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lunedì 19 aprile 2010

(10) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quinto giorno di intensivo

Dopo il ki-training e la colazione, si va al tempio e ci si riunisce sul prato che si trova, guardando il tempio, a sinistra. Si fa un cerchio in piedi e il maestro spiega l'esercizio dei guerrieri.
Gli uomini devono tirare fuori il guerriero che è in loro e che è emerso durante gli esercizi del giorno prima. Si posizionano ad una certa distanza uno dall'altro e le donne devono scegliere il guerriero del quale vorrebbero essere la "squaw". Un guerriero può avere anche più di una squaw, viene detto dal maestro. Anche chi è già accoppiata deve comunque andare davanti al suo compagno e chiedere se può essere la sua squaw (ci possono anche essere delle spiacevoli sorprese se lui, in fase di trasgressione creativa, rifiuta la sua compagna, ma questo fa parte di una più vasta azione sulle coppie dove ogni mezzo è lecito per piegare la volontà di quello che dei due è ricalcitrante). Oppure, sempre in fase di TC -trasgressione creativa - lui può accettare anche un'altra squaw insieme alla sua legittima compagna e anche questo non è certo piacevole per lei (... come si dice? Cornuta e mazziata?) considerando che il tutto viene fatto pubblicamente e che la malcapitata non solo deve fare buon viso a cattivo gioco ma si sente anche dire dal maestro che la responsabilità di quella situazione è sua per i suoi vari processi non risolti con la madre-pedofilo-parte perversa ecc ecc.
Ci sono inoltre le nuove coppie in formazione sotto la paterna guida del maestro che spinge il guerriero ad accettare questa o quella squaw, secondo il progetto che ha in serbo per lui e altri casi che non sto a descrivere perchè mi sembra che sia abbastanza ciò che ho detto in proposito. Faccio solo notare che non vi è mai il caso di una squaw con 2 guerrieri, almeno, io non l'ho mai visto.
Una volta che tutti sono accoppiati o pluri-accoppiati, il maestro dice che la/le squaw deve dipingere il suo guerriero con i colori di guerra (forniti dal maestro) cercando di "cogliere lo spirito del singolo guerriero". Ogni squaw deve anche dare un "nome di guerra" al suo guerriero, nome che deve esprimere la sua "essenza di guerriero".
Quando i guerrieri sono tutti dipinti ed è stato dato loro il nome di guerra, un assistente (spesso la moglie del maestro) si mette a battere sul tamburo più grande e a quel suono i guerrieri scelgono l'avversario con cui si vogliono misurare nella "lotta sacra". Seguono vari combattimenti con urla di esultanza da parte del pubblico che acclama i vincitori di volta in volta.
Questo esercizio dura diverse ore e si svolge sotto un sole cocente (d'estate) e comunque all'aperto anche d'inverno. A questo esercizio partecipa solitamente anche il figlio del maestro che spesso assiste sia ai preparativi che ai combattimenti seduto sulle spalle di suo padre (almeno, quando era più piccolo, non so adesso che sarà cresciuto dove vada a posizionarsi).
Finito l'esercizio, si va a mangiare tutti ringalluzziti da questa espressione di energia maschile.

Dopo pranzo ci sono un paio d'ore di intervallo in cui però non si esce dall'agriturismo. Verso le 17 circa i lavori riprendono con l'esercizio del fuoco sacro.

- continua -

Tiresia

(9) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Quarto giorno di intensivo - gruppo delle donne

Trascrivo la descrizione che mi ha mandato un'amica.

