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domenica 9 maggio 2010

Arkeon: l'altra faccia del Mulino Bianco


Così come ho riportato gli scritti di Tiresia tratti dal forum del Cesap, riporterò nei prossimi giorni le testimonianze di altre persone che hanno frequentato quei seminari e che più mi hanno colpito per il loro contenuto.

Ho fatto parte di un gruppo Arkeon quando ancora si chiamava Reiki, fortunatamente per un breve periodo (dieci mesi, più o meno). Questo lasso di tempo è stato sufficiente per capire che tale gruppo si stava trasformando in una setta vera e propria, dove la figura del maestro o della maestra è intoccabile e ogni sua affermazione indiscutibile quasi fosse un dogma divino.

Sono arrivata in questo gruppo dopo un periodo molto negativo, sicuramente ero indebolita psicologicamente. Come spesso accade, ho sperimentato il fenomeno del cosidetto “love bombing”, all’inizio tutto quello che facevo o dicevo andava bene e incontrava approvazione. La maestra Reiki attorno al quale ruotava il gruppo, mi spinse ad allacciare una relazione con un uomo che come me frequentava i seminari, e per qualche tempo questa relazione procedette abbastanza bene. Forse troppo bene…dopo alcuni mesi, quando io mi ero ripresa e fortificata, probabilmente venne fuori il mio carattere autonomo e poco malleabile. Rispettavo la maestra ma non la consideravo una sorta di divinità come sembravano fare le altre persone del gruppo, sicuramente non avevo intenzione di delegare a lei il controllo della mia vita o di mettermi a suo servizio. Nel frattempo era nato Arkeon e la maestra portava nel gruppo i dogmi del suo leader: rabbrividisco ancora quando ripenso che alle donne veniva predicato di sottomettersi totalmente al loro compagno, rinunciando alle loro legittime ambizioni personali. A un certo punto la maestra decise che dovevo separarmi dall’uomo con cui avevo una relazione, in quanto, a suo dire, io bloccavo la sua crescita e il suo “passaggio con il padre”. I discorsi sono quelli che molti avranno conosciuto: “tu sei fedele a tua madre, sei il suo braccio armato”, “Tu hai interesse a farlo restare un eterno bambino, un senza palle.” In realtà, come ho compreso solo successivamente, la maestra temeva che lo distogliessi dall’idea di diventare maestro e allontanassi per lei la possilità di intascare una bella cifretta: ricordo bene che l’atteggiamento di lei nei miei confronti è cambiato allorquando una persona chiese a lui se aveva in progetto di diventare maestro e lui rispose di no (peraltro senza alcuna influenza da parte mia, non ne avevamo mai parlato).

Da quel momento, sono stata attaccata dalla “maestra” con una violenza inaudita, mi ha accusato di essere una donna malvagia e diabolica, una donna che nessun uomo avrebbe voluto, ma adesso le sono grata, perché è stato proprio il suo insultarmi in maniera esagerata, tirando fuori degli argomenti che non stavano né in cielo né in terra, che mi ha aperto gli occhi e mi ha indotto a uscire dal gruppo per non rientrarvi più.

Parecchi mesi dopo, ho saputo che quello che era capitato a me era successo anche ad altre donne: alcune si sono ritrovate con la vita totalmente sconvolta, perché avevano rotto completamente i rapporti con le loro famiglie (i cui membri venivano accusati di crimini ripugnanti come la pedofilia o l’incesto), avevano lasciato il lavoro e la casa in cui abitavano per vivere con uomini che dopo poco tempo le hanno piantate “su ispirazione dei maestri”. E anche in questo caso, la verità era che, volendo condurre i loro compagni verso la maestria (modica spesa all’epoca 30 milioni), i maestri avevano deciso che queste donne, non abbastanza convinte o passive, rappresentavano un ostacolo al loro piano.
Fortunatamente, per quanto mi riguarda, non avevo commesso follie tali da farmi piombare nella disperazione e ascoltare queste testimonianze mi ha convinto ancora di più della bontà di aver abbandonato il gruppo.


Spero che dopo la trasmissione di Costanzo qualcuno apra gli occhi su questi sedicenti maestri che adorano come unico dio, il Dio Denaro. Su questo sito ho avuto il piacere di vedere che alcune persone che all’epoca facevano parte del mio stesso gruppo, ne sono fortunatamente uscite fuori, e spero che altri, prima o poi, aprano gli occhi e seguano il loro esempio.

Ringrazio le persone del Cesap per la loro azione, che spero induca la magistratura e le forze dell’ordine ad agire.

Mari

domenica 7 marzo 2010

La funzione della Compagna

Premetto innanzitutto che in questo gruppo essere accoppiati è praticamente un dovere, un elemento determinante per la “crescita” della persona. Le donne senza un compagno vengono viste con un fondo di sospetto in quanto la prima ed essenziale condizione per cominciare il lungo percorso che porta una donna a recidere il legame con la parte perversa della madre è l’amore per un uomo. O meglio, per “l’uomo della sua vita”.
Ci sono però, anche qui, le dovute eccezioni. Raramente (molto raramente) ho visto il maestro indicare come “donne sagge” delle signore che, per l’avanzato stato di età, non sarebbe stato facile accoppiare. Ma non credo che si trattasse di una forma di rispetto per l’età, quanto più di una questione di prestigio, in quanto le signore occupavano ruoli prestigiosi e vicini alla vita politica del Bel Paese, e tutti noi sappiamo quanto il maestro sia sensibile alle persone “rappresentative”.

