Visualizzazione post con etichetta arkeoniana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arkeoniana. Mostra tutti i post

giovedì 4 marzo 2010

Dell’omosessualità e della paura del femminile in Arkeon

La paura del femminile

Prendiamo in considerazione l’ interpretazione, presentata dal maestro, dell’universo femminile, così come si esprime nelle figure della Madre, della Compagna e della Sorella.
Alla base di tutte le problematiche che un individuo può incontrare nella vita, vi è senz’altro la negativa influenza del lato perverso della Madre (fino a poco tempo fa dominante nelle varie madri – attualmente ho sentito dire che si dà un po’ più di spazio anche all’aspetto positivo di questa bistrattata figura, ma non potrei dire molto altro in proposito perché quando io sono uscito dal gruppo questo aspetto non veniva considerato e la povera genitrice rimaneva sostanzialmente perversa) che, attraverso bieche manipolazioni, sensi di colpa, trasmissioni inconsce di dolore cosmico, riversamento sui figli di energia erotica inappagata, separazione dei figli dall’energia sacra del padre e altre amenità, contribuiva a creare blocchi, rovinare relazioni, immobilizzare i figli (maschi e femmine) sia dal punto di vista affettivo che lavorativo, togliere loro ogni possibilità di essere liberi e belli, una specie di “forfora dell’anima” – mi si permetta la battuta – o di “cancro dello spirito” che doveva essere necessariamente asportato per poter essere felici e realizzati.
I metodi per difendersi dalla nefasta influenza della Madre Perversa sono sostanzialmente due:
1) farle un bello “shampoo arkeoniano” – ovvero riuscire a portarla ad un seminario dove il maestro non avrebbe perso occasione di dimostrare pubblicamente la sua perversione sottolineando i suoi comportamenti devianti. Ci sono madri che si sono sentite dire che i regali fatti alle figlie – vestiti, completi intimi, anelli o collane, fiori donati con affetto ma al momento sbagliato, tipo per san Valentino “oibò, san Valentino è la festa degli innamorati, se tua madre regala un fiore a te, figlia, in questo giorno, sottolinea la sua tensione erotica/omosessualità latente nei tuoi confronti”, “se tua madre, figlio, non ha l’accortezza di chiudersi a doppia mandata in bagno quando si fa la doccia e tu le vedi una tetta o peggio, sta cercando di sedurti sessualmente” ecc.
Altre signore sono state pubblicamente additate come esseri perversi che non hanno esitato ad allontanare i figli/e dai rispettivi padri per consegnarli al pedofilo, altre si son sentite rinfacciare di aver trasmesso una pesantissima “eredità di dolore” alla prole col duplice scopo di controllarla legandola a sé ecc., Il tutto senza minimamente conoscere la storia e il vissuto di queste persone, di questi esseri umani – perché, non dimentichiamolo ! di esseri umani si tratta – che la maggior parte delle volte uscivano dai seminari in lacrime e con la sensazione di aver realmente danneggiato gli esseri che una madre ama di più al mondo: i suoi figli.
Già. Ed è anche molto facile far credere a una madre di non essere stata una buona madre. Perché la maggior parte delle madri, se mai vi fosse qualcuno che non se ne sia accorto (e non vi è certo bisogno di avere una laurea in psicologia per accorgersene, basta un minimo di sensibilità e di amore) è molto vulnerabile su questo punto. C’è un angolino della mente delle madri in cui esse si sentono inadeguate, credono di non aver fatto abbastanza, pensano che avrebbero dovuto dare di più, anche se hanno consacrato l’intera loro vita ai figli riscaldandola come potevano con il loro amore. E qui penso che molte madri concordino con me, io questo amore materno l’ho visto nella mia compagna, l’ho visto in mia madre e nella sua, per quanto possano a volte aver sbagliato come tutti noi facciamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva un grande uomo, parole che andrebbero ricordate un po’ più spesso in quei seminari, o meglio, più che ricordate, messe in atto.
A quanti mea culpa di madri ho assistito, madri che si colpevolizzavano per cose assurde, madri che facevano di tutto per dimostrarsi degne dell’amore dei figli anche attraverso pubbliche umiliazioni e condivisioni di piccoli fatterelli che venivano additati come grandi colpe.
Ho sentito madri raccontare che, su consiglio del maestro, avevano condiviso al figlio di aver fatto un sogno erotico su di lui e per questo il figlio non le ha più volute vedere (ma andiamo, un sogno si può interpretare in mille modi, già Freud diceva che il sogno non è mai quel che sembra, o sbaglio? Qualche forista psicologo potrebbe spiegarci forse un po’ meglio che i sogni non vanno presi alla lettera). Ho visto madri, che erano state convinte a “confessare” la loro presunta “attrazione erotica” nei confronti dei figli, ottenere come bel risultato il provocare uno shock nei ragazzi/e con conseguente allontanamento degli stessi.
Ci vogliamo pensare agli effetti di queste scempiaggini sulla psiche di un adolescente o di un giovane? E poi, che succedeva in quelle famiglie? Che ognuno si doveva “fare il suo processo”, così, da sé o in un seminario, se decideva di continuare a seguirli. Se no cavoli suoi. E poi sento affermare che in questo gruppo non si fa psicoterapia. No, si affondano solo le mani a vanvera nella psiche della gente e poi la si lascia lì a “guardarsi il suo processo” e se poi succede qualcosa di brutto… beh, sempre cavoli suoi.
Pensate che questi pubblici mea culpa servissero a risolvere le situazioni? Ebbene, pensate male perché comunque la madre in questione veniva messa sotto osservazione, soprattutto dalla prole arkeoniana, che non perdeva occasione ad individuare in ogni comportamento, parola, gesto o suono una ricaduta nel “lato perverso”.
Solo le madri “allineate col lavoro” erano sacre. Le altre….. lascio a voi immaginare cosa fossero.
Per concludere questo primo punto, lo shampoo arkeoniano si poteva fare anche extra seminario. In questo caso era lecito andare dalla madre e dirle di tutto e di più, come testimoniano su questo stesso forum diversi genitori che hanno trovato il coraggio di scriverne.
2) Una soluzione più drastica, messa in atto quando ci si trovava davanti a madri più resistenti o coriacee, era quella del taglio netto della relazione. La prole arkeoniano semplicemente si rifiutava di vederle, parlare con loro o farle entrare in casa. Un po’ come succede con fuoriusciti e oppositori.
Ma se “tagli” il problema, non è detto che smetta di esistere, perché, secondo una delle ultime teorie del maestro che stavano entrando in voga, è quella che bisogna “far pace” con la “parte sacra della madre”. Allora, in caso di bisogno, il maestro pescava nel cerchio una bella “madre saggia” pronta all’uso la quale, nei momenti di picco emotivo, veniva messa di fronte all’orfano/a arkeoniano e gli diceva tante belle parole di conforto e benedizione (rigorosamente suggerite dal maestro) “Ti riconosco come donna”, “Ti do la mia benedizione”, “Adesso puoi essere una donna libera” ecc.
Potremmo chiederci, poi, che fine facessero queste “madri sagge” alla chiusura del seminario. Lo volete sapere? Scomparse nel nulla. E la ferita psichica derivante dal taglio netto dei rapporti con la genitrice guariva magicamente? Perché non leggiamo le parole di Bert Hellinger, (che viene citato anche sul sito ufficiale del gruppo):

