Visualizzazione post con etichetta soldi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta soldi. Mostra tutti i post

giovedì 15 aprile 2010

(5) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Secondo giorno di intensivo
Nel post precedente ho dimenticato di dire che il ki-training viene fatto tutti i giorni tranne il primo (giorno di arrivo) e l'ultimo (partenza).

Dopo il ki-trainig si fa colazione e rimane circa un'oretta e mezza di tempo libero. Quando il maestro chiama, i partecipanti si recano al tempio. Se la memoria non mi inganna, non mi sembra che ci sia un giro di condivisioni generale, ma il maestro passa subito a spiegare come la paura e la rabbia hanno condizionato la vita dei partecipanti e come la radice di queste due emozioni basilari sia da ricercarsi nell'infanzia e nel rapporto con i genitori.
I partecipanti sono disposti in cerchio nel piazzale antistante, tutti per mano. Il maestro fa un giro all'interno del cerchio e stabilisce chi sarà il conduttore dei piccoli gruppi che si dovranno formare di lì a poco. Fa posizionare i conduttori al centro del cerchio, a una certa distanza uno dall'altro, quindi invita i partecipanti a mettersi dietro al conduttore che preferiscono. Di solito il conduttore è un suo aiutante, ma è capitato che qualche gruppo venisse condotto anche da aspiranti maestri che ovviamente godevano della fiducia del leader.
Quando i partecipanti hanno formato i gruppetti, il maestro ne aggiusta il numero spostando qualcuno dai gruppi più numerosi in modo che il numero di partecipanti sia più o meno lo stesso per ogni gruppo. Una volta che tutti sono sistemati in uno dei gruppi, il maestro dice di andare nel campo di ulivi dietro al tempio e, in assoluto silenzio e centratura nel ki, cercare un albero che, per qualche motivo, il partecipante sente che rappresenta se stesso. Quello sarà il "proprio albero" e, per il tempo dell'intensivo, sarà il luogo dove si potrà andare se si vuole stare da soli con se stessi. Una volta individuato l'albero che lo rappresenta, il partecipante dovrà "prendersi un tempo" per stare con lui e guardarlo e capire perchè ha scelto proprio quell'albero.
Il campo di ulivi dove ci si reca è lo stesso dove arde, dall'inizio dell'intensivo, il "sacro fuoco" che viene sorvegliato e alimentato da alcuni volontari scelti durante la riunione della prima sera (quando si scelgono le persone addette alla sveglia e ai reclami. Insieme ai volontari addetti al "sacro fuoco" (un grande onore!) vengono scelti anche coloro che dovranno occuparsi di tenere pulito il tempio e lo spazio intorno al tempio, nonchè i servizi vicini allo stesso, durante i giorni dell'intensivo (altro grande onore!).
Al suono del gong, i partecipanti dovranno tornare al tempio e raggiungere il proprio gruppo.
Non appena i gruppi si sono riuniti, il conducente fa accomodare il suo gruppo in un posto sul prato che circonda il tempio, ad una certa distanza dagli altri gruppi, e si comincia un giro di condivisioni in cui ogni partecipante dovrà dire com'è l'albero che lo rappresenta e il motivo per cui lo ha scelto. Anche in questo caso, ci sono persone che si abbandonano a pianti e urla varie riconoscendo nell'albero questo o quel "blocco", questa o quella "contorsione" dei rami e via che si vola con le associazioni, il più delle volte spiacevoli e dolorose, riguardo agli aspetti della propria vita rispecchiati dall'albero. Vale la pena tenere presente che nessuna condivisione è stata ancora fatta dopo la forte esperienza vissuta durante il ki-training, e che molte persone sono già belle scosse dai contenuti emotivi emersi, o in loro, o negli altri.
Credo sia inutile ricordare che nessuno di quelli che conduce i vari gruppetti è psicoterapeuta ma, nonostante questo fatto accertato, non lesina indicazioni o pressioni affinchè chi sta condividendo riesca ad "entrare nel suo processo" e "vedersi qualcosa". Nel frattempo, il leader svolazza di gruppo in gruppo osservando i vari "movimenti" e probabilmente anche l'operato dei suoi aiutanti. Non interviene se non in caso di forti processi emotivi che, però, in questa fase non sono così forti come durante gli esercizi delle sedie che seguiranno.
Una volta che i partecipanti hanno fatto le loro condivisioni, il maestro riunisce tutti in cerchio davanti al tempio e introduce il tema della paura: di come ci abbia sempre bloccato, di come ci impedisce di gustare la nostra vita ecc ecc. e invita le persone ad andare in giro intorno al tempio o nell'uliveto (ma non troppo lontano) e cercare un oggetto che rappresenti la loro paura. Al solito suono del gong, solite condivisioni nei gruppetti sull'oggetto che si è scelto (o che ci ha trovati, come dice il maestro) e poi si va a cercare l'oggetto che rappresenta la nostra rabbia, non prima di aver sentito ciò che il maestro dice sulla rabbia e sugli effetti devastanti che quest'emozione, repressa o rimossa, ha nelle nostre vite.

