uomini - gong- donne - gong - uomini - gong finale. Se qualche donna si permetteva di fare un risentimento al maestro, lui diceva grazie durante l'esercizio ma poi, appena finito l'esercizio, quando ancora erano tutti in posizione, vomitava sulla poveretta una tale mole di rabbia e violenza verbale che veramente non so come quella riuscisse a sopravvivere alla vergogna.
Ricapitolando: gli uomini e le donne prendono posto nel tempio divisi in due gruppi posti uno davanti all'altro. Al suono del gong cominciano le donne con i risentimenti. I risentimenti devono seguire una formula precisa e possono essere o generali (tipo "Uomini io risento con voi perchè mi avete trattata come un oggetto" e il gruppo degli uomini, all'unisono, deve rispondere urlando "Grazie") oppure personali (tipo "Pinco pallino risento con te perchè... dove il tale Pinco pallino può essere o non essere uno degli uomini presenti nel gruppo. Se è presente nel gruppo, il "Grazie" lo deve urlare solo lui, se non è presente nel gruppo, il "Grazie" lo gridano gli uomini tutti insieme. Se qualcuno non grida un bel grazie centrato, poi se la vede brutta.).
Quando è il turno del gruppo degli uomini la regola è la stessa.

Dopo questo esercizio si è tutti veramente stanchi. Il gruppo degli uomini si ritira e sia i maschi che le femmine si vanno a preparare per l' ESERCIZIO DELLA RICONCILIAZIONE. Ci si sistema come si può in tutta fretta e, nel frattempo le donne preparano il tempio con fiori ecc. per accogliere il "gruppo dei guerrieri" che ritorna con intenzioni meno bellicose.
Gli uomini fanno sentire alle donne che si stanno avvicinando battendo colpi di tamburo. Si entra nel tempio e ci si trova di nuovo davanti al gruppo delle donne, tutte carine (quanto possibile dopo quella giornata).
Anche la disposizione dei gruppi sottolinea un cambiamento nell'atmosfera. Durante l'esercizio della fossa dei leoni il gruppo delle donne si posiziona entrando a sinistra e il gruppo degli uomini a destra, mentre adesso il gruppo delle donne è davanti alla parete opposta l'entrata del tempio e il gruppo degli uomini si accomoda davanti a questo, dando le spalle alla porta.
Al centro della scena, davanti al gruppo delle donne è solitamente posizionata una statuina di grande effetto: rappresenta una donna seduta che al posto della pancia ha un grande geodo di ametista e davanti a lei viene posto un piccolo cero che illumina con i guizzi della fiamma i cristalli di ametista creando un effetto suggestivo. Questa statuina rimarrà nel tempio nei giorni seguenti e farà fare dei bei "processi col femminile" sia alle donne che agli uomini (ma più alle donne).
A questo punto comincia un giro libero di condivisioni sul modello "botta e risposta" che però devono seguire una formula precisa. Chi ha qualcosa da condividere all'altro (in generale o in particolare come nell'esercizio precedente) deve dire: "Pinco pallino condivido con te che... (sono onorata/o di essere la tua compagna/o, le mie scuse per essere stata/o inadeguata o non essere stata capace di accoglierti o quant'altro) e sempre il grazie deve seguire o dalla bocca dell'interessato (se presente) o dalla bocca di tutto il gruppo (se assente). In questo caso non si fa prima un gruppo e poi l'altro, se non ricordo male, ma è misto.
Dopo tutte queste belle professioni di amore e riconciliazione, donne e uomini ormai riconciliati, si mettono a cantare una canzoncina, guardandosi profondamente negli occhi. La canzoncina dice: "Tu, tu chi sei? Tu che sei davanti a me, tu chi sei? Io sono te, sono te in un'altra forma, sono te." E si continua per un po' a cantarsela guardandosi con occhi pieni di lacrime d'amore....
Poi il maestro dice qualche buona parola sull'amore ecc. e tutti sono liberi di andare a passare il resto della notte come credono meglio. Si sono fatte circa le 3 di notte e ricordiamoci che, comunque, la mattina dopo la sveglia è alle 7.


La descrizione di cosa succede nel gruppo delle donne ve la farò avere non appena la mia amica me la manderà. Prego comunque chiunque voglia intervenire con il suo racconto di farlo senz'altro perchè le persone che hanno fatto questo tipo di seminario sono tantissime ed è un peccato sentire solo il mio modesto racconto che, per quanto cerchi di particolareggiare, dimentica sempre qualcosa. Mi riferisco, per esempio, alle musiche che accompagnano vari momenti dell'intensivo e che io non ho descritto e magari anche tante altre cose che ho mancato di descrivere ma che possono avere una loro importanza nel contesto....

- continua -

Tiresia

giovedì 15 aprile 2010

(7) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Terzo giorno di intensivo

Dopo il ki-training, che rimane uguale a come l'ho descritto per tutti i giorni (tranne l'esercizio sulla fiducia che se non ricordo male non veniva ripetuto) si fa colazione e ci si riunisce al tempio su indicazione del maestro.

