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lunedì 19 aprile 2010

(8) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quarto giorno di intensivo
La mattina sveglia alla solita ora. Ki- training e poi colazione. Il lavoro comincia più tardi, nel pomeriggio verso le 16.30-17.
Uomini e donne rimangono rigorosamente separati sia durante il ki-training, che a colazione e a pranzo. Il maestro dice di non parlare troppo con gli altri prima dell'inizio dei lavori e di "ascoltare quello che si muove dentro" perchè ci sarà tutto il tempo di parlare durante i gruppi che verranno fatti nel corso della giornata.
Quando è il momento, verso le 17, il maestro decreta l'inizio dei "lavori". Le donne si ritirano nel tempio a fare il "gruppo delle donne" mentre gli uomini si riuniscono in un altro spazio ( che può essere la sala chiamata discoteca o il prato vicino al tempio o dove il maestro ritiene meglio, purchè sia lontano dalla vista delle donne).

Il "gruppo degli uomini" è condotto dal maestro mentre quello delle donne è condotto da sua moglie o da qualche assistente femmina "allineata", cioè completamente "affidata al maestro", il che significa, tradotto per chi non è arkeoniano, indottrinata per bene.
Assomiglia ad un gruppo di secondo livello quando si facevano i gruppi degli uomini durante quel tipo di seminari, non so se adesso si fanno ancora. I partecipanti si mettono in cerchio e si comincia un estenuante giro di condivisione durante il quale il maestro ricorda come la madre separa i figli dal padre impedendo loro di realizzarsi come uomini, di come li consegni al pedofilo per suggellare il patto di fedeltà con lei, perversa genitrice, di come ci sia bisogno dell'umiltà per riconoscere la grandezza del padre ed invocare la sua benedizione, di come il mondo abbia bisogno di veri guerrieri centrati nel loro potere personale perchè "lì fuori sono delle belve", di come la discesa del sacro spirito sia possibile solo se ci si stacca dalla madre e si ottiene la benedizione del padre, di come un uomo che è legato alla madre abbia una "falsa identità di uomo" perchè il vero riconoscimento come uomo deriva dal padre e non può venire dalla parte materna, di come la propria madre abbia distrutto, agli occhi di loro bambini la figura del loro padre, di come questo processo di distruzione del maschile sia portato avanti anche dalle proprie compagne, di come bisogna mettere in riga le compagne perchè se non si viene annientati... e via e via in un crescendo di pompamento di questa "valenza maschile" che ha connotati apertamente misogini.
Le condivisioni vanno fatte tenendo in mano il "bastone sacro" (un bastone intagliato dal maestro in persona") che rappresenta il "sacro lingam", in soldoni, è un simbolo fallico.
Processi indotti, urla di dolore, scuse tragicamente urlate al proprio padre per averlo tradito a favore della madre, invettive contro le mogli o fidanzate che cercano di schiacciare il potere maschile o di sottrarre i figli maschi... Le solite storie arkeoniane ma molto pompate per l'occasione.
Inoltre, è anche una sorta di operazione di marketing per il maestro che insiste sul fatto che i padri si prendono tutta la mer... mentre i nonni hanno un altro rapporto con i nipoti più disteso e dove prevale l'affetto e che al pre-master si fa proprio questo lavoro con i nonni dove si sente "scendere la loro energia"... ecc. Anche se uno ha ricordato di avere il nonno pedofilo, in questa occasione l'abuso può venire considerato come una forma d'amore, distorta, ma d'amore (... come si dice... rivoltare la frittata???) e questo è senz'altro un motivo di confusione che viene inserito nelle menti di certuni.
Si può assistere anche alla "benedizione" che il maestro fa con la sua vera catana originale giapponese di non so quale secolo la cui lama ha ucciso non si sa quanti nemici.... mi sembra che una scena simile si possa vedere anche su un video di arkeon.
Ad un certo punto, verso la fine, arrivava una delle assistenti che guidavano il gruppo delle donne e chiedeva al maestro se poteva mandare un uomo a impersonare il padre o il pedofilo nel gruppo delle donne e il maestro ne sceglieva uno e lo spediva di là.

Quando il maestro riteneva che tutti fossero ben indottrinati e centrati nel loro potere personale, ci si doveva preparare "spiritualmente" per affrontare l'esercizio chiamato "LA FOSSA DEI LEONI".
Veniva detto che se non si era centrati come si deve, "quelle" ci avrebbero sbranato e quindi dovevamo stare molto attenti, dire grazie dopo ogni risentimento che ci sarebbe arrivato dal gruppo delle donne e mettere tutto la nostra energia nei nostri risentimenti.
L'esercizio della fossa dei leoni veniva fatto nel tempio. Gli uomini da una parte e le donne dall'altra. A quel punto era notte fonda e spesso io provavo un senso di irrealtà di fronte a quello che stava succedendo. Ci si disponeva in 3 file: quelli in prima fila stavano in seizàn, di3etro c'erano quelli seduti e dietro di loro quelli in piedi. Le donne erano nella stessa posizione, su 3 file (secondo il numero di partecipanti, le file potevano essere anche 2). Tutti, maschi e femmine, avevano una faccia dura e incazzata. Al suono del gong si cominciava il primo round in cui cominciavano le donne, a turno, a urlare i loro risentimenti. Non si doveva assolutamente accavallarsi con i risentimenti all'interno del proprio gruppo perchè questo significava mancanza di centratura; mi spiego meglio: quando uno sentiva che era il momento per fare un risentimento doveva farlo senza urlare contemporaneamente con un altro. Se succedeva che 2 persone cominciassero un risentimento insieme, una delle due si doveva zittire immediatamente (chi, dipendeva dalla quantità di potere personale del singolo). I risentimenti si facevano rispettando solo l'ordine di gruppo: prima un gruppo, mettiamo le donne, facevano i loro risentimenti, poi, al suono del gong, cominciava il turno dell'altro gruppo, quello degli uomini in questo caso.
C'erano 6 round, se non ricordo male: donne - gong - uomini - gong - donne - gong - uomini - gong- donne - gong - uomini - gong finale. Se qualche donna si permetteva di fare un risentimento al maestro, lui diceva grazie durante l'esercizio ma poi, appena finito l'esercizio, quando ancora erano tutti in posizione, vomitava sulla poveretta una tale mole di rabbia e violenza verbale che veramente non so come quella riuscisse a sopravvivere alla vergogna.
Ricapitolando: gli uomini e le donne prendono posto nel tempio divisi in due gruppi posti uno davanti all'altro. Al suono del gong cominciano le donne con i risentimenti. I risentimenti devono seguire una formula precisa e possono essere o generali (tipo "Uomini io risento con voi perchè mi avete trattata come un oggetto" e il gruppo degli uomini, all'unisono, deve rispondere urlando "Grazie") oppure personali (tipo "Pinco pallino risento con te perchè... dove il tale Pinco pallino può essere o non essere uno degli uomini presenti nel gruppo. Se è presente nel gruppo, il "Grazie" lo deve urlare solo lui, se non è presente nel gruppo, il "Grazie" lo gridano gli uomini tutti insieme. Se qualcuno non grida un bel grazie centrato, poi se la vede brutta.).
Quando è il turno del gruppo degli uomini la regola è la stessa.

