Visualizzazione post con etichetta vittima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vittima. Mostra tutti i post

giovedì 13 maggio 2010

Il Maghetto di Arkeon

novembre 2009...

Come da buona tradizione i 2 link del video di you tube messi a disposizione da un arkeoniano o simpatizzante è stato rimosso! I link riguardavano una partecipazione recente della dottoressa Lorita Tinelli e di una vittima alla trasmissione giornaliera pomeridiana "la Vita in diretta" su Rai uno con Lamberto Sposini. Mah...

Nel frattempo , in attesa di poterli rivedere, guardiamoci un video del 2008 dove Alfredo Barrago il presidente di Telefono Antiplagio mostra a Michele Cucuzza alcuni trucchi "paranormali" per aprire gli occhi alle vittime dei ciarlatani.

giovedì 15 aprile 2010

(5) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Secondo giorno di intensivo
Nel post precedente ho dimenticato di dire che il ki-training viene fatto tutti i giorni tranne il primo (giorno di arrivo) e l'ultimo (partenza).

Dopo il ki-trainig si fa colazione e rimane circa un'oretta e mezza di tempo libero. Quando il maestro chiama, i partecipanti si recano al tempio. Se la memoria non mi inganna, non mi sembra che ci sia un giro di condivisioni generale, ma il maestro passa subito a spiegare come la paura e la rabbia hanno condizionato la vita dei partecipanti e come la radice di queste due emozioni basilari sia da ricercarsi nell'infanzia e nel rapporto con i genitori.
I partecipanti sono disposti in cerchio nel piazzale antistante, tutti per mano. Il maestro fa un giro all'interno del cerchio e stabilisce chi sarà il conduttore dei piccoli gruppi che si dovranno formare di lì a poco. Fa posizionare i conduttori al centro del cerchio, a una certa distanza uno dall'altro, quindi invita i partecipanti a mettersi dietro al conduttore che preferiscono. Di solito il conduttore è un suo aiutante, ma è capitato che qualche gruppo venisse condotto anche da aspiranti maestri che ovviamente godevano della fiducia del leader.
Quando i partecipanti hanno formato i gruppetti, il maestro ne aggiusta il numero spostando qualcuno dai gruppi più numerosi in modo che il numero di partecipanti sia più o meno lo stesso per ogni gruppo. Una volta che tutti sono sistemati in uno dei gruppi, il maestro dice di andare nel campo di ulivi dietro al tempio e, in assoluto silenzio e centratura nel ki, cercare un albero che, per qualche motivo, il partecipante sente che rappresenta se stesso. Quello sarà il "proprio albero" e, per il tempo dell'intensivo, sarà il luogo dove si potrà andare se si vuole stare da soli con se stessi. Una volta individuato l'albero che lo rappresenta, il partecipante dovrà "prendersi un tempo" per stare con lui e guardarlo e capire perchè ha scelto proprio quell'albero.
Il campo di ulivi dove ci si reca è lo stesso dove arde, dall'inizio dell'intensivo, il "sacro fuoco" che viene sorvegliato e alimentato da alcuni volontari scelti durante la riunione della prima sera (quando si scelgono le persone addette alla sveglia e ai reclami. Insieme ai volontari addetti al "sacro fuoco" (un grande onore!) vengono scelti anche coloro che dovranno occuparsi di tenere pulito il tempio e lo spazio intorno al tempio, nonchè i servizi vicini allo stesso, durante i giorni dell'intensivo (altro grande onore!).
Al suono del gong, i partecipanti dovranno tornare al tempio e raggiungere il proprio gruppo.
Non appena i gruppi si sono riuniti, il conducente fa accomodare il suo gruppo in un posto sul prato che circonda il tempio, ad una certa distanza dagli altri gruppi, e si comincia un giro di condivisioni in cui ogni partecipante dovrà dire com'è l'albero che lo rappresenta e il motivo per cui lo ha scelto. Anche in questo caso, ci sono persone che si abbandonano a pianti e urla varie riconoscendo nell'albero questo o quel "blocco", questa o quella "contorsione" dei rami e via che si vola con le associazioni, il più delle volte spiacevoli e dolorose, riguardo agli aspetti della propria vita rispecchiati dall'albero. Vale la pena tenere presente che nessuna condivisione è stata ancora fatta dopo la forte esperienza vissuta durante il ki-training, e che molte persone sono già belle scosse dai contenuti emotivi emersi, o in loro, o negli altri.
Credo sia inutile ricordare che nessuno di quelli che conduce i vari gruppetti è psicoterapeuta ma, nonostante questo fatto accertato, non lesina indicazioni o pressioni affinchè chi sta condividendo riesca ad "entrare nel suo processo" e "vedersi qualcosa". Nel frattempo, il leader svolazza di gruppo in gruppo osservando i vari "movimenti" e probabilmente anche l'operato dei suoi aiutanti. Non interviene se non in caso di forti processi emotivi che, però, in questa fase non sono così forti come durante gli esercizi delle sedie che seguiranno.
Una volta che i partecipanti hanno fatto le loro condivisioni, il maestro riunisce tutti in cerchio davanti al tempio e introduce il tema della paura: di come ci abbia sempre bloccato, di come ci impedisce di gustare la nostra vita ecc ecc. e invita le persone ad andare in giro intorno al tempio o nell'uliveto (ma non troppo lontano) e cercare un oggetto che rappresenti la loro paura. Al solito suono del gong, solite condivisioni nei gruppetti sull'oggetto che si è scelto (o che ci ha trovati, come dice il maestro) e poi si va a cercare l'oggetto che rappresenta la nostra rabbia, non prima di aver sentito ciò che il maestro dice sulla rabbia e sugli effetti devastanti che quest'emozione, repressa o rimossa, ha nelle nostre vite.