Quando ci si mette insieme, il primo passo consigliato dal maestro è precipitarsi dai rispettivi genitori e presentare il compagno/a come “uomo della propria vita”/”donna della propria vita”. Secondo il maestro, se la madre non accoglie con estremo entusiasmo questa unione, è segno che “sente il pericolo”, cioè sente che questo amore avrà il potere di staccare da lei il figlio/a. Il fatto che la madre sollevi dubbi sul fatto che sia proprio il compagno/a "della vita", va interpretato come segno che la persona è proprio quella giusta. Ai seminari venivano raccontati numerosi casi in cui le madri avevano fatto di tutto per osteggiare le unioni con questi “compagni della vita”.
Vale la pena ricordare che il maestro è sempre disponibile a trovare il giusto compagno/a, così come il giusto candidato/a alla trasgressione creativa, ove necessario. Lui, ovviamente, vi dirà che non è così, che avete fatto tutto voi, ma se l’osservatore ha la capacità di rimanere attento, non si farà gabbare da queste affermazioni.
Il “lavoro” di liberazione dai condizionamenti negativi trasmessi dalla famiglia di origine comincia quindi con l’amore che la donna prova per l’uomo (e che dev’essere ricambiato), amore che fornisce a lei la “forza” per cominciare a staccarsi dai lati perversi ereditati dalla madre e a lui la spinta per attuare lo stesso distacco e imboccare la lunga via che lo porterà alla sua realizzazione come uomo.

Le vie qui si biforcano: la donna dovrà necessariamente percorrere il sentiero della sottomissione e della dipendenza dal maschile e realizzarsi come moglie e madre per arrivare a essere riconosciuta “donna che ha fatto il passaggio” (chiediamoci - da dove e per dove?) e incarnare l’archetipo della “madre saggia”. L’uomo, invece, dovrà sottrarsi alla dipendenza dal femminile, in particolare dalla madre, e sottometterlo, in particolare la compagna.

La sottomissione al maschile si realizza tramite:
1) Ripetere pubblicamente al proprio compagno le frasi suggerite dal maestro: “tu sei il mio signore e padrone”, “sono la tua schiava” ecc. Questa pratica era molto in voga qualche tempo fa e sicuramente vi sono signore che la ricordano.
2) Presentare il compagno ai genitori come “l’uomo della mia vita” anche se si sta insieme da poco tempo e riferire nel seminario eventuali obiezioni dei genitori che verranno interpretate a dovere dal maestro. In genere, più l’obiezione è forte, più “viene alla luce la perversione che c’è sotto”.
3) Se non è ancora successo, ricordare l’abuso originario che ha sancito il patto con la madre e la separazione dal padre con tutto quel che ne consegue e che è già stato accennato altrove.
4) Ubbidire e Tacere, tacere e sempre tacere. Il motto che le femmine dovrebbero ripetersi costantemente. E più è forte l’impulso a parlare, più è meglio tenere la bocca chiusa. Così si bloccano gli automatismi frutto della perversa eredità, ma, purtroppo, alla lunga, si bloccano anche alcune importanti funzioni cognitive, ma questo non viene mai spiegato alle signore.
5) Se troppo coriacee, attraversare l’esperienza della “trasgressione creativa” che non credo abbia bisogno di ulteriori descrizioni.
6) Fare figli. Altrimenti come ti realizzi come madre? E come fa lui a realizzarsi come padre? Meglio se figli maschi, così l'uomo può trasmettere la sacra fiamma alla sua discendenza. E se per far figli, oh donna, devi passare la vita a sottoporti a FIVET (fecondazione in vitro) beh, meno male che a Bari c’è un centro famoso al quale vengono indirizzate le signore arkeoniane che per loro incapacità o per incapacità del marito hanno bisogno della provetta per concepire. E fin qui niente di male, se proprio uno desidera un figlio. Il problema sorge quando queste signore si sottopongono a innumerevoli “interventi di fivet” con esito negativo e, invece di dare loro un supporto psicologico per riuscire ad individuare e risolvere il problema che le spinge (anche in età piuttosto avanzata) a continuare quello strazio e le pesanti terapie ormonali che ogni fivet comporta, le si guarda con sospetto convinti che sotto ci sia “un processo”, un “rifiuto” per cui “quella” non permette agli embrioni di attaccarsi. Proviamo ad immaginare come si possono sentire quelle signore e cosa comporta questa situazione di stress, alla lunga.
7) Identificarsi con un “femminile sano”, di volta in volta indicato dal maestro, con cui relazionarsi ed “imparare” come si deve essere. E tutto quello che a questo “femminile sano” verrà in mente di dirvi, donne, testa bassa e accogliere come un dono.