Quando i gruppi finiscono i giri di condivisione sugli oggetti che rappresentano la rabbia, si forma un'altra volta il cerchio fuori dal tempio: in piedi e per mano. Dopo gli esercizi sopra descritti, i partecipanti sono tutti piuttosto stanchi perchè sono passate circa 4 o 5 ore da quando si è cominciato e non ci sono state soste. La tensione emotiva è costante. Soprattutto nel mese di luglio, il caldo è opprimente e tutti i gruppi si tengono all'aperto. D'inverno si tengono lo stesso all'aperto con un freddo boia. I partecipanti non hanno mangiato niente dalla colazione. Si può solo bere. Sono circa le 5 del pomeriggio.
A questo punto si va a mangiare. Il maestro dice di non parlare con gli altri partecipanti per non "scaricare" la tensione. Non è che ci sia l'obbligo al silenzio, ma si viene invitati a rimanere concentrati su quello che si è "mosso" dentro senza cercare di sfogarlo. Parole chiave del maestro: "Rimanete con questa cosa".
Dopo il pranzo si rimane una mezz'ora a gironzolare nell'agriturismo e poi si ricomincia.

Comincia la serie di "ESERCIZI DELLE SEDIE"

I partecipanti sono invitati a recarsi nuovamente al tempio. Solito cerchio esterno, il maestro chiede "come state" ma non c'è un giro di condivisione. Il maestro spiega brevemente che ora tutti potranno sperimentare DAVVERO che cosa sono la paura e le rabbia.

La porta del tempio viene aperta e i partecipanti scoprono che le sedie non sono più in cerchio ma sono disposte una di fronte all'altra, in piccoli gruppi da 2, molto vicini gli uni agli altri. Nel tempio c'è un odore molto forte di erbe bruciate sul braciere, quasi soffocante. Man mano che entrano, i partecipanti prendono posto sulle sedie e, in un silenzio carico di tensione, aspettano che tutti si siano seduti. Il maestro sposta questo o quello secondo una sua logica volta a favorire la proiezione della madre o del padre sull'altro. Se sono presenti figli e genitori, questi vengono messi uno davanti all'altro, anche se si sono seduti in posti diversi (i figli sempre davanti ad uno dei genitori, se presente). I partecipanti vengono invitati a mettere sotto le sedie gli oggetti che hanno trovato e che rappresentano la loro paura e la loro rabbia. Tutti devono avere in mano il quaderno e la penna che sono stati loro consegnati al momento della registrazione.
Gli assistenti, nel frattempo, hanno preso in mano ognuno uno strumento tipo tamburo, tamburello, maracas, triangoli, bastoncini e tutto quanto possa fare un casino pazzesco. Un aiutante, di solito uno dei preferiti dal maestro, viene incaricato di suonare un grosso tamburo, di quelli che non si possono sollevare e che è appoggiato in un angolo.
In chi fa questo lavoro per la prima volta, la tensione è altissima.
Quando tutti sono seduti e il maestro ha fatto gli spostamenti del caso, comincia a spiegare brevemente che l'esercizio si fa a turno e consiste nel ripetere all'altro la frase che lui indicherà. La frase va ripetuta "in modo che l'altro la senta bene" e a ciclo continuo, cioè senza pause fra la fine e l'inizio. Prima di cominciare, i partecipanti scriveranno la frase sul loro quaderno e lo consegneranno al partner che hanno davanti. Il partner dovrà scrivere le risposte dell'altro sotto la frase, ma senza guardare il quaderno perchè per tutto l'esercizio ci si deve fissare dritti negli occhi. Al suono del gong ci si scambieranno i quaderni e i ruoli.
Il maestro dice che non è permesso picchiare chi si ha davanti e che si devono tenere le mani ben attaccate al sedile della sedia.
Se qualcuno prova solo a fare l'atto di andarsene, viene ripreso e rimesso a sedere con fermezza e convinto a rimanere. Ah, nessuno è costretto a rimanere, davvero, ma non ho visto neanche nessuno che, dopo aver fatto l'atto di andarsene, sia poi riuscito a farlo davvero.

(Lettore, puoi immaginare come ci si può sentire in quella situazione? Amico psicologo, è lecito sottoporre le persone a questo tipo di violenze psicologiche senza prima, come minimo, avvertirle? Avvocato, cosa può denunciare e a chi la persona che si trova in una situazione come questa? Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio? E sulle violenze psicologiche all'interno di questi gruppi di "consapevolezza"?).