Esercizio del no-limits

Si rimane fuori dal tempio ma, invece di fare il cerchio davanti, ci si sposta lateralmente su un prato piuttosto grande che, guardando il tempio di faccia, si trova sulla sinistra. Su quello stesso prato si fa anche l'esercizio dei guerrieri.
Dopo che i partecipanti si sono disposti in cerchio e si danno la mano, il maestro comincia a spiegare come, per tanti, la relazione col proprio corpo e con quello degli altri sia fonte di tensioni e problemi di vario genere. Per esempio, dice, i vari problemi di pelle che si possono avere (tipo psoriasi o dermatiti varie, soprattutto se ricorrenti) hanno origine da problemi di relazione con gli altri e coi loro corpi. Queste malattie della pelle esprimo il messaggio "mi rendo repellente per respingerti" oppure, se sono localizzati in zone particolari, possono esprimere problematiche molto precise legate all'abuso. Per esemplificare quest'ultimo aspetto, il maestro parla di 2 zone sul collo di sua moglie in cui compaiono 2 chiazze di psoriasi e che corrispondono, sicuramente, secondo lui, ai punti in cui la mano del pedofilo le spingeva la testa verso il basso per farsi fare il "servizietto" quando lei era bambina.
Dice poi che l'esercizio seguente aiuterà i partecipanti a capire se hanno problemi con il proprio corpo e con quello degli altri. Ricordiamoci in che stato sono i partecipanti: da 2 giorni dormono pochissimo, mangiano ad orari assurdi per il proprio metabolismo e hanno passato buona parte della giornata precedente sotto shock emotivo a causa del lavoro sulle sedie.
Il maestro dice di chiudere gli occhi e che quello spazio è il mondo e le persone che si incontrano sono le persone che ci sono nel mondo, nella nostra vita presente o passata ecc.
Mi sembra che la descrizione da me fatta in precedenza di questo esercizio sia abbastanza esauriente, quindi non mi dilungo oltre.
Mi liminto ad aggiungere che per molti anche questo esercizio è un vero e proprio shock emotivo.

Una vota finito l'esercizio si va a mangiare, sempre circa verso le 15. Il maestro dice di non andare in giro dopo il pranzo "per non disperdere l'energia" e i partecipanti ritornano nello spazio davanti al tempio (ricordiamo che lo spazio che circonda il tempio è recintato e che il prato di cui ho parlato prima è dentro al recinto. Durante gli esercizi la porta del recinto viene chiusa co un lucchetto. Le chiavi se le tiene il maestro). Il maestro dice di evitare di parlare con gli altri per evitare di "disperdere l'energia". Ripeto che non viene proibito di parlare, ma viene consigliato di non farlo e nel gruppo si è molto ligi ai consigli del maestro quindi, anche se uno avesse voglia di farlo, troverebbe un muro di silenzio e tacita disapprovazione da parte degli altri membri del gruppo. Anche e soprattutto gli assistenti del maestro, a questo punto, diventano sibillini e assumono un atteggiamento di distacco anche villano, certe volte, nei confronti dei partecipanti. Si riesce a malapena a strappare loro un "ti devi guardare questa cosa" o "parlane con Vito" o "meglio che tu ci stia dentro".
La corte si stacca dal popolino e tira su un muro impenetrabile di silenzio, il silenzio di chi sa.
Il maestro, dopo aver fatto attendere (e cucinare per bene nella loro tensione) per circa 1 ora 1 ora e mezza i partecipanti, fa la sua comparsa bello fresco e riposato e decreta l'inizio dell'esercizio successivo.
Questo esercizio è l' esercizio delle sedie "sulle relazioni".

I partecipanti sono ammessi al tempio (che era chiuso anch'esso a chiave) e trovano le seggiole una davanti all'altra, come durante gli esercizi su paura e rabbia del giorno prima.
I partecipanti prendono posto e quando tutti sono sistemati al posto giusto (ricordiamo che il maestro fa sempre qualche piccolo spostamento di questo o di quello) si può cominciare.
I partecipanti vengono invitati a chiudere gli occhi e il maestro comincia una delle solite visualizzazioni guidate: "Torno alla mia vita di tutti i giorni.... vedo le persone che incontro... pongo l'attenzione a come mi sento davanti a te... torno al tempo in cui ero bambino e ripenso a quello che ho imparato da te (madre, padre) a come vedevo che ti comportavi con gli altri, a come mi hai insegnato, con il tuo esempio, a comportarmi con gli altri...." Dopo che i partecipanti si sono ben immedesimati, il maestro gli fa aprire gli occhi e dice di scrivere sul quaderno questa domanda:

MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE UNA DONNA E'

e al suono del gong, ricomincia tutto come il giorno precedente, solo che in questo caso l'attenzione è rivolta al cattivo insegnamento del modo di relazionarsi con gli altri fornito dai genitori nell'infanzia. Sempre frastuono, sempre urla e pianti, ma si può notare come, più che il giorno prima, gli insulti e le grida abbiano più che un carattere di sfogo generale dell'emozione, una direzione ben precisa cui rivolgersi: la madre e il padre che, con i loro insani e perversi comportamenti hanno causato così tanto dolore nei partecipanti e nella loro vita.
Durante questi esercizi, molto più che durante quelli del giorno precedente, viene favorita la proiezione di uno dei genitori sul partner che si ha davanti e molti vengono sommersi da sputi e insulti sentendosi chiamare madre o padre.

Anche durante questi esercizi i quaderni vengono scambiati e quindi ogni domanda viene ripetuta 2 volte, prima da uno e poi dall'altro dei partecipanti che si trovano accoppiati.
Non ritorno ai particolari delle scene terrificanti cui si assiste anche durante questi esercizi perchè non è facile neanche per me ritornare ad immergermi in questi ricordi.
Aggiungo solo che molti vomitano e ho visto gente che veniva portata di peso fuori dal tempio in preda a convulsioni. Il maestro, inoltre, gira fra le sedie comprimendo la bocca dello stomaco a questo o a quello provocando ulteriori urla strazianti da parte dell'interessato.

Ricordo che, qualche tempo dopo, qualcuno chiese al maestro se non aveva paura che qualcuno potesse lasciarci le penne, ma lui rispose tranquillamente che quello era un lavoro giudato dallo spirito e che lo spirito non avrebbe permesso una cosa del genere, a meno che il maestro che conduceva gli esercizi non si fidasse fino in fondo di lui (spirito). In quel caso.... e non aveva finito la frase.