Questo, e quello che già scrissi a proposito in “La via della donna”, dovrebbe mettere una donna nelle condizioni di “fare il passaggio”.
Se avessi tralasciato qualche aspetto, prego le gentili foriste di aggiungere gli elementi che ho dimenticato.

Una donna che sia ben avviata sulla via del “passaggio” può aiutare il compagno ad avvicinarsi alla fiamma sacra del padre, a riconnettersi con la “sacra fiamma del maschile” che viene trasmessa di padre in figlio.
Tiresia
- continua

giovedì 18 febbraio 2010

Di come tanti perdano la compassione verso gli altri

Una cosa spiacevole che ho visto accadere in molte persone che frequentano il gruppo e che è accaduta anche a me nei tempi in cui lo frequentavo, è la perdita di compassione verso gli altri.
Apparentemente, soprattutto durante il lavoro sulle emozioni, le persone sembrano offrirsi un reciproco sostegno, abbracciandosi, lacrimando con partecipazione quando ascoltano le tragiche condivisioni di altri, condividendo il proprio dolore (passato o presente) a chi sembra attraversarlo in quel momento. Questa parvenza di compartecipazione e sostegno offerto agli altri cominciava (e forse comincia ancor oggi) durante l’esercizio di apertura del seminario di primo livello quando le persone venivano invitate a fermarsi a caso davanti agli altri e a guardarli negli occhi dicendo la frase “Ti offro tutto il mio supporto e il mio amore”.
Ma, agli occhi dell’osservatore attento, non potrà sfuggire il fatto che gli abbracci e le manifestazioni di compassione cui si assiste durante il seminario sono abilmente pilotati dal maestro durante il lavoro. E’ infatti molto spesso il maestro che, con un cenno, invita i membri del gruppo ad abbracciare e consolare alcuni di quelli che manifestano dolore emotivo durante il lavoro, soprattutto durante il lavoro sulle emozioni.
Nel tempo, mi son fatto l’opinione che tutte queste grandi manifestazioni di reciproco sostegno e compassione siano fondamentalmente indotte, non veramente sentite e non dubito che all’occhio dell’attento osservatore non potrà essere sfuggito quanto segue:

1. Gli abbracci, come dicevo, solo raramente vengono offerti spontaneamente, la maggior parte delle volte si abbraccia dietro suggerimento del maestro (più volte ho visto persone piangenti in mezzo al cerchio che sono state “spontaneamente” abbracciate dagli altri solo quando il maestro ha detto: “Chi si sente di dare il suo abbraccio a Pinco Pallino può farlo ora”, così come ho visto il maestro fermare persone che volevano abbracciare qualcuno “al momento sbagliato” perché in quel modo si sarebbe “distratto” l’altro impedendogli di sentire per bene il suo dolore.

2. Se una persona è compassionevole veramente, lo è sempre, e non dovrebbe fare distinzioni fra il partecipare al dolore espresso durante il “lavoro” e il dolore espresso in altre sedi, come per esempio hanno fatto le persone che hanno scritto sul forum di questo sito e che non sono state considerate degne di ricevere una sola parola di conforto per quello che avevano vissuto e subìto a causa del “lavoro”. Si vedano ad esempio i post “Una mamma che dice basta a arkeon”, o “Siamo soli”, o “Arkeon” di Milena o tutti gli altri post che parlano di situazioni tristi e drammatiche che si sono create all’interno di tante famiglie a causa delle belle teorie propagandate da questo gruppo (che poi, vale la pena ricordarlo, son tutte frutto di una sola mente e non v’è traccia di un riconoscimento ufficiale circa la effettiva validità e fondatezza di queste belle teorie al di fuori del gruppo stesso!). Oppure si possono ricordare le parole di quella signora, membro del comitato scientifico del gruppo che, durante la trasmissione “Mi manda Rai 3” ha affermato che le testimonianze delle decine e decine di persone che hanno manifestato sofferenza o denunciato abusi psicologici subiti all’interno di questo gruppo “non la preoccupano” (!?!).
A onor del vero, qualche aderente al gruppo che ha scritto sul forum, ultimamente, ha espresso solidarietà a quelli che hanno detto di aver subito abusi, ma dopo quanto tempo? E solo dopo che più volte era stato notato che nessuno del gruppo lo aveva fatto.