" Abbiamo passato la notte e la mattina separate dagli uomini. Quando si deve cominciare il gruppo delle donne quelle che lo conducono ci dicono di andare al tempio. Entriamo nel tempio. Io mi sento un po' nervosa perchè una mia amica mi ha accennato a quello che ha fatto lei in questo gruppo e l'idea non mi piace proprio. Mi ha raccontato che si fa un esercizio in cui ci si deve mettere sotto una coperta e toccarsi e ho saputo che qualcuna ha succhiato il seno di quella che era sotto con lei e il pensiero mi fa proprio schifo.
Ci fanno mettere in cerchio sedute per terra, in mezzo c'è la candela accesa. Le conduttrici sono 3 fra cui la moglie del maestro e ci dicono di chiudere gli occhi. La moglie del maestro dice di fare attenzione al respiro e sentire come entra ed esce da noi. Poi dice di fare uscire il canto della nostra anima e tutte cominciano a emettere un suono durante l'espirazione. Prima il suono è basso poi diventa sempre più forte finchè qualcuna comincia a urlare, come se fosse un urlo di rabbia, mentre altre sembrano cantare, finchè tutte emettiamo suoni molto forti. Dopo un po' i suoni si abbassano fino a finire, allora ci viene detto di aprire gli occhi e guardarci. Qualcuna si vede che ha pianto, qualcuna no. Una delle conduttrici dice di andare nelle nostre ferite col maschile, col padre , col partner ecc e di condividere cosa sentiamo. La condivisione non segue un ordine ma parla chi se la sente in quel momento. Non mi ricordo se si prende il pezzo per parlare e neanche se c'è. Ricordo che una comincia a fare una condivisione dicendo che nella sua vita fa fatica, che non prova molta gioia perchè con lavoro e figli non riesce a trovare tempo per la sua relazione col marito. Le conduttrici chiedono se c'è qualcuna che le vuole dare dei feedback e delle donne si mettono davanti a lei in ginocchio dicendole che è lamentosa, che usa il dolore per fare sentire in colpa il compagno e per tenere legati i figli. Sono molto aggressive e quella che ha parlato deve solo ascoltare senza controbattere e dire solo grazie alla fine del giudizio che le viene detto. Dopo un po' comincia a piangere e viene lasciata così a vedersi quel dolore che lei usa per manipolare. Comincia a condividere un'altra e poi un'altra e sempre quello che dicono viene spiegato con le solite teorie di arkeon dalle conduttrici e anche da altre del gruppo. Io devo stare attenta a quello che dico perchè sono troppo stanca per sopportare qualcuno che mi critica negativamente, così non condivido niente e ascolto le altre. Le condivisioni vanno avanti tantissimo senza intervallo. Ad un certo punto viene fuori il discorso dell'omosessualità latente e dell'energia erotica della madre. Allora le conduttrici dicono che chi vuole può fare l'esercizio delle coperte, che è un'esperienza molto importante per andare a fondo nella propria relazione con il femminile. Viene indicato un gruppo di coperte e a due a due ci si deve mettere in coppia e sdraiarsi per terra sotto la coperta ad esplorare il proprio corpo. Io non lo voglio fare e non lo faccio, ma le conduttrici mi fanno pressione perchè lo faccia anch'io. Io dico di no decisamente e prima mi viene detto che perdo un'occasione importantissima, che non voglio andare a vedermi la mia relazione con mia madre, che così continuo a proteggere lo spazio di complicità con lei e che è un peccato se non lo faccio. Poi non mi rivolgono più la parola perchè io dico chiaramente che non lo voglio fare e cominciano a girare fra le coppie sdraiate sotto le coperte. Quando tutte hanno finito, si ricomincia la condivisione.
Ci sono vari pianti di donne che dicono alla madre che le ha abbandonate e alcune urlano con rabbia e poi si mettono a piangere ecc. Qualche volta chi piange viene consolato da tutte o quasi le donne del gruppo che sono invitate a stringersi intorno a lei dalle conduttrici, qualcuna invece viene lasciata a piangere da sola, non so in base a quale differenza, le conduttrici dicono che dipende dal processo individuale.
Poi una dice che le viene da vomitare e le viene detto che è perchè le sta uscendo il processo col pedofilo. Allora le conduttrici si consultano e una di loro va a chiamare uno degli uomini per aiutarla a fare il processo col pedofilo. Mentre quella va a chiamarlo, le altre fanno chiudere gli occhi a quella a cui sta uscendo il processo col pedofilo e una di loro le fa fare una visualizzazione in cui lei deve tornare al tempo in cui era bambina ed era nella sua camera; è notte e sente dei passi che si avvicinano, che salgono le scale. La porta della sua camera si apre ed entra "lui". Intanto l'uomo scelto è arrivato e sottovoce gli dicono di avvicinarsi a lei e di cominciare ad accarezzarla mi sembra sulla testa. Continuano a dire che lui adesso è lì e chiedono se si ricorda chi è che la accarezza. Quella con gli occhi chiusi ha una specie di crisi isterica in cui dice all'uomo di andarsene, di lasciarla in pace, ma le conduttrici dicono a lui di continuare ad accarezzarla, anche in altre parti del corpo, sulle braccia e sulle gambe. Quella si divincola e piange e urla finchè vomita la saliva e tutti dicono che ha vomitato lo sperma del pedofilo. Le conduttrici dicono che chi ha un processo aperto col pedofilo può andare vicino all'uomo e parlargli ad occhi chiusi come se fosse il loro pedofilo. Alcune urlano e piangono e gridano insulti e anche cercano di picchiarlo ma vengono tenute. Poi qualcuna comincia a chiamare suo padre e gli chiede di salvarla, gli chiede dov'era, perchè non c'era per salvarla dal pedofilo ecc. Allora le conduttrici fanno mettere tutte le donne in cerchio intorno all'uomo e fanno chiudere gli occhi e dicono che nel cerchio c'è il loro padre e così si ricomincia a sentire alcune che piangono chiamandolo papà, alcune che urlano perchè non c'è mai stato, alcune piangono e basta ad occhi chiusi, alcune vanno nella rabbia contro la madre che le ha separate dal padre ecc.
Quando finalmente tutte hanno finito di piangere e urlare, l'uomo va via e le conduttrici chiedono se tutte si sentono a posto con le loro ferite perchè per la fossa dei leoni devono essere centrate, facendo capire che se non lo saranno chissà cosa potrà succedere di tremendo. Dicono che gli uomini entreranno in quella stanza e spiegano le regole della fossa dei leoni, cioè come e quando dire grazie insieme o lasciare che lo dica una sola ecc. Alla fine io sono molto stanca e anche le altre, ma non ci si può riposare perchè bisogna preparare le sedie per la fossa dei leoni e si deve subito prendere posizione perchè gli uomini ci devono trovare già al nostro posto quando arrivano. "