Le altre domande con cui si continuava l'esercizio, seguite da breve visualizzazione, erano in quest'ordine:

MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE UNA DONNA E'
PER ME UNA DONNA E'
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE UN UOMO E'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE UN UOMO E'
PER ME UN UOMO E'
COME DONNA (se il partecipante è femmina) HO CREATO NELLE MIE RELAZIONI CON GLI UOMINI
COME UOMO (se il partecipante è maschio) HO CREATO NELLE MIE RELAZIONI CON LE DONNE

Da tenere presente che non ci sono intervalli fra le varie domande e si continua con lo stesso ritmo per ore ed ore (circa 15/20 min per turno a domanda).
Facendo un rapido calcolo, se le domande sono 8 e siamo buoni perchè calcoliamo una media di 15 minuti per turno, abbiamo 4 ore filate di inferno senza interruzioni. Potete immaginare come si è ridotti, alla fine? E non sono mica tutti giovani, c'è anche gente di una certa età.

Siamo arrivati circa alle 21.30/22.30. Prima di andare a mangiare, i partecipanti si mettono in cerchio, sempre per mano, e il maestro dice che "tutti hanno potuto vedere da che spazio di separazione veniamo, una separazione che ha origini antiche, viene trasmessa dai genitori e a loro dai nonni, bisnonni trisnonni fino ad arrivare ad Adamo ed Eva. Con questo lavoro possiamo sanare la frattura, ricomporre la separazione, rinascere a nuova vita e nuove relazioni.... ma prima bisogna andare profondamente in questa separazione, entrarci proprio fisicamente, quindi, da lì in avanti, uomini e donne rimarranno separati. Si mangerà in tavoli separati, non si dovrà nè parlare nè guardare quelli dell'altro sesso (qui l'ordine di non parlare ai partecipanti di sesso diverso è dato molto chiaramente) e gli eventuali coniugi che alloggiano insieme vengono separati e viene assegnata loro una sistemazione diversa.
Questa divisione di maschi e femmine durerà fino al momento della "riconciliazione" che avrà luogo il giorno dopo, a notte fonda.
Si va a mangiare e verso mezzanotte si riesce a raggiungere il letto.

-continua-

Tiresia

martedì 19 gennaio 2010

La figura del Padre – sua sacralità e funzione

Una volta che ci si è liberati dall’influenza del pedofilo e dal lato perverso della madre, tappa obbligata nel percorso di affrancamento da quello che impedisce di accedere in modo costruttivo alla propria energia creativa, alla capacità di creare per sé una vita soddisfacente e prospera sotto tutti i punti di vista, bisogna riconoscere il ruolo sacro del padre perché la liberazione passa attraverso questo riconoscimento.L’uomo che si è finalmente liberato dai perversi condizionamenti della madre, deve fare un atto di sottomissione nei confronti del padre, riconoscendo la sua grandezza e chiedendogli perdono per averlo mal considerato a causa dell’influenza perversa che la madre aveva avuto su di lui.Dopo aver chiesto al padre il perdono, bisogna farsi dare la sua benedizione, che equivale ad una sorta di iniziazione attraverso la quale lo Spirito Sacro del Maschile viene trasmesso al figlio che a sua volta potrà trasmetterlo a suo figlio. Se il proprio padre non è disponibile, o perché defunto o per qualsiasi altro motivo, si può scegliere all’interno del gruppo, durante un seminario o altro lavoro affine, un uomo che ne faccia le veci e ricevere da lui la benedizione. I padri defunti possono mandare la loro benedizione sul figlio dall’aldilà. Il maestro stabilisce chi l’ha ricevuta, stabilendo anche, in questo modo, chi fra gli uomini ha fatto “il passaggio”.Durante l’intensivo vengono fatti degli esercizi apposta per gli uomini che servono a “portare fuori il guerriero”. Tra questi c’è la lotta sacra. Gli uomini si mettono in cerchio e le donne, a turno, si mettono in ginocchio davanti al proprio compagno, se ne hanno uno, se no davanti a chi le ispira di più come guerriero e gli chiedono se possono essere la sua squaw. Se l’uomo accetta, la donna gli si mette dietro. Un uomo può anche accettare di avere più squaw, una buona occasione per le donne che si devono “dividere” un guerriero per andarsi a guardare tutte le volte che nella vita hanno dovuto dividere un uomo con qualcun’altra. Ci sono anche casi in cui l’uomo non accetta la squaw che a lui si propone. Buona occasione per la donna per andarsi a “guardare” i rifiuti che ha subito nella sua vita. Quando tutti sono sistemati, la/le squaw dipingono il volto e il corpo del loro guerriero con i “colori di guerra” e danno loro un nome di battaglia (o uno se lo sceglie, questo particolare non lo ricordo bene) e la lotta può avere inizio al suono dei tamburi. A turno, il guerriero che se la sente, va a sfidare un altro guerriero e, dopo aver fatto sentire il loro “urlo di guerra”, lottano in mezzo al cerchio finchè uno dei due vince. Così si prova il proprio valore nella lotta, accompagnati da vari commenti del maestro.Se un uomo ha fatto veramente “il passaggio”, dopo essersi ricongiunto con lo Spirito attraverso l’iniziazione/benedizione di suo padre, avendo la Sacra Fiamma che arde in lui, può finalmente vivere felice e realizzato. Se fosse tutto così semplice, sarebbe una meraviglia. In realtà di gente che “ha fatto il passaggio” definitivamente ce n’è ben poca. C’è sempre qualche processo in agguato che impedisce la realizzazione personale. Naturalmente il maestro sa sempre che processo è e con vari “ci lavoriamo” e “non è mai finita” si va avanti a fare lavori su lavori, seminari su seminari. Nessuno di questi gratis o in omaggio.
Per le donne la via è più lunga e laboriosa.
Tiresia
- continua -

La via che gli uomini e le donne devono seguire per essere liberi e felici

Teorie e tecniche in Arkeon...