3. Comunque, ho avuto modo di notare che la compassione verso chi manifesta sofferenza all’interno del gruppo non viene elargita a tutti i sofferenti, ma solo a quelli che dal maestro vengono giudicati “degni” di riceverla. Mi spiego raccontando un triste episodio di cui sono stato personalmente testimone, accaduto durante un seminario in una città del Veneto.
Una signora, che non era simpatica al maestro (si nota subito se qualcuno gli va a genio o no) era venuta al seminario già in una condizione di sofferenza emotiva evidente in quanto suo marito, uno dei maestri di arkeon, poco tempo prima aveva cominciato una relazione con un’altra donna (in questo indubbiamente stimolato dal maestro e dalla sua bella teoria della trasgressione creativa). Al seminario erano presenti sia il marito che l’altra. Ora, già al momento dell’arrivo di questa signora il grande maestro aveva cominciato a preparare il “terreno psicologico” su cui la poveretta doveva venire accolta, sibilando in modo ben udibile da chi gli stava intorno frasi del tipo: “ Come si permette, questa, di farsi vedere” e “Suo marito è già incazzato perché è venuta” e “Ora ne vedremo delle belle” ecc. oltre a profondersi in varie e ben visibili manifestazioni di affetto e solidarietà verso il marito e l’altra (che, a differenza della poveretta, era molto simpatica al maestro e godeva di una situazione emotiva ben diversa in quanto era, ai tempi, una di quelle che venivano definite dal grande maestro “una donna che aveva fatto il passaggio”).
Durante il momento della condivisione, il grande maestro aveva fatto mettere la poveretta in ginocchio davanti all’altra (ve lo potete immaginare cosa poteva provare e come si poteva sentire? Pensate che era sposata da oltre 20 anni e aveva 3 figli!) e le aveva detto di esprimere quello che sentiva. La povera signora aveva anche cercato di contenersi e in certo modo, cercando di far buon viso a cattivo gioco, non aveva espresso tutta la rabbia legittima che sentiva, ma aveva detto all’altra “Ti affido mio marito e spero che tu gli faccia un c… così, cosa che io non ho mai fatto”. Ora, non credo ci sia bisogno di essere grandi psicologi per capire che, in quella situazione, la signora aveva cercato di contenersi molto, anche perché le donne che dovevano “subire” la trasgressione creativa del marito venivano sottoposte ad una fortissima pressione psicologica da parte del maestro e del gruppo per far sì che il loro atteggiamento non fosse di rabbia verso il marito, ma di rabbia verso loro stesse per non essere state all’altezza di tenersi il marito e averlo “costretto” alla trasgressione creativa come ultimo tentativo di farle “rinsavire ed uscire dalla loro perversione”. Credo che ci fosse, nella signora, ancora la speranza che il marito sarebbe poi tornato da lei, cosa che poi non è successa.
Invece di avere un po’ di comprensione e misericordia per il legittimo vissuto di quella signora, che, secondo il mio modesto parere, giustificava l’aggressività presente nelle parole che aveva pronunciato, il grande maestro le aveva considerate pubblicamente come una prova della sua intrinseca perversione e questo giudizio era stato subito acriticamente accettato da tutto il gruppo tanto che, alla fine di quella condivisione, la signora era svenuta in mezzo alla sala e nessuno, dico NESSUNO (purtroppo, me compreso) aveva fatto neanche il gesto di avvicinarsi per aiutarla o offrirle un po’ di comprensione e conforto. Dopo essere rimasta a terra per un po’, la signora se ne era andata in lacrime, completamente sola, seguita da commenti che di misericordioso non avevano alcunché. Lascio al lettore le dovute conclusioni. E a coloro che si professano buoni cattolici riporto questa frase:

2447 Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali [Cf Is 58,6-7; Eb 13,3 ]. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. E il link da cui è tratta : http://www.corsodireligione.it/etica/morale_crist_7.htm-continua -
Tiresia

venerdì 29 gennaio 2010

Strumenti psicologici di controllo delle persone

Voglio parlare adesso di quelli che considero strumenti di pressione psicologica sulle persone che ho visto applicati negli anni dal maestro in varie forme.