Dopo questo esercizio si è tutti veramente stanchi. Il gruppo degli uomini si ritira e sia i maschi che le femmine si vanno a preparare per l' ESERCIZIO DELLA RICONCILIAZIONE. Ci si sistema come si può in tutta fretta e, nel frattempo le donne preparano il tempio con fiori ecc. per accogliere il "gruppo dei guerrieri" che ritorna con intenzioni meno bellicose.
Gli uomini fanno sentire alle donne che si stanno avvicinando battendo colpi di tamburo. Si entra nel tempio e ci si trova di nuovo davanti al gruppo delle donne, tutte carine (quanto possibile dopo quella giornata).
Anche la disposizione dei gruppi sottolinea un cambiamento nell'atmosfera. Durante l'esercizio della fossa dei leoni il gruppo delle donne si posiziona entrando a sinistra e il gruppo degli uomini a destra, mentre adesso il gruppo delle donne è davanti alla parete opposta l'entrata del tempio e il gruppo degli uomini si accomoda davanti a questo, dando le spalle alla porta.
Al centro della scena, davanti al gruppo delle donne è solitamente posizionata una statuina di grande effetto: rappresenta una donna seduta che al posto della pancia ha un grande geodo di ametista e davanti a lei viene posto un piccolo cero che illumina con i guizzi della fiamma i cristalli di ametista creando un effetto suggestivo. Questa statuina rimarrà nel tempio nei giorni seguenti e farà fare dei bei "processi col femminile" sia alle donne che agli uomini (ma più alle donne).
A questo punto comincia un giro libero di condivisioni sul modello "botta e risposta" che però devono seguire una formula precisa. Chi ha qualcosa da condividere all'altro (in generale o in particolare come nell'esercizio precedente) deve dire: "Pinco pallino condivido con te che... (sono onorata/o di essere la tua compagna/o, le mie scuse per essere stata/o inadeguata o non essere stata capace di accoglierti o quant'altro) e sempre il grazie deve seguire o dalla bocca dell'interessato (se presente) o dalla bocca di tutto il gruppo (se assente). In questo caso non si fa prima un gruppo e poi l'altro, se non ricordo male, ma è misto.
Dopo tutte queste belle professioni di amore e riconciliazione, donne e uomini ormai riconciliati, si mettono a cantare una canzoncina, guardandosi profondamente negli occhi. La canzoncina dice: "Tu, tu chi sei? Tu che sei davanti a me, tu chi sei? Io sono te, sono te in un'altra forma, sono te." E si continua per un po' a cantarsela guardandosi con occhi pieni di lacrime d'amore....
Poi il maestro dice qualche buona parola sull'amore ecc. e tutti sono liberi di andare a passare il resto della notte come credono meglio. Si sono fatte circa le 3 di notte e ricordiamoci che, comunque, la mattina dopo la sveglia è alle 7.


La descrizione di cosa succede nel gruppo delle donne ve la farò avere non appena la mia amica me la manderà. Prego comunque chiunque voglia intervenire con il suo racconto di farlo senz'altro perchè le persone che hanno fatto questo tipo di seminario sono tantissime ed è un peccato sentire solo il mio modesto racconto che, per quanto cerchi di particolareggiare, dimentica sempre qualcosa. Mi riferisco, per esempio, alle musiche che accompagnano vari momenti dell'intensivo e che io non ho descritto e magari anche tante altre cose che ho mancato di descrivere ma che possono avere una loro importanza nel contesto....

- continua -

Tiresia

giovedì 15 aprile 2010

(7) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Terzo giorno di intensivo

Dopo il ki-training, che rimane uguale a come l'ho descritto per tutti i giorni (tranne l'esercizio sulla fiducia che se non ricordo male non veniva ripetuto) si fa colazione e ci si riunisce al tempio su indicazione del maestro.

Esercizio del no-limits

Si rimane fuori dal tempio ma, invece di fare il cerchio davanti, ci si sposta lateralmente su un prato piuttosto grande che, guardando il tempio di faccia, si trova sulla sinistra. Su quello stesso prato si fa anche l'esercizio dei guerrieri.
Dopo che i partecipanti si sono disposti in cerchio e si danno la mano, il maestro comincia a spiegare come, per tanti, la relazione col proprio corpo e con quello degli altri sia fonte di tensioni e problemi di vario genere. Per esempio, dice, i vari problemi di pelle che si possono avere (tipo psoriasi o dermatiti varie, soprattutto se ricorrenti) hanno origine da problemi di relazione con gli altri e coi loro corpi. Queste malattie della pelle esprimo il messaggio "mi rendo repellente per respingerti" oppure, se sono localizzati in zone particolari, possono esprimere problematiche molto precise legate all'abuso. Per esemplificare quest'ultimo aspetto, il maestro parla di 2 zone sul collo di sua moglie in cui compaiono 2 chiazze di psoriasi e che corrispondono, sicuramente, secondo lui, ai punti in cui la mano del pedofilo le spingeva la testa verso il basso per farsi fare il "servizietto" quando lei era bambina.
Dice poi che l'esercizio seguente aiuterà i partecipanti a capire se hanno problemi con il proprio corpo e con quello degli altri. Ricordiamoci in che stato sono i partecipanti: da 2 giorni dormono pochissimo, mangiano ad orari assurdi per il proprio metabolismo e hanno passato buona parte della giornata precedente sotto shock emotivo a causa del lavoro sulle sedie.
Il maestro dice di chiudere gli occhi e che quello spazio è il mondo e le persone che si incontrano sono le persone che ci sono nel mondo, nella nostra vita presente o passata ecc.
Mi sembra che la descrizione da me fatta in precedenza di questo esercizio sia abbastanza esauriente, quindi non mi dilungo oltre.
Mi liminto ad aggiungere che per molti anche questo esercizio è un vero e proprio shock emotivo.

