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venerdì 23 luglio 2010

Tasselli



Leggo di molti che si scaldano a trovare alleati nelle cosiddette "anticult", "antisette" ecc.. e che di fatto ne fanno una questione di termini. Ora, sette o psicosette,plagio o conversione, riunioni o seminari ..il dato di fatto è quello di persone che hanno raccontato la loro esperienza all'interno del gruppo arkeon. Siccome questi racconti dissentivano con chi era ai vertici e i difensori del metodo, le varie società con marchio registrato collegate ad arkeon hanno deciso di richiedere un risarcimento di 4 MILIONI DI EURO a tre persone che in una o più trasmissioni di Maurizio Costanzo ci hanno messo il volto. Da lì in poi sui tre sono piovute querele fotocopia distribuite in kit ai più e tanto altro. Il forum del Cesap, dove molti hanno raccontato quel che succedeva all'interno di seminari ed intensivi era considerato "fastidioso" ,quindi hanno provato a richiederne la chiusura respinta dai giudici in nome della libertà di espressione.
Gli inquirenti hanno poi cominciato ad indagare e ad interrogare, ci sono stati 11 avvisi di garanzia agli apparteneti di arkeon.
Penso che saranno i fatti a parlare e i tasselli raccolti dagli inquirenti a scioglierli o ad inchiodarli.

Ammiro molto le persone che hanno avuto il coraggio di raccontare e denunciare.
Bisogna armarsi di tanta pazienza ed attendere che la magistratura e la giustizia faranno il loro corso.
Grazie.