Quando i gruppi finiscono i giri di condivisione sugli oggetti che rappresentano la rabbia, si forma un'altra volta il cerchio fuori dal tempio: in piedi e per mano. Dopo gli esercizi sopra descritti, i partecipanti sono tutti piuttosto stanchi perchè sono passate circa 4 o 5 ore da quando si è cominciato e non ci sono state soste. La tensione emotiva è costante. Soprattutto nel mese di luglio, il caldo è opprimente e tutti i gruppi si tengono all'aperto. D'inverno si tengono lo stesso all'aperto con un freddo boia. I partecipanti non hanno mangiato niente dalla colazione. Si può solo bere. Sono circa le 5 del pomeriggio.
A questo punto si va a mangiare. Il maestro dice di non parlare con gli altri partecipanti per non "scaricare" la tensione. Non è che ci sia l'obbligo al silenzio, ma si viene invitati a rimanere concentrati su quello che si è "mosso" dentro senza cercare di sfogarlo. Parole chiave del maestro: "Rimanete con questa cosa".
Dopo il pranzo si rimane una mezz'ora a gironzolare nell'agriturismo e poi si ricomincia.

Comincia la serie di "ESERCIZI DELLE SEDIE"

I partecipanti sono invitati a recarsi nuovamente al tempio. Solito cerchio esterno, il maestro chiede "come state" ma non c'è un giro di condivisione. Il maestro spiega brevemente che ora tutti potranno sperimentare DAVVERO che cosa sono la paura e le rabbia.

La porta del tempio viene aperta e i partecipanti scoprono che le sedie non sono più in cerchio ma sono disposte una di fronte all'altra, in piccoli gruppi da 2, molto vicini gli uni agli altri. Nel tempio c'è un odore molto forte di erbe bruciate sul braciere, quasi soffocante. Man mano che entrano, i partecipanti prendono posto sulle sedie e, in un silenzio carico di tensione, aspettano che tutti si siano seduti. Il maestro sposta questo o quello secondo una sua logica volta a favorire la proiezione della madre o del padre sull'altro. Se sono presenti figli e genitori, questi vengono messi uno davanti all'altro, anche se si sono seduti in posti diversi (i figli sempre davanti ad uno dei genitori, se presente). I partecipanti vengono invitati a mettere sotto le sedie gli oggetti che hanno trovato e che rappresentano la loro paura e la loro rabbia. Tutti devono avere in mano il quaderno e la penna che sono stati loro consegnati al momento della registrazione.
Gli assistenti, nel frattempo, hanno preso in mano ognuno uno strumento tipo tamburo, tamburello, maracas, triangoli, bastoncini e tutto quanto possa fare un casino pazzesco. Un aiutante, di solito uno dei preferiti dal maestro, viene incaricato di suonare un grosso tamburo, di quelli che non si possono sollevare e che è appoggiato in un angolo.
In chi fa questo lavoro per la prima volta, la tensione è altissima.
Quando tutti sono seduti e il maestro ha fatto gli spostamenti del caso, comincia a spiegare brevemente che l'esercizio si fa a turno e consiste nel ripetere all'altro la frase che lui indicherà. La frase va ripetuta "in modo che l'altro la senta bene" e a ciclo continuo, cioè senza pause fra la fine e l'inizio. Prima di cominciare, i partecipanti scriveranno la frase sul loro quaderno e lo consegneranno al partner che hanno davanti. Il partner dovrà scrivere le risposte dell'altro sotto la frase, ma senza guardare il quaderno perchè per tutto l'esercizio ci si deve fissare dritti negli occhi. Al suono del gong ci si scambieranno i quaderni e i ruoli.
Il maestro dice che non è permesso picchiare chi si ha davanti e che si devono tenere le mani ben attaccate al sedile della sedia.
Se qualcuno prova solo a fare l'atto di andarsene, viene ripreso e rimesso a sedere con fermezza e convinto a rimanere. Ah, nessuno è costretto a rimanere, davvero, ma non ho visto neanche nessuno che, dopo aver fatto l'atto di andarsene, sia poi riuscito a farlo davvero.

(Lettore, puoi immaginare come ci si può sentire in quella situazione? Amico psicologo, è lecito sottoporre le persone a questo tipo di violenze psicologiche senza prima, come minimo, avvertirle? Avvocato, cosa può denunciare e a chi la persona che si trova in una situazione come questa? Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio? E sulle violenze psicologiche all'interno di questi gruppi di "consapevolezza"?).

