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giovedì 1 aprile 2010

(1) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth” (Lo spirito della terra).

L’intensivo ha una durata di 6 giorni. Si svolge presso l’agriturismo masseria “Lo Spagnulo” situato nella campagna di Ostuni. Intorno allo Spagnulo ci sono solo coltivazioni di ulivi e lo si può raggiungere esclusivamente in macchina. Dista da Ostuni alcuni chilometri, quindi senza macchina non è praticamente possibile raggiungere il centro abitato, a meno di non essere disposti a camminare per qualche ora.
Chi arriva con il treno prende il taxi. Una volta veniva organizzato un pullmino per chi arrivava alla stazione di Ostuni, ora non so.
Il giorno dell'arrivo ci si reca al banchetto degli organizzatori per registrarsi e pagare il costo del seminario. Al momento della registrazione, viene consegnata al partecipante una cartellina che contiene: una penna, un quaderno (piccolo) e alcuni fogli su cui è stampato il programma del seminario (in realtà non c'è scritto un bel niente: i giorni sono suddivisi in quadratini e su ogni quadratino c'è scritto "Vision 1" "Vision 2" "Lunch" ecc. - forse il fatto che sia scritto in inglese vuol inserire il lavoro in un contesto internazionale... non so) e alcuni brani di autori vari.
Riporto il brano firmato dal maestro:

" Come esseri spirituali noi creiamo il mondo fisico come luogo per imparare. Siamo qui per guidare il processo della creazione e per imparare come canalizzare consapevolmente l'energia creativa dello spirito in una forma fisica. La gioia è l'armonia in cui spirito e forma si incontrano in noi.

Ciascuno di noi è il centro del proprio universo che è in continua trasformazione. La scelta che facciamo è utilizzare la realtà come specchio per evitare la cecità dell' auto-percezione. L'idea che ho di me corrisponde realmente a ciò che gli altri vedono di me?

Nella nostra vita da adulti abbiamo sperimentato solo una parte di noi stessi, con la sensazione che stavamo perdendo qualcosa, e ciò ci ha impedito di essere nella gioia e nell'equilibrio. Quello che abbiamo espresso nelle nostre azioni e nelle nostre relazioni è stato il tentativo di essere "interi" e "felici", cercando qualcosa che giungesse dall'esterno. Con tale aspettativa, inevitabilmente, siamo andati incontro a situazioni che hanno creato frustrazione, risentimento o rabbia. Da questo sono derivate le nostre dipendenze, le incertezze, le fughe, la sfiducia, l'insoddisfazione, ed è così che abbiamo creato solitudine e dolore nella nostra vita.

Esplorare la relazione fra corpo ed emozioni ci consente di scoprire le nostre potenzialità nascoste. La paura, la tristezza, il risentimento, la rabbia, la chiusura ci separano da ciò che realmente siamo. Esprimere tali emozioni ci permette di esplorare consapevolmente il nostro lato oscuro per ricreare quello spazio in noi in cui siamo liberi ed in grado di riconoscere l'amore attraverso il quale possiamo crescere integrando la forza, il coraggio e la vulnerabilità con il nostro potere personale.

La forza vitale è nelle nostre radici. Senza radici non vi è fioritura.
La nostra infanzia è determinante per ciò che siamo. Il trauma dell'infanzia ha prodotto molte nostre difese ed atteggiamenti nella vita.
Il bambino ha in sè un incredibile potere ed una grande bellezza; in esso possiamo scoprire creatività, gioco e meraviglia.

L'esperienza è strumento per la consapevolezza e ci consente di entrare in connessione con il Sè, con Dio e con il mondo in cui viviamo. Il linguaggio verbale, il linguaggio del corpo e la comunicazione psichica sono in stretta correlazione tra loro. Il modo in cui viviamo le nostre relazioni nella nostra vita adulta deriva direttamente dai modelli familiari della nostra infanzia. Lasciar andare il passato e perdonare ci consente di realizzare le nostre potenzialità sopite e di giungere a livelli di conoscenza e di consapevolezza più elevati.

L'intimità è una esperienza attraverso la quale possiamo condividere il nostro spazio personale con gli altri. Il livello di intimità è relazionato ai confini personali che a loro volta sono determinati dalla cultura e dalle esperienze di vita. L'intimità è quello spazio protetto in cui possiamo esplorare la polarità tra fiducia e paure.

L'apertura del cuore ci permette di approfondire la consapevolezza dell'unità dentro di noi. La connessione con il cuore è l'essenza dell'amore senza condizioni, per tutto il Creato.