martedì 12 gennaio 2010

Lavoro chiamato “no limits” all'intensivo / residenziale

Questo lavoro si svolge solitamente all’aperto, tempo permettendo, sul prato di fianco al tempio, altrimenti viene fatto all’interno del tempio. Lo scopo di questa “esperienza” è quello di portare a coscienza le proprie reazioni ed emozioni legate all’incontro fisico con l’altro. A nessuno viene descritto in anticipo il tipo di lavori che vengono fatti durante l’intensivo e quindi le persone si trovano a doverli affrontare quando ormai sono lì e, per quanto nessuno venga obbligato con la forza a prendere parte ad un lavoro (almeno, io non ho mai visto persone venire obbligate a partecipare con la forza) è anche vero che se una persona si rifiuta, viene sottoposta a pressioni psicologiche di vario tipo affinché vi partecipi. Queste pressioni vengono esercitate sia dal gruppo che dallo stesso maestro e consistono in frasi del tipo: “perdi una grande occasione per andarti a vedere un tuo “nodo” – “proprio perché senti queste resistenze dovresti fare il lavoro perché significa che c’è sotto un “processo” e hai l’opportunità di andartelo a guardare” – “fare questa esperienza è molto importante” ecc.Bisogna tenere presente, a questo proposito, che durante questi intensivi le persone vengono sottoposte a ritmi ed esperienze destabilizzanti dal punto di vista psicologico. Il gruppo è composto dalle 60 alle 120 persone che, durante i 5 giorni dell’intensivo non si muovono praticamente mai da un luogo circoscritto (l’agriturismo), dormono pochissime ore per notte in camere solitamente sovraffollate e con fastidiosi problemi per quanto riguarda l’utilizzazione dell’acqua calda che, essendo fornita da piccoli e scalcinati scaldabagno non permette di farsi 2 docce consecutive; spesso si assiste al mal funzionamento delle fognature che devono lavorare al disopra delle loro possibilità e non riescono a smaltire i rifiuti organici (tanto che spesso dai gabinetti escono liquidi ed esalazioni maleodoranti che vengono sempre interpretati come la “materializzazione” dei processi dei partecipanti; hanno ritmi completamente sballati rispetto ai soliti anche per quanto riguarda i pasti, spesso di qualità non soddisfacente, (il pranzo viene servito nel pomeriggio e la cena anche a notte fonda) e vengono sempre tenute in uno stato di tensione emotiva attraverso i vari esercizi che vengono proposti. E’ molto difficile, quindi, riuscire a rifiutarsi di prendere parte ad un lavoro. Bisogna esercitare una forte volontà ed essere disposti a sopportare la disapprovazione del gruppo e quella del maestro che non è mai esplicita ma arriva in modo velato, cosa non sempre facile per tutti in quelle circostanze. Durante il “no limits”, le persone vengono invitate a mettersi in cerchio e a chiudere gli occhi. Il maestro spiega che dovranno tenere gli occhi chiusi per tutta la durata dell’esperienza. Il maestro dice che lo spazio in cui si trovano rappresenta il mondo e le persone che vi si incontrano, sempre ad occhi chiusi, sono le persone che si incontrano nella propria vita (o che si sono incontrate in passato). Al primo suono del gong i partecipanti devono cominciare a camminare in quello spazio. Essendo uno spazio abbastanza ristretto, camminando le persone si urtano l’un l’altra cominciando ad avere fra loro contatti fisici casuali. I maestri che aiutano a condurre l’intensivo tengono gli occhi aperti e non partecipano all’esercizio, ma aiutano a tenere le persone all’interno dello spazio preposto, all’occorrenza indirizzando il loro percorso verso questa o quella persona, spesso seguendo le indicazioni del grande maestro.Al secondo suono del gong i partecipanti devono fermarsi dove si trovano e con le mani sentire chi è loro vicino e “scegliere” il partner con cui fare l’esperienza. Durante questa fase viene più volte ripetuto e sottolineato dal maestro che “non ci sono limiti” e uno deve sentirsi libero di esplorare il corpo dell’altro come meglio crede. Viene anche detto, in modo scherzoso, che non sono ammessi rapporti sessuali completi, ma che non ci sono limiti all’esplorazione. Si è liberi di fermare le mani del partner, se si vuole. Questa fase dura circa 5-10 minuti poi, al suono del gong il giro riprende e si ricomincia a camminare cercando il partner successivo. Gli incontri non sono ovviamente solo fra uomini e donne ma anche fra uomini e uomini e fra donne e donne. Quando l’incontro è con un partner dello stesso sesso, si ha la possibilità, viene detto dal maestro, di esplorare la propria omosessualità latente che è sempre originata dalla ricerca del contatto col corpo del genitore dello stesso sesso, contatto che, quando si era piccoli, è stato negato. Questo camminare/incontrarsi/camminare scandito dal suono del gong va avanti per 3 o 4 volte o comunque fino a quando il maestro ritiene che l’esercizio possa terminare.Probabilmente la mia descrizione, che ho cercato di fare in modo il più possibile oggettivo, non riesce a trasmettere appieno la capacità che ha questa esperienza di toccare profondamente molti dei partecipanti. Vero è che ho spesso visto e sentito persone urlare e piangere disperatamente durante questa esperienza e credo che dovrebbe essere doveroso, nei confronti delle persone che vi partecipano, essere messe al corrente PRIMA di quello che si fa durante l’esercizio perché per alcuni è un’esperienza molto dura e bisogna essere in grado di scegliere se farla o meno. Altrimenti, si può trasformare in una forma di violenza psicologica che viene fatta passare come “prezioso strumento di evoluzione e comprensione dei propri nodi psicologici”.Non mi dilungo oltre nella descrizione dei vari esercizi che si fanno durante questi intensivi perché, in questa sede, mi preme di più esporre le teorie su cui si basa il lavoro all’interno del gruppo. Sarebbe però, credo, molto interessante poter avere una descrizione dettagliata di come si svolge il “lavoro”, sia durante gli intensivi che durante i seminari e gli altri residenziali a tema che vengono organizzati dai vari maestri. Spero quindi che vi siano altre persone disposte a fornire ai “consumatori” del prodotto arkeon una descrizione del prodotto stesso, così che essi possano più serenamente valutare se questa esperienza sia adatta alla loro psiche. Spero anche che ciò che descrivo possa aiutare i parenti e gli amici dei partecipanti (che non hanno fatto e che non vogliono fare il “lavoro”) a capire il tipo di esperienza cui sono stati sottoposti i loro cari.Il fine di questo lavoro era quello (e dovrebbe esserlo ancora) di essere liberi, felici ed appagati nella famiglia e nel lavoro. Almeno, questo è quanto veniva detto. Nei primi anni, i “nodi” (che significa blocchi psicologici, emozioni represse, qualsiasi tipo di processo psicologico che “non fa scorrere l’energia” e impedisce la realizzazione personale ecc) erano causati esclusivamente dal comportamento non corretto dei genitori che, attraverso l’esempio che davano relativo al modo di relazionarsi alla vita e agli altri, avevano trasmesso i loro problemi (di vita e relazione) ai figli. Questi figli, per disfarsi delle nefaste influenze psicologiche della famiglia di origine, dovevano sia capire, individuare i modi sbagliati di comportarsi dei loro genitori sia, una volta individuati, riconoscerli in loro stessi e smettere di metterli in atto volgendosi a modi di relazionarsi e comportarsi più “sani”, indicati di volta in volta dal maestro.Non bisogna fare un grande sforzo immaginativo per capire il motivo per cui, in quegli anni, molti tornavano dai seminari e dai residenziali con un grande risentimento e rabbia nei confronti dei propri genitori: erano loro la causa del fallimento, dei problemi e del dolore della loro vita!
- continua -
Tiresia