Questo il racconto della mia amica.

-continua-

Tiresia

giovedì 15 aprile 2010

(4) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth”

Secondo giorno di intensivo
Dopo un breve sonno, i partecipanti vengono buttati giù dal letto alle 7. Senza fare colazione, ci si deve trovare nello spazio davanti al tempio per fare ki-training.
Il ki-training dura circa 2 ore e si tratta di una serie di esercizi, prettamente fisici, che dovrebbero aiutare ad acquisire il "potere personale".
Fare il ki-training era assolutamente obbligatorio e chi arrivava in ritardo o non si presentava, veniva ripreso in modo diretto o indiretto dal maestro che sottolineava la sua "mancanza di impegno" o simili facendogli fare una figuraccia davanti al gruppo.
Aolcuni esercizi erano anche piacevoli, ma ce n'erano altri che si rivelavano molto dolorosi, soprattutto per le persone più anziane, come racconterò qui di seguito. Anche chi si rifiutava di fare un esercizio o proseguirlo perchè avvertiva dolore veniva ripreso dal maestro che interpretava quel rifiuto come l'espressione di un "processo" che poteva variare dal "non essere capace di andare a fondo nelle cose" all' "atteggiamento rinunciatario e da perdente di fronte alle difficolltà della vita" a quant'altro gli venisse in mente di relativo (o completamente inventato) alla vita di una persona, e a cose che il maestro sapeva perchè la persona stessa aveva condiviso in precedenza ai seminari o raccontato a lui in forma privata. Ovviamente, tutto ciò che il maestro diceva alle persone veniva detto pubblicamente con un tono di voce che potesse essere ben udito anche dagli altri partecipanti.
I partecipanti si accomodavano per terra su un asciugamano o una copera che dovevano portarsi dietro.