http://www.psicologiaitinerante.it/27_Costellazioni_familiari_Bert_Hellinger/ 27_2_Costellazioni_Familiari_articoli.htm :

(…) Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino (…)

(…) E chi è un buon terapista? Un buon terapista onora i genitori dei suoi clienti egli non permetterà a nessuno di accusarne i genitori. Perché non appena qualcuno accusa i suoi genitori interrompe la continuità del fluire della vita. Questa semplice verità è per molti davvero nuova puoi renderti conto che in molte psicoterapie alcuni psicoterapisti si alleano con il cliente contro i suoi genitori. Ma nessuno può essere in pace con se stesso o con se stessa ammenochè non sia in pace con i suoi genitori.
Quando incontrate persone depresse, rilevate sempre che essi hanno rifiutato uno dei loro genitori. La depressione è curata quando essi sono aiutati a riconciliarsi con i loro genitori.

http://www.costellazionifamiliari.it/cosasono.html#ViolazioniOrdineAmore :

(…) Nel sistema familiare vige un senso dell'ordine e dell'equilibrio, la coscienza del clan, per cui ogni torto fatto ad un predecessore deve essere compensato da un successore. Questa coscienza si fa carico delle persone escluse e dimenticate dalla nostra anima e non si arrende fino a che non viene ridato, all'escluso, un posto e la dignità nel nostro cuore.