A questo punto, il maestro dice qual'è la domanda che i partecipanti devono scrivere sul quaderno: "MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E' "
i partecipanti la scrivono sul quaderno e il maestro li invita a chiudere gli occhi, dicendo che dovranno riaprirli al suono del gong e cominciare subito l'esercizio. Quando hanno gli occhi chiusi, dice di visualizzarsi da bambini: "Tornate al tempo in cui eravate bambini e avevate paura... Mio padre mi ha insegnato che la paura è..."
Non si fa quasi in tempo a sentire la fine della frase che arriva il suono del gong seguito dal rumore più assordante che uno abbia mai sentito nella sua vita. Tutti gli assistenti cominciano a percuotere come forsennati gli strumenti che hanno in mano, i partecipanti cominciano ad urlare a quello davanti la domanda con tutto il fiato che hanno in gola (ricordiamoci che il maestro ha detto di "dirla in modo da farsi sentire chiaramente" da chi si ha davanti.
La scena in cui ci si ritrova non è possibile riuscire a descriverla in tutta la sua carica terrifica. Io stesso mi sono dovuto fermare un attimo perchè ho il cuore che batte forte e sono dovuto andare a farmi un giro per la casa prima di tornare a scrivere. Una bolgia dell'inferno dantesco non potrebbe essere altrettanto orrenda.
Le persone cominciano ad urlare, a contorcersi sulle sedie, ad avere delle vere e proprie esplosioni di terrore. Quando gli assistenti vedono che qualcuno è particolarmente agitato, gli si fanno intorno e suonano, se possibile, ancora più forte gli strumenti intorno a quel poveretto, chi grida la domanda cerca di scarabocchiare sul foglio le risposte di quello davanti ma riesce a fare solo segni incoerenti sul foglio, tutti cominciano a sudare e diventare rossi in viso, tutti gridano, chi urla la domanda, chi risponde con parolacce, chi grida "basta basta", chi "vattene vattene", chi no non, chi "Ah Dio, Dio".... in un frastuono che diventa totale. Dopo poco quasi tutti sono in iperventilazione a forza di urlare senza sosta ma l'esercizio continua, continua, continua. Se qualcuno si alza dalla sedia, lo rimettono la suo posto. Nessuno poteva uscire da lì. Eravamo tutti inchiodati alle sedie, proiettati in una scena che sembrava diventata un'allucinazione.
Ricordo che la mia mente, a quel punto, entrava in una sorta di regno ovattato e cominciavo a vedermi urlare come se fossi fuori dal mio corpo. Il frastuono era tale che le orecchie cominciavano a fischiare e avevo l'impressione di vedere la scena dall'alto.
Il cuore batteva all'impazzata e sentivo una pulsazione fortissima allo stomaco.
Dopo un tempo che mi era sembrato eterno, finalmente il suono del gong creava, di nuovo il silenzio. Silenzio si fa per dire perchè, anche se il frastuono degli strumenti e delle urla era cessato, rimanevano i singhiozzi disperati di quasi tutti i partecipanti. Il caldo, in quell'angusto spazio pieno di anime stravolte era soffocante.
Il maestro diceva di scambiarsi i quaderni e subito dopo il suono del gong decretava l'inizio di un nuovo incubo. Alcune persone fissavano chi urlava loro la domanda come se fossero inebetite, alcune cominciavano di nuovo ad urlare come se le stessero squartando, altre si buttavano a terra o contro le mura del tempio (e venivano recuperate e rimesse a sedere) e di nuovo ricominciava l'inferno e la sensazione di non essere io quello che stava là dentro, di nuovo la mente si staccava dal corpo e il corpo sembrava agisse e urlasse da solo, senza che io potessi esercitare alcun controllo su di lui....
Finalmente, il suono del gong tornava e con esso finiva il frastuono. Ma l'incubo era solo cominciato.
Calcolate che fra un suono di gong e un'altro passano circa 10-15 minuti. Per ogni domanda, circa 20-30 minuti.

Quando le persone si erano un po' calmate, il maestro diceva di scrivere la domanda successiva: MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E'. Bisognava chiudere di nuovo gli occhi e seguire la voce del maestro che diceva: "Ritorno ai tempi in cui ero bambino e avevo paura... Mia madre mi ha insegnato che la paura è..."
Un colpo di gong, e tutto ricominciava, senza sosta.

La terza domanda, sempre seguita da una visualizzazione a tema prima del suono del gong: PER ME LA PAURA E'...

Quarta domanda: QUANDO HO PAURA IO...

Dopo circa 2 ore ininterrotte di questo trattamento, si aveva diritto a circa una ventina di minuti di intervallo per bere o andare ai servizi. Tutti dovevano uscire dal tempio e gli assistenti rimettevano a posto le sedie. Non vi dico in che stato ero io e come stavano gli altri. E io, per fortuna, sono una persona piuttosto equilibrata. Ma, nonostante la mia forza d'animo, posso assicurare che ero molto, molto scosso da quell'esperienza.

Alla fine dell'intervallo, si ritornava dentro al tempio. Il maestro diceva qualche altra cosa sulla paura e sul fatto che così eravamo andati a toccare quello che avevamo rimosso ma che era ancora dentro, evidentemente, se avevamo vissuto quello che avevamo vissuto e che era meglio che fosse fuori, riconoscibile, che non dentro a fare danni senza che lo sapessimo.

"Ora andremo profondamente a toccare la nostra rabbia...." Le sento risuonare ancora nella testa, quelle parole.

Il maestro ci fece riaccomodare sulle sedie. Il partner poteva essere diverso dal precedente. Dopo gli spostamenti di questo e quello, il maestro diceva di scrivere la prossima domanda: PER ME LA RABBIA E'. Il suono del gong arrivava improvviso, questa volta. Non ricordo la visulizzazione. Se pensavo di avere visto tutto, durante l'esercizio precedente, avrei dovuto ricredermi di lì a pochi secondi. Quello che si scatenò con quella domanda non è possibile riprodurlo a parole. La gente urlava, urlava, urlava. Chi si gettava contro l'altro e veniva ripreso e rimesso a sedere a forza e a forza tenuto fermo mentre si divincolava urlando come un ossesso, chi si copriva la testa con le mani rannicchiandosi su se stessa nel terrore più assoluto davanti al partner che urlava "Ti ammazzo, ti in..., puttana, bastardo ecc ecc", Chi si alzava e cercava di fracassare le sedia su chi aveva vicino e veniva preso e trattenuto a forza dagli aiutanti che lo tenevano fermo a terra mentre altri aiutanti si avvicinavano facendo ancora più rumore possibile con gli strumenti per "fargli fare per bene il suo processo". Alcuni, si sbattevano i quaderni in grembo, altri fissavano il vuoto come se fossero improvvisamente inebetiti.....