Il “fare il passaggio”.
Grande creazione di stress viene fatta ripetendo a una persona che “non ha fatto il passaggio” , questo misterioso “passaggio” che viene riconosciuto come fatto solo dal maestro. Le persone che vengono definite dal maestro come quelle che “hanno fatto il passaggio”, vivono all’interno del gruppo il loro momento di gloria. E’ una sorta di riconoscimento che si è lavorato bene e cambia il modo di relazionarsi con le altre persone.Ho spesso avuto modo di notare come gli uomini e le donne cui era stato dato questo riconoscimento assumessero un atteggiamento un po’ arrogante nei confronti degli altri, come se fossero persone realizzate, in qualche modo superiori alle altre che stavano “ancora in processo”. E anche in questo gruppo, come purtroppo in molti gruppi di qualsiasi genere, si crea una sorta di capannello di eletti che ruotano intorno al maestro, si siedono vicino a lui sulle sedie ai seminari, lottano per accaparrarsi i posti più vicini al maestro a tavola e tanti simili episodi che, secondo me, denotano una piccolezza di fondo. Tornando al nostro “passaggio”, esso non è mai definitivo perché in qualsiasi momento il maestro può dire che uno lo ha fatto solo apparentemente o che è “tornato indietro” quindi togliere il riconoscimento a quella persona, così torna ad essere una persona “in processo”. All’interno del gruppo, chi non viene riconosciuto come uno che ha fatto il passaggio viene isolato.Sull'isolamento all'interno del gruppo bisogna ricordare che vi incide molto il concetto, più volte ricordato dal maestro, delle energie simili che si attirano, che viene anch’esso usato in modo strumentale, per cui, all’interno del gruppo, devi sempre stare attento alla persona con cui ti relazioni (addirittura alla persona con cui parli o a cui ti siedi vicino) perché se essa è riconosciuta dal maestro come “in processo” o "sfigato", automaticamente è in processo o sfigato anche chi si relaziona con questa persona.Ma perché vengono create queste tristi situazioni, all’interno del gruppo? Forse perché servono all’evoluzione personale? Magari il maestro è anche abile a farlo credere, secondo me però il motivo è un altro, più semplice e più triste: se fai sentire qualcuno sbagliato, è molto più facile manipolarlo. Se porti qualcuno a credere che in un solo ambito, quello di Arkeon – chiamalo così o con qualsiasi altro nome – tu puoi trovare amore, comprensione e fratellanza perché il mondo là fuori è tutto cattivo e perverso, ecco che ti basta la velata minaccia di buttarti fuori per controllarti e condurti su strade che non percorreresti altrimenti. Oltre a questo, vi è una forte creazione di stress dovuta al fatto che è difficile capire cosa si debba fare o come si debba essere per “fare il passaggio”, quindi viene generato uno stato di confusione e paura nella persona che teme, se non ha fatto il passaggio e non sa come farlo, di poter essere buttata fuori dal gruppo e perdere così l’unico punto di riferimento affettivo che le è rimasto, dato che intorno le è stata fatta terra bruciata (ricordiamo che molti lasciano famiglia e amici perché perversi). Questo condizionamento è tanto più forte quanto più la/il propria/o partner è coinvolto e, invece, riconosciuto all’interno del gruppo. Perché se non sei come il gruppo vuole, rischi di perdere la tua compagna!Quando, per vari motivi, questa pressione psicologica non è sufficiente a “far fare il passaggio” al compagno/a, allora si viene incoraggiati a minacciare di lasciarlo/a. Di solito, a questo punto, molti capitolano. Perché a volte è meglio inghiottire che vedere il proprio matrimonio rovinato. E quanti ne ho visti, ai seminari, togliersi la fede e restituirla al compagno/a. O buttarla nel “sacro fuoco dell’intensivo” offrendo a Dio! la propria ritrovata libertà….

La “trasgressione creativa”.
Questa “meraviglia” l’ho vista applicare solo a donne che non avevano intenzione di “piegarsi”. Se la moglie oppone troppa resistenza al “passaggio”, salta fuori la mitica “trasgressione creativa”, agita o solo minacciata, che è una delle più brutte e cattive violenze psicologiche che si possano fare ad una persona: bisogna assistere al tradimento del proprio partner che rivolge le sue attenzioni a una del gruppo che “ha fatto il passaggio” o comunque è “più affidata” stando zitte e accogliendo quella “punizione” perché non si è fatto il passaggio. Allora, o diventi come vuole il maestro e di conseguenza come vuole il gruppo pilotato dal maestro, o vieni lasciata da tuo marito per un’altra donna più docile e “allineata”. E con quale soddisfazione ho sentito il maestro raccontare come queste donne abbandonate passavano le loro giornate a piangere o urlare la loro impotente rabbia al telefono, con lui che non perdeva occasione di girare il coltello nella piaga. Credo che qui si possa ben parlare di sadismo allo stato puro, che viene mascherato da strumento di evoluzione. Questa situazione porta molto spesso una persona a dover sottostare ad umiliazioni e a prostituirsi, in senso psicologico, per non perdere la persona amata e che spesso è rimasta l’unico riferimento affettivo che ha nella vita. Ho anche sentito dire, da chi l’ha vissuto, che questo spesso porta anche a meditare il suicidio.Col nome di “trasgressione creativa” vengono definite anche altre “pratiche” che ho sentito il maestro consigliare alle persone di mettere in atto per trasformare o risolvere varie situazioni. Si andava dal consigliare a comunisti convinti di votare il buon Silvio, al mangiare cose che si avevano in odio, e chi più ne ha più ne metta. La teoria che sta alla base di queste “trasgressioni creative” è che facendo qualcosa che non si sarebbe mai fatto o voluto fare, si va a rompere uno “schema mentale” della persona che le impedisce di fare scelte diverse. Un po’ astrusa la scusa, mi sembra, ma questa è una mia opinione.
Tiresia
- continua -

