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mercoledì 15 settembre 2010

Salvi grazie ad Arkeon

Qualche anno fa, parlando con un appartenente ad Arkeon (allora gruppo Aleph), mi colpì una sua frase. Egli sosteneva che l'obiettivo del lavoro con il suo maestro era quello di aprire la sua interiorità come si apre un cassetto e buttare fuori tutto quello che c'era dentro.
Inutile fu farlo riflettere sulla pericolosità di tale azione.
Sollecitare diverse emozioni e lasciare che la persona ne sia quasi inglobata, senza una giusta interpretazione e senza un corretto utilizzo del setting, risulta pericolosissimo per la psiche di questa.
Non mi meraviglia quindi sentire parlare di persone che hanno tentato il suicidio, probabilmente per l'incapacità di gestire tutto quanto. E non mi meraviglia sentire storie di gente che ancora porta con se i segni di un'esperienza così invasiva e dannosa.
Non mi meraviglia neppure verificare che molte delle persone fuoruscite dal gruppo negli ultimi mesi, l'abbiano fatto solo con i piedi e non con la testa. E' ancora difficile per loro potersi confrontare con la realtà quotidiana, con gli affetti semplici e spontanei familiari e amicali. Ancora le mamme sono vissute come perverse e ancora per alcune donne l'apparente sottomissione al proprio compagno è uno stile di vita da perseguire.
Le persone con le quali ho parlato hanno il terrore che se dovessero cambiare atteggiamento, pur fuori dal gruppo, riceverebbero soltanto tanto male (la superstizione è dominante).
Mi auguro che questa sezione del forum possa aiutare chi vive questo percorso verso la libertà a riflettere e a trovare la strada più giusta per se.