martedì 1 settembre 2009

Arkeon e gli abiti cuciti in serie



Pur rispettando dal punto di vista umano il dolore espresso dai due sostenitori di Arkeon, ci terrei a fare delle osservazioni, che in questo contesto mi sembrano necessarie.
Intanto, onde evitare falsi messaggi, vorrei precisare che Arkeon non è nè una medicina nè un percorso psicoterapico riconosciuto. Purtroppo mi è doveroso affermarlo proprio perchè sono stata testimone indiretta di suicidi e di peggioramenti di alcune patologie a seguito dell'adesione a questo gruppo, da parte di chi l'ha conosciuto e pensato come una panacea ai propri problemi.

Altra osservazione è che, ripetendo la frase della signora Milena, mi aspettavo delle testimonianze alla Mulino Bianco, specie a seguito anche della comunicazione fatta dallo stesso ufficio stampa di Arkeon e che è stata inviata a studenti di Arkeon e Arkido in questi giorni. E stranamente anche alla nostra sede! Così come suggerito dalla breve comunicazione ad essa allegata, l'abbiamo inserita tra i nostro downloads, in modo da renderne possibile la visione a chi ne avesse interesse.
In tale comunicazione Arkeon si premura di incoraggiare i suoi associati a scrivere testimonianze 'diverse da quelle presentate in studio' ( e si riferisce alle puntate della trasmissione Tutte le mattine, in cui si è parlato di questo gruppo) e ad inviarle all'ufficio stampa dell'associazione stessa, che avrebbe provveduto a sistemarle nel proprio sito.
Inoltre si ringraziano le testimonianze 'spontanee' arrivate in redazione. Stranamente questa 'spontaneità' non è stata colta neppure dallo stesso Costanzo, che in trasmissione ha ribadito che sono giunte diverse email a favore del gruppo, tutte scritte secondo uno stesso clichè e solo da Maestri. Piccolo particolare forse di scarsa importanza!?
Il clichè che fa riflettere è proprio quello in cui il racconto della propria esistenza è scandito da un prima e un dopo. Un prima nefasto e un dopo meraviglioso. Un contrasto netto dovuto all'incontro con un'esperienza così entusiasmante, come quella del gruppo o di uno dei leader. Il tutto rende davvero poco credibile l'efficacia di un metodo di cura o di evoluzione spirituale o di qualsiasi altra natura esso sia.
Inoltre per rispondere al collega, proprio perchè tale, dovrebbe maggiormente porsi in ascolto delle persone che hanno un vissuto negativo in relazione a questa esperienza. Un bravo terapeuta o counselor o qualsivoglia, dovrebbe essere come un sarto che confeziona capi su misura e non ad un commerciante che vende abiti in serie.
Lorita

domenica 21 giugno 2009

Arkeon addio

Con la prtopria vita non si scherza (e neanche con quella degli altri)

Arkeon addio, quando ti ho lasciato mi sono ritrovata.