A questo punto, il maestro dice qual'è la domanda che i partecipanti devono scrivere sul quaderno: "MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E' "
i partecipanti la scrivono sul quaderno e il maestro li invita a chiudere gli occhi, dicendo che dovranno riaprirli al suono del gong e cominciare subito l'esercizio. Quando hanno gli occhi chiusi, dice di visualizzarsi da bambini: "Tornate al tempo in cui eravate bambini e avevate paura... Mio padre mi ha insegnato che la paura è..."
Non si fa quasi in tempo a sentire la fine della frase che arriva il suono del gong seguito dal rumore più assordante che uno abbia mai sentito nella sua vita. Tutti gli assistenti cominciano a percuotere come forsennati gli strumenti che hanno in mano, i partecipanti cominciano ad urlare a quello davanti la domanda con tutto il fiato che hanno in gola (ricordiamoci che il maestro ha detto di "dirla in modo da farsi sentire chiaramente" da chi si ha davanti.
La scena in cui ci si ritrova non è possibile riuscire a descriverla in tutta la sua carica terrifica. Io stesso mi sono dovuto fermare un attimo perchè ho il cuore che batte forte e sono dovuto andare a farmi un giro per la casa prima di tornare a scrivere. Una bolgia dell'inferno dantesco non potrebbe essere altrettanto orrenda.
Le persone cominciano ad urlare, a contorcersi sulle sedie, ad avere delle vere e proprie esplosioni di terrore. Quando gli assistenti vedono che qualcuno è particolarmente agitato, gli si fanno intorno e suonano, se possibile, ancora più forte gli strumenti intorno a quel poveretto, chi grida la domanda cerca di scarabocchiare sul foglio le risposte di quello davanti ma riesce a fare solo segni incoerenti sul foglio, tutti cominciano a sudare e diventare rossi in viso, tutti gridano, chi urla la domanda, chi risponde con parolacce, chi grida "basta basta", chi "vattene vattene", chi no non, chi "Ah Dio, Dio".... in un frastuono che diventa totale. Dopo poco quasi tutti sono in iperventilazione a forza di urlare senza sosta ma l'esercizio continua, continua, continua. Se qualcuno si alza dalla sedia, lo rimettono la suo posto. Nessuno poteva uscire da lì. Eravamo tutti inchiodati alle sedie, proiettati in una scena che sembrava diventata un'allucinazione.
Ricordo che la mia mente, a quel punto, entrava in una sorta di regno ovattato e cominciavo a vedermi urlare come se fossi fuori dal mio corpo. Il frastuono era tale che le orecchie cominciavano a fischiare e avevo l'impressione di vedere la scena dall'alto.
Il cuore batteva all'impazzata e sentivo una pulsazione fortissima allo stomaco.
Dopo un tempo che mi era sembrato eterno, finalmente il suono del gong creava, di nuovo il silenzio. Silenzio si fa per dire perchè, anche se il frastuono degli strumenti e delle urla era cessato, rimanevano i singhiozzi disperati di quasi tutti i partecipanti. Il caldo, in quell'angusto spazio pieno di anime stravolte era soffocante.
Il maestro diceva di scambiarsi i quaderni e subito dopo il suono del gong decretava l'inizio di un nuovo incubo. Alcune persone fissavano chi urlava loro la domanda come se fossero inebetite, alcune cominciavano di nuovo ad urlare come se le stessero squartando, altre si buttavano a terra o contro le mura del tempio (e venivano recuperate e rimesse a sedere) e di nuovo ricominciava l'inferno e la sensazione di non essere io quello che stava là dentro, di nuovo la mente si staccava dal corpo e il corpo sembrava agisse e urlasse da solo, senza che io potessi esercitare alcun controllo su di lui....
Finalmente, il suono del gong tornava e con esso finiva il frastuono. Ma l'incubo era solo cominciato.
Calcolate che fra un suono di gong e un'altro passano circa 10-15 minuti. Per ogni domanda, circa 20-30 minuti.

Quando le persone si erano un po' calmate, il maestro diceva di scrivere la domanda successiva: MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E'. Bisognava chiudere di nuovo gli occhi e seguire la voce del maestro che diceva: "Ritorno ai tempi in cui ero bambino e avevo paura... Mia madre mi ha insegnato che la paura è..."
Un colpo di gong, e tutto ricominciava, senza sosta.

La terza domanda, sempre seguita da una visualizzazione a tema prima del suono del gong: PER ME LA PAURA E'...

Quarta domanda: QUANDO HO PAURA IO...

Dopo circa 2 ore ininterrotte di questo trattamento, si aveva diritto a circa una ventina di minuti di intervallo per bere o andare ai servizi. Tutti dovevano uscire dal tempio e gli assistenti rimettevano a posto le sedie. Non vi dico in che stato ero io e come stavano gli altri. E io, per fortuna, sono una persona piuttosto equilibrata. Ma, nonostante la mia forza d'animo, posso assicurare che ero molto, molto scosso da quell'esperienza.

Alla fine dell'intervallo, si ritornava dentro al tempio. Il maestro diceva qualche altra cosa sulla paura e sul fatto che così eravamo andati a toccare quello che avevamo rimosso ma che era ancora dentro, evidentemente, se avevamo vissuto quello che avevamo vissuto e che era meglio che fosse fuori, riconoscibile, che non dentro a fare danni senza che lo sapessimo.