lunedì 25 gennaio 2010

La via della donna

Le donne, secondo il maestro, hanno una parte perversa molto più coriacea e resistente di quella degli uomini. Le donne che non appartengono al cerchio, così come quelle che non “fanno il lavoro” la agiscono costantemente e in modo automatico. Le donne, veniva detto e forse viene detto ancora, riescono ad avere tra loro relazioni prevalentemente perverse, dato che agiscono da uno spazio di attrazione lesbica non dichiarata (omosessualità latente), tranne alcune donne che si trovavano a stretto contatto col maestro e che vengono indicate da lui come esempio alle altre.La funzione più nobile della donna è, nell’opinione del maestro, quella di essere una”terra fertile che deve accogliere il seme del guerriero e farlo riposare nel suo seno”. Per raggiungere questa condizione ottimale, essa deve purificarsi, eliminare i lati perversi che le sono stati trasmessi dalla madre e diventare così una vera Donna, degna compagna del Guerriero.Cosa deve fare la donna per purificarsi? Il primo passo è riconoscere i suoi lati perversi. Questo avviene pubblicamente, durante quella sorta di “confessioni pubbliche” che sono i momenti di condivisione nei seminari e lavori affini. Dopo la condivisione, comincia l’azione di pulizia. Una delle prime cose da fare è chiarire la relazione con la propria madre impedendole di continuare a relazionarsi con loro dal lato perverso. Di volta in volta il maestro chiarisce quali sono i comportamenti che non vanno bene. Se la madre presenta troppe resistenze a capire, allora è meglio interrompere i rapporti, in quanto, rimanendo in contatto con persone che agiscono da quello spazio, è molto facile essere “riportate indietro” sui sentieri della perversione. Chiarita la relazione con la madre, bisogna chiarire quella con le amiche e interrompere i rapporti con eventuali amiche perverse che si avevano prima di cominciare il lavoro se no sono disposte a cambiare. Le donne devono mantenere sempre all’erta la loro attenzione per capire se, nelle relazioni con le altre donne, si attivano meccanismi riconducibili alla spinta dell’omosessualità latente. Sotto questo profilo, esse trovano un valido aiuto sia nei compagni, che vigilano sulle loro relazioni, alcuni anche in modo molto zelante, che nel maestro, sempre pronto ad offrire il suo contributo per individuare ciò che non va. Forse potrebbe non sembrare, dalla breve descrizione che faccio, ma questo, già di per sé, favorisce il nascere di tensioni piuttosto forti nei confronti delle altre donne, anche di quelle del gruppo. Ad alimentare la tensione contribuiscono tutta una serie di pressioni volte ad uniformare il comportamento delle donne all’idea che il maestro ha di “donna che ha fatto il passaggio”. Di questo Passaggio parlerò in modo più esteso tra breve.Mi ricordo che alcuni anni fa venne introdotto uno strano rituale cui venivano sottoposte le donne più resistenti a spogliarsi dei loro lati perversi. Lo chiamerò “rituale dello scatolone degli orrori”.Negli anni, il maestro aveva raccolto vari oggetti che alcune donne avevano portato ai seminari e che rappresentavano per loro gli agganci ai lati perversi delle loro madri. La maggior parte di quegli oggetti erano stati donati loro dalle proprie madri. Lo scatolone conteneva di tutto: da completini sexy, a bambolotti dal volto inquietante, a biberon dalla forma fallica e altre amenità del genere. Durante il seminario vi era il momento della consegna dello scatolone degli orrori. Solennemente, la donna che lo aveva tenuto (di solito per un mesetto durante il quale doveva mettersi i completini sexy davanti allo specchio e tenere in mano i vari oggetti, meglio che ci dormisse anche in mezzo, veniva detto dal maestro, per meglio entrare nella dimensione perversa che essi rappresentavano) lo consegnava ad un’altra donna che “aveva bisogno di starci dentro” per “aiutarla” in questo modo a capire e abbandonare i suoi lati perversi. Era uno spettacolo che stringeva il cuore osservare come quella che lo consegnava stava impettita e quasi pietrificata nell’espressione e quella che riceveva non sapeva come fare a trattenere le lacrime. Perché ricevere lo scatolone era come essere additata come la donna più perversa del gruppo, quella che stava attaccata alla sua “perversione” con le unghie e coi denti. Non era una bella figura da fare nel gruppo e non lo era neppure per il suo eventuale compagno che, velatamente, veniva considerato uno che non riusciva a tenere la mogie sulla retta via. Chi doveva consegnare lo scatolone, prima di consegnarlo si consultava col maestro su chi fosse più opportuno che lo ricevesse e lui era sempre pronto a dare l’indicazione giusta circa la destinataria.Attualmente, questo rituale non è più in uso nei seminari del grande maestro, non so se lo è ancora nei seminari degli altri maestri.La figura del compagno è determinante per l’evoluzione di una donna. Infatti, quelli/e che nel gruppo non sono accoppiati/e non possono trovarsi completamente a loro agio in un gruppo che presenta la famiglia come valore massimo e primo traguardo cui aspirare. E fin qui niente di male.Il problema è che è molto difficile riuscire ad avere una famiglia o una relazione con una persona al difuori del gruppo, con una persona che “non si fa il lavoro”. O la famiglia è tutta arkeoniana, o i bastoni fra le ruote sono tanti. Mi sembra che anche su questo forum vi siano diverse testimonianze al riguardo. Quasi superfluo dire che il maestro si prodiga per trovare a tutti una sistemazione, indicando questa o quell’altro come potenziali compagni/e a chi non ne ha, spesso interferendo anche in modo incisivo nelle relazioni fra le persone. Se qualcuno si domandasse a che scopo, suggerirei di considerare quanto sia difficile riuscire a non cambiare sotto la spinta di condizionamenti che non vengono solo dai seminari ma anche dal proprio partner, nella vita di tutti i giorni. Per non soccombere sotto tali pressioni psicologiche, o si cambia, o si molla. E se molli non c’è problema. Nel gruppo spesso c’è chi farà felicemente le tue veci come “uomo” o “donna della vita” al fianco della tua ex compagna/o.Tornando al discorso della donna, dicevo che la relazione col compagno è determinante per capire se una si è liberata o no dai perversi condizionamenti della madre. Di pari passo col pulire le relazioni con le donne, bisogna pulire la relazione col compagno da tutte le eventuali perversioni. Per far questo, viene richiesta la totale sottomissione della donna all’uomo. Ma più che sottomissione bisogna parlare di “obbedienza” perché, dice il maestro, se una è sottomessa non vi è vero affidamento in quanto nella sottomissione c’è una parte di rabbia, mentre nell’obbedienza c’è l’affidamento totale (stesso discorso dell’affidamento al maestro). E qui tocchiamo un punto spinoso per le signore. Per anni questa obbedienza ha significato stare zitte, non ribattere anche se il compagno diceva delle cavolate. Se il compagno aveva ancora un processo per cui “non riusciva ad uscire nel modo” da vincente, come un vero guerriero degno di questo appellativo doveva fare, la donna doveva tirarsi indietro per favorirne l’espressione nel mondo. Per molte donne questo ha significato lasciare il lavoro (non andava bene che una donna guadagnasse più del suo compagno, se questo succedeva con buona probabilità era responsabilità della donna che gli impediva di prendere il posto che gli competeva a capo della famiglia). Ma se questo poteva non avere serie ripercussioni sul menage famigliare dei benestanti e/o ricchi, certamente lo aveva sulle famiglie di chi, per arrivare alla fine del mese, doveva contare su 2 stipendi. E mi piacerebbe sapere come la pensa chi, per seguire queste splendide teorie, ha visto il suo tenore di vita abbassarsi drasticamente. In seguito, dato che se non ci sono soldi per vivere non ce ne sono neppure per fare i seminari, anche le donne hanno potuto ricominciare a lavorare senza per questo sentirsi in difetto. Nel frattempo, però, molte hanno visto le loro belle carriere rovinate da queste credenze. Contenti loro….