Connessi alla terra, in questo mondo fisico in cui viviamo l'esperienza dell'essere uomini e donne, la nostra intenzione è chiarire e rendere più profondo il legame con le nostre origini spirituali, ed onorare l'integrità, la verità e la bellezza in noi. "

Firma del maestro.

Segue un brano di cui non è indicato l'autore:

"Il fuori e il dentro non sono due movimenti separati. Le acque del mare si ritirano dalla riva, poi le stesse acque tornano e si infrangono sulla riva, sulle scogliere. Dato che abbiamo separato l'esterno dall'interno, nasce la contraddizione, la contraddizione che genera conflitto e dolore. La divisione tra fuori e dentro è irreale e illusoria, ma noi teniamo l'esterno totalmente separato dall'interno forse questa potrebbe essere una delle principali cause di conflitto, eppure non sembriamo mai in grado di imparare - imparare non memorizzare, imparare, che è una forma di movimento continuo - imparare a vivere senza questa contraddizione.

Il fuori e il dentro sono una sola cosa, un movimento unitario, non separato, ma intero. Forse si può comprenderlo intellettualmente, accettarlo come affermazione teorica o concetto intellettuale ma, quando si vive di concetti, non si impara mai. I concetti diventano statici. Puoi cambiarli, ma la trasformazione stessa di un concetto in un'altro è a sua volta statica, fissa.

Ma sentire, avere la sensibilità di vedere che la vita non è un movimento di due attività separate, l'esterno e l'interno, vedere che sono una sola cosa, rendersi conto che il rapporto tra i due è il movimento, è il flusso e il riflusso della sofferenza e del piacere, della gioia e della depressione, della solitudine e della fuga, percepire non verbalmente la vita come un insieme, non frammentata, non frantumata, vuol dire imparare. Imparare questo, però, non è questione di tempo, non è un processo graduale, perchè allora il tempo diventerebbe ancora un qualcosa che divide. Il tempo agisce nella frammentazione dell'intero.

Ma quando ne percepiamo in un istante la verità, allora ecco davanti a noi l'azione e reazione, all'infinito, la luce e il buio, il bello e il brutto.
Ciò che è intero e totale è libero dal flusso e riflusso della vita, dell'azione e reazione. La bellezza non ha opposti. L'odio non è l' opposto dell'amore."

Seguono 2 brani firmati Krishnamurti che vale la pena riportare, a mio modesto parere

-continua-

Tiresia

venerdì 1 maggio 2009

Una mamma che dice basta Arkeon

Sono una mamma che ha visto la propria figlia distrutta dalla bruttissima esperienza vissuta dopo essere stata introdotta dal proprio marito nel gruppo Arkeon. Questa terribile storia ebbe inizio nel momento in cui mio marito fu colpito da un grave malessere per il quale fu ricoverato in ospedale. Dalle indagini effettuate risultò affetto da carcinoma polmonare con due metastasi cerebrali: questo significa che nulla avrebbe potuto salvarlo.
Fu un duro colpo per tutta la famiglia: ho quattro figli, l’ultima dei quali si era sposata da circa un anno (sia lei che il marito erano innamoratissimi) e proprio nel momento del manifestarsi della tragedia entrò nel gruppo.

Mi accorsi che il suo comportamento cominciò a subire un grave cambiamento: diradò le telefonate e le visite fino a interromperle del tutto nel giro di qualche mese.
Ogni volta che la chiamavo per chiederle se c’era qualche problema, lei era sempre evasiva, aveva fretta di interrompere la comunicazione e, se insistevo nell’invitarla a venire a trovare il padre, si arrabbiava e rispondeva in malo modo dicendo che era stanca e sovraccarica di lavoro per cui “non poteva permettersi di venire”.
Arrivò Natale e io cercai di radunare intorno a mio marito tutta la famiglia, ma lei non venne pur sapendo che per lui quello sarebbe stato l’ultimo Natale.
Pur se molto addolorata nel dover negare al padre la gioia di avere accanto tutti i figli, credetti alle giustificazioni di mia figlia…