Lorita

lunedì 25 gennaio 2010

La via della donna

Le donne, secondo il maestro, hanno una parte perversa molto più coriacea e resistente di quella degli uomini. Le donne che non appartengono al cerchio, così come quelle che non “fanno il lavoro” la agiscono costantemente e in modo automatico. Le donne, veniva detto e forse viene detto ancora, riescono ad avere tra loro relazioni prevalentemente perverse, dato che agiscono da uno spazio di attrazione lesbica non dichiarata (omosessualità latente), tranne alcune donne che si trovavano a stretto contatto col maestro e che vengono indicate da lui come esempio alle altre.La funzione più nobile della donna è, nell’opinione del maestro, quella di essere una”terra fertile che deve accogliere il seme del guerriero e farlo riposare nel suo seno”. Per raggiungere questa condizione ottimale, essa deve purificarsi, eliminare i lati perversi che le sono stati trasmessi dalla madre e diventare così una vera Donna, degna compagna del Guerriero.Cosa deve fare la donna per purificarsi? Il primo passo è riconoscere i suoi lati perversi. Questo avviene pubblicamente, durante quella sorta di “confessioni pubbliche” che sono i momenti di condivisione nei seminari e lavori affini. Dopo la condivisione, comincia l’azione di pulizia. Una delle prime cose da fare è chiarire la relazione con la propria madre impedendole di continuare a relazionarsi con loro dal lato perverso. Di volta in volta il maestro chiarisce quali sono i comportamenti che non vanno bene. Se la madre presenta troppe resistenze a capire, allora è meglio interrompere i rapporti, in quanto, rimanendo in contatto con persone che agiscono da quello spazio, è molto facile essere “riportate indietro” sui sentieri della perversione. Chiarita la relazione con la madre, bisogna chiarire quella con le amiche e interrompere i rapporti con eventuali amiche perverse che si avevano prima di cominciare il lavoro se no sono disposte a cambiare. Le donne devono mantenere sempre all’erta la loro attenzione per capire se, nelle relazioni con le altre donne, si attivano meccanismi riconducibili alla spinta dell’omosessualità latente. Sotto questo profilo, esse trovano un valido aiuto sia nei compagni, che vigilano sulle loro relazioni, alcuni anche in modo molto zelante, che nel maestro, sempre pronto ad offrire il suo contributo per individuare ciò che non va. Forse potrebbe non sembrare, dalla breve descrizione che faccio, ma questo, già di per sé, favorisce il nascere di tensioni piuttosto forti nei confronti delle altre donne, anche di quelle del gruppo. Ad alimentare la tensione contribuiscono tutta una serie di pressioni volte ad uniformare il comportamento delle donne all’idea che il maestro ha di “donna che ha fatto il passaggio”. Di questo Passaggio parlerò in modo più esteso tra breve.Mi ricordo che alcuni anni fa venne introdotto uno strano rituale cui venivano sottoposte le donne più resistenti a spogliarsi dei loro lati perversi. Lo chiamerò “rituale dello scatolone degli orrori”.Negli anni, il maestro aveva raccolto vari oggetti che alcune donne avevano portato ai seminari e che rappresentavano per loro gli agganci ai lati perversi delle loro madri. La maggior parte di quegli oggetti erano stati donati loro dalle proprie madri. Lo scatolone conteneva di tutto: da completini sexy, a bambolotti dal volto inquietante, a biberon dalla forma fallica e altre amenità del genere. Durante il seminario vi era il momento della consegna dello scatolone degli orrori. Solennemente, la donna che lo aveva tenuto (di solito per un mesetto durante il quale doveva mettersi i completini sexy davanti allo specchio e tenere in mano i vari oggetti, meglio che ci dormisse anche in mezzo, veniva detto dal maestro, per meglio entrare nella dimensione perversa che essi rappresentavano) lo consegnava ad un’altra donna che “aveva bisogno di starci dentro” per “aiutarla” in questo modo a capire e abbandonare i suoi lati perversi. Era uno spettacolo che stringeva il cuore osservare come quella che lo consegnava stava impettita e quasi pietrificata nell’espressione e quella che riceveva non sapeva come fare a trattenere le lacrime. Perché ricevere lo scatolone era come essere additata come la donna più perversa del gruppo, quella che stava attaccata alla sua “perversione” con le unghie e coi denti. Non era una bella figura da fare nel gruppo e non lo era neppure per il suo eventuale compagno che, velatamente, veniva considerato uno che non riusciva a tenere la mogie sulla retta via. Chi doveva consegnare lo scatolone, prima di consegnarlo si consultava col maestro su chi fosse più opportuno che lo ricevesse e lui era sempre pronto a dare l’indicazione giusta circa la destinataria.Attualmente, questo rituale non è più in uso nei seminari del grande maestro, non so se lo è ancora nei seminari degli altri maestri.La figura del compagno è determinante per l’evoluzione di una donna. Infatti, quelli/e che nel gruppo non sono accoppiati/e non possono trovarsi completamente a loro agio in un gruppo che presenta la famiglia come valore massimo e primo traguardo cui aspirare. E fin qui niente di male.Il problema è che è molto difficile riuscire ad avere una famiglia o una relazione con una persona al difuori del gruppo, con una persona che “non si fa il lavoro”. O la famiglia è tutta arkeoniana, o i bastoni fra le ruote sono tanti. Mi sembra che anche su questo forum vi siano diverse testimonianze al riguardo. Quasi superfluo dire che il maestro si prodiga per trovare a tutti una sistemazione, indicando questa o quell’altro come potenziali compagni/e a chi non ne ha, spesso interferendo anche in modo incisivo nelle relazioni fra le persone. Se qualcuno si domandasse a che scopo, suggerirei di considerare quanto sia difficile riuscire a non cambiare sotto la spinta di condizionamenti che non vengono solo dai seminari ma anche dal proprio partner, nella vita di tutti i giorni. Per non soccombere sotto tali pressioni psicologiche, o si cambia, o si molla. E se molli non c’è problema. Nel gruppo spesso c’è chi farà felicemente le tue veci come “uomo” o “donna della vita” al fianco della tua ex compagna/o.Tornando al discorso della donna, dicevo che la relazione col compagno è determinante per capire se una si è liberata o no dai perversi condizionamenti della madre. Di pari passo col pulire le relazioni con le donne, bisogna pulire la relazione col compagno da tutte le eventuali perversioni. Per far questo, viene richiesta la totale sottomissione della donna all’uomo. Ma più che sottomissione bisogna parlare di “obbedienza” perché, dice il maestro, se una è sottomessa non vi è vero affidamento in quanto nella sottomissione c’è una parte di rabbia, mentre nell’obbedienza c’è l’affidamento totale (stesso discorso dell’affidamento al maestro). E qui tocchiamo un punto spinoso per le signore. Per anni questa obbedienza ha significato stare zitte, non ribattere anche se il compagno diceva delle cavolate. Se il compagno aveva ancora un processo per cui “non riusciva ad uscire nel modo” da vincente, come un vero guerriero degno di questo appellativo doveva fare, la donna doveva tirarsi indietro per favorirne l’espressione nel mondo. Per molte donne questo ha significato lasciare il lavoro (non andava bene che una donna guadagnasse più del suo compagno, se questo succedeva con buona probabilità era responsabilità della donna che gli impediva di prendere il posto che gli competeva a capo della famiglia). Ma se questo poteva non avere serie ripercussioni sul menage famigliare dei benestanti e/o ricchi, certamente lo aveva sulle famiglie di chi, per arrivare alla fine del mese, doveva contare su 2 stipendi. E mi piacerebbe sapere come la pensa chi, per seguire queste splendide teorie, ha visto il suo tenore di vita abbassarsi drasticamente. In seguito, dato che se non ci sono soldi per vivere non ce ne sono neppure per fare i seminari, anche le donne hanno potuto ricominciare a lavorare senza per questo sentirsi in difetto. Nel frattempo, però, molte hanno visto le loro belle carriere rovinate da queste credenze. Contenti loro….