Le gradite risposte di Emanuela e Alice, mi hanno permesso di riflettere ulteriormente sulla comune esperienza trascorsa. Mi sta molto a cuore capire se c’è realmente una presa di coscienza in tutti noi.
All’inizio facevo fatica ad ammettere che tutto quello che avevo vissuto con Arkeon era il frutto di una scelta libera e consapevole e che ero perfettamente conscia di frequentare un’associazione ai limiti della legalità, invece era proprio così, nessuno mi ha costretta, c’è stato un momento in cui credevo di comprare l’oro a un prezzo molto conveniente e di non far parte di quella schiera di sfigati che continuano a piangersi addosso senza combinare niente, io al contrario mi consideravo un’eletta, poco importava se la “scuola” che mi stava istruendo poggiava le sue solide fondamenta sul nulla. Ero molto più interessata a stupire gli amici, azzeccando ciò che non andava nella loro vita privata, sfido chiunque che già fin dal primo “seminario” non si sia sentito in grado di poter individuare nella vita delle persone conosciute, incantesimi, legami insani e gente di cui liberarsi. Ci si sente come dei maghi, si pratica l’esoterismo senza chiamarlo con il suo nome. Io ci ho creduto per davvero alla favoletta del potere personale, garantiva superiorità rispetto agli altri, vulnerabili e spesso fragili davanti agli imprevisti della vita, ai dolori e a tutto ciò su cui bisogna faticare. Noi del sentiero sacro saremmo andati oltre la nostra stessa natura, ma scherziamo? Acquisire e assimilare le tecniche di questa formidabile disciplina, ci avrebbe messo nelle condizioni di dominare su tutti e di capire tutto, dato che ogni problema della vita reale aveva necessariamente la sua causa nel solito rapporto con la madre, il padre, in quello con il pedofilo. E’ difficile non farsi catturare anche solo per curiosità da simili tematiche, anche quando, prestare loro ascolto significa andare incontro a una serie di problemi come quello di credere che un insieme di dottrine, teorie fumose, oggetti, riti e abili maestri ci avrebbero elevati dalla nostra misera “ vita perversa, incatenata, frustrata”, insomma (consentitemi) squisitamente umana e condotti a una sorta di eden interiore perenne e duraturo. Ecco il grosso problema.
Oggi, valuto questo atteggiamento avuto in passato, un’ulteriore disistima verso me stessa, io ero arrivata al punto che non mi autorizzavo a dispiacermi per un dolore capitato ad altri, perché pensavo chissà a quale legame insano ci fosse dietro a questa mia reazione. Poi un giorno è morta un’amica, un essere straordinario, la cui breve permanenza sulla terra ha insegnato a chiunque l’abbia conosciuta, l’amore per la vita, per la gioia, il divertimento e la sfida con se stessi, insomma cose vere. In base al mio indottrinamento avrei dovuto credere che lei non aveva avuto più voglia di vivere e mettermi alla ricerca di chissà quale oscura motivazione, ma chi ero io per scherzare con la morte, per credere alla presunzione di chi mi diceva che comportandosi e vivendo in certi modi si sarebbe potuto persino sconfiggerla. Perché invece, non mi sentivo libera di piangere un’amica e di dare sfogo al mio dolore come ogni essere umano? Rimasi davvero impressionata di quanto fosse enorme il mio distacco dalla vita reale, ho maledetto i profeti del nulla e ho urlato forte contro me stessa per aver prestato ascolto ai gorgheggi del solito pollo che si crede un’aquila, volevo anch’io fare la stessa fine? Vuoi vedere, mi son detta, che io e tutti i creduloni come me stiamo facendo le spese dei problemi di identità di quel pollo? Che più che un’aquila crede di essere il Cristo?