Tiresia

- continua -

martedì 19 gennaio 2010

La figura del Padre – sua sacralità e funzione

Una volta che ci si è liberati dall’influenza del pedofilo e dal lato perverso della madre, tappa obbligata nel percorso di affrancamento da quello che impedisce di accedere in modo costruttivo alla propria energia creativa, alla capacità di creare per sé una vita soddisfacente e prospera sotto tutti i punti di vista, bisogna riconoscere il ruolo sacro del padre perché la liberazione passa attraverso questo riconoscimento.L’uomo che si è finalmente liberato dai perversi condizionamenti della madre, deve fare un atto di sottomissione nei confronti del padre, riconoscendo la sua grandezza e chiedendogli perdono per averlo mal considerato a causa dell’influenza perversa che la madre aveva avuto su di lui.Dopo aver chiesto al padre il perdono, bisogna farsi dare la sua benedizione, che equivale ad una sorta di iniziazione attraverso la quale lo Spirito Sacro del Maschile viene trasmesso al figlio che a sua volta potrà trasmetterlo a suo figlio. Se il proprio padre non è disponibile, o perché defunto o per qualsiasi altro motivo, si può scegliere all’interno del gruppo, durante un seminario o altro lavoro affine, un uomo che ne faccia le veci e ricevere da lui la benedizione. I padri defunti possono mandare la loro benedizione sul figlio dall’aldilà. Il maestro stabilisce chi l’ha ricevuta, stabilendo anche, in questo modo, chi fra gli uomini ha fatto “il passaggio”.Durante l’intensivo vengono fatti degli esercizi apposta per gli uomini che servono a “portare fuori il guerriero”. Tra questi c’è la lotta sacra. Gli uomini si mettono in cerchio e le donne, a turno, si mettono in ginocchio davanti al proprio compagno, se ne hanno uno, se no davanti a chi le ispira di più come guerriero e gli chiedono se possono essere la sua squaw. Se l’uomo accetta, la donna gli si mette dietro. Un uomo può anche accettare di avere più squaw, una buona occasione per le donne che si devono “dividere” un guerriero per andarsi a guardare tutte le volte che nella vita hanno dovuto dividere un uomo con qualcun’altra. Ci sono anche casi in cui l’uomo non accetta la squaw che a lui si propone. Buona occasione per la donna per andarsi a “guardare” i rifiuti che ha subito nella sua vita. Quando tutti sono sistemati, la/le squaw dipingono il volto e il corpo del loro guerriero con i “colori di guerra” e danno loro un nome di battaglia (o uno se lo sceglie, questo particolare non lo ricordo bene) e la lotta può avere inizio al suono dei tamburi. A turno, il guerriero che se la sente, va a sfidare un altro guerriero e, dopo aver fatto sentire il loro “urlo di guerra”, lottano in mezzo al cerchio finchè uno dei due vince. Così si prova il proprio valore nella lotta, accompagnati da vari commenti del maestro.Se un uomo ha fatto veramente “il passaggio”, dopo essersi ricongiunto con lo Spirito attraverso l’iniziazione/benedizione di suo padre, avendo la Sacra Fiamma che arde in lui, può finalmente vivere felice e realizzato. Se fosse tutto così semplice, sarebbe una meraviglia. In realtà di gente che “ha fatto il passaggio” definitivamente ce n’è ben poca. C’è sempre qualche processo in agguato che impedisce la realizzazione personale. Naturalmente il maestro sa sempre che processo è e con vari “ci lavoriamo” e “non è mai finita” si va avanti a fare lavori su lavori, seminari su seminari. Nessuno di questi gratis o in omaggio.
Per le donne la via è più lunga e laboriosa.
Tiresia
- continua -