Tiresia

- continua -

martedì 19 gennaio 2010

La via che gli uomini e le donne devono seguire per essere liberi e felici

Teorie e tecniche in Arkeon...


Come già accennato, il primo passo verso la “liberazione” era riconoscere, “ricordare” di aver subito un abuso sessuale nell’infanzia e condividerlo ai propri genitori e al pedofilo stesso, se ancora vivo o rintracciabile. Questo, nell’opinione del maestro, poteva liberare da due “nodi” che impediscono ad una persona di essere libera, felice e realizzata: 1) ricordare l’abuso: equivale a portarlo a coscienza e rompere così il segreto e inconscio “patto col pedofilo” che crea in diversi settori della vita gli “incantesimi” o “bolle”, ovvero risposte automatiche che la persona adotta davanti a eventi o persone che, sempre a livello inconscio, gli ricordano il pedofilo e l’abuso e lo spingono ad atteggiamenti di sottomissione quasi obbligati di fronte a questi: è per esempio il caso della madre che, avendo ancora attivo a livello inconscio il “patto col pedofilo” fa finta di non vedere l’abuso che il figlio/a subisce e lo copre col velo dell’omertà. 2) “svelare il segreto” ovvero, attraverso la condivisione, prima davanti al gruppo poi ai propri famigliari dell’abuso subito nell’infanzia, “rompere il patto con il pedofilo e con la madre” (quindi col suo lato perverso), e liberarsi in questo modo anche del senso di colpa generato dall’abuso subito.3) ripulire il corpo dalle “tracce dell’abuso”: ho sentito il maestro sostenere che il pedofilo lascia una traccia indelebile sulla psiche inconscia e sul corpo fisico della persona attraverso il suo sperma. Lo sperma del pedofilo assume una valenza magica in quanto ha il potere di “legare a sé” la persona. Ecco perché, durante il “lavoro” che si fa nel gruppo molte persone credono di “vomitare sperma”. E’ lo sperma del pedofilo che le teneva legate con l’incantesimo di cui si diceva prima. Ma questo, spesso, non basta a liberare completamente le donne. Il maestro afferma che uno strumento molto utile a sconfiggere l’effetto dello sperma del pedofilo, per le donne, è inghiottire lo sperma del proprio compagno che ha la miracolosa proprietà di aiutare a rompere l’incantesimo attraverso la sua azione taumaturgica. Così ho sentito il maestro più volte consigliare alle coppie di praticare il sesso orale.Altro consiglio che ho sentito dare più volte in materia di pratiche sessuali da adottare è quello dei rapporti anali. A parte il magnificare il rapporto anale come un rapporto che fa sentire la vera “sottomissione” alla donna, nel senso di abbandono incondizionato al compagno, esso serve anche a capire se una donna (che ha subito dal pedofilo un abuso sessuale anale) ha veramente “rotto il patto” col pedofilo stesso. Infatti, le donne che si rifiutano di avere rapporti anali col proprio compagno è molto probabile che stiano difendendo la parte del loro corpo che hanno “consacrato al pedofilo” e che quindi non si siano realmente “liberate” dalla sua influenza a livello inconscio. Ho sentito anche dire dal maestro, fra le risate generali, che una signora che aveva un polipo (chiamato “polipo guardiano”) all’inizio del retto se lo era fatto venire apposta per impedire al compagno di avere quel tipo di rapporto. Pare una creativa e strumentale applicazione della psicosomatica…. Chissà se i medici avvallerebbero una simile tesi. Per concludere l’argomento del pedofilo, ho sentito più volte il maestro dire che il “serpente” che spinse Eva a mangiare la mela dell’albero del bene e del male rappresenta simbolicamente il “pedofilo originario” e quindi che il peccato originale altro non è che l’abuso sessuale che i bambini subiscono in tenera età e che li condiziona tutta la vita, a meno che l’adulto non lo ricordi e muova così il suo primo passo verso la “liberazione dai condizionamenti inconsci”. Ecco un’originale interpretazione di un passo delle sacre scritture. Chissà cosa ne pensano i teologi….
- continua -
Tiresia