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venerdì 23 luglio 2010

Augh!


Caro Tiresia, ringraziandoti ancora per quanto riesci a descrivere in modo così accurato e fedele (corrisponde tutto per filo e per segno alla mia esperienza sia col fondatore che con i "maestri" che mi hanno iniziato, che riproducevano il loro "residenziale" esattamente nello stesso modo, con tanto di appunti alla mano, dato che lo organizzano sempre poche settimane dopo l'intensivo estivo, al quale partecipano praticamente sempre. Complessivamente io ho partecipato a 4 intensivi di questo tipo, e in tutti e quattro il nome è stato fatto cantare. Il significato psicologico di questo "esercizio" come quello di tutti gli altri, e di tutte le tecniche utilizzate, è la "disconnessione" dell'individuo dai propri schemi individuali, un metodo per creare un distacco dalla percezione solita di sé e delle proprie modalità espressive; inoltre serve a generare una forte attivazione emotiva in tutti coloro che hanno difficoltà a parlare in pubblico, figuratevi cantare e sentire 70 o 100 persone che cantano e mimano, accentuando pesantemente ogni dettaglio espressivo della persona che ha appena cantato, guidati dal maestro che è appunto "maestro" nell'arte di ridicolizzare e sottolineare difetti di postura, tremiti della voce, atteggiamenti non consoni al ruolo sessuale stereotipato propagandato da arkeon. Il canto deve essere associato ad un gesto o un movimento, che poi viene ripetuto dal gruppo intero, con l'esplicita indicazione di enfatizzare e amplificare ogni dettaglio. Provate a pensare cosa accade: io sono al quarantesimo o cinquantesimo posto nel cerchio, assisto a ciò che accade agli altri, ascolto le condivisioni (dopo ciascun canto e imitazione ridicolizzante, ognuno ha tempo per condividere come si sente, cosa si aspetta, su cosa vuole lavorare, ecc.) e per un tempo variabile, comunque di alcune ore, penso a come canterò e a come verrò imitato, a cosa mi verrà fatto notare come mio "processo" e a cosa dirò nella mia condivisione che sicuramente metterà in luce aspetti "perversi", "piccoli", "oscuri" o roba simile. In questo contesto ciò che interessa al conduttore non è l'espressione di sè o la creatività o la sublimazione artistica dei contenuti mentali o della struttura di personalità come potrebbe essere in un contesto di psicodramma o di terapia di gruppo, dove simili esercizi si chiamano "riscaldamento" e vengono effettuati in maniera molto più "leggera", senza cercare l'espressione emotiva catartica ad ogni costo, ma solo di instaurare un clima di leggera attivazione emotiva, di intimità e accoglienza per riconoscere il gruppo come luogo protetto in cui è lecito esprimere emozioni senza venire feriti. In arkeon questo non è mai vero: qualsiasi espressione emotiva è un "processo" e viene "processata", cioè sottoposta a giudizi molto pesanti da parte del maestro, seguito da cori di "augh"
di approvazione emessi dai fedelissimi che non vedono l'ora di partecipare al massacro del nuovo venuto, dato che loro stessi l'hanno subito più volte.
Ma sto divagando: qual'è il significato e lo scopo tecnico di tutto questo? E' semplice: mantenere la mente impegnata, creare una forte attivazione emotiva, polarizzare l'attenzione su elementi comunicativi e pratiche insolite, per generare VULNERABILITA' (spero che una parola maiuscola non violi il regolamento) e per permettere al maestro di iniziare (o continuare, per chi ha già partecipato altre volte) a installare nella mente dei presenti una programmazione ben precisa. Ciascuna condivisione è abbondantemente condita dagli interventi del conduttore, che commenta, approfitta per inserire nuovi concetti o ripetute spiegazioni della "teoria" arkeoniana, suggerisce comportamenti o "soluzioni" tipo trasgressioni creative, obblighi di mettere incinta in fretta la propria moglie/compagna, aneddoti