Come già accennato, il primo passo verso la “liberazione” era riconoscere, “ricordare” di aver subito un abuso sessuale nell’infanzia e condividerlo ai propri genitori e al pedofilo stesso, se ancora vivo o rintracciabile. Questo, nell’opinione del maestro, poteva liberare da due “nodi” che impediscono ad una persona di essere libera, felice e realizzata: 1) ricordare l’abuso: equivale a portarlo a coscienza e rompere così il segreto e inconscio “patto col pedofilo” che crea in diversi settori della vita gli “incantesimi” o “bolle”, ovvero risposte automatiche che la persona adotta davanti a eventi o persone che, sempre a livello inconscio, gli ricordano il pedofilo e l’abuso e lo spingono ad atteggiamenti di sottomissione quasi obbligati di fronte a questi: è per esempio il caso della madre che, avendo ancora attivo a livello inconscio il “patto col pedofilo” fa finta di non vedere l’abuso che il figlio/a subisce e lo copre col velo dell’omertà. 2) “svelare il segreto” ovvero, attraverso la condivisione, prima davanti al gruppo poi ai propri famigliari dell’abuso subito nell’infanzia, “rompere il patto con il pedofilo e con la madre” (quindi col suo lato perverso), e liberarsi in questo modo anche del senso di colpa generato dall’abuso subito.3) ripulire il corpo dalle “tracce dell’abuso”: ho sentito il maestro sostenere che il pedofilo lascia una traccia indelebile sulla psiche inconscia e sul corpo fisico della persona attraverso il suo sperma. Lo sperma del pedofilo assume una valenza magica in quanto ha il potere di “legare a sé” la persona. Ecco perché, durante il “lavoro” che si fa nel gruppo molte persone credono di “vomitare sperma”. E’ lo sperma del pedofilo che le teneva legate con l’incantesimo di cui si diceva prima. Ma questo, spesso, non basta a liberare completamente le donne. Il maestro afferma che uno strumento molto utile a sconfiggere l’effetto dello sperma del pedofilo, per le donne, è inghiottire lo sperma del proprio compagno che ha la miracolosa proprietà di aiutare a rompere l’incantesimo attraverso la sua azione taumaturgica. Così ho sentito il maestro più volte consigliare alle coppie di praticare il sesso orale.Altro consiglio che ho sentito dare più volte in materia di pratiche sessuali da adottare è quello dei rapporti anali. A parte il magnificare il rapporto anale come un rapporto che fa sentire la vera “sottomissione” alla donna, nel senso di abbandono incondizionato al compagno, esso serve anche a capire se una donna (che ha subito dal pedofilo un abuso sessuale anale) ha veramente “rotto il patto” col pedofilo stesso. Infatti, le donne che si rifiutano di avere rapporti anali col proprio compagno è molto probabile che stiano difendendo la parte del loro corpo che hanno “consacrato al pedofilo” e che quindi non si siano realmente “liberate” dalla sua influenza a livello inconscio. Ho sentito anche dire dal maestro, fra le risate generali, che una signora che aveva un polipo (chiamato “polipo guardiano”) all’inizio del retto se lo era fatto venire apposta per impedire al compagno di avere quel tipo di rapporto. Pare una creativa e strumentale applicazione della psicosomatica…. Chissà se i medici avvallerebbero una simile tesi. Per concludere l’argomento del pedofilo, ho sentito più volte il maestro dire che il “serpente” che spinse Eva a mangiare la mela dell’albero del bene e del male rappresenta simbolicamente il “pedofilo originario” e quindi che il peccato originale altro non è che l’abuso sessuale che i bambini subiscono in tenera età e che li condiziona tutta la vita, a meno che l’adulto non lo ricordi e muova così il suo primo passo verso la “liberazione dai condizionamenti inconsci”. Ecco un’originale interpretazione di un passo delle sacre scritture. Chissà cosa ne pensano i teologi….
- continua -
Tiresia