I primi esercizi consistevano in massaggi vari ai piedi, esercizi per sciogliere i muscoli delle gambe e delle braccia, esercizi molto dolorosi in cui le persone dovevano fare ruotare il collo singendo la testa in avanti, in dietro e lateralmente, in cui dovevano spingere la testa all'indietro fino al limite del dolore e oltre (esercizio molto gradito a tutti quelli che soffrivano di cervicale!) e che servivano, veniva detto dal maestro, ad esplorare i propri limiti nella sopportazione del dolore.

Si passava quindi ad una serie di esercizi di equilibrio, tipo la "camminata zen" dove bisognava camminare muovendosi pianissimo e, al suono del gong, bisognava immobilizzarsi nella posizione in cui si era, non importa se con un piede sollevato nell'atto di fare un passo, e il maestro passava di persona in persona esercitando con la mano una pressione sullo sterno per "provare" il livello di centratura nel ki. Chi perdeva l'equilibrio era, ovviamente, non-centrato. Chi rimaneva in equilibrio gongolava per la sua capacità di "rimanere nel ki", il che equivaleva a dire "rimanere nel proprio potere personale".
Mi sembra che prima di cominciare questi esercizi, chiamati "esercizi di centratura", il maestro spiegasse le 4 leggi del ki:
per mantenersi nel proprio ki, che equivale al centro di massa del corpo, situato circa 2 dita sotto l'ombelico, bisogna fare le seguenti cose, o una sola di queste o tutte insieme:
1) portare il peso in basso - sentire le gambe e i piedi pesantissimi, come fossero piombo
2) usare solo i muscoli necessari ad una certa azione, cioè non avere tensioni muscolari che non servono
3) mandare l'energia in una direzione, un punto preciso e mantenerlo costante
4) portare l'attenzione nel proprio ki e mantenerla in quel punto.
Il maestro diceva: "La buona notizia è che se voi riuscite a realizzare uno solo di questi stati, avete automaticamente anche gli altri,; la cattiva è che se voi perdete uno di questi stati, automaticamente perdete anche gli altri.
Dopo questa spiegazione si facevano vari esercizi per provare l'essere nel ki applicando una di queste tecniche, ma non mi dilungherei più di tanto in questo senso. Se però c'è qualcuno interessato a descriverli o a saperne qualcosa di più sarò lieto di approfondire.