che negli anni si sono arricchiti di dettagli spesso fantasiosi, ma di grande effetto condizionante. Successi strepitosi, clamorosi fallimenti, eventi soprannaturali (fulmini, rami che cadono, aquile che volano nel cielo di ostuni a dozzine, piccioni che cagano in testa al maestro che chiedeva a Dio "un segno" e così via. In questa sapiente alternanza di ironia, misticismo, animismo, magia, onniscienza derivante dallo stretto legame con Dio (il leader lo chiama "il capo" e parla di dio come di un suo superiore con cui è in ottimi rapporti), viene sottolineato più volte che questo lavoro è "guidato dallo spirito", che prima di cominciare bisogna "invocare lo spirito" perchè guidi il lavoro, che è "benedetto da Dio"... e da Phyllis Lei Furumoto, "grand Master" del lignaggio Reiki. Costei avrebbe detto al leader, in un momento di conversazione sulla natura del lavoro di arkeon, che la avrebbe "incuriosita", "I bless you", io ti benedico. Io ho avuto modo di parlare con maestri di altre nazioni d'Europa, iniziati da Phillys o da suoi allievi, ed essi mi hanno detto che non è possibile, secondo loro, che Furumoto abbia "benedetto" una simile miscellanea di tecniche di manipolazione e controllo mentale. Non posso assolutamente dire che ciò non sia accaduto, poichè io non c'ero a Perugia nel 99 quando Phyllis ha effettivamente tenuto una conferenza in Italia e molti esponenti del "sentiero sacro"hanno partecipato. Però ho vissuto personalmente questa esperienza: vivevo in Irlanda, tenevo seminari di reiki e avevo incontrato una vasta compagnia di persone che amavano reiki e lo praticavano in modo "ortodosso". Nel 2001, primo anno della diffusione di arkeon al posto di reiki, Phyllis ha visitato l'Irlanda tenendo conferenze e dibattiti pubblici. Sia il leader che i miei "maestri" mi hanno sconsigliato di partecipare, sostenendo che Phyllis è "lesbica" e si contorna di "femminile perverso", per cui andare ad ascoltarla equivaleva a volere assorbire una bordata di omosessualità latente e manifesta che mi avrebbe fatto molto male. Oggi, a distanza di anni, mi dispiace non avere conosciuto Phyllis, che ritengo una persona seria e dedicata, anche se l'approccio reiki è scientificamente criticabile e a mio parere non va accettato in maniera acritica. Credo, dopo anni di distacco dalle manipolazioni e dalle tecniche di condizionamento, che in realtà mi sia stato detto di non andare per due motivi quanto mai gretti e materialistici: i soldi che avrei speso per partecipare agli incontri di Phyllis non sarebbero finiti nelle casse dell'associazione "sentiero sacro", e la mia ottima padronanza dell'inglese unita alla mia nota sfacciataggine nell'avvicinare persone importanti, cercando verifiche e conferme di quanto si dice su di loro mi avrebbe permesso di sapere le reali opinioni di Phyllis su arkeon, sul leader e sul tipo di lavoro associato a reiki che non è assolutamente gradito ai "puristi" della Reiki Alliance, da cui il leader è uscito tempo fa.
A tale proposito vi consiglio di leggere quanto riportato sul sito
http://www.amoreiki.it/questo_non_e_reiki.htm
Non voglio in questa sede difendere reiki, dato che per me rappresenta comunque lo strumento principale di annebbiamento della lucidità e di fascinazione del potere cosmico che mi ha reso vulnerabile e manipolabile, cambiandomi in qualcosa che non ero e non sono. Credo però che per qualcuno sia possibile accostarsi a reiki in modo relativamente sano ed innocuo, e sono contento che qualcuno prenda le distanze da ciò che reiki non è e non è mai stato, dato che da sempre il leader di arkeon ha utilizzato le tecniche dei LGAT (Large Group Awareness Training). Questa frase mi è già stata contestata come diffamatoria; ebbene invito chi sa l'inglese (magari Emanuela, se hai tempo....) a leggere e magari tradurre quanto descritto nelle seguenti pagine internet:

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=988&Itemid=12

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=989&Itemid=12 (5 pagine)

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=990&Itemid=12

(7 pagine)

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=991&Itemid=12

(7 pagine)

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=992&Itemid=12

(11 pagine)

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=993&Itemid=12

(11 pagine)

http://www.culthelp.info/index.php?option=com_content&task=view&id=994&Itemid=12

(1 pagina)

nb le pagine indicate sono pagine internet, scaricando la versione pdf (cliccando sul tastino in alto a destra di ciascun articolo dove c'è scritto "pdf") si ottiene un numero di pagine assai minore. Io vorrei tradurlo - ma non ho il tempo!!! - perché tutti possano leggerlo e rilevare personalmente le sconcertanti analogie con il lavoro di arkeon: solo negando l'evidenza si può sostenere che non sia la matrice teorico-pratica e l'accozzaglia di tecniche che viene presentata come "ispirata da Dio" e "originale" mentre non si tratta di altro che di un corso per la realizzazione personale ed il successo concepito nei tardi anni 70... guarda caso... proprio a La Jolla University, San Diego, California, cioè dove il leader ha conseguito, guarda caso proprio in quegli anni, il titolo di studio privo di valore che continua ad essere presentato come "laurea", in aperto contrasto con quanto dichiarato pubblicamente dal presidente dell'Ordine degli Psicologi, che ha specificato l'impossibilità di ottenere l'equipollenza con un titolo del genere, assolutamente non riconosciuto e non riconoscibile. (si veda in questo sito del cesap l'articolo intitolato "attenzione ai pezzi di carta").

Se c'è qualche volenteroso che lo traduce io mi offro per aiutare via e-mail e rivedere insieme i pezzi meno chiari e scorrevoli, o infarciti di termini psicologico-tecnici. (dai Emanuela, dimmi che ce la puoi fare!!!)
Saluti a tutti
Carlo