Quindi, finchè una persona è esclusa o dimenticata, nel sistema agisce una pressione affinché un successore in qualche maniera ne difenda i diritti, identificandosi con lui, a volte imitandone il destino negativo come una malattia o la morte precoce.(…)


Tiresia
- continua

lunedì 25 gennaio 2010

La via della donna

Le donne, secondo il maestro, hanno una parte perversa molto più coriacea e resistente di quella degli uomini. Le donne che non appartengono al cerchio, così come quelle che non “fanno il lavoro” la agiscono costantemente e in modo automatico. Le donne, veniva detto e forse viene detto ancora, riescono ad avere tra loro relazioni prevalentemente perverse, dato che agiscono da uno spazio di attrazione lesbica non dichiarata (omosessualità latente), tranne alcune donne che si trovavano a stretto contatto col maestro e che vengono indicate da lui come esempio alle altre.La funzione più nobile della donna è, nell’opinione del maestro, quella di essere una”terra fertile che deve accogliere il seme del guerriero e farlo riposare nel suo seno”. Per raggiungere questa condizione ottimale, essa deve purificarsi, eliminare i lati perversi che le sono stati trasmessi dalla madre e diventare così una vera Donna, degna compagna del Guerriero.Cosa deve fare la donna per purificarsi? Il primo passo è riconoscere i suoi lati perversi. Questo avviene pubblicamente, durante quella sorta di “confessioni pubbliche” che sono i momenti di condivisione nei seminari e lavori affini. Dopo la condivisione, comincia l’azione di pulizia. Una delle prime cose da fare è chiarire la relazione con la propria madre impedendole di continuare a relazionarsi con loro dal lato perverso. Di volta in volta il maestro chiarisce quali sono i comportamenti che non vanno bene. Se la madre presenta troppe resistenze a capire, allora è meglio interrompere i rapporti, in quanto, rimanendo in contatto con persone che agiscono da quello spazio, è molto facile essere “riportate indietro” sui sentieri della perversione. Chiarita la relazione con la madre, bisogna chiarire quella con le amiche e interrompere i rapporti con eventuali amiche perverse che si avevano prima di cominciare il lavoro se no sono disposte a cambiare. Le donne devono mantenere sempre all’erta la loro attenzione per capire se, nelle relazioni con le altre donne, si attivano meccanismi riconducibili alla spinta dell’omosessualità latente. Sotto questo profilo, esse trovano un valido aiuto sia nei compagni, che vigilano sulle loro relazioni, alcuni anche in modo molto zelante, che nel maestro, sempre pronto ad offrire il suo contributo per individuare ciò che non va. Forse potrebbe non sembrare, dalla breve descrizione che faccio, ma questo, già di per sé, favorisce il nascere di tensioni piuttosto forti nei confronti delle altre donne, anche di quelle del gruppo. Ad alimentare la tensione contribuiscono tutta una serie di pressioni volte ad uniformare il comportamento delle donne all’idea che il maestro ha di “donna che ha fatto il passaggio”. Di questo Passaggio parlerò in modo più esteso tra breve.Mi ricordo che alcuni anni fa venne introdotto uno strano rituale cui venivano sottoposte le donne più resistenti a spogliarsi dei loro lati perversi. Lo chiamerò “rituale dello scatolone degli orrori”.Negli anni, il maestro aveva raccolto vari oggetti che alcune donne avevano portato ai seminari e che rappresentavano per loro gli agganci ai lati perversi delle loro madri. La maggior parte di quegli oggetti erano stati donati loro dalle proprie madri. Lo scatolone conteneva di tutto: da completini sexy, a bambolotti dal volto inquietante, a biberon dalla forma fallica e altre amenità del genere. Durante il seminario vi era il momento della consegna dello scatolone degli orrori. Solennemente, la donna che lo aveva tenuto (di solito per un mesetto durante il quale doveva mettersi i completini sexy davanti allo specchio e tenere in mano i vari oggetti, meglio che ci dormisse anche in mezzo, veniva detto dal maestro, per meglio entrare nella dimensione perversa che essi rappresentavano) lo consegnava ad un’altra donna che “aveva bisogno di starci dentro” per “aiutarla” in questo modo a capire