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giovedì 12 novembre 2009

Confrontarsi con ciò che è diverso...

"Arkeon insegna a confrontarsi con ciò che è diverso da noi, a sperimentare l'umiltà dell'ascolto, l'incontro con l'altro nel rispetto della diversità e della libertà." è scritto nel sito di arkeon.
Nessuno dei cosiddetti "amici" con cui ho condiviso anni di percorso mi ha chiesto nulla, vengo a sapere da estranei, familiari di membri del gruppo, che nei seminari o in contesti informali intorno ad arkeon si parla spesso, e male, di me, dando interpretazioni dettagliate delle mie motivazioni, dei miei desideri e delle mie intenzioni... Sempre solo facendo riferimento a quanto di me viene detto da fonti "ufficiali" interne, mai verificate e non verificabili, addirittura condite da dettagli fantascientifici o grossolanamente inesatti. Ma nessuno sperimenta l'umiltà dell'ascolto, nessuno si confronta con me da quando sono diverso da loro, nessuno incontra l'altro nel rispetto della diversità e della libertà. Mi riferisco ad almeno una trentina di persone. Al mio cuore e alla mia mente le lacrime e le gioie vissute insieme suonano come un cumulo di falsità. E questo fa male.
Carlo


Purtroppo il controllo delle informazioni è una delle armi utilizzare al fine di creare dei vincoli di ragionamento nella gente.
Ne parla anche Steven Hassan nel suo testo.
E' sempre bene diffidare di chi da una informazione unilaterale ed è importante invece che la gente si senta libera di verificare le informazioni che riceve, senza sensi di colpa o inadeguatezze. Non si è in processo se si fa questo, non si è in difetto nei confronti del proprio leader o maestro ... si sta facendo solo un passo costruttivo per la tutela della propria dignità.

Lorita

sabato 4 luglio 2009

Mentalmente liberi



Come uscire da una setta

Sette e culti "estremi" sono oggi in costante crescita. Spesso i metodi utilizzati per reclutare gli adepti possono essere molto pericolosi e sfociare in drammatiche forme di controllo mentale.
Come riconoscere i metodi utilizzati dai culti distruttivi? Come proteggersi da una manipolazione psicologica? In che modo si può aiutare una persona cara a evidenziare concreti rischi di plagio? E ancora, come aiutarla praticamente a uscire da una setta?
Il libro, oltre a raccontare l’appassionante vicenda personale dell’autore che è stato un ex membro di una setta, offre le indicazioni e i consigli utili per intraprendere un faticoso cammino verso una ritrovata libertà.


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Il libro di Steve Hassan, è un viaggio all'interno di sette e culti distruttivi, un fenomeno poco conosciuto in Italia, anche se, non meno preoccupante.
E' opportuno chiarire subito, che l'autore non vuole in alcun modo mettere in discussione la fede o le credenze che ognuno, sceglie liberamente, ma è sua ferma intenzione mettere a conoscenza i lettori, che esistono culti distruttivi che non rispettano minimamente le idee dei loro fedeli, ma usano tecniche di controllo mentale e di coercizione, per trattenere l'adepto, sfruttando il loro lavoro per far aumentare i guadagni del culto, e di solito di una sola persona che ne è il capo.
Il libro è diviso in tre sezioni, nella prima vengono elencate le diverse categorie, in cui sono divisi i culti:culti religiosi, politici, psicoterapeutici/educazionali, commerciali, i primi sono i più conosciuti e numerosi, e si focalizzano sui dogmi religiosi, i secondi fanno spesso notizia e sono normalmente indicati dai mass media con il termine "estremisti" o di "frangia", questi gruppi sono organizzati attorno a un particolare dogma politico, i terzi gestiscono seminari per centinaia di dollari, e incontri che sono svolti ad accrescere "la consapevolezza" e a favorire "l'illuminazione", gli ultimi credono nel dogma dell'avidità, ingannano e manipolano le persone affinchè lavorino per un misero stipendio o addirittura senza alcun compenso, coltivando la speranza di diventare ricchi.
L'autore tiene a precisare che le vittime preferite dei culti, non sono solo persone ai margini della società, come si è portati a credere, ma in realtà le vittime preferite, sono persone di talento e di successo, infatti le strategie di reclutamento sono personalizzate, e racchiudono quattro tipologie di personalità: pensatori, emotivi, attivi e credenti.
Se una persona viene catalogata come pensatore, il reclutatore utilizza un approccio intellettuale, per esempio mostrando fotografie che ritraggono premi nobel, intervenuti a una conferenza, sponsorizzata dal culto, dando l'impressione che questi luminari ne appogiassero le idee.
Nella seconda parte del libro si spiega il controllo mentale, e si elencano le proprietà che lo caratterizzano, dando una spiegazione dettagliata a ciascun elemento: controllo del comportamento, controllo del pensiero, controllo delle emozioni, controllo delle informazioni.
Nella terza ed ultima parte l'autore riporta diversi suoi casi, dove usa il metodo non coercitivo per far uscire gli adepti da un culto, spiegandone i metodi di base, che l'exit counselor (terapeuta specializzato nel recupero e la riabilitazione di ex adepti) deve utilizzare.
Il libro è scritto in un linguaggio semplice e scorrevole, per un pubblico non specialistico, che accompagna il lettore nelle varie fasi delle tecniche di controllo mentale, scritto da un ex dirigente di una setta, il libro degli Avverbi, è assolutamente da leggere e da consigliare a tutti gli amici.
recensione: Dario Sidoti