giovedì 15 aprile 2010

(3) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

prima di accedere al tempio si fanno alcuni esercizi. I partecipanti si raccolgono nello spazio, piuttosto ampio, davanti al tempio. Si mettono in cerchio e si prendono per mano. Non c'è bisogno che il maestro dia istruzioni perchè i nuovi capiscono quello che bisogna fare guardando i vecchi che già lo sanno.
Ormai è buio e l'illuminazione del luogo è fornita da alcune torce, distanziate una dall'altra, poste intorno al perimetro. La luce non è intensa e permette di vedere chiaramente solo i volti dei partecipanti che si trovano nelle immediate vicinanze.
Quando tutti i partecipanti sono in cerchio, il maestro dice di chiudere gli occhi e tenerli chiusi finchè si sentirà il tocco di una mano sulla spalla.
Segue un breve momento di raccoglimento in cui sale la tensione. Si provi per un attimo ad immaginare come ci si possa sentire stando in piedi, ad occhi chiusi, in un cerchio di persone pressocchè sconosciute (dalle 70 alle 100 o più), nella semioscurità, senza sapere a cosa si va incontro. Non è certo cosa che possa lasciare indifferente un animo suggestionabile (o anche non troppo suggestionabile).
Quando il maestro ritiene che sia trascorso abbastanza tempo, lascia la mano di chi è alla sua sinistra e si mette davanti alla persona alla sua destra, sempre tenendogli la mano. La persona alla sua destra è solitamente la moglie o un suo maestro fidato. Con la mano sinistra, il maestro tocca la spalla della persona che ha davanti e la guarda dritta negli occhi per qualche tempo, circa una trentina di secondi, ma può durare anche di più, all'occorrenza. Alla fine, prima di passare alla persona successiva, emette un suono tipo "Au" (che dovrebbe corrispondere ad "augh" degli indiani d'America e che nel gruppo è usato per esprimere approvazione), oppure qualche frasetta ad effetto (soprattutto se la persona che ha davanti è visibilmente preda dell'emozione) tipo "Bentornato a casa" o simili, oppure dice "grazie" oppure non dice proprio niente, secondo come gli gira.
Quindi passa a toccare la spalla alla persona seguente e si mette a fissare negli occhi pure quella. Intanto, chi ha già aperto gli occhi aspetta un attimo che il maestro finisca di fissare la terza persona e poi, quando il maestro passa alla quarta, la seconda persona si colloca a sua volta davanti alla terza e prende a fissarla a sua volta. Tutti si tengono sempre per mano, così ogni persona che si sente toccare la spalla e apre gli occhi, dopo aver fissato il maestro, si trova a dover fissare tutti quelli che lo seguono e che hanno aperto gli occhi prima di lei. Questo esercizio finisce quando la persona che stava alla sinistra del maestro fissa gli occhi del suo vicino di sinistra. (spero di essere riuscito a spiegarmi).
Quindi, alla fine dell'esercizio, tutti hanno guardato negli occhi tutti gli altri componenti del cerchio. Questo esercizio potrebbe sembrare abbastanza soft, ma assicuro che durante il suo svolgimento, ho visto gente singhiozzare e abbandonarsi a vari sfoghi emotivi per la grande tensione accumulata (o, chissà, per qualche "processo" che emergeva).
Finito l'esercizio, il cerchio si ricompone e comincia quello successivo.
Le persone vengono di nuovo invitate dal maestro a chiudere gli occhi e seguono una breve visualizzazione guidata durante la quale il maestro invita a "tornare indietro al tempo in cui non avevo ancora incontrato reiki/arkeon. Torno al momento del mio primo seminario. Torno al momento in cui ho deciso di essere qui (leggi: mi sono iscritto all'intensivo). E guardo profondamente dentro di me qual'è la mia paura. E incontro i tuoi occhi e posso condividere con te la mia paura."
Al suono del tamburo (suonato dal maestro o da qualche suo volonteroso maestro-aiutante), i partecipanti lasciano andare le mani dei vicini e si mettono a camminare, sempre ad occhi chiusi, finchè il tamburo cessa. A quel punto, aprono gli occhi e si mettono davanti alla persona che hanno vicino. Guardandola dritta negli occhi dicono: "Io sono Pinco Pallino, la mia paura nell'essere qui è ..." L'altro accoglie, dice "Grazie" ed è il suo turno di condividere la sua paura. I tamburi riprendono a suonare e il maestro dice "Vado più profondamente nella mia paura e la condivido..."
Mi sembra che per il resto dell'esercizio i partecipanti non debbano più chiudere gli occhi e continuino a vagare fino al cessare del tamburo, ma se ricordo male questo particolare, prego di farmelo notare.
Dopo aver condiviso la paura, si passa a condividere l'intenzione e/o il motivo per cui si è lì: "Io sono... la mia intenzione è..." e si procede come spiegato prima.
Alla fine ci si mette tutti in fila davanti alla porta del tempio che viene, finalmente, aperta.
Il tempio è stato accuratamente preparato dal maestro e dai suoi maestri-aiutanti (preciso che chi aiuta il maestro agli intensivi sono i maestri da lui iniziati che per comodità chiamerò "aiutanti" d'ora in avanti). La sedie sono in cerchio e all'interno del cerchio fa bella mostra di sè un grosso cero acceso, che simboleggia l'unione fra spirito (fiamma) e forma (corpo), il pezzo per parlare, ossia una sfera di pietra, e qualche altro oggetto che non mi viene in mente con precisione (forse un piccolo braciere dove vengono bruciate le erbe e una grossa piuma che serve per attizzare il carboncino su cui bruciano).
Le persone si accomodano e comincia il giro di presentazione in cui si dice il proprio nome. A volte, preso da creatività, il maestro fa "cantare" il proprio nome per permettere di esprimere, cantandolo, il proprio stato d'animo (almeno, credo che il motivo fosse questo, ma bisognerebbe chiederlo a lui personalmente il motivo di questa estrosa trovata).
Dopo le presentazioni, due parole del maestro su temi vari e poi si stabilisce chi dovrà fare l'uomo/donna sveglia, ovvero colui/colei che la mattina deve andare a bussare alla porta di tutte le camere per accertarsi che tutti saltino giù dai letti e si presentino puntuali al ki-training del mattino.
Si stabilisce poi l'addetto alle lamentele, cioè chi raccoglie eventuali reclami o segnalazioni di problemi relativi alla sistemazione nelle camere (mancanza di carta igienica, guasti allo scaldabagno ecc.) e si attiva con l'agriturismo per risolverli.
Per chiudere il cerchio, tutti si prendono nuovamente per mano e il maestro dice "Buonanotte", oppure fa dire una parola a ciascuno per esprimere il suo stato d'animo. Queste parole non sono solitamente molto varie (sembra che il vocabolario degli arkeoniani si un po' ristretto). Le più gettonate sono: fede - bene - dio - movimento - gioia - paura - fiore - sonno - mal di testa - amore - padre e poco altro.
Dopo il giro di parole, ad un cenno del maestro le mani si lasciano e tutti vanno a dormire, anche perchè solitamente è notte inoltrata (circa le 2) e la mattina la sveglia è alle 7.

- continua-
Tiresia

giovedì 1 aprile 2010

(1) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth” (Lo spirito della terra).