e abbandonare i suoi lati perversi. Era uno spettacolo che stringeva il cuore osservare come quella che lo consegnava stava impettita e quasi pietrificata nell’espressione e quella che riceveva non sapeva come fare a trattenere le lacrime. Perché ricevere lo scatolone era come essere additata come la donna più perversa del gruppo, quella che stava attaccata alla sua “perversione” con le unghie e coi denti. Non era una bella figura da fare nel gruppo e non lo era neppure per il suo eventuale compagno che, velatamente, veniva considerato uno che non riusciva a tenere la mogie sulla retta via. Chi doveva consegnare lo scatolone, prima di consegnarlo si consultava col maestro su chi fosse più opportuno che lo ricevesse e lui era sempre pronto a dare l’indicazione giusta circa la destinataria.Attualmente, questo rituale non è più in uso nei seminari del grande maestro, non so se lo è ancora nei seminari degli altri maestri.La figura del compagno è determinante per l’evoluzione di una donna. Infatti, quelli/e che nel gruppo non sono accoppiati/e non possono trovarsi completamente a loro agio in un gruppo che presenta la famiglia come valore massimo e primo traguardo cui aspirare. E fin qui niente di male.Il problema è che è molto difficile riuscire ad avere una famiglia o una relazione con una persona al difuori del gruppo, con una persona che “non si fa il lavoro”. O la famiglia è tutta arkeoniana, o i bastoni fra le ruote sono tanti. Mi sembra che anche su questo forum vi siano diverse testimonianze al riguardo. Quasi superfluo dire che il maestro si prodiga per trovare a tutti una sistemazione, indicando questa o quell’altro come potenziali compagni/e a chi non ne ha, spesso interferendo anche in modo incisivo nelle relazioni fra le persone. Se qualcuno si domandasse a che scopo, suggerirei di considerare quanto sia difficile riuscire a non cambiare sotto la spinta di condizionamenti che non vengono solo dai seminari ma anche dal proprio partner, nella vita di tutti i giorni. Per non soccombere sotto tali pressioni psicologiche, o si cambia, o si molla. E se molli non c’è problema. Nel gruppo spesso c’è chi farà felicemente le tue veci come “uomo” o “donna della vita” al fianco della tua ex compagna/o.Tornando al discorso della donna, dicevo che la relazione col compagno è determinante per capire se una si è liberata o no dai perversi condizionamenti della madre. Di pari passo col pulire le relazioni con le donne, bisogna pulire la relazione col compagno da tutte le eventuali perversioni. Per far questo, viene richiesta la totale sottomissione della donna all’uomo. Ma più che sottomissione bisogna parlare di “obbedienza” perché, dice il maestro, se una è sottomessa non vi è vero affidamento in quanto nella sottomissione c’è una parte di rabbia, mentre nell’obbedienza c’è l’affidamento totale (stesso discorso dell’affidamento al maestro). E qui tocchiamo un punto spinoso per le signore. Per anni questa obbedienza ha significato stare zitte, non ribattere anche se il compagno diceva delle cavolate. Se il compagno aveva ancora un processo per cui “non riusciva ad uscire nel modo” da vincente, come un vero guerriero degno di questo appellativo doveva fare, la donna doveva tirarsi indietro per favorirne l’espressione nel mondo. Per molte donne questo ha significato lasciare il lavoro (non andava bene che una donna guadagnasse più del suo compagno, se questo succedeva con buona probabilità era responsabilità della donna che gli impediva di prendere il posto che gli competeva a capo della famiglia). Ma se questo poteva non avere serie ripercussioni sul menage famigliare dei benestanti e/o ricchi, certamente lo aveva sulle famiglie di chi, per arrivare alla fine del mese, doveva contare su 2 stipendi. E mi piacerebbe sapere come la pensa chi, per seguire queste splendide teorie, ha visto il suo tenore di vita abbassarsi drasticamente. In seguito, dato che se non ci sono soldi per vivere non ce ne sono neppure per fare i seminari, anche le donne hanno potuto ricominciare a lavorare senza per questo sentirsi in difetto. Nel frattempo, però, molte hanno visto le loro belle carriere rovinate da queste credenze. Contenti loro….