Una vota finito l'esercizio si va a mangiare, sempre circa verso le 15. Il maestro dice di non andare in giro dopo il pranzo "per non disperdere l'energia" e i partecipanti ritornano nello spazio davanti al tempio (ricordiamo che lo spazio che circonda il tempio è recintato e che il prato di cui ho parlato prima è dentro al recinto. Durante gli esercizi la porta del recinto viene chiusa co un lucchetto. Le chiavi se le tiene il maestro). Il maestro dice di evitare di parlare con gli altri per evitare di "disperdere l'energia". Ripeto che non viene proibito di parlare, ma viene consigliato di non farlo e nel gruppo si è molto ligi ai consigli del maestro quindi, anche se uno avesse voglia di farlo, troverebbe un muro di silenzio e tacita disapprovazione da parte degli altri membri del gruppo. Anche e soprattutto gli assistenti del maestro, a questo punto, diventano sibillini e assumono un atteggiamento di distacco anche villano, certe volte, nei confronti dei partecipanti. Si riesce a malapena a strappare loro un "ti devi guardare questa cosa" o "parlane con Vito" o "meglio che tu ci stia dentro".
La corte si stacca dal popolino e tira su un muro impenetrabile di silenzio, il silenzio di chi sa.
Il maestro, dopo aver fatto attendere (e cucinare per bene nella loro tensione) per circa 1 ora 1 ora e mezza i partecipanti, fa la sua comparsa bello fresco e riposato e decreta l'inizio dell'esercizio successivo.
Questo esercizio è l' esercizio delle sedie "sulle relazioni".

I partecipanti sono ammessi al tempio (che era chiuso anch'esso a chiave) e trovano le seggiole una davanti all'altra, come durante gli esercizi su paura e rabbia del giorno prima.
I partecipanti prendono posto e quando tutti sono sistemati al posto giusto (ricordiamo che il maestro fa sempre qualche piccolo spostamento di questo o di quello) si può cominciare.
I partecipanti vengono invitati a chiudere gli occhi e il maestro comincia una delle solite visualizzazioni guidate: "Torno alla mia vita di tutti i giorni.... vedo le persone che incontro... pongo l'attenzione a come mi sento davanti a te... torno al tempo in cui ero bambino e ripenso a quello che ho imparato da te (madre, padre) a come vedevo che ti comportavi con gli altri, a come mi hai insegnato, con il tuo esempio, a comportarmi con gli altri...." Dopo che i partecipanti si sono ben immedesimati, il maestro gli fa aprire gli occhi e dice di scrivere sul quaderno questa domanda:

MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE UNA DONNA E'

e al suono del gong, ricomincia tutto come il giorno precedente, solo che in questo caso l'attenzione è rivolta al cattivo insegnamento del modo di relazionarsi con gli altri fornito dai genitori nell'infanzia. Sempre frastuono, sempre urla e pianti, ma si può notare come, più che il giorno prima, gli insulti e le grida abbiano più che un carattere di sfogo generale dell'emozione, una direzione ben precisa cui rivolgersi: la madre e il padre che, con i loro insani e perversi comportamenti hanno causato così tanto dolore nei partecipanti e nella loro vita.
Durante questi esercizi, molto più che durante quelli del giorno precedente, viene favorita la proiezione di uno dei genitori sul partner che si ha davanti e molti vengono sommersi da sputi e insulti sentendosi chiamare madre o padre.

Anche durante questi esercizi i quaderni vengono scambiati e quindi ogni domanda viene ripetuta 2 volte, prima da uno e poi dall'altro dei partecipanti che si trovano accoppiati.
Non ritorno ai particolari delle scene terrificanti cui si assiste anche durante questi esercizi perchè non è facile neanche per me ritornare ad immergermi in questi ricordi.
Aggiungo solo che molti vomitano e ho visto gente che veniva portata di peso fuori dal tempio in preda a convulsioni. Il maestro, inoltre, gira fra le sedie comprimendo la bocca dello stomaco a questo o a quello provocando ulteriori urla strazianti da parte dell'interessato.

Ricordo che, qualche tempo dopo, qualcuno chiese al maestro se non aveva paura che qualcuno potesse lasciarci le penne, ma lui rispose tranquillamente che quello era un lavoro giudato dallo spirito e che lo spirito non avrebbe permesso una cosa del genere, a meno che il maestro che conduceva gli esercizi non si fidasse fino in fondo di lui (spirito). In quel caso.... e non aveva finito la frase.

Le altre domande con cui si continuava l'esercizio, seguite da breve visualizzazione, erano in quest'ordine:

MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE UNA DONNA E'
PER ME UNA DONNA E'
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE UN UOMO E'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE UN UOMO E'
PER ME UN UOMO E'
COME DONNA (se il partecipante è femmina) HO CREATO NELLE MIE RELAZIONI CON GLI UOMINI
COME UOMO (se il partecipante è maschio) HO CREATO NELLE MIE RELAZIONI CON LE DONNE

Da tenere presente che non ci sono intervalli fra le varie domande e si continua con lo stesso ritmo per ore ed ore (circa 15/20 min per turno a domanda).
Facendo un rapido calcolo, se le domande sono 8 e siamo buoni perchè calcoliamo una media di 15 minuti per turno, abbiamo 4 ore filate di inferno senza interruzioni. Potete immaginare come si è ridotti, alla fine? E non sono mica tutti giovani, c'è anche gente di una certa età.