Ho letto da qualche parte che Arkeon è considerato un movimento prevangelico e allora è veramente il caso di dire e mai come ora : non c’è più religione. Ma non fatemi ridere, ricordo perfettamente l’utilizzo abusivo e improprio del Vangelo, il continuo riferimento alla figura del Cristo solo per impressionare positivamente e ditemi cos’ha di evangelico il solito cerchio per discutere se la tizia di turno deve o non deve abortire, un movimento che si proclama evangelico non dovrebbe invece discutere, su un tema del genere, di vita e di sacramenti? La religione non deve essere utilizzata quando serve e poi disattenderne sistematicamente i principi.
Potrei scrivere un trattato sull’antireligiosità arkeoniana e sul suo anticattolicesimo.
Arkeon come chiesa? Perché no, mi ricorda quelle dei romanzi medievali, dove il compito della salvezza invece di essere affidato alla Chiesa ufficiale, veniva realizzato dai soliti gruppi di iniziati segreti che fondavano la chiesa esoterica militante, convinti di essere i prescelti di questa alta missione. Più o meno come tutti quelli che insistono nel ribadire l’utilità e la grandezza di questa mobilissima congrega. Non me ne voglia, ma mi fa tenerezza Acquamarina che vive accanto a un perfetto sconosciuto, lei stessa dice che nel caso si sentisse male, non sa assolutamente se può contare o meno sul suo aiuto e che inoltre è seriamente preoccupata della reazione catastrofica che si abbatterebbe sul suo premuroso compagno qualora le cose andassero male a Vito. Mi permetta Acquamarina ma il suo compagno cosa ha imparato? Cosa ci va a fare ai seminari se le sorti del suo maestro dovessero rappresentare per lui la delusione più grande della sua vita, non ha ancora realizzato che Vito è un essere umano come lui con due occhi, un naso due gambe e via discorrendo e che in quanto umano sbaglia anche. Sono veramente l’ultima persona che si mette a fare l’avvocato difensore, ma Vito è e rimane una persona a suo modo interessante, comunque vadano le cose e non solo, credo che abbia tutti i requisiti per reagire come meglio crede a qualunque cosa possa capitargli. Che fai lo minacci dicendogli “ ricordati che se stai mentendo… ne dovrai rispondere”. Vuoi sapere la sua reazione? Si farebbe una bella risata e poi ti chiederebbe chi è che stai realmente minacciando. Io non ce l’ho affatto con Vito e non provo nessun rancore, sono critica e lo disapprovo , l’avrei apprezzato se per le sue conoscenze e le sue idee eclettiche, invece di mettere su tutto questo ambaradan, avesse scritto un libro, sarebbe diventato una specie di Dan Brown de noantri, causando sicuramente meno danni.
Ma ritorniamo a me e agli effetti subdoli e insidiosi che “il metodo” (sorrido sempre quando scrivo questo termine riferito ad Arkeon) mi causava. Stavo perdendo la spontaneità di abbracciare mia madre (quella che mi faceva a fette), mio nonno (probabile pedofilo), mia sorella (possibile sorellastra), per il solo gusto di farlo, perché ( mi ripeto) siamo esseri umani e non superuomini, il mio atteggiamento verso il mondo era diventato un misto di indifferenza, diffidenza, senso di superiorità, ossessionata com’ero dall’individuare in chiunque mi capitava a tiro il conflitto con il padre, la madre, chi poteva averlo abusato; le cene e i momenti con gli amici un vero incubo, non facevo altro che invadere il loro privato, felice e soddisfatta di stupire! I miei poveri suoceri, erano stati sottoposti a confino forzato, colpevole lei di aver amato mio marito in modo esagerato e lui perché non lo aveva impedito, presa com’ero dal ruolo di Savonarola dei poveri, privavo due innocui vecchietti delle ultime gioie terrene, la compagnia delle persone amate.