Venne a trovarci con il marito solo diversi giorni dopo.
Voleva mostrarsi affettuosa, ma in lei c’erano note di tensione e falsità che non capivo: parlava e si muoveva come se fosse in casa di estranei per cui induceva tutti a rispettare le formalità.
Non c’era più in lei la familiare naturalezza e tenerezza che la distinguevano.
Ne fui allarmata: la sentivo lontana, non era più la stessa, eludeva le mie domande rispondendo in modo evasivo o cambiando discorso.
Dopo il pranzo si offrì di aiutarmi a rigovernare e il marito venne a sedersi vicino a noi.
Cominciò a parlare con me raccontando che lui e mia figlia stavano vivendo un’esperienza straordinaria della quale mi voleva rendere partecipe: sosteneva che questo gruppo avrebbe risolto tutti i loro problemi, li avrebbe resi felici, avrebbe insegnato a fare un lavoro di analisi psicologica, a rimuovere i “processi” che bloccavano la loro personalità, a sfidare il mondo senza paura e al riparo da ogni male, anche fisico, nella ricerca di un presunto equilibrio interiore.
Mi consigliò di usare il metodo di Arkeon con mio marito per guarirlo dal suo male, arrivando addirittura a fare davanti a me un “trattamento” ai medicinali che gli somministravo perché i suoi maestri dicevano che questa procedura ne avrebbe eliminato tutti gli effetti collaterali.
Io dissi che mi fidavo di loro e che ero incuriosita dal metodo solo come mezzo di introspezione personale, ma posi le mie condizioni:
a- mio marito era in fase terminale (morì due mesi dopo), la mia priorità era assistere lui e non potevo distrarmi;
b – prima di entrare nel gruppo, avrei voluto saperne di più.

A questi interrogativi non dava risposta, continuando a decantare il privilegio di far parte del gruppo e di avere un maestro che guidava personalmente ogni membro.
Mi sembrò strano che svicolasse, ma dopo molte insistenze da parte mia sul conoscere lo svolgersi dei seminari e le pratiche effettuate all’interno sugli adepti mi disse queste testuali parole: “i maestri non vogliono che se ne parli fuori dal cerchio”.
Questa affermazione mi fece rabbrividire e ricordo che dissi d’impulso: “mio Dio, questa cosa mi sa tanto di setta”.
Lui non rispose a ciò, ma obiettò che dovevo assolutamente andare a vedere di persona come funzionava il metodo, senza essere schiava delle esigenze della famiglia perché avevo il diritto e il dovere di pensare prima di tutto a me.
Dissi che era impossibile, poiché mio marito a causa del tumore era stato dichiarato invalido al 100% con diritto di accompagnamento per cui, sia per amore che per coscienza morale, non avrei mai potuto lasciarlo, persino la legge me lo vietava.
Alché egli esclamò: “Come viene fuori quello che ha dentro di sé: lei si nasconde dietro la legge, teme il giudizio degli altri e non trova il coraggio di rivelare quello che vuole veramente, disfarsi di suo marito. Lei in realtà, dopo anni di disagi, vuole solo che lui muoia”.
Era, la sua, un’idea semplicemente aberrante.
E di aberrazioni ne ho viste ben altre all’opera in quei mesi.

Arkeon è una setta? Penso di si.
So che da quel giorno i rapporti con mia figlia cessarono del tutto per riprendere all’improvviso solo dopo qualche tempo con una telefonata nella quale mi annunciava, in preda alla disperazione più atroce, che il marito l’aveva lasciata per stare nel gruppo. “Tra te e il maestro, scelgo il maestro”, aveva detto alla moglie.
Venni a sapere che avevano partecipato ad un intensivo nel quale mia figlia aveva ravvisato tante storture di pratiche psicologiche con le quali i “maestri” assoggettavano alla loro la volontà degli adepti, recidevano alle radici i rapporti familiari e di amicizia dei nuovi arrivati, inducendo in loro memorie di incesti perpetrati a loro danno dai genitori, del tipo: “gli abbracci e i baci di tua madre mirano solo a portarti a letto, oppure “tu non lo ricordi, ma quando eri piccola tuo padre ha abusato di te”. Indurre le persone a creder certe cose può essere devastante.

Raccontò che le donne si dovevano prostare a terra davanti agli uomini e dichiararsi loro schiave, che facevano esercizi traumatizzanti e riti strani con rumori assordanti e fumi acri di incensi vari.
Riconobbe anche lei, come io avevo ravvisato in lei e nel marito, la capacità del gruppo di distruggere la personalità dell’individuo per metterlo in balia della loro demenziale stoltezza e in loro potere… potere economico oltre che asservimento delle persone, visto che i seminari costavano fior fior di milioni pagati in nero, che arricchivano impropriamente le loro casse riducendo molti malcapitati sul lastrico… A meno che non si diventi a propria volta maestro arricchendosi a danno degli altri affiliati. Era questo il proposito di mio genero. Sorridendo, diceva: “Voglio diventare come il mio maestro, lavora poco o niente, guadagna moltissimo ed è idolatrato da tutti gli allievi come guida spirituale assoluta della loro vita”.