L’intensivo ha una durata di 6 giorni. Si svolge presso l’agriturismo masseria “Lo Spagnulo” situato nella campagna di Ostuni. Intorno allo Spagnulo ci sono solo coltivazioni di ulivi e lo si può raggiungere esclusivamente in macchina. Dista da Ostuni alcuni chilometri, quindi senza macchina non è praticamente possibile raggiungere il centro abitato, a meno di non essere disposti a camminare per qualche ora.
Chi arriva con il treno prende il taxi. Una volta veniva organizzato un pullmino per chi arrivava alla stazione di Ostuni, ora non so.
Il giorno dell'arrivo ci si reca al banchetto degli organizzatori per registrarsi e pagare il costo del seminario. Al momento della registrazione, viene consegnata al partecipante una cartellina che contiene: una penna, un quaderno (piccolo) e alcuni fogli su cui è stampato il programma del seminario (in realtà non c'è scritto un bel niente: i giorni sono suddivisi in quadratini e su ogni quadratino c'è scritto "Vision 1" "Vision 2" "Lunch" ecc. - forse il fatto che sia scritto in inglese vuol inserire il lavoro in un contesto internazionale... non so) e alcuni brani di autori vari.
Riporto il brano firmato dal maestro:

" Come esseri spirituali noi creiamo il mondo fisico come luogo per imparare. Siamo qui per guidare il processo della creazione e per imparare come canalizzare consapevolmente l'energia creativa dello spirito in una forma fisica. La gioia è l'armonia in cui spirito e forma si incontrano in noi.

Ciascuno di noi è il centro del proprio universo che è in continua trasformazione. La scelta che facciamo è utilizzare la realtà come specchio per evitare la cecità dell' auto-percezione. L'idea che ho di me corrisponde realmente a ciò che gli altri vedono di me?

Nella nostra vita da adulti abbiamo sperimentato solo una parte di noi stessi, con la sensazione che stavamo perdendo qualcosa, e ciò ci ha impedito di essere nella gioia e nell'equilibrio. Quello che abbiamo espresso nelle nostre azioni e nelle nostre relazioni è stato il tentativo di essere "interi" e "felici", cercando qualcosa che giungesse dall'esterno. Con tale aspettativa, inevitabilmente, siamo andati incontro a situazioni che hanno creato frustrazione, risentimento o rabbia. Da questo sono derivate le nostre dipendenze, le incertezze, le fughe, la sfiducia, l'insoddisfazione, ed è così che abbiamo creato solitudine e dolore nella nostra vita.

Esplorare la relazione fra corpo ed emozioni ci consente di scoprire le nostre potenzialità nascoste. La paura, la tristezza, il risentimento, la rabbia, la chiusura ci separano da ciò che realmente siamo. Esprimere tali emozioni ci permette di esplorare consapevolmente il nostro lato oscuro per ricreare quello spazio in noi in cui siamo liberi ed in grado di riconoscere l'amore attraverso il quale possiamo crescere integrando la forza, il coraggio e la vulnerabilità con il nostro potere personale.

La forza vitale è nelle nostre radici. Senza radici non vi è fioritura.
La nostra infanzia è determinante per ciò che siamo. Il trauma dell'infanzia ha prodotto molte nostre difese ed atteggiamenti nella vita.
Il bambino ha in sè un incredibile potere ed una grande bellezza; in esso possiamo scoprire creatività, gioco e meraviglia.

L'esperienza è strumento per la consapevolezza e ci consente di entrare in connessione con il Sè, con Dio e con il mondo in cui viviamo. Il linguaggio verbale, il linguaggio del corpo e la comunicazione psichica sono in stretta correlazione tra loro. Il modo in cui viviamo le nostre relazioni nella nostra vita adulta deriva direttamente dai modelli familiari della nostra infanzia. Lasciar andare il passato e perdonare ci consente di realizzare le nostre potenzialità sopite e di giungere a livelli di conoscenza e di consapevolezza più elevati.

L'intimità è una esperienza attraverso la quale possiamo condividere il nostro spazio personale con gli altri. Il livello di intimità è relazionato ai confini personali che a loro volta sono determinati dalla cultura e dalle esperienze di vita. L'intimità è quello spazio protetto in cui possiamo esplorare la polarità tra fiducia e paure.

L'apertura del cuore ci permette di approfondire la consapevolezza dell'unità dentro di noi. La connessione con il cuore è l'essenza dell'amore senza condizioni, per tutto il Creato.