Siamo arrivati circa alle 21.30/22.30. Prima di andare a mangiare, i partecipanti si mettono in cerchio, sempre per mano, e il maestro dice che "tutti hanno potuto vedere da che spazio di separazione veniamo, una separazione che ha origini antiche, viene trasmessa dai genitori e a loro dai nonni, bisnonni trisnonni fino ad arrivare ad Adamo ed Eva. Con questo lavoro possiamo sanare la frattura, ricomporre la separazione, rinascere a nuova vita e nuove relazioni.... ma prima bisogna andare profondamente in questa separazione, entrarci proprio fisicamente, quindi, da lì in avanti, uomini e donne rimarranno separati. Si mangerà in tavoli separati, non si dovrà nè parlare nè guardare quelli dell'altro sesso (qui l'ordine di non parlare ai partecipanti di sesso diverso è dato molto chiaramente) e gli eventuali coniugi che alloggiano insieme vengono separati e viene assegnata loro una sistemazione diversa.
Questa divisione di maschi e femmine durerà fino al momento della "riconciliazione" che avrà luogo il giorno dopo, a notte fonda.
Si va a mangiare e verso mezzanotte si riesce a raggiungere il letto.

-continua-

Tiresia

(5) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Secondo giorno di intensivo
Nel post precedente ho dimenticato di dire che il ki-training viene fatto tutti i giorni tranne il primo (giorno di arrivo) e l'ultimo (partenza).

Dopo il ki-trainig si fa colazione e rimane circa un'oretta e mezza di tempo libero. Quando il maestro chiama, i partecipanti si recano al tempio. Se la memoria non mi inganna, non mi sembra che ci sia un giro di condivisioni generale, ma il maestro passa subito a spiegare come la paura e la rabbia hanno condizionato la vita dei partecipanti e come la radice di queste due emozioni basilari sia da ricercarsi nell'infanzia e nel rapporto con i genitori.
I partecipanti sono disposti in cerchio nel piazzale antistante, tutti per mano. Il maestro fa un giro all'interno del cerchio e stabilisce chi sarà il conduttore dei piccoli gruppi che si dovranno formare di lì a poco. Fa posizionare i conduttori al centro del cerchio, a una certa distanza uno dall'altro, quindi invita i partecipanti a mettersi dietro al conduttore che preferiscono. Di solito il conduttore è un suo aiutante, ma è capitato che qualche gruppo venisse condotto anche da aspiranti maestri che ovviamente godevano della fiducia del leader.
Quando i partecipanti hanno formato i gruppetti, il maestro ne aggiusta il numero spostando qualcuno dai gruppi più numerosi in modo che il numero di partecipanti sia più o meno lo stesso per ogni gruppo. Una volta che tutti sono sistemati in uno dei gruppi, il maestro dice di andare nel campo di ulivi dietro al tempio e, in assoluto silenzio e centratura nel ki, cercare un albero che, per qualche motivo, il partecipante sente che rappresenta se stesso. Quello sarà il "proprio albero" e, per il tempo dell'intensivo, sarà il luogo dove si potrà andare se si vuole stare da soli con se stessi. Una volta individuato l'albero che lo rappresenta, il partecipante dovrà "prendersi un tempo" per stare con lui e guardarlo e capire perchè ha scelto proprio quell'albero.
Il campo di ulivi dove ci si reca è lo stesso dove arde, dall'inizio dell'intensivo, il "sacro fuoco" che viene sorvegliato e alimentato da alcuni volontari scelti durante la riunione della prima sera (quando si scelgono le persone addette alla sveglia e ai reclami. Insieme ai volontari addetti al "sacro fuoco" (un grande onore!) vengono scelti anche coloro che dovranno occuparsi di tenere pulito il tempio e lo spazio intorno al tempio, nonchè i servizi vicini allo stesso, durante i giorni dell'intensivo (altro grande onore!).
Al suono del gong, i partecipanti dovranno tornare al tempio e raggiungere il proprio gruppo.
Non appena i gruppi si sono riuniti, il conducente fa accomodare il suo gruppo in un posto sul prato che circonda il tempio, ad una certa distanza dagli altri gruppi, e si comincia un giro di condivisioni in cui ogni partecipante dovrà dire com'è l'albero che lo rappresenta e il motivo per cui lo ha scelto. Anche in questo caso, ci sono persone che si abbandonano a pianti e urla varie riconoscendo nell'albero questo o quel "blocco", questa o quella "contorsione" dei rami e via che si vola con le associazioni, il più delle volte spiacevoli e dolorose, riguardo agli aspetti della propria vita rispecchiati dall'albero. Vale la pena tenere presente che nessuna condivisione è stata ancora fatta dopo la forte esperienza vissuta durante il ki-training, e che molte persone sono già belle scosse dai contenuti emotivi emersi, o in loro, o negli altri.
Credo sia inutile ricordare che nessuno di quelli che conduce i vari gruppetti è psicoterapeuta ma, nonostante questo fatto accertato, non lesina indicazioni o pressioni affinchè chi sta condividendo riesca ad "entrare nel suo processo" e "vedersi qualcosa". Nel frattempo, il leader svolazza di gruppo in gruppo osservando i vari "movimenti" e probabilmente anche l'operato dei suoi aiutanti. Non interviene se non in caso di forti processi emotivi che, però, in questa fase non sono così forti come durante gli esercizi delle sedie che seguiranno.
Una volta che i partecipanti hanno fatto le loro condivisioni, il maestro riunisce tutti in cerchio davanti al tempio e introduce il tema della paura: di come ci abbia sempre bloccato, di come ci impedisce di gustare la nostra vita ecc ecc. e invita le persone ad andare in giro intorno al tempio o nell'uliveto (ma non troppo lontano) e cercare un oggetto che rappresenti la loro paura. Al solito suono del gong, solite condivisioni nei gruppetti sull'oggetto che si è scelto (o che ci ha trovati, come dice il maestro) e poi si va a cercare l'oggetto che rappresenta la nostra rabbia, non prima di aver sentito ciò che il maestro dice sulla rabbia e sugli effetti devastanti che quest'emozione, repressa o rimossa, ha nelle nostre vite.