Fra gli esercizi di centratura c'era quello che consisteva nel mettersi tutti in fila davanti al muro del tempio e fissare un punto davanti a sè. Una volta che l'attenzione era concentrata su quel punto e che si "sentiva" il flusso dell'energia personale fluire dal proprio ki verso quel punto e indietro dal punto al proprio ki, si doveva cominciare ad indietreggiare lentamente fino alla distanza limite in cui si riusciva a percepire il flusso dell'energia, ossia, prima che lo si sentisse interrompere. Più lontano si riusciva ad andare, più forte era l'energia a disposizione. (...E che bravi, quelli che arrivavano più lontani. Ammirevoli davvero. Un traguardo importante per la vita. Scusate i commenti, a volte non riesco a trattenermi. Sarà che non sono nel mio ki...).
La versione dolorosa di questo esercizio, che più che un esercizio mi sembra una forma di sadismo gratuito del maestro e che anch'io, come tanti, ho acconsentito a subire per "il bene della mia evoluzione" consisteva nel mettersi in ginocchio in posizione di "seizàn" (scusate la mia ignoranza ma non so come si scrive), praticamente in ginocchio con le ginocchia vicine e la schiena ben dritta. Assicuro che già dopo pochi secondi cominciavano a dolere le caviglie, le ginocchia, le gambe. Poco dopo cominciavano a fare male la schiena, le spalle ed il collo.
Mantenendo questa tremenda posizione, si doveva fissare un punto nel muro fino al limite del dolore e, diceva il maestro, si doveva superare quel limite e rimanere così ancora per un tempo indefinito. Ai primi segni di cedimento, il maestro raccontava che, durante il suo soggiorno presso un monastero zen, lui doveva fare quell'esercizio per non so quante ore e doveva mantenere l'immobilità assoluta perchè c'era un monaco che girava con la bacchetta e bacchettava chi si muoveva appena.
Il maestro, invece, non bacchettava nessuno con la bacchetta. Piuttosto andava vicino a chi cominciava a dar segni di cedimento incitandolo a mantenere la posizione, sempre con la solita solfa del "guardarsi i propri limiti, i propri processi, il proprio inesistente potere personale" ecc. Ho visto persone arrivare a piangere e urlare perchè non erano riuscite a mantenere la posizione, e stiamo parlando di signore anche già abbastanza avanti con gli anni, che venivano schernite dal maestro con frasi tipo "fai la vittima anche nella vita", "guarda come usi il dolore" e amenità del genere.
Dopo un tempo che sembrava eterno, il maestro finalmente dichiarava finito l'esercizio e ci si rialzava tutti belli doloranti, ma fiduciosi di avere "esplorato il limite" sotto l'attenta guida del maestro. (Credo che l'amico MenteAposto non esiterebbe a commentare il limite di cosa).
Poi, una volta finiti questi esercizi di centratura, si passava a quelli di respirazione forzata (credo che si chiami così, mi si corregga però se il termine è un altro) mutuati dal Rebirthing. I partecipanti si dovevano sdraiare sui loro asciugamani o coperte, ricordiamolo, appoggiati sul duro asfalto del piazzale antistante il tempio per la gioia delle schiene, e si cominciava un tipo di respirazione che non prevede intervalli fra l'espirazione e l'inspirazione. In breve si finisce in iperventilazione e dopo poco subentra una sgradevolissima reazione fisica che si chiama "tetania". La tetania è una dolorosa contrazione dei muscoli dovuta alla massiccia e improvvisa affluenza di ossigeno. Con la tetania si contraggono dolorosamente i muscoli intorno alla bocca, le dita si irrigidiscono e tendono ad unirsi, così irrigidite, verso l'interno della mano che si contrae piegandosi verso il braccio come se venisse spinta da una forza esterna, si contraggono i muscoli delle gambe e quelli del torace provocando dolori intensi nella zona dello sterno.
Man mano che l'esercizio va avanti, le persone cominciano a contorcersi e piangere e urlare e vomitare succhi gastrici, sempre però stoicamente continuando a respirare in modo forzato. La scena, se qualcuno avesse la ventura di vederla come osservatore esterno, sarebbe degna dei migliori scenari descritti nell' "Inferno" dal nostro sommo poeta.
I dolori vengono interpretati dal maestro come vecchie memori dell'abuso che il corpo non ha mai dimenticato e che affiorano attraverso la "purificazione" dovuta all'immissione massiccia di ossigeno.
Diversi partecipanti, che forse non sono molto al corrente degli effetti squisitamente fisici di questa respirazione forzata, credono veramente di avere mosso l'energia bloccata di eventi traumatici ricordati dal corpo e a questo esercizio spesso seguono memorie di abusi vari che si sarebbero subiti da bambini.
Dopo circa 3 quarti d'ora di respirazione, finalmente l'esercizio finisce lasciando i malcapitati partecipanti devastati sia nel fisico che nell'emozione. Non ci sono momenti di condivisione dell'esperienza vissuta. Il grupppo di condivisione ci sarà più tardi, dopo colazione, all'inizio dei "lavori".