Connessi alla terra, in questo mondo fisico in cui viviamo l'esperienza dell'essere uomini e donne, la nostra intenzione è chiarire e rendere più profondo il legame con le nostre origini spirituali, ed onorare l'integrità, la verità e la bellezza in noi. "

Firma del maestro.

Segue un brano di cui non è indicato l'autore:

"Il fuori e il dentro non sono due movimenti separati. Le acque del mare si ritirano dalla riva, poi le stesse acque tornano e si infrangono sulla riva, sulle scogliere. Dato che abbiamo separato l'esterno dall'interno, nasce la contraddizione, la contraddizione che genera conflitto e dolore. La divisione tra fuori e dentro è irreale e illusoria, ma noi teniamo l'esterno totalmente separato dall'interno forse questa potrebbe essere una delle principali cause di conflitto, eppure non sembriamo mai in grado di imparare - imparare non memorizzare, imparare, che è una forma di movimento continuo - imparare a vivere senza questa contraddizione.

Il fuori e il dentro sono una sola cosa, un movimento unitario, non separato, ma intero. Forse si può comprenderlo intellettualmente, accettarlo come affermazione teorica o concetto intellettuale ma, quando si vive di concetti, non si impara mai. I concetti diventano statici. Puoi cambiarli, ma la trasformazione stessa di un concetto in un'altro è a sua volta statica, fissa.

Ma sentire, avere la sensibilità di vedere che la vita non è un movimento di due attività separate, l'esterno e l'interno, vedere che sono una sola cosa, rendersi conto che il rapporto tra i due è il movimento, è il flusso e il riflusso della sofferenza e del piacere, della gioia e della depressione, della solitudine e della fuga, percepire non verbalmente la vita come un insieme, non frammentata, non frantumata, vuol dire imparare. Imparare questo, però, non è questione di tempo, non è un processo graduale, perchè allora il tempo diventerebbe ancora un qualcosa che divide. Il tempo agisce nella frammentazione dell'intero.

Ma quando ne percepiamo in un istante la verità, allora ecco davanti a noi l'azione e reazione, all'infinito, la luce e il buio, il bello e il brutto.
Ciò che è intero e totale è libero dal flusso e riflusso della vita, dell'azione e reazione. La bellezza non ha opposti. L'odio non è l' opposto dell'amore."

Seguono 2 brani firmati Krishnamurti che vale la pena riportare, a mio modesto parere

-continua-

Tiresia

giovedì 18 giugno 2009

Condizionamento di base





Un testo che gli arkeoniani, ex e non e simpatizzanti, potranno trovare interessante : THE GURU PAPERS - di Kramer e Alstad.
Alcuni stralci del testo si trovano tradotti qui (ne riporto sotto un brano):

http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=view&id=733

Una volta stabilito il legame primario con il guru, entra in gioco una potente configurazione di fattori.

La ragione apparente del nutrire l’abbandono è che esso libera i seguaci da certi condizionamenti profondi che si presume siano ostacoli sul sentiero spirituale. Ma non li stacca da uno dei condizionamenti più insidiosi e potenti: la predilezione per la ricerca di un’autorità a cui uno possa credere più che a se stesso. Al contrario, i guru lasciano felicemente intatto quel condizionamento di base. Essere l’autorità di qualcuno vuol dire essere impiantati saldamente al centro di un'altra persona. Così sebbene la maggior parte dei guru predichi il distacco, i discepoli diventano attaccati al fatto di avere il guru come loro centro, mentre il guru diventa attaccato al potere dell’essere il centro per altri. Questi attaccamenti reciproci sono ignorati in quanto l’attaccamento al guru è considerato spirituale; e il guru, che si presume sia illuminato, è ritenuto per definizione essere al di sopra di tali attaccamenti." (pp. 49-50)