Quando i gruppi finiscono i giri di condivisione sugli oggetti che rappresentano la rabbia, si forma un'altra volta il cerchio fuori dal tempio: in piedi e per mano. Dopo gli esercizi sopra descritti, i partecipanti sono tutti piuttosto stanchi perchè sono passate circa 4 o 5 ore da quando si è cominciato e non ci sono state soste. La tensione emotiva è costante. Soprattutto nel mese di luglio, il caldo è opprimente e tutti i gruppi si tengono all'aperto. D'inverno si tengono lo stesso all'aperto con un freddo boia. I partecipanti non hanno mangiato niente dalla colazione. Si può solo bere. Sono circa le 5 del pomeriggio.
A questo punto si va a mangiare. Il maestro dice di non parlare con gli altri partecipanti per non "scaricare" la tensione. Non è che ci sia l'obbligo al silenzio, ma si viene invitati a rimanere concentrati su quello che si è "mosso" dentro senza cercare di sfogarlo. Parole chiave del maestro: "Rimanete con questa cosa".
Dopo il pranzo si rimane una mezz'ora a gironzolare nell'agriturismo e poi si ricomincia.

Comincia la serie di "ESERCIZI DELLE SEDIE"

I partecipanti sono invitati a recarsi nuovamente al tempio. Solito cerchio esterno, il maestro chiede "come state" ma non c'è un giro di condivisione. Il maestro spiega brevemente che ora tutti potranno sperimentare DAVVERO che cosa sono la paura e le rabbia.

La porta del tempio viene aperta e i partecipanti scoprono che le sedie non sono più in cerchio ma sono disposte una di fronte all'altra, in piccoli gruppi da 2, molto vicini gli uni agli altri. Nel tempio c'è un odore molto forte di erbe bruciate sul braciere, quasi soffocante. Man mano che entrano, i partecipanti prendono posto sulle sedie e, in un silenzio carico di tensione, aspettano che tutti si siano seduti. Il maestro sposta questo o quello secondo una sua logica volta a favorire la proiezione della madre o del padre sull'altro. Se sono presenti figli e genitori, questi vengono messi uno davanti all'altro, anche se si sono seduti in posti diversi (i figli sempre davanti ad uno dei genitori, se presente). I partecipanti vengono invitati a mettere sotto le sedie gli oggetti che hanno trovato e che rappresentano la loro paura e la loro rabbia. Tutti devono avere in mano il quaderno e la penna che sono stati loro consegnati al momento della registrazione.
Gli assistenti, nel frattempo, hanno preso in mano ognuno uno strumento tipo tamburo, tamburello, maracas, triangoli, bastoncini e tutto quanto possa fare un casino pazzesco. Un aiutante, di solito uno dei preferiti dal maestro, viene incaricato di suonare un grosso tamburo, di quelli che non si possono sollevare e che è appoggiato in un angolo.
In chi fa questo lavoro per la prima volta, la tensione è altissima.
Quando tutti sono seduti e il maestro ha fatto gli spostamenti del caso, comincia a spiegare brevemente che l'esercizio si fa a turno e consiste nel ripetere all'altro la frase che lui indicherà. La frase va ripetuta "in modo che l'altro la senta bene" e a ciclo continuo, cioè senza pause fra la fine e l'inizio. Prima di cominciare, i partecipanti scriveranno la frase sul loro quaderno e lo consegneranno al partner che hanno davanti. Il partner dovrà scrivere le risposte dell'altro sotto la frase, ma senza guardare il quaderno perchè per tutto l'esercizio ci si deve fissare dritti negli occhi. Al suono del gong ci si scambieranno i quaderni e i ruoli.
Il maestro dice che non è permesso picchiare chi si ha davanti e che si devono tenere le mani ben attaccate al sedile della sedia.
Se qualcuno prova solo a fare l'atto di andarsene, viene ripreso e rimesso a sedere con fermezza e convinto a rimanere. Ah, nessuno è costretto a rimanere, davvero, ma non ho visto neanche nessuno che, dopo aver fatto l'atto di andarsene, sia poi riuscito a farlo davvero.

(Lettore, puoi immaginare come ci si può sentire in quella situazione? Amico psicologo, è lecito sottoporre le persone a questo tipo di violenze psicologiche senza prima, come minimo, avvertirle? Avvocato, cosa può denunciare e a chi la persona che si trova in una situazione come questa? Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio? E sulle violenze psicologiche all'interno di questi gruppi di "consapevolezza"?).