mercoledì 17 giugno 2009

Che fine hanno fatto le vostre opinioni?

Cari amici e cari ex-amici,

stavo riflettendo in questi giorni sui vari interventi che sono presenti su questo forum. La cosa che mi è saltata agli occhi è che negli interventi dei soddisfatti frequentatori di arkeon non vi sia una effettiva volontà di partecipare ad un dialogo, rispondendo per esempio alle tante domande che sono state poste da diverse persone circa i metodi e le teorie propagandate nei seminari e gli effetti che questi metodi e teorie hanno avuto in molte vite.
C'è chi ha mandato un racconto della propria esperienza in arkeon stereotipato e che, come hanno notato Chicca e molti altri, segue una struttura predefinita: un prima buio, vuoto di consapevolezza e relazioni "vere" e un dopo radioso con dispiego e ostentazione di fiori d'arancio e numerosa prole, (come i Venturini, Biancani, Maxcrist, per citare quelli che mi vengono in mente ora); c'è chi ha usato il forum per esprimere rancorose opinioni denigrando per il puro gusto di farlo coloro che vi avevano espresso critiche al metodo e condiviso esperienze drammatiche, (come Luca e Iceberg); chi ha condiviso la sua positiva esperienza seguendo un po’ meno il cliché consigliato dalla direzione per le condivisioni (Paolo e Riccardo) ma senza fornire una effettiva opinione sulle questioni sollevate, per non parlare delle inesistenti risposte alle domande pertinenti il metodo, le cose non proprio “canoniche” che avvengono durante i seminari e la indiscriminata applicazione delle teorie del sig. Moccia che Tiresia ha mirabilmente e semplicemente descritto nei suoi interventi (teorie che ho riconosciuto e che ho visto applicate a tutti durante i seminari) e facendo poi degenerare la loro testimonianza in inutili e sterili battibecchi circa la Verità, la Realtà, Dio, la funzione del Cesap e Altro, assolutamente fuori tema.
Mi stavo chiedendo come mai non c’è stato, da parte dei soddisfatti frequentatori di arkeon, un argomentare coerente circa le questioni sollevate in questo forum. Se uno è convinto della giustezza e bontà di un percorso e di un metodo, non dovrebbe avere difficoltà a trovare risposte alle domande e argomenti a sostegno. Forse sono domande difficili? Forse chi è sempre pronto a sentenziare che uno “ha quel processo” e che l’altro “è in movimento” o che “è arrogante” non riesce a trovare le parole per sostenere le sue opinioni? O forse i maestri di arkeon sono superiori al dialogo? O forse si parte dal presupposto che chi non ha fatto “il lavoro” o se ne è dissociato non potrebbe capire perché preda di oscure perversioni?
Ma questi maestri di arkeon esistono? O sono solo pallidi riflessi di fantocci che adorano il maestro e parlano solo col suo permesso? O forse possono parlare solo in ginocchio nel cerchio?
Eravate tanto centrati, tanto pieni di opinioni e di giudizi sui processi degli altri, tanto pieni di orgoglio e presunzione solo perché, a gomitate, eravate riusciti a sedervi sul cadreghino vicino al maestro o perché il maestro aveva riconosciuto che “avevate fatto il passaggio”…. e ora? Che fine ha fatto la vostra voce? Che fine hanno fatto le vostre opinioni? Ci pensate, ogni tanto, che nelle critiche mosse da più parti ad arkeon ci potrebbe essere qualcosa di vero? O fate tutti come Fabio che scrive a Carlo “Arkeon non è quello che tu dici” e poi non continua facendoci sapere, allora, cos’è arkeon per lui? Forse che bisogna leggervi il pensiero?

Nel mio post precedente dicevo che la responsabilità di chi è dentro è quella di vedere. C’è qualcosa che avete riconosciuto come realmente accaduto, di ciò che su questo forum è stato testimoniato da tante persone? O son solo deliri di pazzi (in processo-perversi-e-pedofili)?

Oibò, quanto mi piace fare domande. Ma mi piace anche rispondere.

Ho una proposta. Se non volete rispondere alle domande, perché non le fate voi? Io non ho problemi a rispondere, anzi. E’ anche attraverso il dialogo e il confronto con gli altri che mi si offrono preziose opportunità di crescita.

Cordiali saluti a tutti.

Emanuela