Insomma ero partita da un seminario di reiki e mi ero trasformata in una specie di castigamatti, e tutto questo perché volevo migliorare la mia vita? Cambiare in meglio non solo si può , forse è un dovere di tutti, si sa che richiede sforzo e a volte anche sofferenza, ma io stavo perdendo umanità, giocavo con la vita degli altri in barba agli affetti. Intendiamoci la famiglia non è intoccabile, non è un luogo idilliaco e panacea per ogni male, la sua complessità la viviamo giornalmente, basta leggere i fatti di cronaca, basta fare una chiacchierata con la dott.ssa Tinelli. Si da il caso però che stiamo parlando, senza farla troppo lunga, di un’entità complessa, particolare e unica nel suo genere, ed è proprio lì che ci hanno insegnato come amare, come stare nel mondo e con gli altri, siamo parte di essa e al tempo stesso autonomi e indipendenti( si spera).Tutta questa lezioncina per dire , se mai ce ne fosse bisogno, che l’argomento va maneggiato con molta cautela e delicatezza. Ma davvero pensavamo che un unico cliché potesse andare bene per chiunque e che gente senza nessuna competenza avrebbe guarito noi, le nostre famiglie e il mondo intero? Posso capire che leggendo un romanzo, tutto ciò possa sembrare affascinante e straordinario, ma è della nostra vita che stiamo discutendo, possibile che eravamo così sprovveduti da darla in pasto a chicchessia?
Dobbiamo rifugiarci nell’invocazione di uno stato assolutista che vieti simili aggregazioni o non dovremmo essere noi in grado di capire le trappole o semplicemente ciò che non va considerato, perché inutile e addirittura dannoso? Mi chiedo se abbiamo veramente imparato la lezione o c’è ancora voglia di abbracciare e convertirsi al “credo” del primo che passa, pronto a rispondere : “ la seconda che hai detto”.
Sfido chiunque a dimostrare il livello culturale, se mai ci fosse, dei cosiddetti master, che personalmente ho avuto modo di conoscere (e anche di frequentare), posso assicurarvi che col senno di poi, rabbrividisco al pensiero che certa gente avesse in mano la vita di qualcuno, mi venne fatto notare che tra di loro c’erano “persino”laureati. Appunto, e allora, perché ognuno non fa il proprio mestiere? Cosa deve capire un laureato in informatica , in lingue, economia e commercio, di travagli interiori , intimi, ma soprattutto, che SOSTEGNO può dare a quelle persone “invitate” a lasciarsi andare fino ad aprire tutto il loro essere e ciò che li rende più vulnerabili, con tutto quello che ne consegue?
E’ come dire che tutti coloro che hanno conseguito lauree legittime in seguito ad anni di studio presso le facoltà di psicologia, specializzazioni in psichiatria, hanno sbagliato tutto, bastava rivolgersi a Vito Moccia e company, per ottenere abilitazioni di primo, secondo e addirittura terzo grado, per sondare ma che dico, per guarire, gli animi e le personalità della gente.
Il mondo è vario, nessuno può escludere che io stessa possa alzarmi domattina e invece del solito frullato di frutta, inizi a miscelare nel frullatore, pezzi di teorie esoteriche,tecniche psicoanalitiche, citazioni evangeliche, filosofie orientaleggianti e invitare coloro che avranno la sfiga di abboccare, a una bella caccia al tesoro, ovviamente tutti possono partecipare, anzi posso addirittura confidare ai più stretti collaboratori che la cosa mi è stata ispirata direttamente da “ lassù”, poiché il premio è addirittura il ritrovamento del Graal ( tanto per non scostarsi troppo dalle mode!)
“ Se cambia il cerchio cambia il mondo”, caro ex maestro, il mondo non è cambiato e visti i disastrosi effetti del cerchio, posso desumere che non sia cambiato nemmeno quello.
In futuro, cosa si dirà a proposito di arkeon? …Sorta di movimento a metà strada tra la setta e…,.ideato e condotto da abusivi senza titoli né competenze, soggetto a indagini giudiziarie che ne hanno negato ogni validità? Poco importa, io so cos’è, l’ho sperimentato sulla mia pelle. Tante altre cose potrebbero essere ancore dette ma ci tengo a sottolineare che per “cambiare”, diventare persone migliori, dobbiamo come si suol dire “farci il culo”. Il nostro cambiamento fa piacere soprattutto a noi stessi perché solo noi sappiamo veramente quanto ci costa in energie e fatiche. Per trovare conforto e sostegno non sempre si paga, ma se è proprio necessario, che almeno la nostra fiducia e il nostro denaro siano dati a gente e a scuole qualificate. Ciao a tutti!