sabato 16 gennaio 2010

Di come in arkeon quasi tutti ricordano di aver subito l’abuso

Era il 1999. Il lavoro sul pedofilo andava di pari passo con quello del riconoscimento della parte perversa della madre e, per le donne, col riconoscere come questa parte perversa della madre era stata da loro ereditata ed era (o era stata) continuamente attiva nella propria vita. Gli uomini dovevano a loro volta staccarsi dalla madre riconoscendo come essa li teneva legati a sé (vedi sopra) per andare consapevolmente verso il padre.Ora, c’è stato un periodo, nei seminari, in cui se non ci si “ricordava” di essere stati abusati sessualmente non ci si sentiva “a posto”. Tutti bene o male ricordavano di aver subito un abuso sessuale fra gli 0 e i 5 anni, ad opera di un parente stretto o di un amico di famiglia (sempre comunque con la complicità della madre). Chi non riusciva a ricordarlo veniva accusato in modo indiretto di “proteggere lo spazio del pedofilo e quindi lo spazio perverso della madre”, cioè di proteggere il pedofilo e la propria madre, complice del misfatto.Se vi era qualcuno che ricordava di aver subito abusi sessuali dopo l’età di 5/6 anni e non ne ricordava di precedenti, gli veniva detto dal maestro che l’abuso originario era stato sicuramente rimosso perché gli abusi che uno subisce dopo i 6 anni non sono altro che la ripetizione di un abuso avvenuto prima (il primo abuso si consuma in famiglia, secondo le teorie di questo signore, forse per questo deve avvenire in un’età in cui i bambini hanno ancora poche occasioni di frequentare ambienti diversi dalla famiglia).A una persona che non ricordava l’abuso, ho sentito il maestro dire di individuare chi, fra i parenti e gli amici che frequentavano la sua famiglia quando era piccolo, fosse il più apprezzato, considerato o amato (soprattutto da sua madre) e vedere se ci fossero eventi che potessero collegarlo all’abuso perché, diceva, di solito il potenziale pedofilo è la persona tenuta più in considerazione dalla madre.Quando una persona si ricordava l’abuso, veniva indicata come una di quelle che “avevano fatto il primo passo” verso la soluzione dei propri “nodi” e le veniva detto che il passo successivo consisteva nell’andare dai genitori e condividere questa sua bella scoperta e, nel caso vi fosse stata da parte dei genitori una reazione “negativa” quella persona doveva affrontarli con il “coraggio della verità”, come un vero “guerriero centrato nel suo potere personale” ed essere irremovibile circa la veridicità di ciò che aveva ricordato. A questo punto, il maestro raccontava e portava ad esempio di coraggio e integrità episodi che riguardavano persone del gruppo che in precedenza avevano “ricordato” l’abuso e che erano andate a condividerlo ai propri genitori, i quali non avevano reagito bene davanti a quella condivisione. Veniva molto apprezzato, all’interno del gruppo, e riconosciuto come “prova di integrità personale” il fatto che la persona che aveva “ricordato” l’abuso rimanesse ben salda sulle sue posizioni di fronte ai dubbi o reazioni “negative” dei famigliari. Veniva anche detto che chi, in famiglia, si opponeva con più veemenza alla verità di quel “ricordo”, era con buonissima probabilità la persona complice del pedofilo. Credo che questo possa aiutare a comprendere il motivo per cui, spesso, le persone si sentivano di dover interrompere i rapporti con la loro famiglia di origine, a meno che i famigliari riconoscessero la veridicità del “ricordo” dell’abuso (e in questo modo avvallassero anche il “lavoro” che il figlio/a aveva fatto in arkeon per arrivare a ricordarlo). Nell’ultimo caso, se il padre e la madre, oltre che a riconoscere la veridicità di quanto “ricordato” si scusavano sciogliendosi in lacrime davanti ai figli, allora venivano indicati dal maestro come genitori “saggi” e presentati al gruppo come esempio di “giusto comportamento”. Mentre la figura del padre rimaneva, in linea di massima, sempre “saggia”, sulla madre vi era la necessità di tenerla sotto osservazione in quanto il suo lato perverso, se appariva “domato” da una parte, poteva sempre saltare fuori da un’altra, così come quello di tutte le donne, del gruppo e non.