"Ora andremo profondamente a toccare la nostra rabbia...." Le sento risuonare ancora nella testa, quelle parole.

Il maestro ci fece riaccomodare sulle sedie. Il partner poteva essere diverso dal precedente. Dopo gli spostamenti di questo e quello, il maestro diceva di scrivere la prossima domanda: PER ME LA RABBIA E'. Il suono del gong arrivava improvviso, questa volta. Non ricordo la visulizzazione. Se pensavo di avere visto tutto, durante l'esercizio precedente, avrei dovuto ricredermi di lì a pochi secondi. Quello che si scatenò con quella domanda non è possibile riprodurlo a parole. La gente urlava, urlava, urlava. Chi si gettava contro l'altro e veniva ripreso e rimesso a sedere a forza e a forza tenuto fermo mentre si divincolava urlando come un ossesso, chi si copriva la testa con le mani rannicchiandosi su se stessa nel terrore più assoluto davanti al partner che urlava "Ti ammazzo, ti in..., puttana, bastardo ecc ecc", Chi si alzava e cercava di fracassare le sedia su chi aveva vicino e veniva preso e trattenuto a forza dagli aiutanti che lo tenevano fermo a terra mentre altri aiutanti si avvicinavano facendo ancora più rumore possibile con gli strumenti per "fargli fare per bene il suo processo". Alcuni, si sbattevano i quaderni in grembo, altri fissavano il vuoto come se fossero improvvisamente inebetiti.....

Lo so che è difficile credere che possano esistere cose come queste e che uno ci si vada a ficcare volontariamente e pagando pure delle cifre piuttosto alte, ma chi ci va per la prima volta non sa, non può neanche lontanamente immaginare a cosa va incontro e, comunque, la maggior parte delle persone esce da lì indottrinata a dovere, pensando di avere avuto "L'onore" di fare chissà quale fondamentale esperienza di consapevolezza mentre invece è stata vittima di pure e semplici violenze psicologiche che hanno come unico scopo quello di manipolare la sua mente a fini meramente economici. Ciò che spinge questi individui ad applicare queste... non saprei come chiamarle... tecniche psicologiche, non è altro che la quantità di soldi che il plagiato gli porta e continuerà a portargli in seguito. Più uno è indottrinato, più tutti i soldi di cui può disporre finiscono nelle tasche del leader che, secondo la vittima "gli ha mostrato la via (o il sentiero sacro)".


La bolgia infernale continuava ancora per ore con le seguenti domande, fatte in quest'ordine:
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
QUANDO SONO ARRABBIATO IO...


Fra una cosa e l'altra, siamo arrivati circa alle 22.30. Si va a mangiare senza quasi il tempo di lavarsi la faccia, poi si torna al tempio per la seduta di indottrinamento.
Il maestro invita a meditare su quale sia il sentimento profondo che emerge quando ci si permette di mostrare la rabbia.