Lo so che è difficile credere che possano esistere cose come queste e che uno ci si vada a ficcare volontariamente e pagando pure delle cifre piuttosto alte, ma chi ci va per la prima volta non sa, non può neanche lontanamente immaginare a cosa va incontro e, comunque, la maggior parte delle persone esce da lì indottrinata a dovere, pensando di avere avuto "L'onore" di fare chissà quale fondamentale esperienza di consapevolezza mentre invece è stata vittima di pure e semplici violenze psicologiche che hanno come unico scopo quello di manipolare la sua mente a fini meramente economici. Ciò che spinge questi individui ad applicare queste... non saprei come chiamarle... tecniche psicologiche, non è altro che la quantità di soldi che il plagiato gli porta e continuerà a portargli in seguito. Più uno è indottrinato, più tutti i soldi di cui può disporre finiscono nelle tasche del leader che, secondo la vittima "gli ha mostrato la via (o il sentiero sacro)".


La bolgia infernale continuava ancora per ore con le seguenti domande, fatte in quest'ordine:
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
QUANDO SONO ARRABBIATO IO...


Fra una cosa e l'altra, siamo arrivati circa alle 22.30. Si va a mangiare senza quasi il tempo di lavarsi la faccia, poi si torna al tempio per la seduta di indottrinamento.
Il maestro invita a meditare su quale sia il sentimento profondo che emerge quando ci si permette di mostrare la rabbia.

-continua-

Tiresia

martedì 13 aprile 2010

Intensivo,la visione di un ex maestro di Arkeon

Quando parlo di situazioni vissute nei seminari e negli intensivi mi riferisco a tecniche di rebirthing non guidate, regressioni indotte dal Moccia che poi non potevano essere riprese in condivisione ( 80-100) persone, quindi problemi di tempo. Lavoro definito "delle sedie", in un atmosfera surreale, fatto anche con persone evidentemente border-line, qualcuna molto più in la del bordo. Trasgressioni sessuali indotte dal Moccia, con ferite enormi per i compagni/e legittimi.Poi la corte dei miracoli ( i Maestri devoti) che decidevano " i processi" dell'uno o dell'altro. Commercianti, pizzaioli,ragioneri, disoccupati, con il massimo rispetto di queste categorie, che si inerpicavano in analisi terapeutiche sullo specifico soggetto. Se poi arrivava nei seminari una donna piacente, curata magari affermata nel lavoro, tempo un mese veniva matematicamente fatta a pezzi o data in dote allo sfigato di turno, per farle vivere imprecisati processi. I soldi spesi in nero ammontano a circa 100.000
Euro perchè poi ho smesso di contarli.Ho smesso di frequentare tutti gli amici con i quali ero cresciuto, la fortuna è stata che ho amici che non hanno mollato e mi hanno aperto gli occhi. Fare l'elemosina per le strade di Ostuni, farsi seppellire da vivi e scrivere le ultime volontà nei seminari sulla morte. Poi l'enorme business legato alla formazione nelle aziende.Per non parlare delle.........notti degli intensivi, quando il maschile e il femminile si incontrano avendo fatto la pace, un enorme kermesse sessuale nelle stanze, nei campi etc etc. A volte oggi sorrido, ma tanto dolore, paura, angoscia ho dovuto sentire, oltre ad un senso di tradimento enorme. Sono solo pochi dei tanti motivi che mi hanno spinto ad andarmene. Acqua passata, 100.000 andati ma oggi libero!! Spero di averti risposto Paola..
Un abbraccio
ex Maestro