Autore del Libro: Steven Hassan
Editore: Avverbi
Genere: problemi e servizi sociali
Argomento: sette
Collana: Scientificamente
Pagine: 230
Data pubblicazione: 1999

Articoli :: Culti distruttivi :: La Voce Scettica 2

martedì 5 maggio 2009

Ti sei mai chiesto....?

Il più potente controllo emotivo è l'indottrinamento alla fobia.

Questo può portare la persona ad avere reazioni di panico al solo pensiero di lasciare il gruppo. È praticamente impossibile concepire la vita al di fuori del gruppo.

Non c'è una pistola reale puntata contro le loro teste, ma una pistola psicologica non è meno potente.


Il controllo delle fonti di informazione individuale.

Negate a una persona l'informazione necessaria per dare un giudizio obiettivo e sarà incapace di farlo.
La gente viene intrappolata dalle sette perché viene loro negato l'accesso alle informazioni critiche di cui ha bisogno per valutare la sua situazione.
Le catene psicologiche che legano le loro menti sono potenti come se fossero fisicamente incatenati lontano dalla società.
Il processo psicologico è talmente forte che sono anche carenti dei meccanismi di funzionamento interni necessari per elaborare ogni informazione critica a cui vengono esposti.
Ricordate...un gruppo non deve essere necessariamente religioso per tenere un comportamento da culto settario.

I gruppi con obblighi pressanti possono essere commerciali, politici o psicologici.

Siatene consapevoli, in modo particolare se siete persone idealistiche, brillanti e intelligenti. Le persone che più probabilmente cadranno in questo tipo di sistemi comportamentali sono quelle che dicono "Non mi succederà mai. Non a me. Sono troppo intelligente per questo tipo di cose".
Tratto da www.ilcounseling.it
D'altronde anche dott. Steven Hassan,( dal Capitolo 4 di Combatting Cult Mind Control, Park Street Press, 1990) descrive molto bene il controllo del comportamento:

“La lezione più importante da imparare è l'obbedienza ai leader. I leader non riescono a controllare completamente i pensieri più intimi, ma se possono comandare il comportamento, generalmente mente e cuore lo seguiranno. Il controllo del comportamento isola i membri dalla società in modo ancora più efficace.”

Ti è mai stato chiesto l’affidamento al maestro?

“L'informazione è una delle principali armi contro le sette. Solo ai membri con cariche fiduciarie vengono fornite informazioni interne.”

A Te che stai leggendo (se sei un adepto nella linea più bassa della piramide) : ti sei mai chiesto come mai solo ai membri con cariche fiduciarie vengono fornite informazioni interne ?

Hai mai provato ad essere critico nel confronto del gruppo?

Hai fatto domande dubbiose sul sistema? Le risposta son state evasive?

“L'informazione varia in relazione ai diversi livelli o alle diverse mansioni, in modo piramidale.
Non esiste mai una ragione legittima per andarsene. Secondo la visuale del gruppo, la gente che se ne va è: debole, indisciplinata, non spirituale, troppo materiale, influenzata negativamente (lavaggio del cervello) dalla famiglia, amici, terapeuti."

Ti è mai stato detto che noi fuoriusciti siamo “in processo”?

Ti sei mai chiesto che tipo di vita conduce il tuo leader, è nell’agio e nel lusso?

Ti sei mai chiesto in tutti questi anni quanto hai elargito economicamente a loro?

Ti sei mai chiesto perché viene continuamente ripetuta la frase: “Non è mai finita”?
Carla1