A questo punto, il maestro dice qual'è la domanda che i partecipanti devono scrivere sul quaderno: "MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E' "
i partecipanti la scrivono sul quaderno e il maestro li invita a chiudere gli occhi, dicendo che dovranno riaprirli al suono del gong e cominciare subito l'esercizio. Quando hanno gli occhi chiusi, dice di visualizzarsi da bambini: "Tornate al tempo in cui eravate bambini e avevate paura... Mio padre mi ha insegnato che la paura è..."
Non si fa quasi in tempo a sentire la fine della frase che arriva il suono del gong seguito dal rumore più assordante che uno abbia mai sentito nella sua vita. Tutti gli assistenti cominciano a percuotere come forsennati gli strumenti che hanno in mano, i partecipanti cominciano ad urlare a quello davanti la domanda con tutto il fiato che hanno in gola (ricordiamoci che il maestro ha detto di "dirla in modo da farsi sentire chiaramente" da chi si ha davanti.
La scena in cui ci si ritrova non è possibile riuscire a descriverla in tutta la sua carica terrifica. Io stesso mi sono dovuto fermare un attimo perchè ho il cuore che batte forte e sono dovuto andare a farmi un giro per la casa prima di tornare a scrivere. Una bolgia dell'inferno dantesco non potrebbe essere altrettanto orrenda.
Le persone cominciano ad urlare, a contorcersi sulle sedie, ad avere delle vere e proprie esplosioni di terrore. Quando gli assistenti vedono che qualcuno è particolarmente agitato, gli si fanno intorno e suonano, se possibile, ancora più forte gli strumenti intorno a quel poveretto, chi grida la domanda cerca di scarabocchiare sul foglio le risposte di quello davanti ma riesce a fare solo segni incoerenti sul foglio, tutti cominciano a sudare e diventare rossi in viso, tutti gridano, chi urla la domanda, chi risponde con parolacce, chi grida "basta basta", chi "vattene vattene", chi no non, chi "Ah Dio, Dio".... in un frastuono che diventa totale. Dopo poco quasi tutti sono in iperventilazione a forza di urlare senza sosta ma l'esercizio continua, continua, continua. Se qualcuno si alza dalla sedia, lo rimettono la suo posto. Nessuno poteva uscire da lì. Eravamo tutti inchiodati alle sedie, proiettati in una scena che sembrava diventata un'allucinazione.
Ricordo che la mia mente, a quel punto, entrava in una sorta di regno ovattato e cominciavo a vedermi urlare come se fossi fuori dal mio corpo. Il frastuono era tale che le orecchie cominciavano a fischiare e avevo l'impressione di vedere la scena dall'alto.
Il cuore batteva all'impazzata e sentivo una pulsazione fortissima allo stomaco.
Dopo un tempo che mi era sembrato eterno, finalmente il suono del gong creava, di nuovo il silenzio. Silenzio si fa per dire perchè, anche se il frastuono degli strumenti e delle urla era cessato, rimanevano i singhiozzi disperati di quasi tutti i partecipanti. Il caldo, in quell'angusto spazio pieno di anime stravolte era soffocante.
Il maestro diceva di scambiarsi i quaderni e subito dopo il suono del gong decretava l'inizio di un nuovo incubo. Alcune persone fissavano chi urlava loro la domanda come se fossero inebetite, alcune cominciavano di nuovo ad urlare come se le stessero squartando, altre si buttavano a terra o contro le mura del tempio (e venivano recuperate e rimesse a sedere) e di nuovo ricominciava l'inferno e la sensazione di non essere io quello che stava là dentro, di nuovo la mente si staccava dal corpo e il corpo sembrava agisse e urlasse da solo, senza che io potessi esercitare alcun controllo su di lui....
Finalmente, il suono del gong tornava e con esso finiva il frastuono. Ma l'incubo era solo cominciato.
Calcolate che fra un suono di gong e un'altro passano circa 10-15 minuti. Per ogni domanda, circa 20-30 minuti.

Quando le persone si erano un po' calmate, il maestro diceva di scrivere la domanda successiva: MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E'. Bisognava chiudere di nuovo gli occhi e seguire la voce del maestro che diceva: "Ritorno ai tempi in cui ero bambino e avevo paura... Mia madre mi ha insegnato che la paura è..."
Un colpo di gong, e tutto ricominciava, senza sosta.

La terza domanda, sempre seguita da una visualizzazione a tema prima del suono del gong: PER ME LA PAURA E'...

Quarta domanda: QUANDO HO PAURA IO...

Dopo circa 2 ore ininterrotte di questo trattamento, si aveva diritto a circa una ventina di minuti di intervallo per bere o andare ai servizi. Tutti dovevano uscire dal tempio e gli assistenti rimettevano a posto le sedie. Non vi dico in che stato ero io e come stavano gli altri. E io, per fortuna, sono una persona piuttosto equilibrata. Ma, nonostante la mia forza d'animo, posso assicurare che ero molto, molto scosso da quell'esperienza.

Alla fine dell'intervallo, si ritornava dentro al tempio. Il maestro diceva qualche altra cosa sulla paura e sul fatto che così eravamo andati a toccare quello che avevamo rimosso ma che era ancora dentro, evidentemente, se avevamo vissuto quello che avevamo vissuto e che era meglio che fosse fuori, riconoscibile, che non dentro a fare danni senza che lo sapessimo.

"Ora andremo profondamente a toccare la nostra rabbia...." Le sento risuonare ancora nella testa, quelle parole.

Il maestro ci fece riaccomodare sulle sedie. Il partner poteva essere diverso dal precedente. Dopo gli spostamenti di questo e quello, il maestro diceva di scrivere la prossima domanda: PER ME LA RABBIA E'. Il suono del gong arrivava improvviso, questa volta. Non ricordo la visulizzazione. Se pensavo di avere visto tutto, durante l'esercizio precedente, avrei dovuto ricredermi di lì a pochi secondi. Quello che si scatenò con quella domanda non è possibile riprodurlo a parole. La gente urlava, urlava, urlava. Chi si gettava contro l'altro e veniva ripreso e rimesso a sedere a forza e a forza tenuto fermo mentre si divincolava urlando come un ossesso, chi si copriva la testa con le mani rannicchiandosi su se stessa nel terrore più assoluto davanti al partner che urlava "Ti ammazzo, ti in..., puttana, bastardo ecc ecc", Chi si alzava e cercava di fracassare le sedia su chi aveva vicino e veniva preso e trattenuto a forza dagli aiutanti che lo tenevano fermo a terra mentre altri aiutanti si avvicinavano facendo ancora più rumore possibile con gli strumenti per "fargli fare per bene il suo processo". Alcuni, si sbattevano i quaderni in grembo, altri fissavano il vuoto come se fossero improvvisamente inebetiti.....

Lo so che è difficile credere che possano esistere cose come queste e che uno ci si vada a ficcare volontariamente e pagando pure delle cifre piuttosto alte, ma chi ci va per la prima volta non sa, non può neanche lontanamente immaginare a cosa va incontro e, comunque, la maggior parte delle persone esce da lì indottrinata a dovere, pensando di avere avuto "L'onore" di fare chissà quale fondamentale esperienza di consapevolezza mentre invece è stata vittima di pure e semplici violenze psicologiche che hanno come unico scopo quello di manipolare la sua mente a fini meramente economici. Ciò che spinge questi individui ad applicare queste... non saprei come chiamarle... tecniche psicologiche, non è altro che la quantità di soldi che il plagiato gli porta e continuerà a portargli in seguito. Più uno è indottrinato, più tutti i soldi di cui può disporre finiscono nelle tasche del leader che, secondo la vittima "gli ha mostrato la via (o il sentiero sacro)".