lunedì 25 gennaio 2010

La via della donna

Le donne, secondo il maestro, hanno una parte perversa molto più coriacea e resistente di quella degli uomini. Le donne che non appartengono al cerchio, così come quelle che non “fanno il lavoro” la agiscono costantemente e in modo automatico. Le donne, veniva detto e forse viene detto ancora, riescono ad avere tra loro relazioni prevalentemente perverse, dato che agiscono da uno spazio di attrazione lesbica non dichiarata (omosessualità latente), tranne alcune donne che si trovavano a stretto contatto col maestro e che vengono indicate da lui come esempio alle altre.La funzione più nobile della donna è, nell’opinione del maestro, quella di essere una”terra fertile che deve accogliere il seme del guerriero e farlo riposare nel suo seno”. Per raggiungere questa condizione ottimale, essa deve purificarsi, eliminare i lati perversi che le sono stati trasmessi dalla madre e diventare così una vera Donna, degna compagna del Guerriero.Cosa deve fare la donna per purificarsi? Il primo passo è riconoscere i suoi lati perversi. Questo avviene pubblicamente, durante quella sorta di “confessioni pubbliche” che sono i momenti di condivisione nei seminari e lavori affini. Dopo la condivisione, comincia l’azione di pulizia. Una delle prime cose da fare è chiarire la relazione con la propria madre impedendole di continuare a relazionarsi con loro dal lato perverso. Di volta in volta il maestro chiarisce quali sono i comportamenti che non vanno bene. Se la madre presenta troppe resistenze a capire, allora è meglio interrompere i rapporti, in quanto, rimanendo in contatto con persone che agiscono da quello spazio, è molto facile essere “riportate indietro” sui sentieri della perversione. Chiarita la relazione con la madre, bisogna chiarire quella con le amiche e interrompere i rapporti con eventuali amiche perverse che si avevano prima di cominciare il lavoro se no sono disposte a cambiare. Le donne devono mantenere sempre all’erta la loro attenzione per capire se, nelle relazioni con le altre donne, si attivano meccanismi riconducibili alla spinta dell’omosessualità latente. Sotto questo profilo, esse trovano un valido aiuto sia nei compagni, che vigilano sulle loro relazioni, alcuni anche in modo molto zelante, che nel maestro, sempre pronto ad offrire il suo contributo per individuare ciò che non va. Forse potrebbe non sembrare, dalla breve descrizione che faccio, ma questo, già di per sé, favorisce il nascere di tensioni piuttosto forti nei confronti delle altre donne, anche di quelle del gruppo. Ad alimentare la tensione contribuiscono tutta una serie di pressioni volte ad uniformare il comportamento delle donne all’idea che il maestro ha di “donna che ha fatto il passaggio”. Di questo Passaggio parlerò in modo più esteso tra breve.Mi ricordo che alcuni anni fa venne introdotto uno strano rituale cui venivano sottoposte le donne più resistenti a spogliarsi dei loro lati perversi. Lo chiamerò “rituale dello scatolone degli orrori”.Negli anni, il maestro aveva raccolto vari oggetti che alcune donne avevano portato ai seminari e che rappresentavano per loro gli agganci ai lati perversi delle loro madri. La maggior parte di quegli oggetti erano stati donati loro dalle proprie madri. Lo scatolone conteneva di tutto: da completini sexy, a bambolotti dal volto inquietante, a biberon dalla forma fallica e altre amenità del genere. Durante il seminario vi era il momento della consegna dello scatolone degli orrori. Solennemente, la donna che lo aveva tenuto (di solito per un mesetto durante il quale doveva mettersi i completini sexy davanti allo specchio e tenere in mano i vari oggetti, meglio che ci dormisse anche in mezzo, veniva detto dal maestro, per meglio entrare nella dimensione perversa che essi rappresentavano) lo consegnava ad un’altra donna che “aveva bisogno di starci dentro” per “aiutarla” in questo modo a capire e abbandonare i suoi lati perversi. Era uno spettacolo che stringeva il cuore osservare come quella che lo consegnava stava impettita e quasi pietrificata nell’espressione e quella che riceveva non sapeva come fare a trattenere le lacrime. Perché ricevere lo scatolone era come essere additata come la donna più perversa del gruppo, quella che stava attaccata alla sua “perversione” con le unghie e coi denti. Non era una bella figura da fare nel gruppo e non lo era neppure per il suo eventuale compagno che, velatamente, veniva considerato uno che non riusciva a tenere la mogie sulla retta via. Chi doveva consegnare lo scatolone, prima di consegnarlo si consultava col maestro su chi fosse più opportuno che lo ricevesse e lui era sempre pronto a dare l’indicazione giusta circa la destinataria.Attualmente, questo rituale non è più in uso nei seminari del grande maestro, non so se lo è ancora nei seminari degli altri maestri.La figura del compagno è determinante per l’evoluzione di una donna. Infatti, quelli/e che nel gruppo non sono accoppiati/e non possono trovarsi completamente a loro agio in un gruppo che presenta la famiglia come valore massimo e primo traguardo cui aspirare. E fin qui niente di male.Il problema è che è molto difficile riuscire ad avere una famiglia o una relazione con una persona al difuori del gruppo, con una persona che “non si fa il lavoro”. O la famiglia è tutta arkeoniana, o i bastoni fra le ruote sono tanti. Mi sembra che anche su questo forum vi siano diverse testimonianze al riguardo. Quasi superfluo dire che il maestro si prodiga per trovare a tutti una sistemazione, indicando questa o quell’altro come potenziali compagni/e a chi non ne ha, spesso interferendo anche in modo incisivo nelle relazioni fra le persone. Se qualcuno si domandasse a che scopo, suggerirei di considerare quanto sia difficile riuscire a non cambiare sotto la spinta di condizionamenti che non vengono solo dai seminari ma anche dal proprio partner, nella vita di tutti i giorni. Per non soccombere sotto tali pressioni psicologiche, o si cambia, o si molla. E se molli non c’è problema. Nel gruppo spesso c’è chi farà felicemente le tue veci come “uomo” o “donna della vita” al fianco della tua ex compagna/o.Tornando al discorso della donna, dicevo che la relazione col compagno è determinante per capire se una si è liberata o no dai perversi condizionamenti della madre. Di pari passo col pulire le relazioni con le donne, bisogna pulire la relazione col compagno da tutte le eventuali perversioni. Per far questo, viene richiesta la totale sottomissione della donna all’uomo. Ma più che sottomissione bisogna parlare di “obbedienza” perché, dice il maestro, se una è sottomessa non vi è vero affidamento in quanto nella sottomissione c’è una parte di rabbia, mentre nell’obbedienza c’è l’affidamento totale (stesso discorso dell’affidamento al maestro). E qui tocchiamo un punto spinoso per le signore. Per anni questa obbedienza ha significato stare zitte, non ribattere anche se il compagno diceva delle cavolate. Se il compagno aveva ancora un processo per cui “non riusciva ad uscire nel modo” da vincente, come un vero guerriero degno di questo appellativo doveva fare, la donna doveva tirarsi indietro per favorirne l’espressione nel mondo. Per molte donne questo ha significato lasciare il lavoro (non andava bene che una donna guadagnasse più del suo compagno, se questo succedeva con buona probabilità era responsabilità della donna che gli impediva di prendere il posto che gli competeva a capo della famiglia). Ma se questo poteva non avere serie ripercussioni sul menage famigliare dei benestanti e/o ricchi, certamente lo aveva sulle famiglie di chi, per arrivare alla fine del mese, doveva contare su 2 stipendi. E mi piacerebbe sapere come la pensa chi, per seguire queste splendide teorie, ha visto il suo tenore di vita abbassarsi drasticamente. In seguito, dato che se non ci sono soldi per vivere non ce ne sono neppure per fare i seminari, anche le donne hanno potuto ricominciare a lavorare senza per questo sentirsi in difetto. Nel frattempo, però, molte hanno visto le loro belle carriere rovinate da queste credenze. Contenti loro….

