Visualizzazione post con etichetta terapeuta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta terapeuta. Mostra tutti i post

martedì 1 settembre 2009

Arkeon e gli abiti cuciti in serie



Pur rispettando dal punto di vista umano il dolore espresso dai due sostenitori di Arkeon, ci terrei a fare delle osservazioni, che in questo contesto mi sembrano necessarie.
Intanto, onde evitare falsi messaggi, vorrei precisare che Arkeon non è nè una medicina nè un percorso psicoterapico riconosciuto. Purtroppo mi è doveroso affermarlo proprio perchè sono stata testimone indiretta di suicidi e di peggioramenti di alcune patologie a seguito dell'adesione a questo gruppo, da parte di chi l'ha conosciuto e pensato come una panacea ai propri problemi.

Altra osservazione è che, ripetendo la frase della signora Milena, mi aspettavo delle testimonianze alla Mulino Bianco, specie a seguito anche della comunicazione fatta dallo stesso ufficio stampa di Arkeon e che è stata inviata a studenti di Arkeon e Arkido in questi giorni. E stranamente anche alla nostra sede! Così come suggerito dalla breve comunicazione ad essa allegata, l'abbiamo inserita tra i nostro downloads, in modo da renderne possibile la visione a chi ne avesse interesse.
In tale comunicazione Arkeon si premura di incoraggiare i suoi associati a scrivere testimonianze 'diverse da quelle presentate in studio' ( e si riferisce alle puntate della trasmissione Tutte le mattine, in cui si è parlato di questo gruppo) e ad inviarle all'ufficio stampa dell'associazione stessa, che avrebbe provveduto a sistemarle nel proprio sito.
Inoltre si ringraziano le testimonianze 'spontanee' arrivate in redazione. Stranamente questa 'spontaneità' non è stata colta neppure dallo stesso Costanzo, che in trasmissione ha ribadito che sono giunte diverse email a favore del gruppo, tutte scritte secondo uno stesso clichè e solo da Maestri. Piccolo particolare forse di scarsa importanza!?
Il clichè che fa riflettere è proprio quello in cui il racconto della propria esistenza è scandito da un prima e un dopo. Un prima nefasto e un dopo meraviglioso. Un contrasto netto dovuto all'incontro con un'esperienza così entusiasmante, come quella del gruppo o di uno dei leader. Il tutto rende davvero poco credibile l'efficacia di un metodo di cura o di evoluzione spirituale o di qualsiasi altra natura esso sia.
Inoltre per rispondere al collega, proprio perchè tale, dovrebbe maggiormente porsi in ascolto delle persone che hanno un vissuto negativo in relazione a questa esperienza. Un bravo terapeuta o counselor o qualsivoglia, dovrebbe essere come un sarto che confeziona capi su misura e non ad un commerciante che vende abiti in serie.
Lorita

domenica 14 giugno 2009

Esperienze di segno opposto

carissimo Riccardo,
dal suo intervento è evidente che la sua esperienza di Arkeon è positiva. mi fa piacere per lei e non ho motivo di dubitare delle sue parole. ma, con altrettanta evidenza, ci sono persone che possono raccontare un'esperienza di segno opposto. se a lei nessuno ha mai chiesto di convincere a tutti i costi parenti e amici a frequentare seminari, pena la rottura dei contatti, o di escludere dalla sua vita i fuoriusciti, tanto meglio, ma molte persone possono descrivere situazioni totalmente diverse, e non vedo perchè dovremmo dubitarne. saranno tutti dei poveri tapini in cerca di una comprensione mai ricevuta quelli che hanno detto di aver subito abusi fisici e morali di vario genere, quelli che sono stati convinti di essere stati vittime di incesti mai avvenuti nella realtà, quelli che, in alcuni casi, parlano di istigazione al suicidio, quelli che sono stati indotti a indebitarsi per pagare il costo dei seminari? saranno tutti "in processo" quelli che parlano di un modo di pensare monolitico, in cui ogni persona le cui idee che non si adeguavano a quelle del maestro veniva sistematicamente massacrata?
sarebbe poco credibile pensare che il Cesap abbia tempo da perdere con persone visionarie o in preda a emozioni incontrollate.
se il maestro o i maestri da lei conosciuti hanno agito con equilibrio e correttezza non credo che abbiano nulla di cui preoccuparsi. ma chi ha agito con malafede e disonestà, al fine di spillare soldi, chi si è improvvisato terapeuta senza avere alcuna preparazione e, soprattutto, alcun reale interesse per gli altri, è giusto che risponda del suo agire.
un saluto a tutti.
Mariposa