Si passa quindi agli esercizi fatti con le catane di legno.
I partecipanti vengono invitati a sceglierisi un compagno con cui lavorare e (molti col volto ancora rigato di lacrime) vanno a prendere una catana da una delle 2 ceste poste vicino alla porta del tempio.
Il maestro spiega che la catana è il prolungamento della propria energia e quell'esercizio serve a mettere alla prova la propria capacità di "tagliare" con persone o situazioni "perverse".
Ci si mette uno di fronte all'altro. Si prende la misura della distanza tenendo la catana in posizione orizzontale, ben dritta davanti a sè, con la punta che sfiora quasi il naso dell'altro. Questo è un esercizio piuttosto terrificante per molte persone perchè il rischio di dare o prendere una catanata in faccia o in testa è veramente alto, e a volte succede.
Il maestro sottolinea che la buona riuscita dell'esercizio è legata alla capacità di "fidarsi" dell'altro e inserisce, all'interno di questo esercizio, un altro esercizio (a meno che non lo abbia già fatto fare prima di passare all'esercizio delle catane). Questo esercizio lo chiamerò "esercizio della fiducia" e lo descriverò alla fine di quello con le catane, per non creare troppa confusione.
Il maestro mostra rapidamente una serie di movimenti che si devono fare maneggiando la catana per fare in modo che essa arrivi a tutta velocità proprio davanti al naso di quello che si ha davanti, preceduta da un urlo che dovrebbe, insieme al movimento, fare "uscire l'energia" in direzione della punta del naso dell'altro. Chi deve "accogliere" la catanata, se ne deve stare immobile con gli occhi rigorosamente aperti (perchè l'esercizio si fa guardandosi dritti negli occhi).
Come durante la maggior parte degli esercizi che si fanno durante l'intensivo, anche qui si assiste a "processi" vari: di paura, per chi deve accogliere la catanata, sempre di paura, per chi deve darla e ha un residuo di buon senso ancora nella testa, ma tutti questi devono venire superati perchè corrispondono ai vari atteggiamenti che si hanno anche nella vita: "processo del non sapere accogliere l'energia dell'altro", "processo del non sapere donare la propria energia all'altro", "processo del non saper tagliare con persone o situazioni" ecc. ecc. Chiaramente, che processo sia e di chi, lo sa il maestro ed è lui che lo va dicendo a questo e quello.
Infine, tutti devono aver catanato e accolto la catanata dall'altro per almeno 3 volte.

Quello che ho chiamato "esercizio della fiducia" consiste nel mettersi uno davanti all'altro ad una certa distanza. Di solito, l'esercizio viene fatto fare a quelli che hanno una relazione di coppia, ma il maestro può anche scegliere qualcuno che rappresenti il padre o la madre dell'altro, secondo la sua superiore visione dei processi che si potrebbero "muovere" nelle persone.
Quando le 2 persone hanno preso posizione, il maestro ne fa voltare una in modo che dia le spalle all'altra. A quel punto dice a chi ha il partner alle spalle di allargare le braccia lateralmente, fino all'altezza delle spalle. Quando lo ha fatto, deve lasciarsi cadere all'indietro, ovviamente senza guardare, mantenendo le braccia allargate in modo che quello dietro lo prenda sotto le ascelle prima che tocchi terra.
Non so se vi potete immaginare cosa può provocare questo esercizio a livello emotivo, sia in chi lo fa che in chi lo guarda. Paura di battere la testa (cosa che succede, a volte), paura di non essere in grado di prendere l'altro (cosa che capita, e anche peggio, perchè ho visto far fare l'esercizio a persone molto impari da un punto di vista fisico: lui grande e grosso e lei minuta ed esile... il risultato era che lui cascava addosso a lei, che ovviamente non era in grado di sostenerlo e si facevano entrambi male). Ma se ci si rifiutava di fare l'esercizio, il maestro cominciava a dire peste e corna sul processo di chi non voleva farlo, mancanza di fiducia, inettitudine, fallimenti vari e alla fine tutti capitolavano davanti a questi "svergognamenti" pubblici. Ah, chiaramente, nessuno "veniva obbligato" verbalmente. Ma le pressioni psicologiche del maestro e del gruppo, credete fossero rose e fiori? Provare per credere!
Alcune volte questo orrendo esercizio veniva spinto all'estremo dal maestro che, dal rapporto di fiducia nei confronti dell'altro, passava a far esplorare ai partecipanti il loro rapporto di fiducia con Dio e li invitava a fare l'esercizio con nessuno dietro, ben sapendo che dietro non c'era nessuno, ripeto.
Se c'era la fiducia in Dio, non ci si doveva preoccupare di niente perchè non ci si sarebbe potuti fare male. Altrimenti, si prendeva una craniata sul selciato che rischiava il trauma cranico. E ho visto tanti farlo. E prendersi una craniata senza lamentarsi perchè avevano "capito" a che punto erano col loro rapporto con Dio....
Dove lo inseriamo, questo esercizio? Nelle terapie folli o nella sezione "sadismo" ? Mi piacerebbe avere la risposta di qualche maestro.