Tiresia
-continua-

Il Pedofilo – la sua funzione

Il Pedofilo, come funzione principale, ha quella di essere uno strumento nelle mani della madre che lo utilizza per il suo fine, che è poi sempre quello di tenere legati a sé i figli impedendo loro di crescere psicologicamente e diventare adulti liberi, realizzati e felici in una “normale” relazione di coppia. Sì, perché il terrore ultimo della Madre, avendo anche lei un Vuoto interiore creato a tempo debito dalla sua, è poi quello di rimanere sola, di venire abbandonata! Il Vuoto della Madre è il motore che la fa agire in tale modo perverso (e per fortuna viene detto che, almeno la maggior parte delle volte, essa agisce in modo inconscio, altrimenti sarebbe proprio una sorta di mostro mostruoso, questa madre!).Il pedofilo che entra nella vita dei figli, il più delle volte è portato dalla madre (che è Colei che “consegna i figli al Pedofilo”) ma può essere portato anche da nonne o zie o sorelle che si prestano a sostituire la madre in questa funzione, sempre d’accordo con lei, però.Vediamo come agisce questo famoso pedofilo e chi è. Di solito, il pedofilo è un parete stretto della madre, può essere il fratello, il cugino, il padre (nonno del figlio/a), un amico intimo di famiglia. Più raramente il pedofilo appartiene alla famiglia del padre, ma può succedere quando vi siano uomini che hanno “scelto” di essere “ometti” della loro madre, quindi della nonna paterna (prego notare che le donne sono tutte collegate e complici nella loro perversione).Il pedofilo abusa sessualmente del bambino/a entrando in relazione con lui/lei da uno spazio affettivo, presentando l’abuso come un bel gioco da giocare insieme, in segreto, però, perché nessuno lo deve sapere, altrimenti Lui se ne dovrà andare. Soprattutto, non sono cose da dire al padre. E qui fa capolino un altro concetto, quello del “patto segreto” che il bambino suggella col pedofilo (e anche con la madre, sia indirettamente che direttamente quando capita, come viene detto, più volte, che il bambino, ad un certo punto, parli di questo abuso alla madre, ma spesso lei mette tutto a tacere e si raccomanda di non dirlo al padre (perché si arrabbierebbe moltissimo, perché non capirebbe ecc.); il bambino/a, naturalmente mantiene il segreto, ma questo va a ledere ulteriormente il rapporto col padre). Per spiegare la relazione bambino/pedofilo il maestro afferma che in genere, nella fase iniziale, il ruolo del bambino è solo passivo, ma col passare del tempo, dato che lo considera un bel gioco, comincia ad assumere un ruolo attivo, a cercare spontaneamente il pedofilo per “giocare”. A questo punto il pedofilo si “spaventa” e cerca di sottrarsi alla relazione che percepisce gli stia sfuggendo di mano. Il pedofilo, con varie scuse e pretesti, abbandona allora il bambino, che non riesce a capire come mai ha perso il suo “compagno di giochi” segreto e se ne fa una colpa. Si insinua nel bambino il dubbio di avere fatto qualcosa di sbagliato, qualcosa che ha fatto andare via il suo amato pedofilo (sì, viene detto che di solito il pedofilo è una figura amata dal bambino) e nasce così un altro senso di colpa. A questo punto il bambino ritorna dalla madre (o in modo concreto, raccontando l’esperienza, o in modo psicologico, cercando in lei un rifugio e una consolazione al dolore che prova per l’abbandono subito), ma la madre non lo consola per l’abbandono subìto ma assume un atteggiamento volto ad amplificare il senso di colpa. Qui la casistica è varia: alcune madri assumono atteggiamenti vissuti dal bambino come “strani” e gli dicono di non parlarne con nessuno, in special modo di non parlarne col padre, altre sdrammatizzano e confidano di aver avuto la stessa esperienza quando erano piccole, altre ancora dicono di non credergli ecc ecc. Fra le madri che non si sono “fatte il lavoro” pare che vi sia una certa carenza di risposte “sane” se il figlio riferisce di aver subito un abuso sessuale.A mano a mano che il tempo passa, il bambino rimuove il ricordo della relazione avuta col pedofilo che diventa una figura interiore (così come diventano figure interiori la madre e il padre). Gli effetti di questa relazione, però, continuano ad essere presenti nella vita dell’adulto in vari modi. Farò qualche esempio (e qui mi baso su casi che ho sentito raccontare e spiegare durante vari seminari):1) Se una donna ha subito un abuso sessuale nell’infanzia ad opera del pedofilo avrà una parte del suo cuore consacrata a lui e al ricordo (rimosso) del loro meraviglioso rapporto che negli anni va assumendo una valenza quasi mitica, nella psiche inconscia. Ci sarà quindi, in quella donna, la ricerca continua di quella relazione che la spingerà ad incontrare figure maschili di cui si innamorerà perdutamente e che la abbandoneranno invariabilmente, ricalcando il modello della relazione bambina/pedofilo. La donna che mette in atto questo tipo di ricerca del pedofilo, viene indicata dal maestro come una che ha il “Cappuccetto Rosso process” (processo di cappuccetto rosso) che ho visto ricordato in qualche post. Il maestro spiega che Cappuccetto Rosso viene spinta fra le fauci del lupo/pedofilo dalla madre con la complicità della nonna che a sua volta ha subito un abuso perché nelle fauci del lupo ci finisce anche lei. Se questa donna sposerà un uomo che le ricorda il Padre Saggio (inconsciamente!), periodicamente lo tradirà con uomini che le ripropongono la relazione col pedofilo. Col pedofilo (o meglio, con l’uomo che richiama a livello inconscio questa figura interiore) di solito non ci si sposa, ma vi possono essere relazioni che durano anni. E’ il caso della donna che acconsente a fare l’amante di un uomo sposato che non lascia mai la moglie per lei e, quando l’amante comincia ad invecchiare, la lascia per dedicarsi interamente alla moglie o per un’altra amante più giovane. Comunque, viene detto dal maestro, se non si riconosce che si ha avuto una relazione col pedofilo (a meno di non appartenere al quel 2% di persone che non ne sono state vittima nell’infanzia) e non si fa un “lavoro” per ripulire lo spazio da lui occupato a livello inconscio, non si può pensare di poter avere una relazione sana e felice con un/una partner perché la “ricerca del pedofilo” continuerà ad essere attiva a livello inconscio e a creare le situazioni descritte (queste ed altre, il maestro in questo è molto creativo, per descriverle tutte ci si dovrebbe dilungare troppo e le teorie che voglio esporre sono ancora tante… spero ci sia qualche altra persona che ha assistito a tali “spiegazioni” del maestro e che abbia voglia di ampliare quel che io, per motivi di tempo, racconto brevemente). L’amico Lupo del forum l’ha detto, ai seminari c’erano sempre moltissime persone…. Possibile che non ci sia nessuno che si ricorda di quello che succedeva?2) Poniamo ora il caso di un uomo che abbia subito un abuso sessuale durante l’infanzia ad opera di un pedofilo maschio. A parte il senso di colpa che si crea in seguito alla relazione, nell’adulto, una volta che questa relazione sia stata rimossa dalla coscienza, può rimanere la convinzione di essere omosessuale poiché si è avuta una relazione sessuale con un uomo. Avremo quindi un omosessuale “migliore” rispetto a quello che risulta dal patto con la madre (di cui si è detto prima) in quanto, una volta ricordata la relazione avuta col pedofilo e risolto il “processo col pedofilo” questo individuo può volgersi ad una relazione eterosessuale soddisfacente e “sana”. E’ questo il caso di quegli “omosessuali redenti” la cui storia viene orgogliosamente presentata nei seminari come esempio del risultato miracoloso cui si giunge una volta che si risolva il “processo col pedofilo”. Questo tipo di abuso, però, non è detto che debba per forza sfociare nell’omosessualità vera e propria che può anche rimanere allo stato latente ed agire, in modo sempre incisivo ma non esplicito, nella relazione con gli altri individui di sesso maschile. Avremo allora persone che da una parte hanno un profondo desiderio di relazionarsi con altri uomini in modo affettivo perché, oltre che alla ricerca del pedofilo vanno alla ricerca del padre che è stato da loro allontanato dalla madre, ma non riescono ad avere con gli uomini una relazione “sana” in quanto sorge in loro una sorta di desiderio di vendetta o rivalsa nei confronti dello di un padre che non li ha saputi proteggere dall’esperienza del pedofilo, che non ha saputo “strapparli dalle grinfie della madre” e che vanno proiettando sugli altri uomini.Ci sono poi casi di uomini che nell’infanzia hanno subito l’abuso da parte di pedofili donne. Se le donne sono belle, come nel caso della zia del maestro che, lui racconta con affetto, abusò sessualmente di lui quando aveva circa 2 o 3 anni, non ci sono problemi. L’effetto nell’adulto è positivo in quanto la pedofila ha l’effetto di allontanarlo dall’energia erotica della madre, attraverso la sua, e quindi, in certo modo, lo libera da quell’influenza nefasta permettendo al bambino diventato adulto di volgersi senza sensi di colpa verso le belle donne e avere con loro diverse relazioni.Se la pedofila è brutta, però, l’effetto non è lo stesso. E qui il maestro racconta il caso di uno, mi sembra di Roma che, costretto dalla nonna ad avere rapporti orali (lui li praticava a lei) ha sempre una specie di smorfia di disgusto stampata sul viso che si porta dietro da allora e che da allora non ha mai abbandonato la sua faccia.