-continua-

Tiresia

martedì 12 gennaio 2010

La Madre – lato perverso del femminile

Come ho accennato prima, all’inizio non vi era una netta distinzione fra i danni prodotti a livello psicologico dal padre e dalla madre. Con l’andare del tempo, però, si comincia ad assistere, nelle teorie portate avanti dal maestro, ad un’inversione di rotta nei confronti della figura del padre (forse in seguito ad una delle sue profonde intuizioni circa il funzionamento della psiche umana o forse perché nel 1998 era diventato padre anche lui… chissà).Fatto sta che la funzione di trasmettere “valori perversi” ai figli si era andata sempre più concentrando sulla figura della madre.Ho accennato poc’anzi, al concetto di omosessualità latente. Su questo concetto si fonda una delle teorie più gettonate e, a quel che ne so, ancora molto in voga all’interno del gruppo. Questa teoria ha molto spesso fornito la spiegazione a tutta una serie di problemi psicologici e relazionali che le persone presentavano e presentano.Intanto, da dove viene questa omosessualità latente?Essa si crea nell’infanzia ad opera, indovinate un po’? della madre, naturalmente, che da una parte riversa sul bambino/a la sua carica erotica, e dall’altra si nega al bambino/a creando nella psiche dell’infante sia un forte desiderio del suo corpo che un vuoto lacerante perché questo desiderio viene continuamente disatteso, dato che lei si sottrae.Perché la madre riversa sul figlio/a la sua carica erotica? Perché non ha un rapporto “sano” col padre di suo figlio e quindi, invece di indirizzare la sua carica erotica verso il marito, la indirizza verso il figlio/a perché da qualche parte, questa carica erotica, ha da andare. Se non viene indirizzata verso il figlio/a è perché la madre, nella sua disperata ricerca del pedofilo (al pedofilo ci arriviamo fra poco) tradisce il padre con uno o più amanti. Ma perché la madre si comporta così? Perché sua madre, a sua volta, le ha trasmesso questo insegnamento (anche la nonna è perversa!) e la figlia di tale madre, se non fa il “lavoro” e non si libera così dalle “perversioni ereditarie”, trasmetterà la sua perversione ai suoi figli e via e via in una catena infinita.In quegli anni, e anche in tempi più recenti se si considerano le coppie al difuori di arkeon, sembrava proprio che le coppie “sane” si potessero contare sulle dita di una mano. Torniamo alla nostra Madre. Se il far sorgere nella figlia questa omosessualità latente fosse l’unica sua manchevolezza, sarebbe una meraviglia. Il problema è che di danni ne fa tanti altri e a diversi livelli. Per completare il discorso sull’effetto della carica erotica che la madre riversa sui figli, da una parte, se viene riversata sulle figlie essa fa sorgere l’omosessualità latente, dall’altra parte, se viene riversata sui figli, crea in questi un grandissimo senso di colpa perché fa prendere loro il posto che spetterebbe di diritto al padre, alienandoli così dal padre stesso. E questo senso di colpa, nelle sue manifestazioni estreme, può anche tradursi, secondo il maestro, nella morte del figlio che “sceglie” a livello inconscio la morte (per mezzo di incidente stradale, per esempio) piuttosto che tradire il padre e sopportare il senso di colpa. Se il senso di colpa che il figlio sente davanti all’essere oggetto della carica erotica della madre non arriva a questa estrema manifestazione, può avere come effetti:1) il diventare “l’ometto di mamma” – ossia, allearsi con la madre contro il padre e da lei avere il riconoscimento di sé come uomo (il che è una forma perversa di riconoscimento perché solo il Padre può riconoscere e legittimare suo figlio come uomo attraverso la Sua benedizione) e quindi aderire e diventare strumento, anche lui, del lato perverso del femminile. E’ il caso di quegli uomini che vivono costantemente un rapporto di competizione con gli altri uomini e non riescono a sentirne la fratellanza, oppure di quegli uomini che non riescono ad avere un rapporto soddisfacente con una compagna perché le relazioni che hanno con una donna sono volte esclusivamente a “portarne la testa” alla madre (il che significa comportarsi in modo crudele con le compagne per confermare alla madre che non la stanno tradendo con un’altra donna, ma che le sono per sempre fedeli) oppure, sempre per questo patto di fedeltà, diventano omosessuali e il messaggio che in tal modo vogliono far arrivare alla madre è che le sono sempre fedeli in quanto non hanno relazioni d’amore con altre donne e che è Lei, sempre e per sempre, la “donna della loro vita”. Questo tipo di omosessuali sono in genere quelli che è difficile che si ravvedano e tornino “sulla retta via” del rapporto eterosessuale, perché il patto con la madre è difficilissimo da sciogliere in queste condizioni. Dirò più avanti del tipo di omosessuali che invece è più facile che si ravvedano.Il patto di fedeltà alla madre può venire sancito anche dal fatto di accettare di diventare uno “strumento” della madre che può servire a vari usi, il più eclatante dei quali è la sua trasformazione in “Pedofilo”, figura e ruolo del quale tratterò meglio più avanti.2) il diventare uno “sfigato” perché bloccato nella manifestazione dei suoi talenti da questo grande senso di colpa e cercare in qualche modo delle forme di “espiazione” per il tradimento che sente di aver operato nei confronti del padre, figura peraltro irraggiungibile perché questo senso di colpa crea una frattura apparentemente incolmabile fra padre e figlio. Incolmabile solo apparentemente, perché se si fa il “lavoro” si può superare il senso di colpa e accedere di nuovo al padre che così potrà riconoscere il figlio come uomo concedendogli la sua benedizione e, liberandolo dal dover espiare quel tradimento, gli permetterà di uscire dal ruolo di “sfigato” e tornare nel mondo da vero guerriero perché animato dallo Spirito del Padre dal quale la Madre lo aveva separato. Il “lavoro”, chiaramente, passa per prima cosa dal doversi separare dalla madre che ha lati perversi.Allora, altro grande peccato commesso dalla Madre è quello di “separare i figli dal Padre”.Questo avviene in diversi modi, non solo attraverso l’energia erotica mal direzionata. Uno degli strumenti frequentemente usati dalla madre per operare la separazione consiste nel parlare male reiteratamente del padre davanti ai figli, in sua presenza o alle sue spalle. Il padre che permette alla madre di fare questo in presenza sua e dei figli si può solitamente classificare come appartenente alla classe degli “sfigati” cui si è accennato prima. Presentare il padre come un fallito, ubriacone, inaffidabile, debole, bugiardo, traditore, stupido (indipendentemente dal fatto che lo sia oggettivamente) ecc ecc, ha come effetto quello di creare nel figlio/a un rifiuto della figura del padre. Lo stesso effetto si può ottenere presentando ai figli il padre come “orco”, come il cattivo che “quando arriva a casa ci pensa lui a dartele”, come quello a cui non si può parlare perché non capirebbe ecc.A livello di figura del Padre interiore, l’effetto può essere, nella vita della figlia, o la ricerca di un partner inaffidabile, debole, ubriacone, violento ecc., oppure la sostituzione della figura del Padre (come ideale maschile) con la figura del Pedofilo, solitamente presentato dalla madre come una figura vincente. La povera figlia è quindi spinta da questa sua figura interiore ad andare a cercare come partner o uno “sfigato”, o un “pedofilo”, condannandosi così a non avere mai una felice e soddisfacente relazione amorosa, perché comunque queste due figure maschili sono legate alla madre, con effetti sì diversi, ma hanno la stessa matrice di dipendenza dalla madre e separazione dal padre che, come abbiamo visto, impedisce ad un uomo di essere veramente Uomo. Non sono Uomini perché continuano ad essere Figli assoggettati al volere della Madre.Per quanto riguarda il figlio, se non fa il lavoro, può o identificarsi con la figura del Padre Perdente, oppure entrare a far parte della categoria degli “ometti di mamma”.Un altro modo che la madre utilizza per alienare la figura paterna dai figli è quello di presentarsi come “vittima del padre”. La donna angherizzata che soffre in silenzio, vittima spesso della violenza del partner (violenza, peraltro, che è lei che provoca con i suoi atteggiamenti subdoli che però non vengono percepiti dai figli, se non inconsciamente).Ad ogni modo, quando la figura del Padre viene danneggiata dalla madre agli occhi dei figli, quello che si crea interiormente è un Vuoto. Avendo creato questo vuoto, la madre lo può riempire, e, viene detto, nel 98% dei casi lo riempie, con la figura del Pedofilo (che può essere maschio o femmina, sia per gli uomini che per le donne).
Tiresia