[Gli autori quindi procedono ad elencare alcuni tipi di scandali che tendono ad emergere in queste circostanze: (1) abuso sessuale, (2) abuso materiale, (3) l’abuso di potere e (4) l’auto-abuso. Sotto la categoria dell’abuso sessuale, essi notano "l’inganno apparentemente innocuo per qualcuno, che coinvolgendo una parvenza di celibato o monogamia permette l’attività sessuale clandestina." Sotto la categoria dell’"auto-abuso," essi notano la contraddizione comune che, sebbene il messaggio sia che "il corpo è il tempio dello spirito e deve essere trattato come tale; un corpo sano è il risultato di una mente e di uno spirito sani; la tranquillità, la compassione, e il controllo emozionale sono segni dell’arrivo…" molti leaders mostrano l’opposto: ubriachezza, obesità, vendetta, rabbia, e malattie fisiche che in altri sarebbero definite psicosomatiche, quali le allergie, le ulcere, o l’alta pressione sanguigna. Infatti, un attento esame della storia, passata e presente, di molti leaders religiosi mostra un’alta incidenza di ciò che potrebbero essere definiti indicatori auto-distruttivi". p.51]

"Quando gli abusi sono denunciati pubblicamente, il leader nega o giustifica i comportamenti affermando che "i nemici della verità" o "le forze del male" stanno cercando di rovesciare il suo vero messaggio. I membri del nucleo del gruppo hanno un alto interesse acquisito a credergli, in quanto la loro identità è coinvolta nel credere nella sua rettitudine. Coloro che cominciano a dubitare di lui, inizialmente diventano confusi e depressi e più tardi si sentono traditi e arrabbiati. I modi in cui la gente nega o giustifica sono simili: poiché si suppone che nessuno che non sia illuminato possa veramente capire i motivi di uno che lo è, qualsiasi critica può essere ridimensionata come proveniente da una prospettiva limitata. Inoltre, qualsiasi comportamento del guru, per quanto ignobile, può essere spiegato come un insegnamento segreto di qualche tipo o un messaggio che necessita di essere decifrato.Ritenere i guru perfetti e quindi oltre le spiegazioni comuni, il loro presunto essere speciali, può essere usato per giustificare qualsiasi cosa. Una qualche ragione più profonda, occulta, può sempre essere ascritta a qualsiasi cosa il guru faccia . . . . Egli punisce coloro che gli disubbidiscono non per rabbia ma per necessità, come farebbe un buon padre. Egli usa il sesso per insegnare l’energia e il distacco . . . .
Perché, dopo tutto, "una volta illuminato, uno può fare qualsiasi cosa". Credere a quest’affermazione rende giustificabile ogni azione.

La gente giustifica e razionalizza nei guru ciò che in altri sarebbe considerato inaccettabile, perché hanno un enorme investimento emozionale nel credere che il loro guru sia puro e giusto. Perché? Perché la gente ha bisogno di immagini di perfezione ed onniscienza? Questo riporta all’intera relazione guru/discepolo che è stata impostata sull’abbandono. Un abbandono in misura elevata richiede un corrispettivo in grandi immagini di perfezione. Sarebbe difficile abbandonarsi ad uno i cui motivi non fossero considerati puri, cosa che è arrivata a significare incontaminato dall’egocentrismo. Come può uno abbandonarsi a una persona che potrebbe mettere innanzi tutto il proprio interesse? Quindi, è difficile abbandonarsi a qualcuno che può commettere errori, specialmente errori che potrebbero avere un impatto significativo sulla vita di una persona. Di conseguenza, il guru non può mai sbagliarsi, commettere errori, essere egocentrico, o perdere il controllo emozionale. Egli non si arrabbia, egli "usa" la rabbia per insegnare." pp. 52-53.

. . . . L’abbandono a Cristo e al guru hanno dinamiche simili, poiché entrambi causano sensazioni di passione, un senso di proposito, e l’immediata riduzione di conflitto e tensione. E’ difficile per i discepoli evitare la trappola di usare i loro buoni sentimenti recentemente trovati e uno stato emozionale relativamente tranquillo come verifica del fatto che il guru e la sua visione del mondo siano essenzialmente corretti. Come fanno molti, usano "il sentirsi meglio"come loro test al tornasole per la verità.
Il potere delle religioni Orientali e dei guru che le rappresentano è che essi offrono una figura vivente simile a Cristo da adorare [per esempio, "don Juan"], e danno anche la promessa che chiunque segua le pratiche adeguate potrebbe lo stesso, ragionevolmente, raggiungere quello stato elevato." p.54.

Notizie del libro in inglese (segnalato anche nel forum su paoletti da Piperino):

http://www.joelkramer-dianaalstad.com/The_Guru_Papers.html

Ciao e buona estate.
Emanuela