Tiresia


-continua

martedì 12 gennaio 2010

La Madre – lato perverso del femminile

Come ho accennato prima, all’inizio non vi era una netta distinzione fra i danni prodotti a livello psicologico dal padre e dalla madre. Con l’andare del tempo, però, si comincia ad assistere, nelle teorie portate avanti dal maestro, ad un’inversione di rotta nei confronti della figura del padre (forse in seguito ad una delle sue profonde intuizioni circa il funzionamento della psiche umana o forse perché nel 1998 era diventato padre anche lui… chissà).Fatto sta che la funzione di trasmettere “valori perversi” ai figli si era andata sempre più concentrando sulla figura della madre.Ho accennato poc’anzi, al concetto di omosessualità latente. Su questo concetto si fonda una delle teorie più gettonate e, a quel che ne so, ancora molto in voga all’interno del gruppo. Questa teoria ha molto spesso fornito la spiegazione a tutta una serie di problemi psicologici e relazionali che le persone presentavano e presentano.Intanto, da dove viene questa omosessualità latente?Essa si crea nell’infanzia ad opera, indovinate un po’? della madre, naturalmente, che da una parte riversa sul bambino/a la sua carica erotica, e dall’altra si nega al bambino/a creando nella psiche dell’infante sia un forte desiderio del suo corpo che un vuoto lacerante perché questo desiderio viene continuamente disatteso, dato che lei si sottrae.Perché la madre riversa sul figlio/a la sua carica erotica? Perché non ha un rapporto “sano” col padre di suo figlio e quindi, invece di indirizzare la sua carica erotica verso il marito, la indirizza verso il figlio/a perché da qualche parte, questa carica erotica, ha da andare. Se non viene indirizzata verso il figlio/a è perché la madre, nella sua disperata ricerca del pedofilo (al pedofilo ci arriviamo fra poco) tradisce il padre con uno o più amanti. Ma perché la madre si comporta così? Perché sua madre, a sua volta, le ha trasmesso questo insegnamento (anche la nonna è perversa!) e la figlia di tale madre, se non fa il “lavoro” e non si libera così dalle “perversioni ereditarie”, trasmetterà la sua perversione ai suoi figli e via e via in una catena infinita.In quegli anni, e anche in tempi più recenti se si considerano le coppie al difuori di arkeon, sembrava proprio che le coppie “sane” si potessero contare sulle dita di una mano. Torniamo alla nostra Madre. Se il far sorgere nella figlia questa omosessualità latente fosse l’unica sua manchevolezza, sarebbe una meraviglia. Il problema è che di danni ne fa tanti altri e a diversi livelli. Per completare il discorso sull’effetto della carica erotica che la madre riversa sui figli, da una parte, se viene riversata sulle figlie essa fa sorgere l’omosessualità latente, dall’altra parte, se viene riversata sui figli, crea in questi un grandissimo senso di colpa perché fa prendere loro il posto che spetterebbe di diritto al padre, alienandoli così dal padre stesso. E questo senso di colpa, nelle sue manifestazioni estreme, può anche tradursi, secondo il maestro, nella morte del figlio che “sceglie” a livello inconscio la morte (per mezzo di incidente stradale, per esempio) piuttosto che tradire il padre e sopportare il senso di colpa. Se il senso di colpa che il figlio sente davanti all’essere oggetto della carica erotica della madre non arriva a questa estrema manifestazione, può avere come effetti:1) il diventare “l’ometto di mamma” – ossia, allearsi con la madre contro il padre e da lei avere il riconoscimento di sé come uomo (il che è una forma perversa di riconoscimento perché solo il Padre può riconoscere e legittimare suo figlio come uomo attraverso la Sua benedizione) e quindi aderire e diventare strumento, anche lui, del lato perverso del femminile. E’ il caso di quegli uomini che vivono costantemente un rapporto di competizione con gli altri uomini e non riescono a sentirne la fratellanza, oppure di quegli uomini che non riescono ad avere un rapporto soddisfacente con una compagna perché le relazioni che hanno con una donna sono volte esclusivamente a “portarne la testa” alla madre (il che significa comportarsi in modo crudele con le compagne per confermare alla madre che non la stanno tradendo con un’altra donna, ma che le sono per sempre fedeli) oppure, sempre per questo patto di fedeltà, diventano omosessuali e il messaggio che in tal modo vogliono far arrivare alla madre è che le sono sempre fedeli in quanto non hanno relazioni d’amore con altre donne e che è Lei, sempre e per sempre, la “donna della loro vita”. Questo tipo di omosessuali sono in genere quelli che è difficile che si ravvedano e tornino “sulla retta via” del rapporto eterosessuale, perché il patto con la madre è difficilissimo da sciogliere in queste condizioni. Dirò più avanti del tipo di omosessuali che invece è più facile che si ravvedano.Il patto di fedeltà alla madre può venire sancito anche dal fatto di accettare di diventare uno “strumento” della madre che può servire a vari usi, il più eclatante dei quali è la sua trasformazione in “Pedofilo”, figura e ruolo del quale tratterò meglio più avanti.2) il diventare uno “sfigato” perché bloccato nella manifestazione dei suoi talenti da questo grande senso di colpa e cercare in qualche modo delle forme di “espiazione” per il tradimento che sente di aver operato nei confronti del padre, figura peraltro irraggiungibile perché questo senso di colpa crea una frattura apparentemente incolmabile fra padre e figlio. Incolmabile solo apparentemente, perché se si fa il “lavoro” si può superare il senso di colpa e accedere di nuovo al padre che così potrà riconoscere il figlio come uomo concedendogli la sua benedizione e, liberandolo dal dover espiare quel tradimento, gli permetterà di uscire dal ruolo di “sfigato” e tornare nel mondo da vero guerriero perché animato dallo Spirito del Padre dal quale la Madre lo aveva separato. Il “lavoro”, chiaramente, passa per prima cosa dal doversi separare dalla madre che ha lati perversi.Allora, altro grande peccato commesso dalla Madre è quello di “separare i figli dal Padre”.Questo avviene in diversi modi, non solo attraverso l’energia erotica mal direzionata. Uno degli strumenti frequentemente usati dalla madre per operare la separazione consiste nel parlare male reiteratamente del padre davanti ai figli, in sua presenza o alle sue spalle. Il padre che permette alla madre di fare questo in presenza sua e dei figli si può solitamente classificare come appartenente alla classe degli “sfigati” cui si è accennato prima. Presentare il padre come un fallito, ubriacone, inaffidabile, debole, bugiardo, traditore, stupido (indipendentemente dal fatto che lo sia oggettivamente) ecc ecc, ha come effetto quello di creare nel figlio/a un rifiuto della figura del padre. Lo stesso effetto si può ottenere presentando ai figli il padre come “orco”, come il cattivo che “quando arriva a casa ci pensa lui a dartele”, come quello a cui non si può parlare perché non capirebbe ecc.A livello di figura del Padre interiore, l’effetto può essere, nella vita della figlia, o la ricerca di un partner inaffidabile, debole, ubriacone, violento ecc., oppure la sostituzione della figura del Padre (come ideale maschile) con la figura del Pedofilo, solitamente presentato dalla madre come una figura vincente. La povera figlia è quindi spinta da questa sua figura interiore ad andare a cercare come partner o uno “sfigato”, o un “pedofilo”, condannandosi così a non avere mai una felice e soddisfacente relazione amorosa, perché comunque queste due figure maschili sono legate alla madre, con effetti sì diversi, ma hanno la stessa matrice di dipendenza dalla madre e separazione dal padre che, come abbiamo visto, impedisce ad un uomo di essere veramente Uomo. Non sono Uomini perché continuano ad essere Figli assoggettati al volere della Madre.Per quanto riguarda il figlio, se non fa il lavoro, può o identificarsi con la figura del Padre Perdente, oppure entrare a far parte della categoria degli “ometti di mamma”.Un altro modo che la madre utilizza per alienare la figura paterna dai figli è quello di presentarsi come “vittima del padre”. La donna angherizzata che soffre in silenzio, vittima spesso della violenza del partner (violenza, peraltro, che è lei che provoca con i suoi atteggiamenti subdoli che però non vengono percepiti dai figli, se non inconsciamente).Ad ogni modo, quando la figura del Padre viene danneggiata dalla madre agli occhi dei figli, quello che si crea interiormente è un Vuoto. Avendo creato questo vuoto, la madre lo può riempire, e, viene detto, nel 98% dei casi lo riempie, con la figura del Pedofilo (che può essere maschio o femmina, sia per gli uomini che per le donne).
Tiresia