Elia

lunedì 15 giugno 2009

L’omosessualità non è una malattia

Mio marito, uscito con me da arkeon da più di un anno, ha incontrato di recente una coppia di frequentatori . Parlando del forum si è sentito dire"ogni volta che qualcuno ha parlato bene di arkeon sul forum è stato massacrato" e la reazione immediata è stata di difesa del forum stesso dicendo che questo non è vero.Mi dispiace invece constatare che questo in parte accade, vista la reazione che c'è stata al post di Riccardo.Non che io condivida la sua posizione, dato che non faccio più parte del gruppo, ma so per esperienza che smontare in modo sistematico le affermazioni positive non serve a nessuno. Io ho preferito leggere le storie di chi ha avuto esperienze negative perchè leggerle mi ha permesso di rielaborare e conprendere quanto ho vissuto in prima persona.In queste storie io non vedo bisogno di comprensione o conforto (peraltro dovuto) ma l'offerta di uno spazio di chiarezza e di identificazione che ha aiutato me ed altri ad uscire dalla confusione e dall'incertezza.
Le testimonianze positive mi aiutano a ricordare che anche io ho ragionato così e che avrei difeso forse in modo ancora più accanito gli stessi punti di vista e so che sarebbe stato totalmente inutile tentare di convincermi del contrario.E' stata la mia esperienza a portarmi a lasciare arkeon ed il testimoniarla spero possa aiutare altri.
Un' ultima precisazione: per la comunità scientifica e per la società civile l'omosessualità non è una malattia.Non penso che possa esistere un'omosessuale migliore o peggiore, ma solo una gamma di orientamenti sessuali che sono soggettivi e non opinabili! Trovo veramente irrispettoso parlare di guarigione dall'omosessualità, perche non è possibile dire alle persone come devono amare e che forma debba prendere il loro amore.

Manu

domenica 14 giugno 2009

Esperienze di segno opposto

carissimo Riccardo,
dal suo intervento è evidente che la sua esperienza di Arkeon è positiva. mi fa piacere per lei e non ho motivo di dubitare delle sue parole. ma, con altrettanta evidenza, ci sono persone che possono raccontare un'esperienza di segno opposto. se a lei nessuno ha mai chiesto di convincere a tutti i costi parenti e amici a frequentare seminari, pena la rottura dei contatti, o di escludere dalla sua vita i fuoriusciti, tanto meglio, ma molte persone possono descrivere situazioni totalmente diverse, e non vedo perchè dovremmo dubitarne. saranno tutti dei poveri tapini in cerca di una comprensione mai ricevuta quelli che hanno detto di aver subito abusi fisici e morali di vario genere, quelli che sono stati convinti di essere stati vittime di incesti mai avvenuti nella realtà, quelli che, in alcuni casi, parlano di istigazione al suicidio, quelli che sono stati indotti a indebitarsi per pagare il costo dei seminari? saranno tutti "in processo" quelli che parlano di un modo di pensare monolitico, in cui ogni persona le cui idee che non si adeguavano a quelle del maestro veniva sistematicamente massacrata?
sarebbe poco credibile pensare che il Cesap abbia tempo da perdere con persone visionarie o in preda a emozioni incontrollate.
se il maestro o i maestri da lei conosciuti hanno agito con equilibrio e correttezza non credo che abbiano nulla di cui preoccuparsi. ma chi ha agito con malafede e disonestà, al fine di spillare soldi, chi si è improvvisato terapeuta senza avere alcuna preparazione e, soprattutto, alcun reale interesse per gli altri, è giusto che risponda del suo agire.
un saluto a tutti.
Mariposa