- continua -

sabato 1 agosto 2009

sabato 6 giugno 2009

Arkeon - persone abbandonate

Ciao a tutti qualche giorno fa ho letto un messaggio di Simbolico dove parlava del suo maestro, che quando è stato male è stato abbandonato. La cosa mi ha piuttosto colpita, forse perché l'ho visto succedere parecchie volte, e anche perchè mi sembra un comportamento veramente insopportabile.
La teoria che c'è dietro al comportamento è la solita: "sei malato perché vuoi fare la vittima e io ti lascio solo così ti do la possibilità di guarire"
Il comportamento mi sembra lontanissimo da qualsiasi valore, cattolico o laico che sia.
Tante persone sono morte sole a causa di questa teoria, genitori di persone che frequentavano, studenti e anche maestri. Quando penso a queste persone mi prende un groppo in gola.
Per alcune di queste persone sono anche state inventate teorie deliranti.
Qualcuno si ricorda di quando vito raccontava che due maestri lo volevano uccidere per prendere il suo posto? (nel frattempo uno era morto e l'altra aveva dovuto chiedergli scusa pubblicamente)
Oppure quando raccontava che un maestro era morto perché non aveva pagato il master? e che quando la moglie era andata da lui per pagarlo, lui (vito) non aveva accettato perché non era un killer?
Qualcuno se ne ricorda altri?

un abbraccio a tutti
Michela


Questo è un argomento interessante, cara Michela. Riportato in tutte le salse e non solo da Vito.
Quanti qui, seguiti da altri maestri si sono trovati a vivere situazioni analoghe?

Un'altra riflessione mi viene spontanea leggendo quanto negli ultimi giorni si scrive nei vari meandri della rete.
C'è chi ha scritto dell''uso di un bastone per calmare i bollenti spiriti di una giovane donna.
C'è chi parla di cazziatoni meritati da parte di Vito.
E molto altro ancora.
Strano che l'Italia insorge se un insegnante scolastico alza la voce con i propri figli e subito parla di abuso di mezzi di correzione, cosa che mette il malcapitato in una situazione di simil linciaggio da parte dell'opinione pubblica, mentre qui si lasciano passare come normali e utili tali modalità.
Ma il mondo che colori ha?

aquilablu


Capisco che questo argomento interesserà solo i maestri, ma desidero comunque scrivere quanto segue:

Per quanto riguarda gli aneddoti sui master pagati, non pagati, che hanno portato alla morte o alla rovina, chiunque abbia partecipato, per la modica di cifra di 800 euro per due giorni, come osservatore all'iniziazione di maestri da parte di vito (i neo maestri pagavano 12000, ma i maestri che partecipavano ripetendo il "master training" pagavano € 800!!), ne ha sentiti a decine.

Su sé stesso vito raccontava sempre (io l'ho seguito nei due giorni per due volte) che dopo avere preso il suo master, pagato 20.000.000 di lire a Phyllis Furumoto, aveva la sensazione di avere pagato poco. Dopo alcuni giorni pare gli abbiano svaligiato la casa, trafugando opere d'arte del valore di molti milioni, e così lui si è sentito soddisfatto perché sentiva di avere pagato "all'universo" la cifra dovuta.

Un altro pare abbia preso il master facendosi dare 2.000.000 da nove persone più i suoi 2, e poi ha iniziato lui gli altri nove, riducendo il costo al 10%, ma vito diceva che così anche l'energia di quei dieci maestri era il 10% di quella di un maestro iniziato per 20.000.000.

Fatto sta che da allora vito non ha più detto come si iniziano i maestri se non a chi, allineato e presente nel "lavoro" iniziava maestri che poi sarebbero entrati nel sentiero sacro, avrebbero "pagato il pizzo" a lui frequentando tutti i seminari e gli intensivi, premaster e master training previsti "dal protocollo di vito carlo moccia" (vedi i post di Tiresia sull'argomento), arrivando addirittura a dire "potrete iniziare maestri solo quando capirete da soli come si fa".