- continua -

giovedì 7 maggio 2009

L’induzione a credere..

Per quanto mi riguarda ho assistito più volte al premere da parte dei maestri sul diaframma delle donne che, messe in mezzo al cerchio ad occhi chiusi venivano portate ad uno stato emozionale tale per cui stando male per aver creduto che anche a loro era toccato un pedofilo nell’infanzia …; ad un certo punto sputavano saliva o succhi gastrici oppure vomitavano il pranzo appena assunto.
Queste donne venivano indotte a credere che quanto espulso…. in senso figurato rappresentava lo sperma del pedofilo.
L’espulsione di saliva o succhi gastrici che fossero, faceva credere alle poverette che da quel momento in poi avrebbero eliminato il ricordo del presunto pedofilo che tanto aveva condizionato la loro vita.
Con quel lavoro ritengono che si è liberi dall’incombere della figura del pedofilo che aleggia su almeno il 90%(???) delle donne e forse un 2% di uomini che frequentano i tanti seminari ed intensivi che si svolgono in varie parti d’Italia.
Abbiate un po’ di rispetto per chi purtroppo queste situazioni le ha veramente vissute… Non è vomitando che si risolvono questi traumi purtroppo.
L’induzione a credere a tutto ciò che dice il maestro/a o lavori da lui / lei proposti, fanno parte dei gruppi settari e totalitari.
Eravamo in tanti a credere che questi lavori funzionassero: Le persone credendo di essersi liberate cominciavano a comportarsi come se fossero state veramente libere da qualcosa o qualcuno. Ma de che!!! Basta essere un po’ critici per capire che ti propinano teorie al solo scopo di farli arricchire.
E non dite che sono in processo con il maestro …. anzi, me ne sono liberata con molto piacere ed ora posso permettermi un sacco di belle cose, ma soprattutto il lusso di vivere con la mia testa ed i miei pensieri non quelli di altri.

Tritri