mercoledì 27 maggio 2009

Il femminile


Il nesso tra cappuccetto rosso e i vari processi del femminile inventati per continuare "il lavoro" era l'apparente ingenuità della stessa (magistralmente messa in luce, ad esempio, da Stefano Benni in "Terra!" nel capitolo intitolato "Cappuccetto nero", oppure da Claudio Bisio, che dice: "metttete una cuffietta al vostro cane e poi ditemi se assomiglia a vostra nonna: se sì, dovete abbattere vostra nonna!". In pratica si dava della "cappuccetto rosso" a quelle donne che avevano un modo di fare ingenuo, semplice, a volte dotate di intelligenza "al limite" (quelle - come anche i maschi - un po' più lente a capire le cose o un po' meno attente e rapide nel dare risposte chiare e pungenti senza incasinarsi e senza offrire il fianco ad ulteriori bacchettate su nuovi "processi" inseriti ad arte). In ogni seminario, intensivo, lavoro in genere, il maestro era un fiume in piena di parole, esempi, aneddoti, citazioni - senza fonti - oggetti fatti girare nel cerchio, figure, pubblicità, fotocopie, storie fatte raccontare ad hoc dagli adepti più affidati che "dimostravano" la verità del metodo e della teoria, del tutto incuranti del fatto che il metodo scientifico procede per tentativi di FALSIFICAZIONE e non per racccolta, anche abbondantissima, di conferme. Dopo 10-12 ore di conferme, anche cappuccetto rosso era quello che diceva vito, non quello che ricordavamo da bambini. Dopo 10-12 ore di informazioni che vanno sempre e solo nel senso della assoluta ed incontestabile verità di arkeon e delle esperienze positive, mentre eventuali esperienze negative vengono sempre ed incontestabilmente liquidate in fretta, oppure legate a rovina, crolli, fallimenti, divorzi, morti, incidenti, tumori, aids conclamati contrapposti ad immunità dal virus o a virus scomparsi, la mente è sovraccarica e vulnerabile, e questo non lo dico io, ma cent'anni di psicologia sperimentale.

Per concludere, la donna in questione aveva avuto un aborto spontaneo perchè si era comportata da cappuccetto rosso essendo ingenuamente legata al bisogno e al desiderio di avere il suo compagno a fianco a sè, mentre lui era a mille km di distanza a frequentare, per soli 900 euro, il corso di "preparazione al master" che avrebbe fatto di lui un vero uomo, e lei, chiamandolo e dicendogli che stava male, voleva impedirglielo e viveva in un mondo fiabesco in cui si può essere la principessa con il principe azzurro, ma in realtà si sta realizzando il progetto della diabolica strega (la madre perversa), mantendo il proprio uomo piccolo e debole ed esendo forte di lamentele, capricci ed ingenuità. Percorrere le strade della città con il cappucceto rosso è una storpiatura del cosiddetto "shame attacking", esercizio inventato da Albert Ellis negli anni 60, che consisteva (e consiste tutt'oggi, anch'io ne ho dovuti fare alcuni nel mio "Primary Certificate in Rational Emotive Behaviour Therapy, nel 1996) nell'eseguire azioni che producono imbarazzo e vergogna (una fra tutte, famosa tra gli studiosi di Ellis, camminare in una strada del centro di New York con una banana al guinzaglio) per provare e superare tali sentimenti quando, durante una terapia, essi si rivelano inutili, controproducenti e dannosi per il cliente/utente/paziente. Tali esercizi sono utili se e solo se:

- A proporli è un terapeuta qualificato e autorizzato a farlo

- Dopo l'esercizio viene dedicata una seduta per ragionare insieme sui sentimenti prodotti, su possibili pensieri alternativi, su quali pensieri automatici si sono presentati durante l'esercizio, ecc.

- L'esercizio viene concordato e non imposto

- L'esercizio viene discusso, preparato, eseguito ed elaborato SOLO con il terapeuta e non insieme ad altri che non hanno l'impegno a mantenere la privacy del singolo. Se si sta lavorando in gruppo, tutti i partecipanti al gruppo devono avere firmato, oltre ai soliti moduli ex D Lgs 196/03, un impegno a mantenere la riservatezza su quanto viene detto durante i gruppi, che comunque non durano MAI più di 3 ore, e non sono composti MAI da più di 12 persone.

- Durante l'esecuzione dell'esercizio il paziente lo può interrompere in qualsisai momento, senza aspettarsi commenti negativi per questo, ma solo una pacata discussione su come mai si è fermato

- Si lavora insieme, si è d'accordo, c'è "alleanza terapeutica", altrimenti è colpa del terapeuta, che deve farsi supervisionare da qualcuno più esperto di lui.

...e potrei continuare, ma credo a La Jolla non abbiano insegnato nulla di tutto ciò.
Carlo