Tiresia

- continua -

martedì 28 luglio 2009

Ho imparato che

Ho imparato moltissimo: su richiesta esplicita dello stesso Vito mi stavo dando da fare per "validare" scientificamente il "metodo" arkeon, attraverso una ricerca intervento secondo il modello di Lewin e della Psicologia di comunità, analizzando il fenomeno in divenire e mutando alcune variabili per disconfemare ipotesi in modo da potere generare teorie forti (ricordate: una teoria che non può essere disconfermata in alcun modo è una teoria debole, e non il contrario, come il senso comune porterebbe a pensare. Ad esempio, con tutto il rispetto, nessuno può negare che l'esistenza di Dio sia una teoria debole, perchè non può essere disconfermata, ma neppure confermata, e non è possibile definire Dio in modo univoco, condivisibile da tutti e costante nel tempo, nello spazio e nelle culture; disconfermare una teoria significa non già dimostrare che non è vera, ma potere ipotizzare tutta una serie di situazioni in cui la teoria potrebbe non funzionare e lì metterla alla prova, non solo dove già si sa che funzionerà). Quando ho presentato a vito una bozza di progetto un po’ più elaborata che comprendeva costi, ipotesi collaterali e gruppi di controllo, lui mi ha candidamente risposto “non ci serve più questa ricerca, non abbiamo bisogno di validazioni scientifiche: noi abbiamo l’appoggio del Vaticano. In altre parole, mi stava dicendo: preferisco andare avanti con una teoria debole, fumosa e che crea confusione nella mente di pochi paganti sicuri, piuttosto che sviluppare realmente un “metodo” scientifico che si sottoponga all’attenzione della comunità scientifica con ricerche, pubblicazioni, studi e confronti con vere personalità del mondo psicologico, psichiatrico, filosofico, epistemologico e antropologico. Meglio un altare, un colletto bianco, santi, sacre scritture manipolate, sacramenti violati in modo sacrilego (comunione a mussulmani, buddisti, divorziati e non battezzati), messe celebrate in luoghi non di culto senza autorizzazione alcuna, prediche inneggianti al Maestro Gesù Cristo e al maestro moccia come fossero amici fraterni, elogi pubblici televisivi da padre cantalamessa, seminari sulla morte, l’amore, il denaro e le arti marziali inseriti in quello che veniva chiamato percorso di preevangelizzazione”, articoli su riviste divulgative di bassissimo livello (Vera magazine, un primo trafiletto, e Psychologies, accozzaglia di tecniche settarie e di manipolazione mista a disinformazione totale sulle terapie, i metodi e le tecniche, inframmezzata da pubblicità di profumi, creme anti invecchiamento, che ha dedicato ad arkeon tre pagine, magnificando le doti di moccia come psicologo, le qualità della tribe come equipe di formatori aziendali, l’innovazione dei metodi psicopedagogici delle due pedagogiste di “terre d’incontro”, le collaborazioni con “varie università italiane” senza preoccuparsi minimamente di verificare quanto pubblicava e rispondendomi in modo molto scortese quando glielo ho fatto notare).Ora che l’inconsistenza delle “lauree” del moccia è stata dichiarata pubblicamente, la tribe ha avuto il ito chiuso dalla Polizia e terre d’incontro pare per il momento scomparsa, sto meglio. Ho imparato che il “metodo” “arkeon” non esiste, non è codificato né codificabile, non nasce da una teoria e non dà origine a teorie (nella scienza entrambe le cose sono possibili, si chiamano induzione e deduzione). In realtà vito ha detto più volte che fa “ciò che lo spirito gli suggerisce”, e lo spirito non è una teoria né un metodo. In tv ha detto “il metodo è ciò di cui io mi occupo”, ma non si è mai degnato di scrivere 4 o 5 pagine di indicazioni su cosa volesse dire applicare questo cavolo di metodo (almeno fino al 2004, ora magari esistono dispense e compendi di teoria e clinica arkeoniana, ma ne dubito). Ho imparato, studiando in buona fede per dare dignità scientifica ai grossolani errori psicologici di vito, che non solo Freud ha abbandonato la teoria dell’abreazione (urla, sfogati, fai uscire il tuo dolore, fai salire l’emozione, scarica la rabbia che dentro di te è patogena ecc.), ma che da almeno 50 anni la comunità scientifica ha riconosciuto che tali metodi non sono solo inutili, ma hanno un doppio pericolo: generano dipendenza (dopo un po’ che non mi “sfogo” in un seminario comincio ad avere paura di accumulare tensioni, rabbie, “processi”, ansie, emozioni negative, che potrebbero farmi “esplodere” o succedere qualcosa di brutto, e quindi ho bisogno di ripetere i lavori), e procurano danni gravi alle menti in fase di sviluppo. Bambini, adolescenti, giovani adulti incentivati a sfogarsi diventano in realtà più aggressivi, cattivi, violenti, portati alla distruttività e a rischio di comportamenti devianti. (non lo dico io, ma la solita comunità scientifica, basta fare adeguate ricerche su riviste vere e non su ciò che si trova dalla parrucchiera o al centro di estetica. Per capirci, le riviste che hanno un senso si chiamano Journal of Psychology, Behaviour Research and Therapy, Cognitive Therapy and Research, Giornale Italiano di Psicologia, Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale… non Vera Magazine o Psychologies!!!).
Ho imparato che non bisogna mai dire “a me non succederebbe mai” perché l’umiliazione di essersi fatti incastrare in maniera così forte ed efficace da arrivare a credere ciecamente in teorie assurde ed inascoltabili è intollerabile ma tragicamente vera.
Ho imparato che le sette non ti dicono “vieni alla presentazione stasera, ti rovineremo la vita, ti riempirai di debiti, perderai tutti gli amici, i tuoi familiari penseranno che tu sia impazzito, crederai cose assurde, metterai a rischio la vita di tuo figlio, dipenderai in tutto e per tutto dalle paturnie di una estetista fallita e di un ragioniere arrogante”, altrimenti è chiaro che non ci sarei andato...
Ho imparato che la programmazione che viene eseguita sui nostri poveri cervelli è graduale, potente e difficile da riconoscere. L’effetto tipico della programmazione è l’illusione di avere avuto una illuminazione: le informazioni sono state ripetute più volte, in modo casuale, in piccole dosi, in momenti diversi, sfruttando stati alterati di coscienza, creando gradualmente un quadro d’insieme, che si forma nella nostra mente come se lo avessimo pensato ed intuito noi, non come qualcosa che ci è stato detto di credere, ma come qualcosa che abbiamo sempre creduto ma non eravamo mai riusciti ad esprimere, oppure come qualcosa di straordinario che finalmente ci ha dato accesso a quella parte di noi che credevamo di non ritrovare mai più (il sogno, il bambino interiore, chiamatelo come vi pare, in realtà è solo l’insieme delle frasi di programmazione pronunciate ad arte dal maestro, magari anche inconsapevolmente.
Mi fermo qui perché come al solito esagero e sono sicuro di annoiare più di qualcuno, però sappiate che sulla programmazione c’è molto da dire, e arkeon non è altro che quello: programmazione.