A parte che io l'ho capito durante la mia iniziazione a maestro, perchè è ovvio come si fa, basta riflettere su come si fa l'iniziazione di secondo livello e ricordarsi come è avvenuta la propria (parlo ai maestri).

Comunque anche questo è un modo per non lasciare mai libere le persone: "se vorrai iniziare un maestro, dovrai tornare da me..." e questo vincolo è ingiusto, non credo che Phyllis l'abbia fatto con lui, ha stabilito come "Grand Master" del Usui System of Natural Healing" che TUTTI i maestri di reiki potevano iniziare altri maestri, per incentivare la diffusione di reiki nel mondo, non per ingrandire la sua corte...

Io pensavo che una volta spesi quei dannati venti milioni sarei stato libero, e invece è iniziata davvero la prigionia, mentale, economica, materiale, di vita.

Ecco un altro punto su cui ho riflettuto di quando in quando dopo la mia iniziazione al master, giudicandomi e venendo giudicato "perverso", "satanico", "troppo razionale", ecc.

Qualcun altro ha esperienze simili?
Carlo


Sono stato iniziato prorio da quel Maestro che poi è morto e conoscevo bene la moglie che era venuta a portare i soldi a Vito. Ero presente a quel seminario, non ricordo la località, ma la cosa che mi ha più infastidito non era l'atteggiamento di Vito che non ha preso i soldi (si poteva risparmiare di dirlo e di parlare di killer e puttanate simili nel cerchio). La cosa che mi ha dato fastidio erano i commenti compiacenti del " cerchio degli intimi" che non sapevano nemmeno di cosa si parlasse e sparacchiavano giudizi ad minchiam.
Io ho attraversato e condiviso il dolore di quel Mestro e di quanto soffrisse a sentirsi solo, in conflitto con Vito al quale voleva bene, alla ricerca di una solidarietà che non arrivava. Circa un mese prima che morisse mi ha chiamato mentre lavorava, per parlarmi del suo rapporto con Vito e gli altri maestri. Io capivo solo la sofferenza perchè non conoscevo i fatti, mi arrivava un profondo senso di stanchezza e di illusioni crollate. Per anni poi ho dubitato di quello che mi aveva detto essendo assolutamente dentro Arkeon, addirittura la sera del mio master ho dovuto fare una " cerimonia" di abbandono nei suoi confronti. Oggi le cose che mi diceva hanno una verità, il delirio di onnipotenza di pochi ha travolto tutto, chi è allineato bene, chi è critico è abbandonato, ancor peggio querelato. Che tristezza.
Io oggi voglio chiedere scusa, non di certo a Vito, ma lui da lassù comprenderà il senso delle mie parole.

Simbolico

mercoledì 3 giugno 2009

"bello dai ... ci lavoriamo...."


Nel mio caso ho cercato di focalizzarmi sulla parte positiva dell'esperienza. Alcune questioni dolorose dell'esperienza con Arkeon sono molto utili per noi. Il vero guaio è che troppo spesso gli individui vengono lasciati in una condizione psicologica inadeguata a metabolizzare questa esperienza; pertanto c'è bisogno di trovare valvole di sfogo che non possono che essere i nostri cari. Rimane una esigenza fondamentale: quella di resettare certe dinamiche di coppia. Ma sarebbe opportuno sostenere gli individui a particare una logica costruttiva e non distruttiva. L'approccio suggerito di mandare a fan..... le persone con cui abbiamo dei nodi potrebbe essere valido se avesse come finalità l'azzeramento dei conti e la ricostruzione di un legame libero e paritetico in cui si sta insieme perchè si vuole e perchè si ama; l'input che arriva è invece è di natura violenta: manda al diavolo e poni le regole se l'altro vuole starci ci sta. A questo punto sei tu che hai il coltello dalla parte del manico. Da un punto di vista etico questo approccio sarebbe sostenibile solo per salvarsi da perverse relazioni professionali o amicali. In una coppia tali presupposti non sono compatibili con l'amore.

Il tema Amore andrebbe sviluppato in relazione ad Arkeon.

Comunque, il mio pensiero è che il problema non sono i contenuti di Arkeon che possono essere salvati in buona parte; piuttosto sono alcuni comportamenti individuali di chi gravita intorno all'associazione, a partire da Vito. Troppo spesso ho visto Vito usare modalità comunicative palesemente manipolatorie. Ad esempio, in soggetti a cui aveva fatto notare (credo propriamente) la propria infantile tendenza a cercare il premio materno di un bravo o di un grazie, lui per primo usava spesso intercalari come "bravo" ecc. per farsi seguire da un punto di vista emotivo.

Comunque Vito è per me una mente superiore. C'è una parte di vittima che si offre al carnefice in questo, ma onore al merito: ci vuole una abilità superiore per fare ciò che fa. Questo non toglie che certe questioni sono eticamente inaccettabili.