La bolgia infernale continuava ancora per ore con le seguenti domande, fatte in quest'ordine:
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E'
QUANDO SONO ARRABBIATO IO...


Fra una cosa e l'altra, siamo arrivati circa alle 22.30. Si va a mangiare senza quasi il tempo di lavarsi la faccia, poi si torna al tempio per la seduta di indottrinamento.
Il maestro invita a meditare su quale sia il sentimento profondo che emerge quando ci si permette di mostrare la rabbia.

-continua-

Tiresia

martedì 12 gennaio 2010

Lavoro chiamato “no limits” all'intensivo / residenziale

Questo lavoro si svolge solitamente all’aperto, tempo permettendo, sul prato di fianco al tempio, altrimenti viene fatto all’interno del tempio. Lo scopo di questa “esperienza” è quello di portare a coscienza le proprie reazioni ed emozioni legate all’incontro fisico con l’altro. A nessuno viene descritto in anticipo il tipo di lavori che vengono fatti durante l’intensivo e quindi le persone si trovano a doverli affrontare quando ormai sono lì e, per quanto nessuno venga obbligato con la forza a prendere parte ad un lavoro (almeno, io non ho mai visto persone venire obbligate a partecipare con la forza) è anche vero che se una persona si rifiuta, viene sottoposta a pressioni psicologiche di vario tipo affinché vi partecipi. Queste pressioni vengono esercitate sia dal gruppo che dallo stesso maestro e consistono in frasi del tipo: “perdi una grande occasione per andarti a vedere un tuo “nodo” – “proprio perché senti queste resistenze dovresti fare il lavoro perché significa che c’è sotto un “processo” e hai l’opportunità di andartelo a guardare” – “fare questa esperienza è molto importante” ecc.Bisogna tenere presente, a questo proposito, che durante questi intensivi le persone vengono sottoposte a ritmi ed esperienze destabilizzanti dal punto di vista psicologico. Il gruppo è composto dalle 60 alle 120 persone che, durante i 5 giorni dell’intensivo non si muovono praticamente mai da un luogo circoscritto (l’agriturismo), dormono pochissime ore per notte in camere solitamente sovraffollate e con fastidiosi problemi per quanto riguarda l’utilizzazione dell’acqua calda che, essendo fornita da piccoli e scalcinati scaldabagno non permette di farsi 2 docce consecutive; spesso si assiste al mal funzionamento delle fognature che devono lavorare al disopra delle loro possibilità e non riescono a smaltire i rifiuti organici (tanto che spesso dai gabinetti escono liquidi ed esalazioni maleodoranti che vengono sempre interpretati come la “materializzazione” dei processi dei partecipanti; hanno ritmi completamente sballati rispetto ai soliti anche per quanto riguarda i pasti, spesso di qualità non soddisfacente, (il pranzo viene servito nel pomeriggio e la cena anche a notte fonda) e vengono sempre tenute in uno stato di tensione emotiva attraverso i vari esercizi che vengono proposti. E’ molto difficile, quindi, riuscire a rifiutarsi di prendere parte ad un lavoro. Bisogna esercitare una forte volontà ed essere disposti a sopportare la disapprovazione del gruppo e quella del maestro che non è mai esplicita ma arriva in modo velato, cosa non sempre facile per tutti in quelle circostanze. Durante il “no limits”, le persone vengono invitate a mettersi in cerchio e a chiudere gli occhi. Il maestro spiega che dovranno tenere gli occhi chiusi per tutta la durata dell’esperienza. Il maestro dice che lo spazio in cui si trovano rappresenta il mondo e le persone che vi si incontrano, sempre ad occhi chiusi, sono le persone che si incontrano nella propria vita (o che si sono incontrate in passato). Al primo suono del gong i partecipanti devono cominciare a camminare in quello spazio. Essendo uno spazio abbastanza ristretto, camminando le persone si urtano l’un l’altra cominciando ad avere fra loro contatti fisici casuali. I maestri che aiutano a condurre l’intensivo tengono gli occhi aperti e non partecipano all’esercizio, ma aiutano a tenere le persone all’interno dello spazio preposto, all’occorrenza indirizzando il loro percorso verso questa o quella persona, spesso seguendo le indicazioni del grande maestro.Al secondo suono del gong i partecipanti devono fermarsi dove si trovano e con le mani sentire chi è loro vicino e “scegliere” il partner con cui fare l’esperienza. Durante questa fase viene più volte ripetuto e sottolineato dal maestro che “non ci sono limiti” e uno deve sentirsi libero di esplorare il corpo dell’altro come meglio crede. Viene anche detto, in modo scherzoso, che non sono ammessi rapporti sessuali completi, ma che non ci sono limiti all’esplorazione. Si è liberi di fermare le mani del partner, se si vuole. Questa fase dura circa 5-10 minuti poi, al suono del gong il giro riprende e si ricomincia a camminare cercando il partner successivo. Gli incontri non sono ovviamente solo fra uomini e donne ma anche fra uomini e uomini e fra donne e donne. Quando l’incontro è con un partner dello stesso sesso, si ha la possibilità, viene detto dal maestro, di esplorare la propria omosessualità latente che è sempre originata dalla ricerca del contatto col corpo del genitore dello stesso sesso, contatto che, quando si era piccoli, è stato negato. Questo camminare/incontrarsi/camminare scandito dal suono del gong va avanti per 3 o 4 volte o comunque fino a quando il maestro ritiene che l’esercizio possa terminare.Probabilmente la mia descrizione, che ho cercato di fare in modo il più possibile oggettivo, non riesce a trasmettere appieno la capacità che ha questa esperienza di toccare profondamente molti dei partecipanti. Vero è che ho spesso visto e sentito persone urlare e piangere disperatamente durante questa esperienza e credo che dovrebbe essere doveroso, nei confronti delle persone che vi partecipano, essere messe al corrente PRIMA di quello che si fa durante l’esercizio perché per alcuni è un’esperienza molto dura e bisogna essere in grado di scegliere se farla o meno. Altrimenti, si può trasformare in una forma di violenza psicologica che viene fatta passare come “prezioso strumento di evoluzione e comprensione dei propri nodi psicologici”.Non mi dilungo oltre nella descrizione dei vari esercizi che si fanno durante questi intensivi perché, in questa sede, mi preme di più esporre le teorie su cui si basa il lavoro all’interno del gruppo. Sarebbe però, credo, molto interessante poter avere una descrizione dettagliata di come si svolge il “lavoro”, sia durante gli intensivi che durante i seminari e gli altri residenziali a tema che vengono organizzati dai vari maestri. Spero quindi che vi siano altre persone disposte a fornire ai “consumatori” del prodotto arkeon una descrizione del prodotto stesso, così che essi possano più serenamente valutare se questa esperienza sia adatta alla loro psiche. Spero anche che ciò che descrivo possa aiutare i parenti e gli amici dei partecipanti (che non hanno fatto e che non vogliono fare il “lavoro”) a capire il tipo di esperienza cui sono stati sottoposti i loro cari.Il fine di questo lavoro era quello (e dovrebbe esserlo ancora) di essere liberi, felici ed appagati nella famiglia e nel lavoro. Almeno, questo è quanto veniva detto. Nei primi anni, i “nodi” (che significa blocchi psicologici, emozioni represse, qualsiasi tipo di processo psicologico che “non fa scorrere l’energia” e impedisce la realizzazione personale ecc) erano causati esclusivamente dal comportamento non corretto dei genitori che, attraverso l’esempio che davano relativo al modo di relazionarsi alla vita e agli altri, avevano trasmesso i loro problemi (di vita e relazione) ai figli. Questi figli, per disfarsi delle nefaste influenze psicologiche della famiglia di origine, dovevano sia capire, individuare i modi sbagliati di comportarsi dei loro genitori sia, una volta individuati, riconoscerli in loro stessi e smettere di metterli in atto volgendosi a modi di relazionarsi e comportarsi più “sani”, indicati di volta in volta dal maestro.Non bisogna fare un grande sforzo immaginativo per capire il motivo per cui, in quegli anni, molti tornavano dai seminari e dai residenziali con un grande risentimento e rabbia nei confronti dei propri genitori: erano loro la causa del fallimento, dei problemi e del dolore della loro vita!
- continua -
Tiresia