Carlo


grazie Carlo, come al solito sei stato chiaro ed esaustivo, mi stai aiutando a capire e mettere in chiaro molte cose.

Michela


Caro Carlo, questo post non l'avevo ancora letto. E' grandioso.
Il tuo lavoro avrebbe dovuto continuarlo Nicola, che per anni ha continuato a sentirsi un maestro ma che di fatto non lo era. E non sapeva che non lo sarebbe mai diventato se non avesse pagato il dovuto. Una cosa mi colpiva. Lui è psichiatra e quando mi ha detto "sai, qui dentro c'è anche l'ipnosi collettiva" mi sono detto ...questo è folle. Come pensa di eludere un condizionamento (programmazione) se anche lui è nel cerchio ad ascoltare l'indottrinatore ? Non si rende conto di essere a sua volta bersaglio di quella "ipnosi collettiva"? Come può essere fiero della completezza di questo "metodo" quando anche lui ne è vittima? Allora non avevo una simile lucidità, ma mi suonava strano.
Una nota sui numeri: io ho visto le statistiche che aveva Vito sui frequentanti ai seminari. Dall'alba dei tempi loro conteggiavano 600.000 frequenze (anche occasionali evidentemente). Numeri pazzeschi. Evidentemente lo "spazio" di Arkeon era molto grande!!

Alfa Omega