Dopo questa serie di ameni esercizi, si andava tutti a fare allegramente colazione. Un'oretta e la "vera" giornata di lavoro sarebbe cominciata....

- continua -


Tiresia

giovedì 1 aprile 2010

(1) Di cosa succede all’ Intensivo, altrimenti chiamato seminario residenziale “The Spirit of the Earth” (Lo spirito della terra).

L’intensivo ha una durata di 6 giorni. Si svolge presso l’agriturismo masseria “Lo Spagnulo” situato nella campagna di Ostuni. Intorno allo Spagnulo ci sono solo coltivazioni di ulivi e lo si può raggiungere esclusivamente in macchina. Dista da Ostuni alcuni chilometri, quindi senza macchina non è praticamente possibile raggiungere il centro abitato, a meno di non essere disposti a camminare per qualche ora.
Chi arriva con il treno prende il taxi. Una volta veniva organizzato un pullmino per chi arrivava alla stazione di Ostuni, ora non so.
Il giorno dell'arrivo ci si reca al banchetto degli organizzatori per registrarsi e pagare il costo del seminario. Al momento della registrazione, viene consegnata al partecipante una cartellina che contiene: una penna, un quaderno (piccolo) e alcuni fogli su cui è stampato il programma del seminario (in realtà non c'è scritto un bel niente: i giorni sono suddivisi in quadratini e su ogni quadratino c'è scritto "Vision 1" "Vision 2" "Lunch" ecc. - forse il fatto che sia scritto in inglese vuol inserire il lavoro in un contesto internazionale... non so) e alcuni brani di autori vari.
Riporto il brano firmato dal maestro:

" Come esseri spirituali noi creiamo il mondo fisico come luogo per imparare. Siamo qui per guidare il processo della creazione e per imparare come canalizzare consapevolmente l'energia creativa dello spirito in una forma fisica. La gioia è l'armonia in cui spirito e forma si incontrano in noi.

Ciascuno di noi è il centro del proprio universo che è in continua trasformazione. La scelta che facciamo è utilizzare la realtà come specchio per evitare la cecità dell' auto-percezione. L'idea che ho di me corrisponde realmente a ciò che gli altri vedono di me?

Nella nostra vita da adulti abbiamo sperimentato solo una parte di noi stessi, con la sensazione che stavamo perdendo qualcosa, e ciò ci ha impedito di essere nella gioia e nell'equilibrio. Quello che abbiamo espresso nelle nostre azioni e nelle nostre relazioni è stato il tentativo di essere "interi" e "felici", cercando qualcosa che giungesse dall'esterno. Con tale aspettativa, inevitabilmente, siamo andati incontro a situazioni che hanno creato frustrazione, risentimento o rabbia. Da questo sono derivate le nostre dipendenze, le incertezze, le fughe, la sfiducia, l'insoddisfazione, ed è così che abbiamo creato solitudine e dolore nella nostra vita.

Esplorare la relazione fra corpo ed emozioni ci consente di scoprire le nostre potenzialità nascoste. La paura, la tristezza, il risentimento, la rabbia, la chiusura ci separano da ciò che realmente siamo. Esprimere tali emozioni ci permette di esplorare consapevolmente il nostro lato oscuro per ricreare quello spazio in noi in cui siamo liberi ed in grado di riconoscere l'amore attraverso il quale possiamo crescere integrando la forza, il coraggio e la vulnerabilità con il nostro potere personale.