domenica 10 gennaio 2010

Lavoro delle sedie all'intensivo - residenziale

In questa seconda fase, le persone vengono fatte sedere una di fronte all’altra sulle sedie collocate nel tempio che c’è all’interno dell’ agriturismo “Spagnulo” che si trova ad Ostuni. I partecipanti vengono invitati a sedere sulla sedia che preferiscono e, in silenzio, aspettano che tutti si siano accomodati. Il maestro a volte cambia la collocazione di alcune persone mettendole di fronte alla persona che, secondo lui, ha la capacità di facilitare meglio l’emergere di queste emozioni. Alle persone sono stati precedentemente forniti un quaderno e una penna dove devono annotare le risposte che vengono date da chi hanno davanti. A questo punto, il maestro comunica la domanda che, a turno, le persone devono urlare a chi hanno davanti e, al suono del gong, il lavoro comincia. Quando il gong viene percosso, i maestri che partecipano a quell’intensivo (i maestri che partecipano sono sempre abbastanza numerosi e non si siedono sulle sedie, a meno che non chiedano espressamente di farlo o non vengano espressamente invitati dal grande maestro a farlo) cominciano a percuotere con tutta la loro forza degli strumenti che sono stati loro forniti in precedenza: tamburi, maracas, nacchere, tamburelli, bastoncini da battere uno contro l’altro, triangolo ecc. creando un rumore fortissimo. Le persone, per farsi sentire da quello che hanno davanti, devono urlare a squarciagola la domanda indicata dal grande maestro e non ci si può immaginare le scene a cui si assiste durante questo lavoro. Gente che piange, urla, si agita, butta le sedie a destra e a sinistra, si contorce…. Credo che nessuno di quelli che fanno questo lavoro per la prima volta si sia mai trovato davanti ad una situazione di questo genere. Il frastuono che c’è nella stanza, unito ad una sorta di follia generale di quelli che stanno intorno, alle urla, ai pianti e alle sedie che volano, sicuramente contribuisce a far crollare, in molti, l’autocontrollo e ad abbandonarsi anch’essi a urla e pianti.Quando il maestro percuote il gong, la domanda indicata deve essere ripetuta/urlata all’altro senza sosta e per ogni domanda si va avanti circa 15 minuti nel frastuono totale. Le domande che il maestro, di volta in volta, dice di porre all’altro sono, per quanto riguarda il lavoro sulla paura e più o meno in quest’ordine: “Mia madre mi ha insegnato che la paura è..”“Mio padre mi ha insegnato che la paura è…”“Quando ho paura io…”Per quanto riguarda il lavoro sulla rabbia le domande sono:“Per me la rabbia è…”“Mia madre mi ha insegnato che la rabbia è….”“Mio padre mi ha insegnato che la rabbia è…”“Quando sono arrabbiato io….”“Quando mostro la mia rabbia il sentimento profondo che provo è….”Dopo questo lavoro sulla rabbia e sulla paura, si passa al lavoro sulle emozioni profonde che si celano nelle relazioni con le altre persone, maschi e femmine. Prima di passare al “lavoro delle sedie”, questa parte viene preceduta dal lavoro chiamato “no limits”, che dovrebbe servire a focalizzare meglio le persone sulle problematiche di relazione.Dato che, viene detto dal maestro, il modo in cui noi ci relazioniamo con gli altri esseri umani è condizionato dal modo di relazionarsi con gli altri dei nostri genitori, le domande che vengono poste, sempre nelle stesse condizioni, sono:“Mia madre mi ha insegnato che una donna è….”“Mio padre mi ha insegnato che una donna è….”“Per me una donna è…..”“Mio padre mi ha insegnato che un uomo è….”“Mia madre mi ha insegnato che un uomo è…”“Per me un uomo è….”“Come donna/uomo quello che ho creato nelle mie relazioni con gli uomini/con le donne è….”

Tiresia


-continua-

sabato 1 agosto 2009