Un giorno parliamo meglio anche di Matrix. Agli amici ancora dentro dico, sappiate che l'ipnosi collettiva è storia vecchia e che se continuate ad implodere limitando il confronto con il mondo "dentro matrix", non fate altro che alimentare il lavaggio di cervello che ricevete. State perdendo la vostra identità offfrendo in pasto la vostra debolezza emotiva. I seminari sono pensati per lasciarvi in uno stato depressivo. In questo atteggiamento i maestri sono pedofili. Creano il bisogno del maestro fingendo il sostegno all'incontrpo con il padre.Chiedetevi se è giusto che uno stia nel lavoro 10 o 15 anni; se fosse per un reale bisogno, vorrebbe dire che il lavoro non funziona.

Biko diceva:"La migliore arma nelle mani di un oppressore è la mente dell'oppresso".

Potrei concludere dicendo "bello" "bello" "dai ... ci lavoriamo...." .

Vi auguro un mare di bene.

Alfa Omega

mercoledì 13 maggio 2009

Fuori dal tunnel del dolore

Gentili Signori,

mi sento in dovere di rispondere a quanti si reputano "salvati" dalla frequentazione dei gruppi di Arkeon. L'errore che a mio parere viene commesso è considerare il "metodo" arkeon la sola esperienza che può condurre un essere umano fuori dal tunnel del dolore. Non è così che stanno le cose, le vie percorribili sono molte, ma quelle sane, vere, non privano le persone della possibilità di esprimere il proprio essere, le proprie idee. Ho frequentato i seminari di Vito negli anni che vanno dal 94 al 99 circa, venivo da momenti di vita difficile ed entrare a contatto con parti intime di me, fino ad allora inesplorate mi è stato d'aiuto, ma con il senno di poi e l'esperienza accumulata, non posso non chiedermi se una buona terapia o l'affidarmi a Dio non avrebbe sortito effetti simili. La conoscenza della psiche e dell'animo umano mi erano allora pressochè ignoti ed ora che non è più così (sono psicologa) ci sono cose che a ripensare a quei momenti mi stonano:

1)
l'impatto emotivo dell'approccio di Vito era sicuramente molto forte e già allora, specie alla luce del suicidio di un ragazzo che frequentava i seminari, mi era sorto il dubbio che non tutti potessero farvi fronte senza un supporto psicologico adeguato e molto triste mi era parso l'atteggiamento deresponsabilizzante del maestro di fronte alla morte di quel ragazzo.. Non posso dimenticare la lite tra me e Vito su questo argomento dove, io, allora poco più che ventenne venni additata come povera inetta.

2)
molti (confesso è accaduto anche a me) assumevano i modi di fare del maestro, persino la voce negli uomini era identica! Inevitabilmente mi sorge una domanda: un buon maestro, un buon padre, non dovrebbe fornire le basi ai propri allievi/figli perchè poi possano scoprire la propria individualità? Quanti cloni privi di sè ho visto..

3)
specie dopo il secondo intensivo ho avuto l’impressione che alcun potessero essere stati arruolati per incarnare il ruolo del malato, risanato dopo il corso. Ricordo un uomo che raccontava della sua fuga dal reparto psichiatrico, rifiorito a fine seminario: la cosa che mi creò il dubbio della verità della sua storia fu la sua capacità di recitare il ruolo di malato quando Vito gli chiese qualche tempo dopo di far vedere ai presenti quali fossero le sue condizioni prima dell’intensivo.. credetemi da premio oscar! Se ho preso una cantonata, il tipo è certamente un attore mancato!

4)
non di rado, le persone con una carica professionale importante e buoni guadagni venivano lodate dal maestro come persone riuscite, l'aiuto alla persona in difficoltà assumeva talvolta, a detta loro, forme di inutile pietismo che non facevano altro che alimentare i disagi di chi soffriva. Certo sul vittimismo potremmo argomentare per ore, ma non tutti gongolano nel ruolo di vittima, chi soffre esiste eccome ed ha realmente bisogno di una mano tesa. Leggo che un prete sostiene Vito nel suo lavoro. A quest'uomo, come cristiana, non posso non domandare:
E' forse questo che troviamo nelle letture? E' forse l'elogio del ricco? Del potente? L'ignorare un grido di aiuto? Cristo è morto in croce privo di ogni gloria, umile, ubbidente certo, ma a Dio, non agli uomini.

Dopo avere letto come il lavoro di Vito è andato via via snaturandosi ed essere venuta a conoscenza di un'esperienza molto dura vissuta da una cara amica che aveva continuato a frequentare i seminari (ora non più), sono ben lieta di essermi allontanata da quell’ambiente. A chi è rimasto, ben sapendo che difficilmente recepirà il messaggio, (a proposito, vorrei far notare che scrivete partendo non solo dai medesimi concetti ma utilizzando addirittura gli stessi termini!) voglio dire che dono grande dell'essere umano è la compassione.. E se sentite che qualcosa dentro di voi stona, fermatevi un attimo, ascoltatevi, non ignorate anche il piccolo segnale, perchè non sempre ciò che può aver donato sollievo è la strada giusta da seguire.. l'uomo grande è colui che sa mettersi in discussione, che ha il coraggio di esprimere il proprio pensiero, anche di dissenso, che si alza e cammina per il sentiero nuovo. Pace.

Chicca