Tiresia

- continua -

sabato 6 giugno 2009

Arkeon - persone abbandonate

Ciao a tutti qualche giorno fa ho letto un messaggio di Simbolico dove parlava del suo maestro, che quando è stato male è stato abbandonato. La cosa mi ha piuttosto colpita, forse perché l'ho visto succedere parecchie volte, e anche perchè mi sembra un comportamento veramente insopportabile.
La teoria che c'è dietro al comportamento è la solita: "sei malato perché vuoi fare la vittima e io ti lascio solo così ti do la possibilità di guarire"
Il comportamento mi sembra lontanissimo da qualsiasi valore, cattolico o laico che sia.
Tante persone sono morte sole a causa di questa teoria, genitori di persone che frequentavano, studenti e anche maestri. Quando penso a queste persone mi prende un groppo in gola.
Per alcune di queste persone sono anche state inventate teorie deliranti.
Qualcuno si ricorda di quando vito raccontava che due maestri lo volevano uccidere per prendere il suo posto? (nel frattempo uno era morto e l'altra aveva dovuto chiedergli scusa pubblicamente)
Oppure quando raccontava che un maestro era morto perché non aveva pagato il master? e che quando la moglie era andata da lui per pagarlo, lui (vito) non aveva accettato perché non era un killer?
Qualcuno se ne ricorda altri?

un abbraccio a tutti
Michela


Questo è un argomento interessante, cara Michela. Riportato in tutte le salse e non solo da Vito.
Quanti qui, seguiti da altri maestri si sono trovati a vivere situazioni analoghe?

Un'altra riflessione mi viene spontanea leggendo quanto negli ultimi giorni si scrive nei vari meandri della rete.
C'è chi ha scritto dell''uso di un bastone per calmare i bollenti spiriti di una giovane donna.
C'è chi parla di cazziatoni meritati da parte di Vito.
E molto altro ancora.
Strano che l'Italia insorge se un insegnante scolastico alza la voce con i propri figli e subito parla di abuso di mezzi di correzione, cosa che mette il malcapitato in una situazione di simil linciaggio da parte dell'opinione pubblica, mentre qui si lasciano passare come normali e utili tali modalità.
Ma il mondo che colori ha?

aquilablu


Capisco che questo argomento interesserà solo i maestri, ma desidero comunque scrivere quanto segue:

Per quanto riguarda gli aneddoti sui master pagati, non pagati, che hanno portato alla morte o alla rovina, chiunque abbia partecipato, per la modica di cifra di 800 euro per due giorni, come osservatore all'iniziazione di maestri da parte di vito (i neo maestri pagavano 12000, ma i maestri che partecipavano ripetendo il "master training" pagavano € 800!!), ne ha sentiti a decine.

Su sé stesso vito raccontava sempre (io l'ho seguito nei due giorni per due volte) che dopo avere preso il suo master, pagato 20.000.000 di lire a Phyllis Furumoto, aveva la sensazione di avere pagato poco. Dopo alcuni giorni pare gli abbiano svaligiato la casa, trafugando opere d'arte del valore di molti milioni, e così lui si è sentito soddisfatto perché sentiva di avere pagato "all'universo" la cifra dovuta.

Un altro pare abbia preso il master facendosi dare 2.000.000 da nove persone più i suoi 2, e poi ha iniziato lui gli altri nove, riducendo il costo al 10%, ma vito diceva che così anche l'energia di quei dieci maestri era il 10% di quella di un maestro iniziato per 20.000.000.

Fatto sta che da allora vito non ha più detto come si iniziano i maestri se non a chi, allineato e presente nel "lavoro" iniziava maestri che poi sarebbero entrati nel sentiero sacro, avrebbero "pagato il pizzo" a lui frequentando tutti i seminari e gli intensivi, premaster e master training previsti "dal protocollo di vito carlo moccia" (vedi i post di Tiresia sull'argomento), arrivando addirittura a dire "potrete iniziare maestri solo quando capirete da soli come si fa".

A parte che io l'ho capito durante la mia iniziazione a maestro, perchè è ovvio come si fa, basta riflettere su come si fa l'iniziazione di secondo livello e ricordarsi come è avvenuta la propria (parlo ai maestri).