La forza vitale è nelle nostre radici. Senza radici non vi è fioritura.
La nostra infanzia è determinante per ciò che siamo. Il trauma dell'infanzia ha prodotto molte nostre difese ed atteggiamenti nella vita.
Il bambino ha in sè un incredibile potere ed una grande bellezza; in esso possiamo scoprire creatività, gioco e meraviglia.

L'esperienza è strumento per la consapevolezza e ci consente di entrare in connessione con il Sè, con Dio e con il mondo in cui viviamo. Il linguaggio verbale, il linguaggio del corpo e la comunicazione psichica sono in stretta correlazione tra loro. Il modo in cui viviamo le nostre relazioni nella nostra vita adulta deriva direttamente dai modelli familiari della nostra infanzia. Lasciar andare il passato e perdonare ci consente di realizzare le nostre potenzialità sopite e di giungere a livelli di conoscenza e di consapevolezza più elevati.

L'intimità è una esperienza attraverso la quale possiamo condividere il nostro spazio personale con gli altri. Il livello di intimità è relazionato ai confini personali che a loro volta sono determinati dalla cultura e dalle esperienze di vita. L'intimità è quello spazio protetto in cui possiamo esplorare la polarità tra fiducia e paure.

L'apertura del cuore ci permette di approfondire la consapevolezza dell'unità dentro di noi. La connessione con il cuore è l'essenza dell'amore senza condizioni, per tutto il Creato.

Connessi alla terra, in questo mondo fisico in cui viviamo l'esperienza dell'essere uomini e donne, la nostra intenzione è chiarire e rendere più profondo il legame con le nostre origini spirituali, ed onorare l'integrità, la verità e la bellezza in noi. "

Firma del maestro.

Segue un brano di cui non è indicato l'autore:

"Il fuori e il dentro non sono due movimenti separati. Le acque del mare si ritirano dalla riva, poi le stesse acque tornano e si infrangono sulla riva, sulle scogliere. Dato che abbiamo separato l'esterno dall'interno, nasce la contraddizione, la contraddizione che genera conflitto e dolore. La divisione tra fuori e dentro è irreale e illusoria, ma noi teniamo l'esterno totalmente separato dall'interno forse questa potrebbe essere una delle principali cause di conflitto, eppure non sembriamo mai in grado di imparare - imparare non memorizzare, imparare, che è una forma di movimento continuo - imparare a vivere senza questa contraddizione.

Il fuori e il dentro sono una sola cosa, un movimento unitario, non separato, ma intero. Forse si può comprenderlo intellettualmente, accettarlo come affermazione teorica o concetto intellettuale ma, quando si vive di concetti, non si impara mai. I concetti diventano statici. Puoi cambiarli, ma la trasformazione stessa di un concetto in un'altro è a sua volta statica, fissa.

Ma sentire, avere la sensibilità di vedere che la vita non è un movimento di due attività separate, l'esterno e l'interno, vedere che sono una sola cosa, rendersi conto che il rapporto tra i due è il movimento, è il flusso e il riflusso della sofferenza e del piacere, della gioia e della depressione, della solitudine e della fuga, percepire non verbalmente la vita come un insieme, non frammentata, non frantumata, vuol dire imparare. Imparare questo, però, non è questione di tempo, non è un processo graduale, perchè allora il tempo diventerebbe ancora un qualcosa che divide. Il tempo agisce nella frammentazione dell'intero.

Ma quando ne percepiamo in un istante la verità, allora ecco davanti a noi l'azione e reazione, all'infinito, la luce e il buio, il bello e il brutto.
Ciò che è intero e totale è libero dal flusso e riflusso della vita, dell'azione e reazione. La bellezza non ha opposti. L'odio non è l' opposto dell'amore."

Seguono 2 brani firmati Krishnamurti che vale la pena riportare, a mio modesto parere

-continua-

Tiresia