A quel punto mia figlia disse chiaro e tondo a suo marito che non aveva più intenzione di frequentare il gruppo, con il risultato che lui la abbandonò per andare istantaneamente a vivere con la donna che lo aveva introdotto nel gruppo.
Mia figlia cadde in uno stato di sofferenza indescrivibile, era completamente devastata nella fiducia in sé poiché l’abbandono era stato repentino e senza avvisaglie; si amavano molto ed era difficile per lei rassegnarsi ad una spiegazione così folle che in sintesi diceva “ ti lascio perché non fai il percorso, mentre l’altra è illuminata”.
Mia figlia continuava a sentire il maestro, il quale con quella che io definisco vera e propria crudeltà alimentava il suo senso di inadeguatezza rispetto all’altra adepta per spingerla a fare altri corsi, e perse la voglia di vivere: sperimentò sentimenti altalenanti, come istinto di suicidarsi, rabbia impotente, voglia di giustizia, pianto, pianto, pianto e dolore, senza fine.

Vennero fuori anche pratiche abusanti cui era stata sottoposta, proprio come ho sentito da altre testimonianze… l’avevo intuito, una madre certe cose le sente ma non volli forzarla a raccontare nulla fino a quando non se la fosse sentita. Con una sapiente manipolazione le avevano indotto dei falsi ricordi per cui si era convinta che alcuni episodi fossero realmente accaduti e ciò aveva ingenerato un odio profondo verso il padre e verso di me, presunta corresponsabile di un gesto così insano come l’incesto.

Questa gente si spaccia per psicologi, abusa dell’ingenuità e della sensibilità delle persone distruggendo famiglie e promettendo guarigioni assolutamente impossibili, al prezzo di tanti, tanti soldi rigorosamente non denunciati.
Esiste uno stato che ci tuteli e impedisca a questa gente di causare tanti e tali danni?
E la legge, cosa fa?

Una mamma che attende giustizia per sua figlia.

Simo

giovedì 26 marzo 2009

ho sentito più volte...

ho sentito più volte il maestro dire, durante i seminari, che bisogna stare attenti ai gesti caritatevoli e generosi che si fanno agli altri perché le motivazioni che stanno dietro a questi gesti potrebbero essere “perverse” e generare “debiti di gratitudine” che tengono gli altri legati a chi gli fa una gentilezza “senza che sia chiaro lo scambio”.
Questo non è del tutto sbagliato perché ritengo che un gesto caritatevole e generoso debba essere dettato da sincero e disinteressato amore verso il prossimo e non diventare strumento per generare debiti di riconoscenza, ma credo anche che in molti casi il piacere di farlo basti a se stesso e che quindi non ci si debba più di tanto arrovellare per trovare motivazioni circa lo “scambio”.
Ho sentito però profferire dal maestro alcune parole che ritengo non contribuiscano granchè a creare, negli appartenenti al gruppo, un sentimento di sincera compassione nei confronti del prossimo. Mi riferisco alle affermazioni più volte udite riguardo al fare la carità ai questuanti. Il maestro ha più volte detto che è inutile fare l’elemosina, in quanto chi la chiede odia comunque gli altri, sia che essi gli offrano l’obolo, sia che essi non gli diano niente.
Devo dire, per quanto mi riguarda, che questa affermazione mi aveva per un po’ effettivamente condizionato e avevo cominciato a guardare con sospetto i questuanti.
Mi chiedo, allora, quale può mai essere lo scopo dell’esercizio che viene fatto fare a chi partecipa al lavoro chiamato “The business of you” in cui le persone vengono spinte a chiedere la carità agli angoli delle strade….
Ma questi son dettagli.
Quello che invece ho visto in certe persone, è stato il diminuire i gesti di spontanea generosità per “paura” che vi fossero sotto secondi fini e applicare a loro stessi una sospettosità circa le loro reali intenzioni pari a quella che applicavano ai regali ricevuti dagli altri.
Vi sono certo cose più gravi e quello che racconto può sembrare un dettaglio superficiale, ma, secondo l’esperienza che ne ho avuto, questo atteggiamento mentale non contribuisce a creare uno stato interiore tranquillo in quanto, bloccare costantemente gli slanci di spontanea generosità che la maggior parte delle persone sente (per fortuna), per analizzare se sotto c’è una propria parte perversa ecc. determina, alla lunga, una condizione di stress interiore che non aiuta a vivere sereni.

Tiresia
- continua -