Comunque anche questo è un modo per non lasciare mai libere le persone: "se vorrai iniziare un maestro, dovrai tornare da me..." e questo vincolo è ingiusto, non credo che Phyllis l'abbia fatto con lui, ha stabilito come "Grand Master" del Usui System of Natural Healing" che TUTTI i maestri di reiki potevano iniziare altri maestri, per incentivare la diffusione di reiki nel mondo, non per ingrandire la sua corte...

Io pensavo che una volta spesi quei dannati venti milioni sarei stato libero, e invece è iniziata davvero la prigionia, mentale, economica, materiale, di vita.

Ecco un altro punto su cui ho riflettuto di quando in quando dopo la mia iniziazione al master, giudicandomi e venendo giudicato "perverso", "satanico", "troppo razionale", ecc.

Qualcun altro ha esperienze simili?
Carlo


Sono stato iniziato prorio da quel Maestro che poi è morto e conoscevo bene la moglie che era venuta a portare i soldi a Vito. Ero presente a quel seminario, non ricordo la località, ma la cosa che mi ha più infastidito non era l'atteggiamento di Vito che non ha preso i soldi (si poteva risparmiare di dirlo e di parlare di killer e puttanate simili nel cerchio). La cosa che mi ha dato fastidio erano i commenti compiacenti del " cerchio degli intimi" che non sapevano nemmeno di cosa si parlasse e sparacchiavano giudizi ad minchiam.
Io ho attraversato e condiviso il dolore di quel Mestro e di quanto soffrisse a sentirsi solo, in conflitto con Vito al quale voleva bene, alla ricerca di una solidarietà che non arrivava. Circa un mese prima che morisse mi ha chiamato mentre lavorava, per parlarmi del suo rapporto con Vito e gli altri maestri. Io capivo solo la sofferenza perchè non conoscevo i fatti, mi arrivava un profondo senso di stanchezza e di illusioni crollate. Per anni poi ho dubitato di quello che mi aveva detto essendo assolutamente dentro Arkeon, addirittura la sera del mio master ho dovuto fare una " cerimonia" di abbandono nei suoi confronti. Oggi le cose che mi diceva hanno una verità, il delirio di onnipotenza di pochi ha travolto tutto, chi è allineato bene, chi è critico è abbandonato, ancor peggio querelato. Che tristezza.
Io oggi voglio chiedere scusa, non di certo a Vito, ma lui da lassù comprenderà il senso delle mie parole.

Simbolico

martedì 2 giugno 2009

Il gergo



Leggendo email che ricevo da coloro che hanno cnsciuto Arkeon, ma anche dai post qui inseriti, ho notato che esistono delle frasi o comunque una terminologia specifica che ha un preciso significato. Qualcuno vuole aiutarmi a decifrare i significati di alcuni termini, anche al fine di farli comprendere ai tanti parenti ed amici di aderenti a tale gruppo, che spesso raccontano di non riuscire a comprendre il linguaggio del proprio caro?
Lorita


Torno ora da un bel viaggio e vorrei fare i complimenti agli ultimi post che ho letto, danno molti spunti di riflessione.

Allora, vediamo un pò...sinceramente devo far mente locale perchè è un gergo che evito da tempo..Dopo la mia fuoriuscita per diverso tempo mi son stupita ogni volta che usavo la parola "processo" o "percorso" magari riferito ad un viaggio...

Aug ! Ok, approvo, sono d’accordo

Lavoro Ogni argomento approfondito dalla singola persona è un “lavoro” da affrontare”

Non è mai finita Frase ricorrente per dire che il percorso d’introspezione non finisce mai (soprattutto per i maestri che guadagnano sugli studenti)

Non c’è giudizio nelle mie parole.. Mai frase è stata così utilizzata per dar contro a persone che non la pensavano secondo il credo di Atkeon. Prima si dice : non c’è giudizio..e poi giù con le parole !!

Percorso o Cammino E’ un percorso il lavoro, il cammino idem

Lavoro Ogni argomento approfondito dalla singola persona è un “lavoro” da affrontare”

Percorso di crescita personale e di consapevolezza Frase usata di frequente per cercare di spiegare a chi ci chiedeva cos’era reiki o arkeon

Percorso di guarigione per se e per gli altri Idem

Percorso di crescita personale il lavoro su se stessi

Andare nel mondo Sperimentare ciò che si è imparato nei seminari al di fuori del cerchio, oppure eseguire un lavoro specifico di condivisione all’interno di un seminario.

La donna della mia vita . La madre oppure dopo la “pulizia” attraverso i lavori dei seminari ed il percorso di crescita : la fidanzata o la moglie

L’uomo della mia vita . Il padre ( ma solo per le donne) o il pedofilo (sostengono spessissimo che le donne ne abbiano avuto uno nell’infanzia; al punto che diverse se lo inventano o credono di averlo avuto. A volte dopo anni vanno a chiedere scusa ai famigliari che avevano creduto pedofili. E’ successo!!Dopo la “pulizia” attraverso i lavori dei seminari ed il percorso di crescita (?) : il fidanzato o il marito)

Fare pulizia Far chiarezza

Recidere i rami secchi ( tagliare i ponti col passato, con gli amici ritenuti sanguisughe o approfittatori, con i famigliari, ma sostanzialmente con persone che non comprendono i lavori)

Lasciar Andare Abbandonare un modo di fare, di essere, non avere più alcuni atteggiamenti

Cerchio Disporsi a cerchio nei seminari o intensivi dà la possibilità di sentirsi tutti uguali, il maestro non è in cattedra, ma sul loro stesso piano (figurativo!) Tecnica inventata da decenni in america dai codipendenti anonimi, così come tante altre tecniche da loro usate. Ho trovato alcune tecniche da loro usate in libri che ho letto e in film che ho visto..un mix di tecniche e di riti veramente inquietanti

Condivisione Ti esprimo il mio pensiero, ti voglio dire che (ti devo condividere)

Cerchio di condivisione Quando le persone disposte a cerchio parlano a turno a tutti o si dispongono uno di fronte all’altro, occhi negli occhi per dirsi qualcosa, oppure ancora quando qualcuno si dispone al centro del cerchio e parla agli altri

Processo Atteggiamento che disapprova i dettami dei maestri, dei partecipanti. Tu sei in processo con me significa : Visto che rifuggi il mio credo non puoi che essere in processo, quando lo scioglierai sarai guarito ed inizierai con un nuovo lavoro! Tutti i fuoriusciti sono in processo con il maestro, con il “lavoro su di se” ecc. Non capiscono che finalmente chi è uscito è libero da “ processi” creati ad ok per farti star male e per tenerti legata a loro!!
Ovviamente, per loro, tutti noi fuoriusciti siamo in Processo!!!!

Risentimento la formula diceva : “Io risento con te perché…..” un modo per esprimere il proprio disappunto su qualsiasi cosa su cui non si è d’accordo

Perverso/a Anche perverso significava un atteggiamento sbagliato e morboso. Dando molta più attenzione alle coppie, ultimamente le perverse erano le donne single che non bisognava lasciare da sole con i propri mariti o figli perché li avrebbero traviati da una famiglia sana!! Spesso capitava che la moglie chiedesse al marito se poteva dare in braccio il proprio bambino ad una zia che solo per il fatto che era sola era perversa!!

Sottomissione mogli sottomesse ai mariti che recitavano la frase : "mio signore padrone sono la tua schiava, fai di me quello che vuoi.."

Bolla Essere in bolla, ovvero non vedere, perché la mente è offuscata o annebbiata da pensieri fuorvianti. Appunto… loro sono in bolla, non i fuoriusciti.

Incantesimo Non un abbracadabra.. ma Sciogliere l’incantesimo o svelare l’incantesimo significava svelare i condizionamenti impartiti dai genitori che non ci permettevano di crescere..

GRAZIE Bisognava dire solo grazie quando qualcuno dava un suggerimento uno spunto di riflessione. E bisognava dire solo grazie anche quando qualcuno ci esprimeva il proprio risentimento per qualcosa. Il non rispondere in modo immediato ed automatico dava la possibilità di far sedimentare quelle parole dentro di noi. Se quanto stato detto aveva colpito nel segno… il grazie era introspettivo, altrimenti faceva scivolare quelle parole.

Far scivolare Quanto mi hai detto non mi appartiene e non mi ha minimamente scosso

E solo una tua proiezione E’ il modo per descrivere che quanto ti è stato appena detto non lo senti tuo, non ti senti in processo e ti scivola addosso.

Seminari Di primo o secondo livello, ovvero una due giorni ad eseguire cerchi, condivisioni, regressioni ipnotiche ecc. I nuovi subivano le 4 iniziazioni ed al secondo livello venivano insegnati i simboli per fare i trattameti a se stessi o agli altri a distanza....

Intensivi o residenziali Cinque giorni presso una struttura ricettiva per fare lavori deliranti in continuazione (no limits ed altri ..)

Intensivo o residenziale sulla morte Immagino sia un lavoro inquietante a cui non ho mai partecipato e di cui non posso raccontare. Mi avevano detto che che costa € 1.100. A proposito: qualcuno lo può raccontare? E' così bella la vita, perchè rinchiudersi in un posto per diversi giorni a parlare della morte?

Intensivo o residenziale sul denaro Conosco chi l’ha frequentato.. semplicemente un lavoro folle !!Gente obbligata a chiedere l’elemosina per strada o in un “lavoro – giochino” ha seppellito i propri soldi (oltre alla quota elargita per tre/cinque giorni in una struttura ricettiva). C’è chi ha seppellito 800 € e si è trovato con 50. Il commento? Non muovi l’energia giusta per diventare ricco!!!

Sacro Tutto era sacro…, soprattutto il “lavoro arkeoniano”

Fuoco sacro Il falò acceso l’ultimo giorno d’intensivo dove venivano bruciati ricordi materiali della vecchia vita (qualcuno ha bruciato addirittura un pianoforte!!!)

Premaster Un lavoro di 3 giorni presso una struttura ricettiva per far un lavoro sugli antenati e per impegnarsi a prendere il master entro un determinato periodo (tutti mettevano una firma su un quaderno del maestro e taluni scrivevano una data entro la quale avrebbero chiesto di prendere il terzo livello)

Master o terzo livello o insegnante di arkido. Un’iniziazione del metodo reiki usui terzo livello, pagato al maestro (spesso in nero )12.000 € circa !!!

Master trainig Corsi per maestri 800 € circa

Arkido, Insegnanti di arkido, ovvero persone che sono state iniziate al terzo livello

Arkeon Si arriva ad esser maestro di arkeon solo dopo aver svolto attivamente seminari di arkido e superato alcuni passaggi naturalmente (manco a dirlo..) costosi.!!!!!
Terrificante quanti soldi ti spillano negli anni...e se uno non ne ha a sufficienza?

Tritri